La scarsità di capitale sociale non spiega il ritardo del Sud

La scarsità di capitale sociale non spiega il ritardo del Sud

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Sono i meridionali, con i loro comportamenti, la causa del ritardo economico del Sud. È, questa, un’argomentazione antica, vecchia almeno quanto la «Questione meridionale» stessa. Ma è dagli anni Novanta del secolo scorso che, con termini e metodologie nuove, la tesi secondo la quale il divario Nord-Sud dipende da fattori culturali, sociali e, lato sensu, istituzionali si è ampiamente affermata tra gli studiosi e nella pubblica opinione.

Nel Mezzogiorno, e specialmente in alcune aree, la criminalità organizzata rappresenta un fortissimo vincolo agli investimenti e al libero svolgimento dell’attività d’impresa. Sin dai primi anni post-unitari, clientelismo politico e corruzione sono stati indicati come fenomeni diffusi, in grado di distorcere l’allocazione delle risorse pubbliche. Familismo amorale, scarsità di relazioni fiduciarie, di reti di cooperazione, hanno storicamente caratterizzato le regioni meridionali.

Si dice che il Sud manca il «capitale sociale». Ma cos’è esattamente, e come si misura, il capitale sociale? Generalmente, il capitale sociale viene definito come un bene relazionale con particolare riferimento alle relazioni di tipo fiduciario e cooperativistico[1]. Per misurare la «dotazione» di capitale sociale sono stati utilizzati diversi indicatori: numero di donatori di sangue, partecipazione elettorale, numero di associazioni o cooperative, grado di fiducia intersoggettiva (desunto da sondaggi), tassi di litigiosità e criminalità e altri indicatori semplici o compositi. Come è stato osservato, l’enorme successo del concetto di capitale sociale si deve anche al fatto che nessuna scienza sociale è riuscita a darne una definizione precisa[2].

L’esistenza di un legame tra fattori socio-istituzionali e sviluppo economico è, comunque, sostenuto da un’ampia letteratura internazionale. Se il legame è accertato, la spiegazione del perché questi fattori differiscano tra nazioni e regioni, e come concretamente influenzino lo sviluppo economico di lungo periodo appare, però, non del tutto convincente.

Per quali ragioni i meridionali difettano di senso civico? Esiste una qualche loro connaturata propensione a violare le leggi? La mancanza di fiducia o di cooperazione è, forse, insita nell’indole meridionale?

Le risposte a queste domande sono riconducibili a due possibili ordini di cause.

Le storiche: le istituzioni e la cultura persistono nel tempo, e le modalità comportamentali si trasmettono attraverso i secoli e le generazioni. Carenze istituzionali e sociali hanno le radici nella storia del Sud: l’antico assetto latifondistico; la dominazione normanna; il regno borbonico; la mancanza di forme di autogoverno locale nel Medioevo, l’assenza di vescovi nell’anno 1000 e di città con origini etrusche[3].

Le antropologiche: i comportamenti degli italiani del Sud differiscono da quelli degli italiani del Nord a causa di differenze genetiche: a causa di antiche mescolanze con popolazioni africane e mediorientali, i meridionali hanno un quoziente d’intelligenza minore dei settentrionali[4]. Una tesi scandalosa.

Se fosse così l’arretratezza del Sud sarebbe un ineluttabile destino. Ma è davvero così?

Per decenni, sin dall’Unità nazionale, Abruzzo e Basilicata sono state tra le regioni più povere del Paese. Nel 1951, il loro Pil pro capite era, rispettivamente, il 60 e il 50% di quello medio italiano. Del resto, si tratta di due regioni che non hanno avuto “città-stato” medievali, né esiste alcuna testimonianza della presenza etrusca nei loro confini. Fu in Basilicata che, negli anni ’50, un giovane Edward Banfield coniò la categoria di «familismo amorale». Le stime mostrano come, nel 1871, Abruzzo e Basilicata avessero la dotazione di capitale sociale più bassa d’Italia[5], con tassi di scolarità bassissimi. Erano sì regioni povere ma, come Sardegna, Molise e (fino a pochi decenni fa) Puglia, non presentavano forme storicamente radicate di criminalità organizzata.

Ammettiamo che vi sia prova delle carenze nel capitale sociale e del familismo amorale. Tuttavia, Abruzzo e Basilicata − e analogo ragionamento potrebbe essere fatto per il Molise − hanno in parte colmato la loro condizione di ritardo. Certo, sono ancora relativamente meno avanzate di altre regioni. Oggi, tuttavia, il reddito pro capite dell’Abruzzo è l’84 % di quello medio nazionale, mentre quello della Basilicata il 70 %. Quanto al capitale sociale, è andata ancora meglio: la dotazione dell’Abruzzo è superiore alla media nazionale, e non dissimile da quella della Liguria e del Piemonte, mentre quella della Basilicata, di poco inferiore alla media, è simile a quella del Lazio.

In passato, anche il Veneto era una regione in ritardo di sviluppo. È noto: alla fine dell’Ottocento, dal Veneto partirono le prime grandi ondate migratorie transoceaniche e, fino agli anni del miracolo economico, l’emigrazione veneta verso le città industriali del Nord Ovest fu consistente. A differenza dell’Abruzzo e Basilicata, il Veneto conobbe l’esperienza dei comuni medioevali. Come l’Abruzzo, non ha avuto forme di criminalità organizzata, ma in compenso presentava carenze nel capitale sociale. Secondo le stime, nel 1871, la sua dotazione di capitale sociale era inferiore a quella di Puglia e Sicilia e non dissimile da quella della Sardegna del «codice barbaricino». Eppure, ciò sembra non aver avuto alcun effetto sulla crescita economica. Dagli anni sessanta, uno spettacolare sviluppo industriale ha reso il Veneto una tra le regioni tra più sviluppate d’Europa.

