Moneta legale o moneta bancaria?

Moneta legale o moneta bancaria?

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If a debtor offers to the creditor the fulfillment of his pecuniary obligation in a so-called "scriptural" or "bank" currency instead of a state currency, he can be considered as legally released from his obligation? This work addresses this question and seeks to obtain a response in the light of the ECB and jurisprudence orientation. It analyzes the legitimacy of the scriptural or banking currency in relation to the legal money (that is state currency) and addresses the legal issues that arise with the introduction of limits on the use of cash.
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Lo Stato ha la prerogativa sovrana di individuare una moneta che, da quel momento, diventa “moneta di Stato” o “moneta legale”.

Lo Stato paga i propri fornitori interni in tale moneta ed impone il versamento dei tributi in tale moneta.

Dal momento in cui lo Stato, mediante un provvedimento legislativo, definisce la moneta di Stato, questa assume la proprietà di essere ritenuta liberatoria per legge delle obbligazioni pecuniarie, per cui il debitore si libera dalla propria obbligazione pecuniaria versando al creditore la somma richiesta in moneta di Stato.

Il creditore non può legittimamente rifiutare, da parte del debitore, l’adempimento della relativa prestazione mediante versamento della somma dovuta in moneta di Stato.

Nell’ordinamento italiano tale principio è sancito dall’art. 1277 c.c., rubricato “debito di somma di denaro”.[1]

Ma che ne è della moneta cosiddetta bancaria o scritturale?[2]

La moneta bancaria o scritturale è quella che nasce in conseguenza di mere scritture contabili effettuate dalle banche nei propri database.

Sono moneta bancaria o scritturale, per esempio, i bonifici bancari, gli assegni circolari, gli addebiti diretti, i versamenti mediante carte di credito, di debito o prepagate, e così via.

Si tratta di moneta scritturale proprio perché la banca, a fronte di un ordine di pagamento da parte del debitore – che può essere impartito in varie forme, sia cartacee, per esempio con assegni circolari, che elettroniche, per esempio con bonifici on line – si limita ad addebitare il conto del debitore e ad accreditare quello del creditore, o a trasferire la relativa informazione (per esempio: 100 da Tizio a Caio), in formato elettronico, presso la banca del creditore, qualora essa fosse differente da quella del debitore.

In ogni caso il trasferimento di moneta scritturale non prevede il trasferimento di moneta di Stato, in quanto non vi è versamento né di banconote né di monete metalliche.

Le banche sono in grado di gestire i pagamenti in moneta scritturale grazie ad una camera di compensazione interbancaria, che consente loro di regolare le rispettive partite creditorie e debitorie, ossia le disposizioni monetarie da una banca all’altra.

Un meccanismo analogo si riscontra per le transazioni internazionali, mentre i pagamenti transfrontalieri nell’Unione Europea vengono gestiti da una camera di compensazione definita sistema Target 2 (dove Target sta per Trans-European Automated Real-Time Gross Settlement Express Transfer System).

Se un debitore offre al creditore l’adempimento della propria obbligazione pecuniaria in moneta scritturale anziché in moneta di Stato può considerarsi legalmente liberato dalla propria obbligazione?

In altri termini, se per esempio Tizio deve 500 euro a Caio, può limitarsi ad offrirgli un assegno circolare invece di consegnarli 500 euro in banconote?

A questa domanda sembra che la Banca Centrale Europea abbia risposto di no, giacché ha chiaramente puntualizzato che la moneta scritturale, o moneta bancaria, non è moneta legale.[3]

Ne consegue, in base a questa impostazione, che il creditore può legittimamente rifiutarsi di ricevere dal proprio debitore un pagamento che non sia in contanti.

Ma se il pagamento in questione dovesse superare la soglia prevista dalla legge per i pagamenti in contanti?[4]

In questo caso sorgerebbe un vistoso conflitto normativo, poiché in buona sostanza, tale previsione normativa vieta di usare la moneta di Stato oltre una certa soglia, quindi tale norma collide evidentemente con la fondamentale norma di cui all’art. 1277 c.c., che detta un principio cardine per l’adempimento delle obbligazioni pecuniarie.

