Un convegno per capire la crisi

Un convegno per capire la crisi

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Il 26 e 27 gennaio prossimi, alcuni tra i principali esponenti del pensiero economico critico si riuniranno presso l’Università di Siena per interrogarsi sugli sviluppi della grande recessione in corso, e sul futuro della teoria e della politica economica.

Il convegno è organizzato con la collaborazione di Economia e politica. Tutte le informazioni sono sul sito www.theglobalcrisis.info.

Nel 2006, chiamato ad esprimersi sui criteri di valutazione della ricerca universitaria, l’attuale rettore della Bocconi Guido Tabellini dichiarò che bisognava respingere le procedure tese a salvaguardare i filoni di ricerca alternativi al mainstream, poiché queste avrebbero finito per «proteggere sette di ricercatori in via di estinzione»[1]. Quando fu pronunciata, questa frase apparve a molti indicativa di specifici interessi accademici da difendere e da consolidare, molto più che di un giudizio spassionato sull’effettivo valore scientifico delle diverse correnti della ricerca economica. Tuttavia la sostanza della dichiarazione rifletteva l’enorme successo del paradigma dominante di teoria e politica economica, e il comprensibile desiderio dei suoi più convinti sostenitori di avvalersi di tale diffuso consenso per conquistare nuovi spazi e ulteriori riconoscimenti.

Ben pochi anni sono passati dalla controversia sulla valutazione della ricerca, eppure le cose sembrano esser cambiate sotto più di un aspetto. In particolare, dal momento in cui la crisi globale è esplosa, il clima culturale pare aver subìto un mutamento alquanto repentino. Uno dei motivi è che gli esponenti della teoria economica prevalente sono apparsi in estrema difficoltà di fronte alla grande recessione in corso. Col passare dei mesi è andato diffondendosi il convincimento che la crisi li abbia presi alla sprovvista, e che le loro proposte di politica economica abbiano addirittura contribuito ad alimentarla. In Gran Bretagna si è scomodata persino la Regina per chiedere ai massimi esponenti della London School of Economics come mai non fossero stati capaci di prevedere il tracollo. In Italia il ministro dell’Economia ha più volte ironizzato sulle difficoltà di previsione degli economisti, e li ha per questo invitati a star zitti per almeno un anno o due. Dove naturalmente per “economisti” si sono intesi sempre gli esponenti della ortodossia, coloro i quali cioè hanno lungamente dettato il verbo, sia sul versante della teoria che della politica economica[2].

Si è respirata in effetti un po’ l’aria della caccia all’untore, in questa sorta di caccia all’economista. D’altro canto va riconosciuto che le accuse che sono state lanciate in questi mesi non possono dirsi del tutto infondate. Basterà ricordare che gli economisti della blasonata voce.info hanno commentato la crisi ammettendo onestamente che «nessuno di noi redattori, dobbiamo riconoscerlo, l’aveva prevista. Molti di noi l’avevano sottovalutata»[3].

In questo mutato e forse imbarazzante scenario, Tabellini deve aver considerato opportuno porre il seguente interrogativo: «vi sarà un’altra rivoluzione nelle idee degli economisti circa i compiti della politica economica e il funzionamento della economia di mercato?»[4]. Una domanda tempestiva, bisogna ammetterlo. Ma prima che qualcuno potesse sospettare una sua conversione rispetto ai giudizi barricadieri del passato, Tabellini ha immediatamente fornito la sua risposta, la solita di sempre: «Io penso di no. Le lezioni da trarre dalla crisi, per quanto importanti, sono più circoscritte». L’idea del rettore della Bocconi, al riguardo, è che la teoria economica prevalente si occupa da tempo di tutte quelle imperfezioni e asimmetrie che contribuiscono a determinare i cosiddetti “fallimenti del mercato” e che favoriscono quindi l’insorgere dell’instabilità e della crisi. Stando a questa visione, gli economisti del mainstream dovrebbero già disporre degli strumenti concettuali necessari per spiegare la recessione e per suggerire misure in grado di fronteggiarla. Se vi sono stati errori di previsione e di valutazione della crisi, si potrà rimediare ad essi attraverso correttivi marginali, senza mettere in discussione il nucleo della dottrina economica prevalente.

