Per la Confederazione degli Stati europei, oltre l’euro

Per la Confederazione degli Stati europei, oltre l’euro

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L’Unione Europea non funziona, occorre cambiare direzione. Occorre recuperare forme di sovranità nazionale per restituire benessere e democrazia all’Europa nella prospettiva di costruire una Confederazione di Stati sovrani europei. Gli Stati Uniti d’Europa si sono dimostrati una chimera irrealizzabile; e comunque sotto l’egemonia tedesca potrebbero diventare un incubo sia per l’economia che per la democrazia.

E’ necessario innanzitutto riconoscere il cul de sac in cui l’Europa si è cacciata.

Il progetto della moneta unica presupponeva che si sarebbero costruiti gli Stati Uniti d’Europa, ovvero uno stato federale centralizzato come lo stato federale americano. Per questo motivo è stata costituita un’unica banca centrale che ha il monopolio della moneta unica e della politica monetaria. Tuttavia la prospettiva degli Stati Uniti d’Europa e di uno Stato federale europeo non esiste più. Non esiste nei documenti ufficiali della Commissione Europea, e soprattutto nella volontà politica delle principali nazioni europee, come la Germania e la Francia, non parlare della Gran Bretagna. L’utopia federativa è definitivamente svanita con la riunificazione della Germania, con l’allargamento della UE a est, con il rifiuto della Costituzione Europea.

La Germania, la nazione leader in Europa, persegue i suoi interessi nazionali; e non esiste alcuna prospettiva di realizzare un consistente fondo federale pagato con le tasse dei cittadini europei per l’aggiustamento automatico delle economie nazionali in crisi. Non esiste alcuna volontà di condividere le risorse e i debiti tra le nazioni europee. Al contrario questa Europa a guida tedesca impone che tutti facciano “i loro compiti a casa”, ovvero si uniformino alle assurde e suicide politiche di rigore imposte dalla nazione leader, la Germania.

Germania e Francia, e ovviamente Gran Bretagna, non sottometteranno mai la loro politica economica e fiscale, la loro politica estera e di sicurezza, a un voto preso dalla maggioranza dei Paesi Europei. In questo contesto continuare a perseguire l’unità europea nel nome degli Stati Uniti d’Europa significa solo subordinarsi alla dura egemonia tedesca.

Senza la prospettiva di costruire gli Stati Uniti d’Europa, anche l’euro non ha però più senso strategico, è una moneta appesa al nulla. La drammatica vicenda greca ha mostrato in maniera evidente l’insufficienza della governance della moneta comune. Un paese che vale il 2% del PIL europeo e che ha un debito pubblico pari al 3% del debito europeo sta mettendo in crisi l’intero sistema dell’eurozona.

La moneta unica creata sul modello del marco tedesco ha tre difetti strutturali non emendabili: 1) impedisce le svalutazioni, il riallineamento dei prezzi da parte delle nazioni meno competitive: così aumenta le divergenze tra i paesi; 2) i vincoli sul debito e sul deficit impediscono politiche di sviluppo indispensabili in tempi di recessione; 3) la moneta unica impone a 19 paesi europei lo stesso tasso di cambio, la stessa regolazione della massa monetaria e del credito bancario. La moneta unica è per natura rigida e va superata.

Occorre quindi svoltare verso una Confederazione di Stati sovrani che si coordinino liberamente tra loro in modo da progredire in uno sviluppo democratico, equo e sostenibile, e crescere in un ambiente di stabilità monetaria e finanziaria. In una Confederazione Europea gli stati manterrebbero la loro autonomia anche in campo monetario, ma si coordinerebbero per trovare le migliori soluzioni sul terreno economico, della politica ambientale, sull’immigrazione, la sicurezza e la politica estera.