Non si può, allo stesso tempo, imporre e vietare una certa modalità di estinzione delle obbligazioni pecuniarie. Una volta statuito che le obbligazioni pecuniarie si estinguono con moneta avente corso legale nello Stato, non ha particolarmente senso statuire, con un differente provvedimento normativo, che per alcune obbligazioni pecuniarie (ossia quelle al di sopra di una certa soglia) la moneta avente corso legale nello Stato è inidonea al relativo adempimento.

O la moneta di Stato è idonea, anzi è legalmente prescritta, o non lo è.

Altrimenti il Legislatore sta evidenziando che, per tutta una serie di obbligazioni pecuniarie (ossia quelle al di sopra della soglia prefissata), la moneta avente corso legale nello Stato ha una efficacia liberatoria inferiore rispetto alla moneta bancaria (che è moneta privata) anzi, la moneta di Stato perde il proprio corso legale a favore del corso, divenuto legale oltre tale soglia, della moneta bancaria.

Non è una considerazione di poco conto. In pratica la moneta di Stato sarebbe moneta legale solo sotto una certa soglia, superata la quale, la moneta di Stato diverrebbe illegale mentre la moneta bancaria (privata) diverrebbe la nuova moneta legale. Forse non era questo l’intento dei Padri Costituenti.

Il cennato orientamento della Banca Centrale Europea sulla moneta bancaria è conforme alla Giurisprudenza italiana maggioritaria, ma nel 2007, con la sentenza n. 26617, la Corte di Cassazione, pronunciandosi a Sezioni Unite, ossia nella massima funzione di nomofilachia (garanzia dell’uniforme interpretazione della legge e dell’unità del diritto nazionale) ha statuito che il debitore ha facoltà di liberarsi dalla propria obbligazione pecuniaria, quand’anche essa fosse al di sotto della soglia legislativamente prevista, non soltanto mediante un pagamento in moneta avente corso legale nello Stato ma anche mediante moneta bancaria (nella specie, assegno circolare).[5]

Quindi la massima Autorità giudiziaria italiana, in opposizione a quanto avrebbe successivamente rilevato la Banca Centrale Europea, ha praticamente sostenuto che non solo la moneta bancaria è moneta a corso legale al di sopra della soglia legislativamente prevista, ma lo è anche al di sotto di tale soglia.

Quindi, mentre la moneta di Stato è moneta legale solo al di sotto della soglia legislativamente prevista, la moneta bancaria lo è sempre.

Con la firma del trattato di Maastricht l’euro è diventato l’unica moneta avente corso legale nei Paesi firmatari, tra cui la Repubblica Italiana. L’art 128, infatti, recita: “La banca centrale europea ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote all’interno dell’Unione. La banca centrale europea e le banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell’Unione”.

Analogamente a quanto sopra osservato, anche tale previsione normativa, aderente, per l’ordinamento italiano, a quanto statuito dall’art. 1277 c.c., collide con i limiti all’utilizzo del contante.

Poiché, infatti, le banconote emesse dalla banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali costituiscono l’unica moneta avente corso legale nell’Unione e quindi nella Repubblica Italiana, l’offerta di pagamenti in tale moneta non potrebbe legittimamente essere rifiutata, ma in conseguenza della soglia legislativamente prevista all’uso del contante, un’offerta di pagamento che superi tale soglia non può essere accettata.

Tale aporia normativa appare insolubile, né le finalità comunicate al fine dell’introduzione di tali soglie (lotta all’evasione fiscale, al riciclaggio, ecc.) sono idonee a risolvere un conflitto così radicale, giacché, sotto il profilo logico, l’individuazione di una data finalità, ancorché lodevole, non è sufficiente a dirimere una incoerenza logica.

 

*Avvocato civilista, Direttore del Dipartimento di Economia dell’Università Popolare del Matese e docente presso l’Università internazionale delle Nazioni Unite, sede europea di Roma.

