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Considerazioni sulla crisi

Stefano Sylos Labini - 19 Marzo 2009

 

 

 

 

 

In queste brevi considerazioni sulla crisi economica e finanziaria del 2008/2009 partirò dalla constatazione che alla forte restrizione monetaria determinata dal mercato gli Stati Uniti stanno rispondendo con una drastica espansione della base monetaria (Fig. 1) e del deficit pubblico il quale  toccherà i valori massimi dalla seconda guerra mondiale (sarà intorno al 10% del Pil nel 2009).

 

Fig. 1 – Andamento della base monetaria non aggiustata per le variazioni delle riserve obbligatorie negli Stati Uniti nel periodo 1960 – 2009 in miliardi di dollari. Le aree verticali in grigio rappresentano i periodi di recessione (Fonte:  Federal Bank of St. Louis).

 

L’espansione della base monetaria e del deficit pubblico si è resa necessaria perché la liquidità aggregata dopo aver toccato i valori massimi nel 2007 (circa 12 volte il Pil mondiale, Tab. 1) è andata incontro ad un processo di distruzione di cui ancora non si conosce l’esatta entità. Nel 2007 il valore nozionale dei prodotti derivati a livello globale aveva raggiunto il 976% del Pil mondiale. Questi strumenti finanziari possono avere la funzione di strumenti di pagamento cioè sono una forma di moneta che viene creata dal mercato (“moneta privata”) che sfugge in larga misura al controllo delle autorità pubbliche (governi e banche centrali) e che si regge sulla fiducia nella capacità di rispettare gli impegni di pagamento. La fiducia a sua volta dipende dalle aspettative di crescita dell’economia e permette di  garantire un valore monetario a questi “pezzi di carta” i quali circolano e vengono scambiati sul mercato. Così la creazione di nuovi strumenti di pagamento ha prodotto una eclatante espansione della massa monetaria la quale ha trainato la crescita dei prezzi dei mercati immobiliari e delle quotazioni azionarie ed ha alimentato la domanda aggregata per diversi anni, anche quando i tassi di interesse hanno ripreso a crescere (negli Stati Uniti i tassi di interesse sono passati dall’1% al 5% nel periodo 2004/2006).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ciò che è importante sottolineare è che il settore pubblico può influenzare la quantità di moneta creata dal mercato per esempio attraverso i tassi di interesse, ma il mercato ha una sua capacità di creare moneta che è indipendente dalla Banca Centrale e dallo Stato e che invece dipende dall’andamento del ciclo economico. In una fase di crescita il mercato crea la sua moneta, mentre in una fase di crisi il mercato distrugge moneta perché crolla la fiducia nella capacità di rispettare gli impegni di pagamento e si rompe l’equivalenza tra debito e moneta: i titoli finanziari perdono il loro valore monetario, il debito rimane mentre la moneta “sparisce” e si creano così gli assets  tossici.

Questo è ciò che è successo a partire dal mese di settembre del 2008 quando l’economia mondiale ha iniziato a mostrare segni sempre più evidenti di rallentamento: da quel momento è crollata la fiducia nella capacità di rispettare gli impegni di pagamento e abbiamo assistito ad una violentissima restrizione monetaria attuata dal settore privato che ha portato al fallimento della banca Lehman Brothers, al crollo dei mercati azionari (anche le azioni sono una forma di moneta), al prosciugamento del credito interbancario ed alla caduta della domanda aggregata.

Così alla distruzione di moneta privata si è fatto fronte con la creazione di moneta pubblica (base monetaria e debito pubblico) sia per impedire i fallimenti di banche e imprese sia per riattivare il credito e la domanda aggregata, ma l’espansione della moneta pubblica ancora non è riuscita a ripristinare le condizioni monetarie e di fiducia precedenti alla crisi di settembre/ottobre 2008.  Cioè la massa monetaria totale composta dalla moneta pubblica e da quella privata è ancora molto al di sotto della quantità che vi era prima della crisi economica e finanziaria, come dimostra il crollo della domanda, della produzione e dell’occupazione e il conseguente circolo vizioso che sta caratterizzando questa fase economica e che potrebbe portare l’economia mondiale in una depressione prolungata.

