Il redde rationem dell’Europa

Il redde rationem dell’Europa

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1. Le giornate nere del debito

L’accelerazione della crisi europea è impressionante. Ce lo aspettavamo. L’assenza di politiche europee credibili nei riguardi della crisi dei piccoli paesi periferici ha alla fine generato quello che qualunque persona intelligente poteva prevedere: il contagio a Spagna e Italia. L’aumento dei tassi di interesse sui titoli di questi paesi avvicina la loro situazione a quella in cui caddero i piccoli birilli da biliardo lo scorso anno. Spagna e Italia sono però birilli da bowling. L’accelerazione nell’approvazione della manovra ma, soprattutto, le voci di un intervento della BCE a sostegno dei titoli italiani ha evitato martedì 12 l’irreparabile. Pur tuttavia il differenziale di interesse con i titoli tedeschi ha raggiunto un livello incompatibile con la sostenibilità nel lungo periodo del debito italiano. Ovvero se lo stock del debito italiano dovesse essere progressivamente rifinanziato a tassi così elevati, esso comincerebbe a crescere in maniera insostenibile per il mero pagamento degli interessi, a meno di imponenti avanzi primari del bilancio pubblico che a loro volta genererebbero recessione in una spirale senza fine. Siamo vicini alla situazione in cui si trovarono i piccoli periferici un anno fa, e da cui non sono in grado di uscire. Come insegnano le esperienze di questi ultimi, infatti, feroci manovre di aggiustamento dei conti accelerano la crisi debitoria. I mercati lo sanno. Martedì sera l’agenzia di rating Moody’s ha, infatti, ridotto anche i titoli del debito pubblico irlandese a spazzatura. Che fare allora?

2. Gli Eurobonds

Come abbiamo avuto già modo di dire, la crisi europea ha un aspetto contingente e uno di fondo. Non sorprendentemente le questioni di fondo, che sono poi quelle che hanno portato alla crisi attuale, sono quelle più complicate poiché hanno a che fare con l’architettura dell’Unione Monetaria Europea. Fronteggiare la crisi di solvibilità[1] del debito dei piccoli paesi periferici e impedire la caduta nel’insolvenza ai grandi periferici richiederebbe solo un po’ di coraggio e lungimiranza. Com’è noto la proposta da molti condivisa, da Tremonti-Junker ad Giuliano Amato, Soros e tanti altri) è quella degli Eurobonds. L’idea è che una quota del debito pubblico degli stati nazionali venga trasferito a un ente europeo, per esempio la Banca Europei degli Investimenti (BEI). Tale quota la si individua in un ammontare di debito pari al 60% del PIL. Il debito italiano, per esempio, è il 120% del PIL. Metà andrebbe alla BEI, metà rimarrebbe nazionale. La parte trasferita potrebbe essere da subito rinominata in Eurobonds, ovvero man mano che i titoli nazionali trasferiti scadono, essere sostituiti con emissione di titoli europei. Attenzione, ciascun paese continuerebbe a farsi carico del servizio del debito, cioè degli interessi. Il vantaggio è che la garanzia europea sulla parte trasferita farebbe abbassare i relativi tassi al livello dei Bund tedeschi. Ma anche sulla parte restata nazionale i tassi diminuirebbero in seguito alla riguadagnata situazione di solvibilità dei paesi. Poiché una quota cospicua del debito pubblico dei periferici è detenuto da stranieri – tipicamente banche inglesi, francesi, ma anche fondi di investimento americani -, dunque è parte del debito estero del paese, diminuendo il debito a carico del paese, diminuirebbe corrispondentemente anche il suo debito netto con estero (che a ben vedere è l’indicatore primario di solvibilità).

3. Una banca sovrana

La proposta come viene di solito presentata è però monca di una componente importante: la necessità che l’Europa si doti, come tutti i grandi paesi, di una banca centrale sovrana, un “government banker”, come si esprime l’economista eterodosso Tom Palley. Ma non c’è la BCE? Un “banchiere del governo” è una banca centrale che ha la possibilità, il dovere direi, di intervenire a sostegno del debito sovrano di un paese. La BCE non ha questo status. Paesi sovrani, dotati di banche sovrane, e che non si siano legati ad assurdi accordi di cambio, non possono fallire, come ci ricorda un altro eterodosso, Randall Wray. Ora, nel momento in cui si crea un debito pubblico europeo è necessario che lo status della BCE muti, divenendo più simile alla FED, sì da essere garanzia di ultima istanza di tale debito.[2] In un apprezzabile articolo su Il Sole-24 Ore sui cui dovremo tornare, Guido Tabellini ha inaspettatamente sottoscritto questo punto di vista.

4. Una nuova Europa?

Ciò fatto, si tratta di capire come l’Europa potrebbe evitare di ritornare nel giro di pochi anni alla situazione attuale. Questa è frutto del fatto che negli anni dell’Euro i paesi periferici hanno perso competitività, e livelli talvolta sostenuti della spesa interna sono stati sempre più finanziati dall’estero e non da redditi nazionali. Il crescente indebitamento dei settori privato e/o pubblico è stato dunque in buona misura nei confronti dell’estero.