A una prima lettura si potrebbe pensare che le conclusioni di Tabellini siano suffragate dai fatti. Dopotutto egli difende un corpus teorico abbastanza flessibile, dal quale si possono certo ricavare delle vere e proprie apologie del capitalismo, ma che può anche fungere da strumento in grado di cogliere i limiti dei meccanismi di mercato. Non è un caso che da questo impianto concettuale siano già emerse svariate interpretazioni della crisi, nonché indirizzi di politica economica alquanto diversi tra loro. Consideriamo ad esempio i casi di John Taylor e di Paul Krugman. Come è noto, Taylor ha attribuito le cause e il perdurare della crisi in corso al lassismo monetario e fiscale delle autorità americane, e ha per questo suggerito una strategia di uscita dalla recessione fondata sulla rinuncia agli eccessi dell’interventismo politico e sul ritorno alle severe leggi del laissez-faire. Krugman, al contrario, ha sostenuto che una politica economica troppo timida da parte del governo e della banca centrale potrebbe rivelarsi insufficiente per superare la crisi, e ha quindi invocato ulteriori espansioni monetarie e fiscali[5]. I due si situano insomma agli antipodi delle posizioni di politica economica che riescono a trovare uno spazio nelle istituzioni e sui media americani. Eppure, entrambi gli economisti possono esser fatti rientrare nel mainstream cosiddetto “imperfezionista”, talvolta definito New Keynesian o del New Consensus, che rappresenta oggi la punta più avanzata del paradigma sostenuto da Tabellini[6].

Possiamo dunque parlare di un mainstream autosufficiente, in grado di trovare grazie alla sua sola dialettica interna una valida spiegazione del tracollo economico e occupazionale al quale stiamo assistendo, ed efficaci misure per contrastarlo? In realtà da un’analisi più approfondita del dibattito di questi mesi sembra emergere una diffusa insoddisfazione verso le interpretazioni della crisi scaturite dal paradigma dominante. A questo riguardo è interessante notare che alcuni autorevoli esponenti del mainstream hanno avanzato spiegazioni della crisi sotto molti aspetti incompatibili con gli strumenti analitici da essi generalmente adoperati. E’ questo ad esempio il caso di Jean-Paul Fitoussi e di Joseph Stiglitz. In un recente intervento essi hanno sostenuto che «…la carenza di domanda aggregata ha preceduto la crisi finanziaria ed è stata causata da cambiamenti strutturali nella distribuzione del reddito. Fin dal 1980, nella maggior parte dei paesi avanzati il salario mediano è rimasto stagnante, e le disuguaglianze sono cresciute a favore dei redditi più alti […] Poiché la propensione al consumo sui redditi più bassi è generalmente più grande, questa tendenza di lungo periodo nella redistribuzione del reddito ha avuto l’effetto macroeconomico di deprimere la domanda…»[7]. E’ evidente che siamo al cospetto di una interpretazione ispirata ai tipici schemi macroeconomici di teoria critica. Ed è altrettanto palese che si tratta di una chiave di lettura di lungo periodo e strutturale, per cui sembra alquanto difficile poterla ritenere conforme alla logica dei modelli mainstream sui quali vertono le principali pubblicazioni scientifiche degli stessi Fitoussi e Stiglitz[8]. Il che, beninteso, mira solo a fare chiarezza, e non toglie merito alla scelta dei due economisti di far propria tale visione[9].

Questa e molte altre evidenze sembrano insomma segnalare una difficoltà di fondo da parte dell’approccio teorico dominante, alla cui logica paiono sfuggire i tratti salienti della crisi, e più in generale i meccanismi di riproduzione del capitalismo contemporaneo. Per questo motivo sono in molti oggi a ritenere che la grande recessione in corso dovrebbe rappresentare uno spartiacque storico anche per l’evoluzione del pensiero economico, e che dunque anziché suggerire correzioni all’approccio mainstream bisognerebbe favorire un più generale cambio di paradigma. In effetti negli ultimi mesi abbiamo assistito a una straordinaria fioritura di contributi provenienti da filoni di ricerca alternativi, e in particolare dagli approcci ispirati alla critica della teoria economica dominante. Da tali ricerche sono emerse promettenti riletture dei principali filoni del pensiero economico eterodosso, critiche serrate alle interpretazioni mainstream della recessione, nuovi schemi di analisi teorica ed empirica della crisi, brillanti approfondimenti sui processi in corso di riorganizzazione dei capitali, accurate disamine del rapporto tra riproduzione del capitale e conflitto sui luoghi di lavoro, e interpretazioni della politica economica alternative a quelle finora prevalenti. E’ sorta dunque l’esigenza di raccogliere una selezione di tali contributi, con particolare riguardo ai lavori elaborati da alcuni tra i principali esponenti del pensiero critico italiano.