La conservazione della sovranità degli stati è necessaria non solo per lo sviluppo economico ma anche e soprattutto per la democrazia e l’eguaglianza sociale. Gli stati nazionali europei sono infatti storicamente i luoghi della democrazia, del conflitto sociale e del welfare, cioè della forma di democrazia sociale caratteristica dell’Europa. Al contrario le istituzioni europee – nate e sviluppate grazie ad accordi intergovernativi – sono solo il simulacro della volontà popolare e perseguono politiche liberiste in antitesi con lo sviluppo del welfare. Solo all’interno degli stati sovrani i cittadini hanno potere di controllo sulle politiche economiche nazionali. A livello europeo le decisioni politiche non sono invece sottoposte ad alcun controllo democratico ma sono subordinate a opache logiche governative, oligarchiche e di lobby.

Nella prospettiva di una Confederazione europea, in teoria bisognerebbe che gli stati europei concordassero il ritorno alle monete nazionali mantenendo l’euro come valuta comune (non più unica) di fronte al dollaro e alle altre valute internazionali. Tuttavia è praticamente impossibile sciogliere questo euro in maniera ordinata per ritornare alle monete nazionali. Non c’è la volontà politica di concordare lo scioglimento ordinato della moneta unica da parte della nazione leader, la Germania, l’unica vera grande beneficiaria dell’euro; e il ritorno alle monete nazionali innescherebbe forti fenomeni speculativi.

La moneta fiscale decisa autonomamente e democraticamente dai parlamenti e dai governi dei singoli Stati rappresenta invece il passaggio più semplice per superare l’attuale sistema monetario europeo pur nel quadro dei trattati vigenti. Si tratta di affiancare all’euro delle pseudo-monete nazionali complementari alla moneta unica. Dentro l’euro ma anche oltre l’euro. La nuova quasi-moneta consentirebbe di attuare politiche espansive, di creare nuova domanda, di recuperare il gap produttivo creatosi a causa della crisi e delle politiche di austerità, e indirizzerebbe l’economia verso la piena occupazione.

In realtà la moneta fiscale che proponiamo (vedi monetafiscale.it) non è una vera e propria moneta: è un titolo di credito fiscale emesso dallo stato e convertibile immediatamente in euro, come qualsiasi altro titolo di stato, come i Bot e i Btp. I Certificati di Credito Fiscale sarebbero validi dopo due anni dall’emissione per pagare tasse, contributi, tariffe, ecc. alla pubblica amministrazione e quindi sarebbero universalmente accettati. Le famiglie riceverebbero gratuitamente i CCF in proporzione inversa al reddito. Le aziende riceverebbero i CCF in proporzione al numero dei dipendenti in modo da ridurre il costo del lavoro e aumentare la competitività. La Pubblica Amministrazione potrebbe utilizzare i CCF come mezzo di pagamento per ampliare il welfare. Per uscire dalla trappola della liquidità gli stati dell’eurozona dovrebbero emettere CCF anche fino al 10% del PIL.

La caratteristica principale dei CCF è che possano garantire ai cittadini e alle imprese un forte potere d’acquisto aggiuntivo. Gran parte dei CCF verranno rapidamente convertiti in euro e spesi. La funzione di questi titoli statali consiste proprio nello scongelare la liquidità in euro – attualmente intrappolata nei circuiti bancari e finanziari – e rimettere in circolazione la moneta nell’economia reale. Il PIL e l’occupazione crescerebbero velocemente. Per effetto del moltiplicatore del reddito, il calo delle entrate pubbliche legato allo sconto fiscale dei CCF verrebbe più che compensato dall’aumento dei ricavi fiscali prodotto dal forte recupero del PIL. La finanza pubblica resterebbe perciò in equilibrio.

La soluzione dei CCF è giuridicamente ineccepibile e difficilmente contestabile in sede UE e BCE: infatti la BCE ha il monopolio della moneta unica ma ogni stato è sovrano in campo fiscale e ha il diritto di offrire sconti e titoli fiscali, e quindi anche i CCF.

Questa può essere la strada per creare le migliori condizioni affinché l’Europa riesca a uscire dalla crisi e a gettare le basi di un diverso sistema monetario di tipo confederale che sia finalmente stabile, sostenibile e foriero di sviluppo e di piena occupazione.

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