Fuori dai confini nazionali esistono dei divari che, in molti casi, hanno un’entità maggiore di quella riscontrabile oggi in Italia. Utilizzando, per semplicità, la classificazione NUTS 2, si osserva come la differenza nel Pil pro capite tra Amburgo e Meclemburgo-Pomerania A. sia, oggi, di 60 punti percentuali, quella tra Catalogna e Andalusia di 35 punti, per non parlare dei drammatici divari interni esistenti in Grecia o in Romania, Polonia, Bulgaria.

C’è chi ha sostenuto che la causa di tali divari sia un deficit di capitale sociale, una carenza istituzionale, una diversità culturale. Ma siccome le storie di queste regioni – e, tanto per rimanere in tema, i caratteri culturali e “antropologici” e “genetici” delle popolazioni che ci vivono − sono differenti, sfugge quali possano essere le cause storiche, istituzionali dei loro deficit di capitale sociale. Assenza di città-stato? Latifondi? Dominazioni di tipo ispano-borbonico? Assenza di vescovi nell’anno 1000 o di insediamenti etruschi?

È più opportuno concentrarsi sugli aspetti economici che accomunano le regioni in ritardo. Come mostrano recenti ricerche, l’evoluzione delle ineguaglianze regionali è strettamente legata al processo d’industrializzazione[6]: in una prima fase dello sviluppo nazionale, l’industria tende a concentrarsi in alcune aree che godono di un qualche vantaggio iniziale. Queste aree attraggono lavoro, capitale e altre industrie, che traggono vantaggi dall’agglomerazione geografica, in un processo cumulativo. Nel paese, il reddito medio cresce, ma anche i divari regionali aumentano. In una fase successiva, possono agire forze centrifughe che favoriscono la diffusione geografica delle attività economiche: l’industrializzazione si diffonde e le regioni convergono. L’esito finale non è, tuttavia, scontato. L’esperienza mostra come sia l’ineguaglianza, non l’uguaglianza, a caratterizzare la distribuzione regionale delle attività economiche e del reddito.

Come osservò J. Williamson in un pioneristico articolo, e come evidenziato da un recente studio della Banca Mondiale, l’andamento dei divari regionali presenta tipicamente una forma ad U rovesciata, legata al grado di concentrazione geografica delle attività economiche[7]. Questo andamento caratterizza, con alcune specificità, le traiettorie di sviluppo di molti paesi. Il grado di concentrazione industriale (misurato dall’occupazione nell’industria a livello regionale) e l’evoluzione dei divari regionali mostrano, anche in Italia, un andamento molto simile[8].

Nota: Il grado di concentrazione è misurato dall’indice Ellison-Glaeser considerando l’occupazione industriale regionale; i divari sono misurati dalla deviazione standard del Pil pro capite regionale rispetto all’indice Italia = 1. Fonte: Daniele, V., Malanima, P. Falling disparities and persisting dualism: Regional development and industrialisation in Italy, 1891–2001. Investigaciones de Historia Económica – Economic History Research (2013).

 

In alcuni casi, il processo di divergenza/convergenza può modificare la graduatoria regionale dei redditi: regioni più avanzate possono retrocedere; altre in ritardo prendere il loro posto. Nel 1891, il Pil pro capite della provincia belga di Hainaut era il 136 % della media nazionale, quello di Anversa il 91%. Oggi, la situazione si è invertita: il reddito pro capite di Hainaut è il 61 di quello belga, quello di Anversa il 117 %[9]. Sembra difficile che il capitale sociale possa aver avuto un ruolo in questi cambiamenti. Così come sembra difficile che il capitale sociale possa spiegare le fasi di convergenza regionale, inclusa quella verificatasi in Italia negli anni Sessanta del secolo scorso.

In una prospettiva di lungo periodo, lo sviluppo economico regionale appare influenzato da forze economiche fondamentali. La localizzazione industriale è determinata dalla dimensione e dall’accessibilità dei mercati, da differenziali di costo, dalla disponibilità di risorse naturali[10]. E’ vero che, nella complessità del mondo reale, anche altri fattori possono imprimere un vantaggio a un’area: le politiche economiche possono incentivare la localizzazione industriale; le infrastrutture migliorare l’accesso ai mercati e ridurre i costi di trasporto; la qualità del capitale umano favorire l’innovazione; la criminalità scoraggiare gli investimenti.

Gli studi sul nesso tra capitale sociale e sviluppo economico regionale e nazionale sono ormai innumerevoli. Naturalmente, l’impatto che il capitale sociale ha avuto sulla formazione dei divari regionali italiani merita di essere indagato. Non solo per la sua potenziale capacità euristica, ma anche per fugare il dubbio che il concetto di capitale sociale non sia «l’equivalente intellettuale di una bolla finanziaria»[11].