Proprio a questo scopo, il 26 e il 27 gennaio prossimi, presso la Facoltà di Economia della Università di Siena, si terrà il convegno “La crisi globale. Contributi alla critica della teoria e della politica economica” (tutte le informazioni sono reperibili sul sito www.theglobalcrisis.info). Organizzata dal Dipartimento DASES dell’Università del Sannio in collaborazione con i Dipartimenti di Economia politica e di Politica economica dell’Università di Siena, e realizzata in partnership con economiaepolitica.it e con il blog Goodwinbox, l’iniziativa ha beneficiato del contributo finanziario della Fondazione Montepaschi. L’auspicio è che questo convegno, aperto a tutti, possa offrire indicazioni per una accurata retrospettiva sull’effettivo apporto dell’analisi economica mainstream alla comprensione della realtà sociale che ci circonda, e soprattutto possa favorire la riapertura di un libero confronto delle idee sui fondamenti scientifici della teoria e della politica economica contemporanea. Contro i modi abituali di pensiero e di espressione, le visioni illuminanti sommerse e dimenticate a volte ritornano.

[1] Guido Tabellini (2006), Osservazioni sulla nota di dissenso di Luigi Pasinetti, CIVR, Panel 13, Consensus Group di Economia, Appendice 5. Si veda anche Franco Locatelli (2006), Economisti in guerra sulla ricerca, Il Sole 24 Ore, 9 febbraio.
[2] A testimonianza del repentino cambiamento del clima culturale attorno agli economisti del mainstream, si veda Roberto Petrini (2009), Processo agli economisti, Milano: Chiarelettere.
[3] Lavoce.info (2009), Il mondo sull’orlo di una crisi di nervi, Roma, Castelvecchi, p. 7.
[4] Guido Tabellini (2009), Il mondo torna a correre. L’Italia non si fermi, in AA.VV. Lezioni per il futuro, Edizioni Il Sole 24 Ore.
[5] Sul confronto tra Taylor e Krugman rinviamo a Emiliano Brancaccio e Giuseppe Fontana (2010), A Critique of Interpretations of the Crisis based on the Taylor Rule, di prossima pubblicazione.
[6] Ecco una definizione più precisa del manistream “imperfezionista”: « […] Sul piano del metodo e della teoria generale di riferimento, gli esponenti di questa linea di ricerca possono senza dubbio esser considerati neoclassici. Essi infatti assumono come dati di partenza delle analisi i tipici fondamentali neoclassici delle dotazioni, delle preferenze e della tecnologia (Hahn 1982). Non è quindi un caso che il loro riferimento ideale sia rappresentato dall’equilibrio generale neo-walrasiano. Bisogna però aggiungere che i nuovi keynesiani ritengono che nel mondo reale vi siano imperfezioni e asimmetrie tali da allontanare il sistema economico dall’ipotetico equilibrio ottimale del modello neo-walrasiano. Questa visione cosiddetta “imperfezionista” è piuttosto articolata al suo interno, ed è stata sviluppata in varie direzioni. Tuttavia, la sistemazione teorica che negli ultimi anni sembra avere riscosso i maggiori consensi è quella che Taylor (2000) ha sintetizzato nelle seguenti cinque proposizioni: nel lungo periodo l’economia tende a un equilibrio che può essere correttamente descritto dalla condizione di crescita stazionaria del modello neoclassico di Solow (1956) o di una delle sue varianti; nel lungo periodo non sussiste un trade-off tra inflazione e disoccupazione e quindi la politica monetaria è neutrale; nel breve periodo, a causa di asimmetrie e imperfezioni che rendono i prezzi temporaneamente rigidi, emerge un trade-off che può dar luogo a fluttuazioni del sistema attorno all’equilibrio di crescita stazionaria; l’entità delle fluttuazioni dipende in buona misura dalle aspettative sull’inflazione e sulle future decisioni di politica monetaria; le decisioni di politica monetaria possono esser concepite come “regole” in cui lo strumento di policy è il tasso nominale d’interesse a breve termine, che viene di volta in volta aggiustato in risposta alle fluttuazioni economiche […]». Tratto da Brancaccio e Fontana (2010), cit.
[7] Jean-Paul Fitoussi, J.P e Joseph Stiglitz (2009), The ways out of the crisis and the building of a more cohesive world, The Shadow GN, Chair’s Summary, LUISS Guido Carli, Roma, 6-7 maggio.
[8] Basti pensare che i modelli di informazione asimmetrica che sono valsi a Stiglitz il premio Nobel sono costitutivamente caratterizzati da una relazione inversa tra salari reali e occupazione. L’introduzione di ipotesi ad hoc potrebbe in effetti consentire il superamento della univocità di quella relazione, ma a prezzo di stravolgere la logica profonda di quei modelli, e di sganciarli almeno parzialmente dai pilastri neoclassici della scarsità e della utilità sui quali essi comunque in ultima istanza poggiano. Inoltre, è interessante ricordare che molti anni fa il giovane Stiglitz rivolse pesanti accuse agli schemi di analisi di teoria critica che legano sperequazione dei redditi e deficit di domanda (Joseph Stiglitz (1974), The Cambridge-Cambridge Controversy in the Theory of Capital, Journal of Political Economy, 82, 4). Può darsi allora che egli abbia sottoposto a revisione le sue idee del passato. Sarebbe un fatto positivo, anche perché le sue accuse erano viziate da inconsistenze ed equivoci (si veda al riguardo Fabio Petri (2004), General Equilibrium, Capital and Macroeconomics, Edward Elgar, Appendice 6A2). Più articolato in effetti è il caso di Fitoussi, anche riguardo al tema della valutazione della ricerca (si vedano ancora una volta gli atti del panel 13 del CIVR, cit.). �
[9] E’ forse opportuno precisare che chi scrive non considera l’interpretazione da bassi salari di per sé sufficiente per spiegare la meccanica della crisi. E’ ragionevole tuttavia ritenere che essa rappresenti un passo avanti nella comprensione dei fatti rispetto alle chiavi di lettura finora suggerite dal mainstream. Per un approfondimento, rinviamo ancora a Brancaccio e Fontana (2010), cit.