 

[1] Art. 1277 c.c.: “I debiti pecuniari si estinguono con moneta avente corso legale nello Stato al tempo del pagamento e per il suo valore nominale”. Pochi hanno notato che tale previsione è analoga alla seguente: se chiedo 100 euro per cedere questo mio bene, devo accettare 100 euro, per cui se qualcuno mi offrisse 100 euro non posso sostenere che mi sta facendo un’offerta in una moneta per me irricevibile. Ciò, tuttavia, non significa che io sia tenuto ad accettare esclusivamente un’offerta denominata in quella moneta, nel senso che ben posso ritenere adeguata un’offerta denominata in una moneta diversa, ancorché, per esempio, la legge abbia individuato nell’euro la cosiddetta “moneta legale”.

[2] Approfondisco questa indagine nel mio “Alchemy – Moneta, Valore, Rapporto tra le Parti”, Sovera editore, 2015.

 

[3] European Central Bank, Virtual Currency Scheme – A Further Analysis, 2015, p. 24, https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/virtualcurrencyschemesen.pdf

[4] Attualmente fissata in Italia a € 3.000,00 dall’art. 1, comma 898 della Legge 208/2015.

[5] Cass., Sez. Un., n. 26617 del 18/12/2007: “Nelle obbligazioni pecuniarie, il cui importo sia inferiore a 12.500 euro o per le quali non sia imposta per legge una diversa modalità di pagamento, il debitore ha facoltà di pagare, a sua scelta, in moneta avente corso legale nello Stato o mediante consegna di assegno circolare; nel primo caso il creditore non può rifiutare il pagamento, come, invece, può nel secondo solo per giustificato motivo da valutare secondo la regola della correttezza e della buona fede oggettiva; l’estinzione dell’obbligazione con l’effetto liberatorio del debitore si verifica nel primo caso con la consegna della moneta e nel secondo quando il creditore acquista concretamente la disponibilità giuridica della somma di denaro, ricadendo sul debitore il rischio di inconvertibilità dell’assegno”.

9 Commenti

  1. “In ogni caso il trasferimento di moneta scritturale non prevede il trasferimento di moneta di Stato, in quanto non vi è versamento né di banconote né di monete metalliche”

    Non è proprio così. Dipende dalle regole (tipicamente imposte dalle banche centrali) che governano i sistemi di pagamento. Oggi, nella maggior parte dei sistemi nazionali di pagamento nel mondo, vige la regola in base alla quale i pagamenti e trasferimenti interbancari devono essere regolati in moneta di banca centrale, ovvero le passività emesse dalla banca centrale e detenute dalle banche sottoforma di riserve presso la stessa banca centrale. E’ quest’ultimo tipo di moneta – non il contante o le banconote – a costituire la forma di moneta statale di gran lunga più utilizzata e rilevante. In base a tale regola, dunque, il trasferimento di moneta scritturale prevede – eccome – il trasferimento di moneta di Stato.

    Inoltre, la maggior parte dei sistemi di pagamento interbancari di largo importo oggi non prevede stanze di compensazione. Il Target2 e la stragrande maggioranza di tali sistemi nel mondo sono sistemi di regolamento lordo e in tempo reale (real-time gross settlement systems – RTGS), il che significa che ogni pagamento o trasferimento deve essere regolato individualmente (dunque, nessuna compensazione) e in tempo reale sui conti che le banche intrattengono presso la banca centrale (conti di regolamento). Caratteristica fondamentale degli RTGS è che, perché ciascun pagamento possa aver luogo, la banca pagante deve disporre sul proprio conto della moneta di banca centrale necessaria al regolamento. Se non ne dispone, essa deve reperirla sul mercato interbancario o, in ultima analisi, prenderla a prestito dalla banca centrale. In assenza della liquidità necessaria, il pagamento non potrà essere effettuato.

    E anche per i cd. sistemi di netting (con stanza di compensazione), soprattutto per quelli che gestiscono grandi volumi di pagamenti (anche se di piccolo importo individuale) vale la regola che essi pure devono regolare in moneta di banca centrale. Vale a dire: durante la giornata operativa, le banche si scambiano “promesse” di pagamento sin quando, a certi orari previsti o al più tardi a fine giornata (secondo quanto richiesto dal regolamento di sistema), dovranno regolare i saldi netti con moneta di banca centrale. Sino a che questo non avviene, i relativi trasferimenti di valore non sono da considerare finali.