*Università Magna Graecia di Catanzaro

[1] Per una rassegna delle definizioni e per alcune applicazioni al caso italiano si vedano, tra gli altri, Pedrana M., 2012. Le dimensioni del capitale sociale. Un’analisi regionale. Giappichelli. Sabatini, F. 2009. Il capitale sociale nelle regioni italiane: un’analisi comparata. Rivista di Politica Economica 99 (2), 167-220.
[2] Durlauf S. N., Fafchamps M., 2004. Social Capital, CSAE Working Paper Series 2004-14, Centre for the Study of African Economies, University of Oxford.
[3] Putnam R., 1994. La tradizione civica nelle regioni italiane. Mondadori, Milano. Banfield E. C., 1976. Le basi morali di una società arretrata, il Mulino, Bologna. Guiso L., Sapienza, P., Zingales, L., 2008. Long-term Persistence. NBER Working Paper n. 14278.
[4] Per l’antropologia, i riferimenti sono a Lombroso, Niceforo, Sergi. Si veda: Teti V. 2011. La razza maledetta. Origini del pregiudizio antimeridionale. Manifestolibri 2011. Sull’ipotesi genetica: Lynn, R., 2010. In Italy, North–South differences in IQ predict differences in income, education, infant mortality, stature, and literacy. Intelligence 38, 93–100. Per una critica: Daniele V., Malanima P., 2011. Are people in the South less intelligent than in the North? IQ and the North–South disparity in Italy, The Journal of Socio-Economics, Volume 40, 6, 844-852. Una lucida analisi sul ruolo dei fattori sociali nello sviluppo del Sud è contenuta in: Viesti G., 2013. “Il Sud vive sulle spalle dell’Italia che produce” Falso!. Laterza, Roma-Bari.
[5] Si veda Felice E., 2012. Regional convergence in Italy, 1891–2001: testing human and social capital. Cliometrica, 6(3), Page 267-306. Dati dettagliati sono contenuti in: Nuzzo G., 2006. Un secolo di statistiche sociali: persistenza o convergenza tra le regioni italiane? Banca d’Italia, Quaderni dell’ufficio ricerche storiche, n. 11.
[6] Badia-Miró, M., Guilera J., Lains, P. 2012. Regional incomes in Portugal: industrialisation, integration and inequality, 1890-1980. Revista de Historia Económica 30(2), 225-44. Combes, P. P., Lafourcade, M., Thisse, J-F., Toutain, J.-C., 2011. The rise and fall of spatial inequalities in France: A long-run perspective. Explorations in Economic History 48 (2), 243-271. Enflo K., Ramón-Rosés, J. 2012. Coping with regional inequality in Sweden: structural change, migrations and policy, 1860-2000. European Historical Economics Society (EHES), Working paper, n. 29. Kim, S., 1998. Economic Integration and Convergence: U.S. Regions, 1840-1987. Journal of Economic History 58 (3), 659-83. Rosés, J. R., Martínez-Galarraga, J., Tirado, D. A., 2010. The Upswing of Regional Income Inequality in Spain (1860-1930). Explorations in Economic History 47 (2), 244-257.
[7] Williamson, J. G., 1965. Regional Inequality and the Process of National Development; a Description of the Patterns. Economic Development and Cultural Change 13 (4), 3-84. World Bank, 2009. Reshaping Economic Geography, World Development Report, World Bank: Washington.
[8] Daniele, V., Malanima, P., 2011. Il divario Nord-Sud in Italia 1861-2011. Rubbettino, Soveria Mannelli. Daniele, V., Malanima, P. 2013. Falling disparities and persisting dualism: Regional development and industrialisation in Italy, 1891–2001. Investigaciones de Historia Económica – Economic History Research.
[9] Buyst, E., 2011. Continuity and change in regional disparities in Belgium during the twentieth century. Journal of Historical Geography 37 (3), 329-37.
[10] Krugman, P., 1991. Increasing Returns and Economic Geography. The Journal of Political Economy 99 (3), 483-99.
[11] Durlauf S. N., 1999. The case “against” social capital. University of Wisconsin-Madison, Institute for Research on Poverty, Focus, 20 (3), 1-5.

24 Commenti

  1. Lo sviluppo industriale, eh ?Riciccia la “teoria delle industrie motrici” di Perroux che ha sconquassato il contintente africano e non solo negli anni ’60 e ’70 . Ma perch� non crescete? Provate a chiedervi invece come mai sull’area di Bagnoli dopo vent’anni di discussioni su alberghi, musei del mare, incubatori di start up e palazzine non c’� assolutamente nulla, N U L L A. E a quel poco che forse c’era gli hanno pure dato fuoco. Alora, forse, capirete. Una domanda: ma cosa c’entra il capitale sociale con le donazioni di sangue. Provate a contare magari quante sono le biblioteche pubbliche con accesso WI FI per abitante e la qualit� dei loro fondi librari per abitante e vedrete che capirete, ohhh se capirete. Non dovrebbe sfuggirvi inoltre che le coop al sud si costituiscono fittiziamente prevalentemente per motivi fiscali e previdenziali. Mi chiedo chi sia il genio che inventa indicatori tanto distorsivi e come si possa essere tanto ingenui da citarli a vanvera. Sulle donazioni vi � un incentivo (giorno di riposo) del tutto scorrelato dal capitale sociale qualunque cosa significhi.
    Mi chiedo poi se ad Anversa ci siate mai stati. Perch� se vi foste stati la differenza l’avreste capita da soli. Viaggiate e guardate con i vostri occhi piuttosto che copiare grafici insulsi. L’essenziale � visibile all’occhio. Visibilissimo.

  2. @ Cyrano
    Perch� non coglie l’occasione per tacere? Di insulsaggini ne leggiamo gi� troppe tutti i giorni ed adesso che arriva il Renzino ne sentiremo ancor di pi�. Ci risparmi i suoi commenti

  3. Anche la fredda Germania dell�Est (cfr. �Banca d’Italia – Mezzogiorno e politiche regionali�), destinataria di imponenti risorse dopo l�unificazione (molto superiori a quelle riversate nel nostro Mezzogiorno), dopo aver migliorato notevolmente tutti i propri indicatori in un arco temporale relativamente breve, non riesce a colmare i ‘gap’, a parere di molti, per motivi culturali.

    �La forza di un popolo � conseguenza dello spirito giusto, e non vale l�inverso� (R. Musil).

    L�evoluzione dell�uomo, da 10 mila anni a questa parte, � frutto soprattutto della cultura.