Solo quando gli interventi delle Autorità Pubbliche (Banca Centrale e Tesoro) riusciranno a risollevare la domanda aggregata e quindi a determinare dei segnali di ripresa dell’economia allora potrà tornare la fiducia nei mercati. In questo modo potrà riprendere la creazione di moneta da parte del mercato che è fondamentale per sostenere la domanda aggregata. Nel lungo periodo però solo una distribuzione del reddito meno squilibrata sia all’interno dei paesi ricchi sia tra i paesi ricchi e paesi poveri permetterà una sana crescita della domanda aggregata, cioè una crescita sospinta da fattori reali – aumento dei salari – e non da un abnorme espansione del debito privato. Questa è una condizione essenziale per garantire una crescita sostenibile dell’economia globale. Altre condizioni importanti per evitare di precipitare di nuovo in una crisi così pesante sono legate al controllo politico e sociale del sistema bancario, alla regolamentazione dei mercati finanziari, allo sforzo che il pianeta farà per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili (la crescita del prezzo del petrolio deprime la domanda aggregata e quindi ostacola l’espansione dell’economia) e ad un più equilibrato rapporto commerciale e finanziario tra gli Stati Uniti e i paesi asiatici.

8 Commenti


  1. alice scrive:

    Qualcuno diceva di guardare i fatti che i “governanti” mettono in pratica anzichè dar retta alle cose che dicono di voler fare.
    Fatto: i governi di europa, USA, Giappone hanno imesso quantità di denaro inimmaginabili all’interno del sistema finanziario al collasso e ciò non è bastato.
    Fatto: per garantire queste iniezioni di denaro si stanno tagliando ovunque i servizi di utilità sociale (scuola, sanità, ecc.) e ciò provoca un peggioramento della qualità della vita della maggior parte dei lavoratori.
    Fatto: la disoccupazione sta aumentando di giorno in giorno, ma sono salvi i super stipendi dei manager (banche, imprese, pubblici). La crisi avanza ma chi paga sono sempre i soliti, altro che redistribuzione del reddito!


  2. lino rossi scrive:

    “Nel lungo periodo però solo una distribuzione del reddito meno squilibrata sia all’interno dei paesi ricchi sia tra i paesi ricchi e paesi poveri permetterà una sana crescita della domanda aggregata, cioè una crescita sospinta da fattori reali – aumento dei salari – e non da un abnorme espansione del debito privato.”

    perfetto e condivisibile.
    ma qual’è lo strumento per ottenere ciò?
    L’equa e progressiva imposizione fiscale, sicuramente!
    Ma è sufficiente?
    Aggiungerei l’alta riserva obbligatoria menichelliana, che crea le condizioni per mettere il lavoro prima della rendita, non a parole, ma coi fatti.
    senza strumenti reali e precisi temo che la deriva sarà sempre quella prevaricazione del lavoro da parte della rendita.


  3. lino rossi scrive:

    precisazione.

    1) L’equa e progressiva imposizione fiscale garantisce la ripartizione.

    2) La giusta modulazione di base monetaria e riserva obbligatoria garantisce il controllo del debito complessivo. Se questo strumento non fosse stato “dimenticato”, non sarebbe stata superata (abbondantemente) la soglia del debito sostenibile e non ci troveremmo in questa situazione.

    mi sembra che l’economia equilibrata abbia bisogno di entrambi gli strumenti: entrambi necessari, ma anche insufficienti se presi singolarmente.
    la dimenticanza troppo duratura del secondo strumento mi sembra la più grave responsabilità della sinistra di governo.


  4. michele scrive:

    SONO PERFETTAMENTE D’ACCORDO SULL’AUMENTARE LA BASE MONETARIA E RISERVA OBBLIGATORIA.MI TOLGA UN PICCOLO DUBBIO.PER FARLO SI ACQUISTANO SEMPRE I TITOLI SUL MERCATO APERTO OPPURE,VISTO CHE SI DOVREBBERO RIPRISTINARE I (BEN PIU’ ALTI )LIVELLI DEL PERIODO MENICHELLA,SI PUO’ SEGUIRE UNA EVENTUALE STRADA ALTERNATIVA ?? SE ESISTE ,QUAL’E ??
    grazie.