    Infine, circa il pagamento di 500 euro da Tizio a Caio, Tizio potrà effettuarlo con assegno, trasferimento elettronico di fondi, carta di debito o credito, istruzioni telefoniche, via internet o cellulare, ma nel caso in cui Tizio e Caio siano clienti di banche diverse, qualunque sia lo strumento di pagamento prescelto da Tizio, il trasferimento di valore richiederà che la banca di Tizio chieda all’operatore del sistema di pagamento (tipicamente la banca centrale) di addebitare il proprio conto di riserva per 500 euro e di accreditare il medesimo importo sul conto di riserve della banca di Caio. Dunque, anche in questo case c’è trasferimento di moneta statale. Se Tizio e Caio sono clienti della stessa banca, il regolamento avverrà direttamente sui “libri” della banca medesima, senza richiedere trasferimenti di riserve (moneta di banca centrale). D’altra parte, trattandosi di trasferimenti sui libri della stessa banca, la posizione della banca in termini di moneta di banca centrale non viene alterata dal pagamento da Tizio a Caio.

    Per completezza, a livello di orientamento di policy generale concordato a livello internazionale, le banche centrali quasi ovunque nel mondo dispongono che tutti i sistemi di pagamento più facilmente soggetti a rischio sistemico regolino in moneta di banca centrale.

  2. “dovranno regolare i saldi netti con moneta di banca centrale” … appunto … solo il saldo, nn l’intero ammontare del pagamento. Quindi la banca pagante non deve disporre di molta moneta legale, in quanto a fine giornata, una volta contabilizzati i saldi, solo questi dovranno essere pagati in moneta legale. I regolamenti della compensazione inoltre, richiedono che i saldi siano quanto più possibile vicini allo zero.
    Anche il real-time gross settlement systems – RTGS è una compensazione. Compensazione continua che però necessita delle code, in quanto, pur in tempo reale, il sistema deve attendere sempre un pagamento in senso contrario per creare il saldo, e come prima, solo questo viene pagato in moneta legale. Le code lavorano secondo i due sistemi First In First Out o First Available First Out, e alla liquidità infragiornaliera ci si affida solo se nn si dispone della riserva necessaria nei saldi. D’altra parte perchè pagare un interesse, quando si riceve un interesse sulle riserve. Il passaggio di moneta legale avviene solo per una percentuale molto bassa rispetto ai valori delle effettive transazioni. Non a caso le riserve toccate nelle BC sono di gran lunga minori delle transazioni reali.
    D’altra parte sarebbe assurdo creare i sistemi di pagamento in compensazione, se poi si dovesse usare moneta legale senza saldi. Anche perchè il sistema dei pagamenti, inventato proprio per facilitare la mobilità dei depositi a vista senza necessità di utilizzo della moneta legale (quindi nella minima parte necessaria al pagamento del saldo), nn potrebbe assolutamente funzionare, se si dovesse ricorrere alla moneta legale in pagamenti senza compensazione (un po come fa il cittadino comune nel comprare un prodotto in negozio con i contanti). La base dei pagamenti interbancari è proprio la compensazione, ormai da un secolo e mezzo, e senza, le banche avrebbero grosse difficoltà ad operare.

  3. Non è proprio così. I sistemi RTGS non sono affatto sistemi di compensazione. Come il loro nome indica, essi regolano “al lordo”, cioè pagamento per pagamento, e non creano nessun saldo. Questa è stata la precisa scelta compiuta nell’arco degli ultimi trent’anni dalla stragrande maggioranza delle banche centrali nel mondo, volta a eliminare il rischio di regolamento dalle transazioni interbancarie di elevato valore – rischio che è invece tipico di ogni sistema di netting (o di compensazione). (Si veda al riguardo il rapporto della BRI riguardo http://www.bis.org/cpmi/publ/d22.pdf, e in particolare la definizione di RTGS a p. 10).