    Lettera a Marco Demarco, direttore del �Corriere del Mezzogiorno� (�Terronismo�)
    http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2681858.html

  4. Cosa c’entri Renzi con una ricerca che porta come indicatori del capitale sociale il numero di donatori di sangue e il numero di coop � davvero difficile da comprendere. Se poi vi trasferiste a Taranto riuscireste anche a vedere come si sia riusciti a devastare l’area archeologica pi� importante d’Europa dopo Roma arrecando morte, inquinamento e la distruzione di un settore locale fiorentissimo, quello della mitilicoltura, che era una eccellezza assoluta apprezzata anche sui mercati europei. Per non parlare dei danni ad una agricoltura d’eccellenza il vero capitale sociale di quel territorio era proprio nella cultura del mare e del territorio. E mentre L’ILVA ha sede legale a Milano e gli utili in Holding di diritto lussemburghese a Taranto ora si ammazzano di inquinamento industriale. Taranto, come la Sicilia hanno sacrificato tantissimo ad un malinteso sviluppo industriale, ma se va bene a Voi …..
    Tenetevi pure L’ILVA, le Raffinerie dell’ENI, le centrali a Carbone a Brindisi, continuate cos� andate benissimo.
    Viaggiate, e guardate con i vostri occhi. L’essenziale � visibile all’occhio.

  5. @ Vincesco
    Dare della bottegaia alla Merkel – che probabilmente essendo calvinista manco si offenderebbe – potr� far� bene all’autostima ma non vi porter� mai da nessuna parte. Avete idea di cosa possano pensare i Tedeschi degli Scilopoti, Scopelliti, Elio Vito, eccetera eccetera eccetera. Ma Voi pensate che loro non ci osservino, non si informino, non studino. Veramente credete che possano accettare gli Eurobond sapendo che magari alle infrastrutturein Italia c’� un tipino che si chiama Maurizio Lupi?
    Quanto al fatto che i lander orientali abbiano ricevuto pi� aiuti del Sud � tutto da dimostrare. Quando i fondi strutturali abbondavano il sud si segnalava per il ridotto uso degli stessi e per il livello elevato delle frodi comunitarie, anche di una certa sofisticazione. Ora si piange miseria e i fondi sono anche pochi. Ma come ragionate?

  6. @ Cyrano
    1. Per la precisione, il mio nickname � Vincesko (con la �k�)
    2. Che cosa c�entra l�appellativo – meritato, sulla base di un�analisi dei fatti (condivisa peraltro da eminenti Tedeschi) – alla Merkel di �bottegaia� con la mia autostima? Inoltre, i fatti talvolta (o spesso, in Italia) non portano da nessuna parte, ma solo perch� troppe persone li aborrono ed inclinano alla propaganda faziosa, avulsa dai dati e dai fatti.
    3. So che cosa pensano i Tedeschi dei furbi Italiani: pi� o meno quello che penso io. E questo, perci�, non m�impedisce di pensar male degli altrettanto furbi �bottegai� tedeschi, quando fanno i furbi.
    4. Poich� anche i Tedeschi inclinano alle furbizie, come quando, per fare qualche esempio, a) per accrescere la competitivit� dei loro prodotti rispetto ai loro partner UE (tra cui l�Italia) finanziano la deflazione dei salari tedeschi (400� mensili per oltre 7 milioni di mini job) attraverso il loro robusto welfare (reddito minimo garantito di 364� e sussidio integrale all�affitto), che configurano aiuti di Stato alle imprese; oppure b) imponendo misure draconiane di risanamento ai Paesi per evitare che le banche tedesche perdano i loro prestiti (ad es. la gran parte dei prestiti anti-crisi fatti alla Grecia); oppure c) quando si atteggiano a salvatori che si svenano per la patria UE, e danno lezione all�Italia, quando l�Italia non ha preso un Euro e contribuisce al fondo salva-stati, in ragione della sua quota nella BCE, esattamente come la Germania, in ragione della sua quota; oppure d) quando non si assume, come Paese leader ed avvantaggiato dalla moneta unica fissa, l�onere del riequilibrio della bilancia commerciale infra UE accrescendo i suoi consumi e fa per giunta concorrenza sleale deflazionando i salari e integrandoli col welfare.
    5. �Banca d’Italia – Mezzogiorno e politiche regionali�: 744 pagg., vi sono inclusi: informazioni utili per valutare la performance territoriale delle amministrazioni pubbliche ed un raffronto con la Germania Est (in 40 anni, la politica straordinaria ha speso nel Sud non pi� dello 0,7 per cento del Pil; per contro, per osservatori autorevoli tedeschi, �l�unit� nazionale � un valore che trascende la logica economica, per il quale pu� ben valere la pena sacrificare il 5 per cento del PIL� – maggiore di quello italiano – secondo le regole del federalismo cooperativo (Politikverflechtung), che costituisce il carattere saliente del modello politico tedesco. Secondo stime non ufficiali i trasferimenti lordi sarebbero ammontati per il periodo 1991-2003 a 1.250-1500 miliardi di euro, equivalenti a una media di 96-115 miliardi annui) (pag. 486).
    http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/seminari_convegni/mezzogiorno/2_volume_mezzogiorno.pdf
    Conclusione: io sono convinto che l�Italia debba completare i compiti a casa (in particolare, imposta patrimoniale e/o prestito forzoso di 150-200 mld, per evitare che il Paese vada a fondo, sulla met� del decile pi� ricco – che peraltro ha contribuito pochissimo al mastodontico risanamento dei conti pubblici e si � ulteriormente arricchito con la crisi -, lotta severa all�evasione fiscale, alla corruzione e alle mafie; efficientamento della cruciale PA e della giustizia civile), ma sono altrettanto convinto che la Germania debba smettere il proprio atteggiamento egoistico, furbo, ottuso ed arrogante.