  5. Paolo Leon scrive:

    L’ottimo articolo di Stefano pone un problema teorico molto rilevante. La straordinaria emissione di moneta endogena dell’ultimo trentennio ha prodotto effetti reali, anche sulla domanda effettiva, perché altrimenti non si spiega la crescita dei paesi emergenti. Il punto teorico è che se la moneta endogena è rilevante, e con essa l’effetto ricchezza alla Pigou- Patinkin o il real balance effect, allora la concezione neoclassica della crescita sembra confermata e Keynes andrebbe il soffitta. Penso non sia così: la moneta endogena non ha avuto effetti sul tasso di interesse o sull’inflazione, e il suo sviluppo dipende probabilmente solo dalle aspettative self fulfilling sulla valorizzazione dei titoli. I consumatori non hanno valutato il consumo come funzione di reddito e interesse, ma sull’aspettativa dell’aumento del valore delle loro proprietà, senza riguardi al tassi di interesse. C’è ancora qualcuno laggiù che è capace di discutere di macroeconomia sulla base dei dati di Stefano? Leon


  6. lino rossi scrive:

    “SONO PERFETTAMENTE D’ACCORDO SULL’AUMENTARE LA BASE MONETARIA E RISERVA OBBLIGATORIA.MI TOLGA UN PICCOLO DUBBIO.PER FARLO SI ACQUISTANO SEMPRE I TITOLI SUL MERCATO APERTO OPPURE,VISTO CHE SI DOVREBBERO RIPRISTINARE I (BEN PIU’ ALTI )LIVELLI DEL PERIODO MENICHELLA,SI PUO’ SEGUIRE UNA EVENTUALE STRADA ALTERNATIVA ?? SE ESISTE ,QUAL’E ??”

    il QE
    http://www.fondazionecdf.it/site/index.php?page=main&name=sez&cat=66&sez=720&elenco=1
    http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2009/03/crisi-previsioni-roubini_PRN.shtml
    ma con riserva obbligatoria “menichelliana”, in modo da contenere energicamente l’inflazione, che è funzione di M3 e non di M0.
    in definitiva si tratta di far pagare la crisi alle rendite. se la pagano loro, ci si rialza; se non la si vuol fare pagare a loro, si collassa. così il beneficio ci sarebbe anche per le rendite, a meno che qualcuno non faccia il gioco del tanto peggio …


  7. lino rossi scrive:

    “L’ottimo articolo di Stefano pone un problema teorico molto rilevante. La straordinaria emissione di moneta endogena dell’ultimo trentennio ha prodotto effetti reali, anche sulla domanda effettiva, perché altrimenti non si spiega la crescita dei paesi emergenti.”

    La straordinaria (quantitativamente) emissione cui fa riferimento Stefano Sylos Labini è stata “creata” dal mercato, o meglio da operatori non pubblici ed incontrollati. Se questi si intendono facenti parte intrinsecamente del mercato, allora l’emissione è sicuramente endogena. Se questi si intendono come dei soggetti che sono stati irresponsabilmente lasciati liberi di “esagerare”, allora l’emissione può essere ragionevolmente considerata esogena, come un bambino che mette la sabbia nel serbatoio della berlina di papà. Il mercato senza questi operatori avrebbe potuto funzionare? Se non avessero creato tutta questa “moneta” cosa sarebbe successo? A mio avviso sarebbe successo che sarebbe venuto prima a galla il problema fondamentale, ovvero la sperequazione intrinseca alla politica monetaria (che ha sostituito quella virtuosa del secondo dopoguerra) retta dal motti “l’aumento di base monetaria crea sempre inflazione”, “moneta quanta ne vuoi, ma sempre a debito”. Sappiamo com’è andata a finire: il debito/credito è diventato insostenibile. Sappiamo che l’inflazione è funzione della variazione di M3 e non di M0 http://web.econ.unito.it/bagliano/ecmon_readings/bce_02_1999.pdf; perchè penalizzare sempre e comunque M0?. Facendo QE ed aumentando la riserva obbligatoria è possibile diminuire il debito, promuovere gli investimenti e … vedere la luce in fondo al tunnel come dice Roubini.

    “Il punto teorico è che se la moneta endogena è rilevante … Keynes andrebbe il soffitta.”