L’obiettivo è dunque il recupero di competitività dei paesi periferici in assenza dello strumento classico, la svalutazione. Che tale recupero possa avvenire attraverso la deflazione interna di prezzi e salari (la cosiddetta svalutazione interna), come sostenuto dagli economisti più conformisti come Monti, Alesina, Reichlin e così via è non solo sbagliato, ma irresponsabile vista l’accelerazione della crisi europea dovuta proprio a tali politiche. Le proposte sopra esposte, evitando drastiche misure deflative, darebbero anzi respiro ai paesi periferici lasciando loro risorse per modernizzare infrastrutture, istruzione, efficienza del settore pubblico, lotta all’evasione ecc. Ma anche in questo caso il contesto europeo è dirimente. Senza l’abbandono dell’impostazione neo-mercantilista di moderazione salariale e fiscale da parte della Germania, non v’è molta speranza. Ed è difficile che la Germania lo faccia.

Il catalogo è però questo. L’alternativa è la rottura dell’UME con una scia di rancori che lascia presagire un futuro ancora più funesto. Una sinistra consapevole e veramente europeista mobiliterebbe le proprie forze, in particolare i giovani, proprio su questo.

[1] Come nella vita pratica, un soggetto (un’impresa, una famiglia, uno stato sovrano) è insolvente quando i redditi che si attende nel futuro sono insufficienti a ripagare il debito; è invece illiquido quando, sebbene possa momentaneamente essere a corto di liquidità per poter pagare le rate di debito in scadenza, le entrate attese glielo consentiranno di fare nel prossimo futuro.[2] Palley va oltre, sostenendo che la BCE dovrebbe, entro limiti concordati in sede Europea, agire da banca sovrana anche nei riguardi dei disavanzi pubblici nazionali. Si dovrà ragionare su tale proposta che consentirebbe agli stati membri di riacquistare, entro certi limiti, un po’ di sovranità monetaria.

8 Commenti

  1. Bel contributo! Ma questo comporta che solo la Germania pu� salvare l’Europa, e che l’Europa fuura (se ci sar�) sia un’Europa a leadership tedesca. Preciso che sarei molto favorevole ad una prospettiva del genere (non solo perch� � l’unica possibile!). Contemporaneamente solo l’EUropa pu� salvare la Germania, perch� una crisi dell’UE ci farebbe tornare al periodo interbellico, se non addirittura al primo decennio del XX secolo. Occorre perci�:
    a) che in Germania emerga (riemerga) una leadership strutturalmente europeista (lo stesso Kohl ha criticato l’atteggiamento di Merkel, salvo poi far marcia indietro con una smentita che poco smentisce), e forse questo pare stia capitando tra le file di SPD e Gr�nen (la Linke, che pure avrebbe un’importante ruolo da giocare in questa direzione, rischia in questa fase di perdere consensi per l’insulso dibattito che ne sta lacerando il gruppo dirigente berlinese tra “comunisti” e “socialisti”, un po’ come � successo al PRC da noi…), presumbilmente in grado di andare al governo alle prossime elezioni ma con rapporti assai pi� equilibrati di prima (29% SPD, 22% Gr�nen);
    b) che in Europa si formi una sinistra capace di assumere un’ottica realpolitisch analoga a quella di Marx ed Engels allorch� si pose all’o.d.g. l’unificazione tedesca del 1970/71, cosciente cio� che un’Europa politicamente unita rappresenterebbe un terreno di scontro e conflitto sociale incomparabilmente pi� avanzato di quello odierno, mentre una crisi dell’UE rappresenterebbe un tragico arretramento. Purtroppo la sinistra italiana sul tema in questo momento tace, divida tra i tatticismi alla Vendola (di cui SEL � solo l’appendice agitatoria) e le rivendicazioni identitarie alla WWF della Federazione della Sinistra, pervicamente votata all’insignificanza con il suo caratterizzarsi indeffettibilmente come “comunista”.

  2. Concordo con le considerazioni di Mantelli. Rispetto ai giorni in cui ho scritto questo articolo, la dinamica europea ha preso una china ancor pi� negativa in seguito all’accordo europeo di gioved� 22 luglio. La BCE � risultata la vera vincitrice: essa si disinteressa definitivamente della crisi europea per concentrarsi nella caccia ai fantasmi inflazionistici. Proprio l’opposto di quanto da noi (e da altri, non siamo dei bizzarri!) perorato. Approfondiremo su E&P, intanto si veda al riguardo: http://politicaeconomiablog.blogspot.com/2011/07/laccordo-europeo-e-un-passo-indietro.html.
    Sergio Cesaratto

  3. Grazie per l’indicazione dell’articolo sul blog. L’ho trovato convincente ed illuminante. Trovandomi in Germania attualmente leggo la FAZ, dove trovo commenti (ovviamente non tutti!) consonanti (non � necessario essere di sinistra per capire come va il mondo :-)).