  7. Ci� che configura aiuti di Stato � codificato dall’art. 107 del trattato FUE e non dal primo Vincescko che capita. Infine fate pace con il cervello: il reddito di cittadinanza � una conquista di civilt� se a parlarne � la sinistra mentre diventano aiuti di Stato se invece sono i tedeschi ad applicarlo. Il diritto alla casa � sancito dalla Costituzione se a reclamarlo � la Sinistra � aiuto di Stato se a garantire i sussidi alla casa � la Germania.
    Crescete, viaggiate osservate con i vostri occhi. L’essenziale � visibile all’occhio.

  8. @ Cyrano
    Sei un arrogante maleducato che si atteggia a grande esperto e tuttologo, ma che di tutta evidenza non capisce neppure che:
    – rivolgere continui inviti agli interlocutori ad usare il cervello per solito � un forte indizio di proiezione psicologica;
    – per quanto riguarda gli aiuti di Stato tedeschi, era implicito il termine “surrettizi”;
    – la mia critica – ovviamente – non verte sulla erogazione del reddito minimo garantito e del sussidio all’affitto, ma che questi siano compatibili coi mini job (= concorrenza sleale);
    – a prescindere dal merito, c’� differenza tra “reddito minimo garantito” e “reddito di cittadinanza”;
    – solo qualche motivazione psicologica “recondita” e preoccupante pu� indurre un Italiano ad essere, a prescindere, iperentusiasta di un Paese straniero ed ipercritico del proprio;
    – il mio nickname � Vincesko, sbagliarlo per la seconda volta costituisce un evidente, doppio, preoccupante “lapsus calami”, con quel che ne consegue…

  9. PS:
    Ah, a proposito:

    Aiuti di Stato alle imprese?
    [�] Una domanda provocatoria (da non esperto): non si potrebbero equiparare questi sussidi ad aiuti di Stato alle imprese?
    Vincenzo Comito, su Sbilaciamoci, ha risposto affermativamente:
    s�, penso che si possa sostenere che si tratta di aiuti di Stato. Per altro verso quella norma, a mio parere, andrebbe riscritta.
    �Il lato oscuro della crescita�
    http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Il-lato-oscuro-della-crescita-21128

  10. Il motivo recondito � uno solo ed � semplice: sono italiano, vissuto a lungo a sud che conosco molto bene e, per motivi d lavoro, conosco bene Germania e Svizzera e in generale il Nord Europa. Non si capisce perch� vi accaniate contro lo Stato Sociale tedesco di cui persino molti giovani italiani soprattutto meridionali si avvalgono, atteso che anche la qualit� dell’assistenza sanitaria � decisamente migliore di quella che si pu� ricevere al Sud che pure prepara ottimi medici. Gli aiuti di Stato o ci sono o non ci sono, non esistono “aiuti surrettizi” e se esistono si chiamano welfare e non si capisce perch� vi dispiaccia tanto. Vincesko (non ho sbagliato volontariamente, e non faccio difficolt� a scusarmi se ti ritieni offeso) ha invece ragione quando elenca una generalissima lista di cosa da fare. A partire di una imposta sui grandi patrimoni. L’errore che si commette � aver perso mesi preziosi a incriminare un paese che era il grande malato d’Europa mentre Noi sprecavamo risorse progettando ponti sullo stretto che cari ci costano ancora oggi, tra penali e societ� mai liquidate. I problemi italiani sono tutti interni e li trasciniamo avanti dagli anni’70. Presumo conosciate poco di quegli anni perch� o eravate in fasce o forse nemmeno nati. Un consiglio spero tanto lo accettiate:smettetela di linkare articoli di sbilanciamoci, di questo o di quell’altro sito, qualsiasi cosa dicano in economia rappresentano un semplice punto di vista. Cercate di farvi il vostr e viaggiate, tanto. L’essenziale � visibile all’occhio.

  11. Da la Stampa Domenica 16/02/2014 :
    “la trib� dei donatori di sangue � fatta in gran parte da uomini, lavoratori dipendenti, di et� tra i 26 e i 55 anni”.
    All’estensore dell’articolo che parla di “donatori di sangue” come inidce proxi del capitale sociale si chiede di riflettere su questo dato e, marzullianamente farsi una domanda dandosi una risposta.
    Sar� forse che i liberi professionisti e lavoratori autonomi hanno minor senso civico?
    Sar� forse che le donne son meno altruiste degli uomini?
    Sar� che fa comodo avere un giorno di ferie e le analisi del sangue gratis?
    Ora questo � solo un caso esemplare tipico di come si fa ricerca in Italia.
    I mezzi sono scarsi per fare ricerca seria, sul campo, indagini che richiederebbero tempo e risorse che non ci sono. E’ pi� facile prendere qualche indicatore pi� o meno a casaccio e imbastirci sopra un discorso bislacco che va dal Veneto ad Anversa, dagli Etruschia ai Borboni.
    Non � di questa ricerca che ha bisogno il paese. Sicuramente sfamer� qualche famiglia ma non apporta nulla alla crescita del paese.

  12. Egr. sig. Cyrano, se ha letto (e compreso) l’articolo, il riferimento al numero di donatori di sangue – per dati riferiti anche al passato – � stato fatto perch� tale indicatore � stato utilizzato in alcune ricerche (non mie) come proxy del capitale sociale; si pu� intuire il perch�: trattasi di un gesto gratuito, solidale, come pu� esserlo, mutatis mutandis, la partecipazione a un’associazione culturale o di volontariato. Mi pare, tuttavia, le sia sfuggito che il mio articolo � critico nei confronti della categoria di capitale sociale.Quanto ai suoi interrogativi, ne pongo uno anch’io… sar� forse che per comprendere e valutare le altrui ricerche ci vuole, oltre che un po’ di umilt� e di buon senso, anche qualche conoscenza?