    Keynes si potrà mettere in soffitta quando TUTTA la gente sarà capace di vivere di sola aria, non avrà bisogno di espellere residui organici, né di nessun altro servizio; quando saremo tutti ectoplasmi si potrà mettere Keynes in soffitta.


  8. PincoPallo scrive:

    Insomma, paga Pantalone.

    L’articolo è molto chiaro e lucido, sono le conclusioni che mi lasciano alquanto perplesso.
    Se non ho capito male, il senso è questo: s’è messa in circolazione una quantità abnorme di carta straccia finché s’è potuto, alimentando per un ventennio una spirale economica figlia di prestigiatori e cialtroni senza scrupoli. Ad un certo punto il mercato decide di andare a vedere la mano del baro e invece del poker d’assi ci trova il due di bastoni.

    Il risultato dovrebbe essere scontato, se diamo retta a tutti i profeti del libero mercato che hanno spadroneggiato in lungo e in largo sulla scena mondiale a partire dagli anni ‘80: dovrebbero andare tutti a gambe per aria.
    Invece no, ecco che tutti questi professoroni-tromboni/trombati riscoprono d’incanto le virtù del pubblico e dello stato. Lo stato si deve fare carico del fallimento di questa filosofia scellerata, per la quale il mondo del libero capitale, nella sua voracità, ha finito per diforare se stesso.

    Sembra la ricetta della nonna. Lo stato s’abbuffa di carta straccia, fa propri i debiti e si riparte.

    A prescindere dal giudizio morale che è fin troppo scontato, ci sarebbero un paio di punti che, anche tecnicamente, non mi sono molto chiari, forse perché non sono un esperto d’economia e non c’azzecco, se qualcuno potesse spiegarmeli…

    Per prima cosa…se il sistema finanziario globale è tecnicamente fallito affogando nel suo stesso debito…chi ci garantisce che l’assorbimento di questo debito da parte degli stati non porti al fallimento finanziario degli stessi?

    Secondo punto…sento spesso parlare di ritorno al risparmio, sostegno al consumo e aumento dei salari…a fronte di un debito pubblico mondiale che si va ingigantendo a dismisura, e non riesco a coniugare questi fattori.
    Il debito pubblico presumibilmente ci costerà in termini di aumento della pressione fiscale e tagli ai servizi. A questo s’aggiunga l’allargamento della base monetaria che, prima o poi, genererà inflazione e quindi perdita di potere d’acquisto. Non mi è quindi molto chiaro in base a quale artifizio la gente comune troverà le risorse per aumentare il proprio risparmio e contemporaneamente mantenere un livello alto di consumi. A me sembra fantascienza.

    Terzo punto…una volta che le grandi banche e le grandi corporations saranno salvate, gli stati saranno gli azionisti di maggioranza, ovvero saranno sostanzialmente aziende pubbliche. A questo punto che senso ha parlare di regole? Se sono aziende pubbliche devono rispondere all’interesse collettivo, non ad una filosofia privatistica. A meno che non si pensi che questa sia l’ennesima soluzione in base alla quale si socializzano le perdite e privatizzano i guadagni. Questa, che secondo me si profila come la situazione più probabile tra quelle possibili, accelererà ulteriormente il disfacimento di questo sistema agonizzante, in quanto toglierà anche l’ultimo vero strumento di controllo: il rischio. Peraltro questo è un sistema che l’Italia conosce bene e che non sembra abbia dato grandi frutti in passato.

    In conclusione, non vedo la luce in fondo al tunnel, ma il baratro. Si poteva intervenire facendo fallire chi doveva fallire e ripartendo da zero con un nuovo sistema di governance mondiale che attenuasse gli squilibri e le follie della globalizzazione.
    S’è deciso di fare il contrario. Aggiungere nuovi giochi di prestigio a quelli che c’hanno portato fino a questo punto. Tappare i buchi di bilancio stampando ulteriore carta straccia, sanare il debito creando nuovo debito, abbattendo i tassi di sconto, permettere alle banche di attribuire valori arbitrari ad asset che sul mercato valgono zero, in sostanza s’è legalizzato il falso in bilancio, e via discorrendo.
    E’ iniziato il countdown per il crash del dollaro, chi ci scommette una lira?

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