  4. Interessante e condivisibile, incluso il commento al commento. Mi sembra per� che manchi una gamba al disegno teorico degli Eurobond, che � quella suggerita da molti: gli eurobond sono di per s� capaci di ridurre i tassi in virt� della maggiore credibilit� della UE, ma non possono fare tutto quel che serve. Se si associassero a una tassa sulle transazione che contribuirebbe a finanziare il fondo, sarebbe tutta un’altra cosa. Insomma, bisognerebbe cominciare a pensare a un sistema fiscale europeo….

  5. @Truffiht
    S�, la proposta degli eurobonds da sola � monca: garanzia europea � generico. La BCE dovrebbe svolgere il suo ruolo di lender of last resort rispetto a un eventuale pool europeo di bond sovrani. Tassa sulle transazioni finanziarie? Non ho opinioni precise in merito, ma naturalmente va bene, se poi non fanno aumentare i tassi di interesse di conseguenza! (se so che mi tasseranno quando fuggo dai titoli del paese X, per acquisitarli chiedo un tasso pi� alto). Un potere fiscale europeo � molto al di l� da venire, e ora non lo si pu� pensare come aggiuntivo ai prelievi nazionali. Certo, soluzioni vere, implicano pensare in grande a una nuova Europa. L’alternativa � il disastro per tutti. Questo dovrebbe diventare terreno di mobilitazione, soprattutto dei giovani, nel prox autunno. Noi siamo i veri europeisti!

  6. Interessanti l’articolo e i commenti e ampiamente condivisibili. Sulla Federazione della sinistra devo per� formulare un’obiezione all’ottimo Brunello Mantelli: mi sa che sulla sua presunta pulsione identitaria della fds vi sia da parte tua la tendenza ad accogliere un po’ acriticamente i contenuti di una vergognosa campagna di disinformazione e censura fatta ai danni di noi comunisti, che infatti veniamo immancabilmente dipinti anche da parte di media cosiddetti di sinistra, come insignificanti, settari, nostalgici identitari ecc. Non � che i difetti ci manchino anzi, solo che non si pu� sempre ripetere lo stesso mantra, anche perch� se chi lo pronuncia � persona colta e di sinistra come te dispiace non poco. Poche importa se lo recita Feltri o Ezio Mauro. Non � vero che di fronte alla crisi non sappiamo proporre niente, fior di intelletuali marxisti come Giacch�, Moro, Steri, Samir Amin e altri stanno da mesi anzi da anni analizzando la crisi, spesso formulando teorie che alla prova dei fatti sono convincenti e anche indicatrici di possibili azioni politiche. Ti posto un editoriale di quel settario di paolo ferrero, (chi �? boh!) sulle manovre spaculative che stanno divorando il nostro paese, si vedr� che le soluzioni che ferrero propone, seppure opinabili, non sembrano cos� fuori dalla realt�. Con stima Umberto

  7. Secondo me, la proposta Juncker-Tremonti degli eurobond era parziale e i tedeschi l’hanno capita come un tentativo dell’Italia di passare a livello europeo la patata bollente del debito pubblico italiano. Forse non hanno tutti i torti. Correttamente intesa la proposta di un’agenzia europea del debito pubblico dovrebbe mirare a fare due cose fondamentali come fanno i ministeri del tesoro dei paesi federali. Consentire che il bilancio europeo possa da un lato prevedere deficit correnti e dall’altro emettere titoli a lunga per finanziare i beni pubblici europei. In via transitoria e in situazione di emergenza come quella attuale l’agenzia potrebbe o dovrebbe fare quello che a ottobre potr� fare il fondo EFSF e dal 1 luglio 2013 il fondo EFSM. Per me la BCE � gi� sovrana e indipendente. Forse troppo. Ma negli ultimi anni � intervenuta acquistando titoli del debito pubblico greco e, da ultimo, anche di quello italiano. Fuori statuto come dici tu. Si stima che dalla ristrutturazione parziale del debito pubblico greco possa discendere una perdita di portafoglio di almeno 20 miliardi per la BCE.

  8. gentile dott. Cesaratto.
    Il mio campo � il diritto e non l’economia.
    Io credo che se lo stato fallisse e denunziasse tutti i suoi debiti non sarebbe poi un’evenienza cos� tragica, anzi quasi fisiologica.
    Quando per un’azienda vengono avviate le procedure di fallimento, significa che l’azienda � insolvente verso i propri creditori. Il fallimento cristallizza la situazione di modo che l’insolvenza non aumenti ma si blocchi. Si preserva il creditore ma anche il debitore, non costretto ad avvitarsi sempre pi� in se stesso. Oggi mi pare che, cercando di evitare il fallimento, si precipiti sempre pi� nella seconda ipotesi, che � peggiore del male che si vuole scongiurare.
    Fallire rappresenta una chance per entrambe le parti. Per i creditori di recuperare qualcosa ma di sicuro di non perdere oltre, per il debitore di uscire da un vicolo cieco e, in prospettiva, di ricominciare a vivere senza pi� oneri.
    Impedendo agli stati di fallire per assicurare i creditori esterni mi pare che si corra solamente il rischio di farli implodere dall’interno.

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