  13. @ Cyrano
    Caro amico, permettimi di dirti che il tuo non � un dialogo ma un soliloquio. Di grazia, dove avrei criticato il welfare tedesco? Il tuo penultimo commento conferma la mia deduzione: per qualche tuo motivo �recondito�, non leggi attentamente ci� che scrive il tuo interlocutore e preferisci irresistibilmente rimanere affezionato al tuo mantra; perci� rilevavo l�errore (ripetuto) sul mio nickname: non leggi attentamente n� i nickname n� le risposte dell�interlocutore per trarre comodamente le tue solite accuse urbi et orbi gratuite o immotivate (ah, la proiezione!), e mi � facile dimostrarlo:
    1. Welfare tedesco. Se rileggi con congrua attenzione i miei commenti precedenti, ti accorgi che � una tua invenzione che qualcuno ce l�abbia col welfare tedesco; tu non lo sai, ma io, anche rifacendomi al welfare tedesco e non solo, conduco una piccola battaglia sul web da oltre 4 anni, con molteplici post nel mio blog e centinaia di commenti, per a) introdurre anche in Italia il Reddito minimo garantito (l�RMG esiste in tutti i Paesi UE tranne Italia, Grecia e Ungheria) e b) varare un corposo piano pluriennale di alloggi pubblici (in Italia, negli ultimi 20 anni, se ne sono costruiti 1/30 della Germania, 1/40 della Francia, 1/70 della Gran Bretagna), quale indispensabile ammortizzatore sociale anti-crisi, crisi che sar� lunga almeno 15 anni poich� � l�effetto del mutamento epocale in atto; finanziando queste 2 misure anche con un imposta patrimoniale ordinaria a bassa aliquota sul decile pi� ricco delle famiglie.
    2. Aiuti di Stato. Non essendo io un esperto ed un tuttologo come te, ho chiesto lumi ad un esperto, il prof. Vincenzo Comito, che ha confermato trattarsi di aiuti di Stato sostanziali.
    3. Affermazioni ovvie. Se tu, per proiezione psicologica, non inclinassi irresistibilmente a sottovalutare indistintamente � indistintamente � l�intero genere umano ed i tuoi interlocutori in particolare, eviteresti di fare accuse gratuite o dire cose ovvie (mai dire cose ovvie) come quella che gli articoli esprimono punti di vista degli autori. Ci� detto, se uno non si considera un tuttologo si affida intelligentemente ad esperti della materia per capirne di pi�. E, tu non lo sai, per questo riporto talvolta tesi giustapposte a corredo dei miei post, senza sposarne alcuna.
    4. Tema in discussione. Il tema in discussione � il Sud e le cause del suo mancato sviluppo; io ho fatto un parallelo con la Germania dell�Est; tu invece te ne sei uscito col tuo solito mantra da maestrino severo e fazioso. L�Italia ha molti difetti, noti a (quasi) tutti, anche a me, non solo a te, per la cui soluzione anche io spesso raccomando di guardare, seguendo il principio del benchmarking, ai Paesi pi� evoluti (inclusa la Germania), ma questo � ripeto � non m�impedisce n� dovrebbe impedire a te e a tutti di criticare tali Paesi, tra cui la Germania, quando se lo meritano. E la Germania � criticabile sotto vari punti di vista, poich� ha molte responsabilit� nella conduzione dell�attuale crisi, inclusa la furbizia. Per onest� intellettuale te ne farai una ragione.
    Conclusione: per rendere utile questo dialogo, permettimi di suggerirti, quando discuti, di imparare a sceverare il grano (le tesi dell�interlocutore) dal loglio (le tue interpretazioni inventate), stare al tema, evitare le affermazioni ovvie e le accuse gratuite, leggere attentamente le risposte e soprattutto indagare e rimuovere la tua pulsione irresistibile a fare il maestrino con la penna rossa con l�Italia e� faziosa e indulgente con la Germania.

  14. @ VIncesko
    L’opinione del Prof. Comito resta un’opinione e, come tutte le opinioni, impegna solo chi le esterna e chi ci crede. Le facolt� economiche in generale, anche se non sempre, sono la tomba del pensiero indipendente. E’ dalle Universit� che sono promanate le teorie pi� bislacche di cui oggi la gente paga il conto. In Italia al governo abbiamo avuto fior di Professori da Monti a Fornero. Tutti hanno dimostrato una profonda inadeguatezza nel passare dalle fumoserie che si propalano a spesso ingenui studenti alla dura realt�. Per favore non citate professori a vanvera ne sanno meno loro di un magliaro di Prato di come si produca ricchezza.
    Ci sono professori della Cattolica o dell’Universit� di Chieti che sostengono l’uscita dall’Euro altri che la ritengono una catastrofe. Ognuno pu� pensarla come crede. Personalmente attribuisco scarso valore a chi sostiene il proprio pensiero ricorrendo alle opinioni di altri.
    I tedeschi fanno il loro interesse, come tutti. E’ L’Italia che non riesce a perseguire il proprio.
    @Vittorio perch� si sia scelto di citare un proxy tanto inconsistente � un problema suo. Quanto al comprendere un articolo che passa con tanta superficialit� dagli Etruschi ai Borboni, dal Veneto ad Anversa mostrando di conoscere molto poco tanto l’uno quanto l’altra ebbene s�, lo riconosco, ho letto ma non compreso per il semplice motivo che � un articolo senza n� capo n� coda. Mostra scarsissima conoscenza se non per luoghi comuni, della storia del Veneto. Meno grafici e pi� Braudel vi aiuterebbero a capire quella “longue dur�e” che � poi una delle determinanti fondamentali del capitale sociale che dentro i grafici proprio non pu� entrarci. Il fatto che poi da Catanzaro si invochi ancora un “industrialismo” calato dall’alto come volano di sviluppo � la cosa pi� incomprensibile di tutte. Davvero incomprensibile. Pi� comprensibile invece � il fatto che si ignori completamente l’impatto che sullo sviluppo del capitale sociale nel mezzogiorno ha la presenza di una delle mafie pi� potenti del pianeta, che di sangue ne sparge a profusione in tutto il paese.