    Nei sistemi RTGS, i partecipanti che non dispongono momentaneamente della liquidità per effettuare uno o più pagamenti possono ricorrere alle code, in attesa di recuperare la liquidità necessaria, e i sistemi dispongono di algoritmi automatici che intervengono allorché l’accumulo di ritardi nell’esecuzione dei pagamenti in coda possa indurre l’intero sistema a bloccarsi (gridlock). Qualcuno di tali algortimi contempla anche il ricorso alla nettizzazione di alcuni dei pagamenti in coda, al fine di ridurre la liquidità necessaria per sbloccarli e garantire continuità al sistema. Tuttavia, nella generalità dei casi i pagamenti sono regolati al lordo e richiedono che i conti siano capienti. Date tali regole, proprio per evitare che ciascun partecipante tenda a ritardare i propri pagamenti (per risparmiare liquidità e attendere che altri paghino prima e facciano affluire la loro liquidità, col rischio appunto di gridlock), molti sistemi incentivano l’esecuzione anticipata di pagamenti a inizio giornata e penalizzano l’esecuzione ritardata. Dunque, le banche partecipanti devono disporre di ingenti volumi di riserve (moneta di banca centrale) per finanziare la propria attività di pagamento o devono detenere titoli sufficientemente liquidi da dare in garanzia alla banca centrale per accedere, se necessario, a prestiti infra-giornalieri.

    I sistemi di netting sono invece di norma utilizzati per i pagamenti di piccolo importo (ad esempio a mezzo di assegni, trasferimenti elettronici, carte di debito o di credito, moneta telefonica). Non è vero – né d’altra parte sarebbe possibile – che le regole della compensazione richiedono che i saldi siano quanto più possibile vicini allo zero. Il valore dei saldi dipende dall’attività di pagamento delle banche partecipanti, la quale non può determinarsi a priori. Ciò che invece i sistemi possono richiedere è l’applicazione di massimali (bilaterali e/o multilaterali) che limitino l’esposizione di ogni partecipante nei confronti degli altri nel caso di default su obbligazioni di pagamento, come pure la pre-costituzione di un pool di risorse (attraverso cd. liquidity-sharing e loss-sharing arrangements) da utilizzare a tutela del sistema nel caso di default di uno o più partecipanti.

  4. Importanti sì, fondamentali no, giacchè per anni i sistemi RTGS hanno funzionato benissimo anche in assenza dei meccanismi di risparmio di liquidità oggi in uso. D’altra parte, il fatto che Target2 regoli pagamenti al lordo per un valore giornaliero di 2 e più trilioni di euro non significa che le banche devono disporre di 2 e più trilioni di euro in riserve, ma che una frazione di tale ammontare deve circolare efficientemente nel sistema, e cioè con una velocità e fluidità tali da consentire alle banche di regolare i propri pagamenti utilizzando quello stock di riserve – caso mai integrato da immissioni di liquidità infra-giornaliera da parte della banca centrale. Le code, i meccanismi di compensazione, gli incentivi e le regole per accelerare i pagamenti e scoraggiare i ritardi servono a ottimizzare l’uso di quello stock, o anche a ridurlo, regolandone la velocità di circolazione tra i partecipanti al sistema. Resta fermo il punto di partenza, e cioè che il regolamento dei pagamenti interbancari, oggi e quasi dappertutto, avviene in moneta di banca centrale (che è una forma, anzi la forma preminente di moneta statale).

  5. Io ringrazio lei (e Davide Storelli naturalmente) per il confronto costruttivo a questo articolo. Auguro ad entrambi una buona giornata.

  6. Anche io ringrazio Daniele Pace (dopo aver già ringraziato il prof. Bossone) per il suo prezioso contributo, e mi permetto di rinviare, per ulteriori approfondimenti sul funzionamento dei sistemi di pagamento e sulla contabilità bancaria, al suo libro “Il coniglio nel cilindro”, 2016, nonché al mio “Alchemy – Moneta, Valore, Rapporto tra le parti”, 2015, per un’indagine sulla moneta.