  15. Si attaglia a molti anche se non a tutti i prof. delle facolt� economiche la definizione di intellettuale coniata da A. Einstein:
    “l’intellettuale non ha contatto diretto con la rozza realt�, ma la vive attraverso la sua forma riassuntiva pi� facile, quella della pagina stampata”.
    Geniale � invece la definzione che B. De Finetti dava della scienza economica consistente “spesso anche se non sempre nel complicare problemi semplici per mezzo di ragionamenti inutili.”

  16. Da “Maledetto sud” di Vito Teti, un calabrese: “Ci si chiede se liberarsi della “maledizione” di un’identit� chiusa, angusta, inventata, pu� spingere a trasformare il conflitto in benedizione,il risentimento in riconoscenza, l’autoassoluzione in consapevolezza dei propri errori, l’ostilit� nei confronti degli altri(la Germania n.d.r) in comprensione.
    E’ questo lo sforzo che si chiede al Sud: trasformare l’autoassoluzione in consapevolezza dei propri errori. Commessi soprattutto da coloro che in quelle terre sono potuti restare. Spesso contribuendo a conservare piuttosto che a rimuovere quegli ostacoli di natura economica e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona.

  17. @ Cyrano
    Non essere inutilmente ostinato.
    1. Continui a dire cose ovvie e a non leggere attentamente: � Vincenzo Comito che � d�accordo con me che erogare l�RMG e il sussidio all�affitto ai percettori di mini job costituisce aiuto di Stato (surrettizio).
    2. Fai un uso industriale della proiezione psicologica (ahi ahi ahi�): critichi me che ho citato Comito, e poi fai altrettanto anzi peggio�
    3. Non resistere oltre: ora ammetti che la Germania fa il proprio interesse; no, peggio: anche i Tedeschi perseguono il proprio interesse facendo i furbi (vedi i casi da me esposti nel commento del 12 Febbraio 2014 alle 10:54 pm , oltre agli articoli – anche di esponenti tedeschi – allegati in calce al mio post).

  18. Guarda Vincesko, di aiuti di stato “surrettizi” alle imprese l’Italia detiene il record mondiale pensa solo a come vengono sussidiate le energie alternative scaricando il costo sulla bolletta di ignari cittadini. I sussidi alle imprese in Italia valgono circa 2 mld di euro, vuoto per pieno. Io di sto Comito ho un ricordo di quando lavoravo in Eni Gas&Power, ed � un prof. di Finanza la sua competenza in fatto di “Regolazione e mercato comunitario” vale quel che vale, per modo di dire. Ti convince? Benissimo. Se sta bene a te…
    I fatti sono che nessun paese e nessuna azienda in Europa, NESSUNO, ha mai avanzato una simile obiezione alla Germania nelle sedi opportune, ovviamente. Questa � la realt� e ci sar� un motivo. Ognuno poi pu� fantasticare come crede. Perseguire l’interesse nazionale � assolutamente lecito. Fare i “furbi” � da italiani, questa � la differenza. C’� un tratto etico che distingue i due comportamenti che ti consiglio di verificare di persona viaggiando in quei paesi: Germania, Austria, Svizzera. In Olanda le cose sono leggermente diverse ma vanno attentamente valutate. Non sono Weberiano e non attribuisco questo alla eredit� protestante. E’ un complesso di fattori che per� in questo paper vengono superficialmente citati in modo vago e disordinato tralasciando di riflettere sui fattori che ancora oggi impediscono a una terra che ha straordinarie risorse umane di trovare il suo riscatto.
    Infine sapevo che mi sarebbe stata obiettata una citazione, ma ho corso il rischio perch� credo che il punto di vista di Teti un meridionale, un calabrese potesse offrire uno spunto di riflessione. L’ostinazione poi � proprio il tratto che vi contraddistingue. Quanto a questo Paper poi, perch� tutta la nostra animata discussione parte da l�, porta argomenti debolissimi a una tesi, quella dello sviluppo industriale foriero di progresso civile che da Taranto a Bagnoli; da Brindisi a Gioa Tauro, da Agrigento a Termini Imerese trova una quantit� di confutazioni che non richiedono di essere trovate in posti che evidentemente si conoscono solo sulla carta come Anversa o la Germania est.

  19. 1. Io di Vincenzo Comito so soltanto che scrive su Sbilanciamoci; ho trovato questo:
    http://www.sbilanciamoci.info/Chi-scrive/Vincenzo-Comito-247
    2. Recentemente, ho sentito un altro professore definire il caso tedesco del welfare ai mini job, nella sostanza, aiuti di Stato: Alberto Bagnai. Ma i casi di furbizia sono tanti altri, incluso quello di �nascondere� l�aumento del debito pubblico o gli aiuti alle imprese nell�equivalente della nostra CDP.
    3. Ripeto, per la terza o quarta volta, che anche io considero noi Italiani dei furbi inveterati, ma sono anche convinto, da ben prima di avere l�avallo di Comito o simili, non per pregiudizio ma esclusivamente sulla base dell�analisi dei fatti, che anche i rigorosi Tedeschi inclinano ad esserlo, furbi, sol che lo coprono con l�arroganza e, da una parte, mandano perci� in confusione gli ingenui e i faziosi; dall�altra, tengono sotto schiaffo i Barroso, i Rehn e i Van Rompuy, che mai ardiranno instaurare una seria azione sanzionatoria.
    4. D�altra parte, come confermi qui anche tu, qualunque comportamento esagerato nasconde una magagna interiore, una coda di paglia. Tienilo presente in futuro�
    5. Poich�, dopo avere stigmatizzato (stigmatizzare = deplorare severamente e pubblicamente) a pi� non posso l�abitudine di fare citazioni a supporto delle proprie tesi, non ne hai fatto solo una � come maldestramente ora affermi � ma ben 4: Braudel, Einstein, De Finetti e Teti. Ahi ahi ahi�

  20. @Vincesko, le citazioni mi fa molto piacere che tu le abbia contate e anche lette. Hai visto mai….. Si tratta comunque di aforismi e non sono di supporto al mio di pensiero, in questo caso specifico sul capitale umano e le sue metriche. Si tratta di considerazioni generali sulla teoria economica e sul suo status di scienza empirico induttiva e non logico deduttiva come oggi � impostata nei suoi statuti epistemologici. Da l� la critica ad un metodo che abusa troppo del grafico piuttosto che della tabellina di dati. Con una manciata di numeretti (certificati) posso dimostrare qualsiasi cosa e con altri (certificati) il suo esatto contrario. L’economia non � per “natura” una scienza “evidence based” ma una scienza storico morale per cui anche il pi� arzigogolato grafico, la pi� ricca tabellina rester� solo un punto di vista e quando quel punto di vista conta quasi esclusivamente sui numeri e non sull’analisi storica, giuridica, empirica e – sul campo aggiungo io – perde fortemente di significativit�.Il rischio � che pur di avere una metrica se ne usino delle pi� bislacche purch� disponibili a costo zero. Il numero dei donatori, di coop. Qualsiasi cosa pur di inventarsi dei proxy a costo contenuto. E quella in realt� rester� l’unica economia che si far�: un’economia di conoscenza! Nella fattispecie l’autore le cita solamente, per poi indulgere anche Lui nel grafichetto e nella citazione di realt� territoriali che, evidentemente, conosce solo come puntini su una carta geografica. Tutto l�.
    Non a caso per fare il medico bisogna essere medici e per fare un ponte ingegneri ma per occuparsi di Economia si pu� essre biologi (Claudio Napoleoni) medici (Hilferding) avvocati (Draghi) ingegneri minerari (Trichet) perch� la materia pi� che avere solidi statuti fondativi richiede una forte capacit� di analisi induttiva. Le facolt� di economia sono in crisi in tutto il mondo dal Canada alla Francia e ci sono movimenti studenteschi che chiedono una profonda revisione e riflessione non solo sugli statuti della materia ma anche sul suo stesso oggetto. E qui io esprimo la mia opinione in parte oggettiva e in parte indimostrabile. Marx � stato Marx e Ricardo � stato Ricardo, perch� non hanno mai avuto una cattedra universitaria. Il loro pensiero rivoluzionario non ha mai dovuto sottomettersi e subire le curvature imposte al proprio pensiero dal mondo accademico borghese come altri grandissimi economisti come Sraffa o Keynes per citarne solo alcuni.
    Sentiti libero di credere a Bagnai se vuoi, i,o se lo accetti ho un suggerimento mi permetto di dartelo: con delle buone basi di statistica economica, contabilit� di Stato, diritto dell’economia e con una anche non approfondita conoscenza del datawarehousing oggi si � in grado di farsele da soli le proprie ricerche. Pensa a iSTAT, Eurostat, OCSE, WTO, Bankitalia tutte fonti cosiddette “aperte” e certificate. Senza bisogno di filtri. Diventa tu il ricercatore e viaggia; viaggia con curiosit� e attenzione. L’essenziale � visibile all’occhio !

  21. Ho letto attentamente l’articolo che si può tranquillamente criticare perché magari si hanno effettuato degli studi che mettono in discussione una tesi. E questo va anche bene, anzi benissimo. Ma quello che non riesco proprio a capire è come sia possibile che ci siano grandi personalità che spesso scrivono nei commenti agli articoli di questo sito per urlare solo ed esclusivamente contro chi ha scritto l’articolo. Sembra che la moda di oggi, per molti non sia quello di contribuire ad una riflessione e, nello stesso tempo, a arricchire la discussione e quindi la capacità di tutti coloro che partecipano alla discussione di arricchire le proprie “memorie”. Ho detto altre volte che il confronto deve servire per mettere tutti gli altri nelle condizioni di conoscere le opinioni e gli studi (scientifici) degli altri. La memoria di ciascuno di noi è semplicemente una memoria privata che appartiene solo ed esclusivamente a chi ce l’ha. Ma s quella memoria viene messa a disposizione degli altri allora diventa collettiva. Purtroppo troppi arroganti, che credono di avere al verità in tasca non conoscono le regole del confronto che sono soprattutto dettate dalla necessità di ascoltare quello che dice colui che parla e parlare a chi poi deve ascoltare. Immagino che se questo non viene fatto, è il segno di una degradazione di una comunità che non esiste più. Tutti sono contro tutti. Ma possiamo noi continuare (e questo accade soprattutto nel mondo della politica)in questo atteggiamento che porta solo ed esclusivamente alla distruzione degli elementi fondamentali di una comunità che può avere (anzi deve avere) idee diverse ma che rimangono cristallizzate all’interno di ciascuno di noi. Solo al discussione appassionata tra idee diverse può permettere di raggiungere delle sintesi che portano alla comprensione di situazioni complesse quali quelle delle attività degli uomini. E questo vale sia nella politica che nelle scienze, anche di quelle economiche, di cui si interessa questo sito. Scusate lo sfogo, ma veramente, di fronte agli articoli che vengono pubblicati in questo sito, penso veramente che dobbiamo tutti i commentatori fare un salto di qualità.

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