55 Commenti

  1. Complimenti per la bellissima iniziativa! Economia e politica si conferma l’unica vera rivista di riferimento per la divulgazione del pensiero economico critico! Ottimo anche l’articolo di Brancaccio!

  2. Sintomatica la giravolta di Stiglitz… A quanto pare per iniziare a capirci qualcosa i vari premi Nobel del mainstream si sono messi a rovistare nella scatola degli attrezzi dei marxisti… Dovrebbero onestamente riconoscerlo… Comunque mi fa piacere che Brancaccio dica che la interpretazione da ‘bassi salari’ non � l’unica ammissibile all’interno della teoria critica. Ho letto il programma del convegno e sono contento di leggere che ci saranno interventi ad ampio raggio anche dedicati alla caduta tendenziale del saggio di profitto.

  3. L’articolo � davvero interessante, cos� come l’idea del convegno sulla crisi. Un solo punto non mi � sufficientemente chiaro: quando lei dice che Krugman � comunque un esponente del mainstream; in realt� a me sembra un economista abbastanza anti-convenzionale ed insofferente verso la teoria economica dominante. Io lo riterrei molto vicino alle posizioni espresse da Akerlof e Shiller, nel loro ultimo saggio “Spiriti animali”. E le pongo una domanda: secondo lei i filoni di ricerca che poggiano sui comportamenti degli agenti economici, che sono governati oltre che dalla razionalit�, anche dagli animal spirits, avranno modo di consolidarsi, o resteranno al margine delle principali discussioni accademiche?
    La ringrazio anticipatamente.

  4. Quando Brancaccio parla di mainstream credo che si riferisca alla produzione accademica di questi autori. Akerlof vinse il premio Nobel per avere realizzato modelli di informazione asimmetrica analoghi a quelli di Stiglitz. Krugman ha vinto per avere proposto modelli neoclassici ma con rendimenti crescenti di scala. Questi economisti adesso possono anche scrivere tante cose in libert�, ma le analisi per le quali sono diventati famosi e apprezzati sono mainstream.

  5. Ottima l’iniziativa e pregevole l’articolo di Emiliano Brancaccio.

    Chiedo a quest’ultimo: fermo restando che non vi � alcun dubbio che i redditi da lavoro dipendente (e invero anche autonomo, se non si avesse una enorme evasione fiscale) abbiano subito, dalla met� degli anni 80, una continua erosione, siamo certi che la domanda dei privati sia diminuita, e non invece aumentata a causa della esplosione del credito al consumo, che in Italia si � verificata, se non erro, dal 1991? Esistono dati che testimonino il calo della domanda dei consumi privati, in relazione all’aumento della produzione, negli anni 1985/2007? O il calo si � verificato soltanto negli anni 2008 e 2009? Soltanto una risposta positiva nel primo senso consentirebbe di imputare la crisi al calo della domanda.

    Da parte mia, pur non disponendo di dati, credo che la domanda di beni e servizi di consumo da parte dei cittadini e finanche di quelli con reddito medio-basso negli anni 1985/2007 sia enormemente aumentata; da un lato perch� sostenuta dal credito al consumo, finalizzato e non; dall’altro perch� l’ideologia dominante ha condannato moralmente il risparmio (mentre la nostra Costituzione dice che “La Repubblica… incoraggia il risparmio).

    Da anni mi capitava di asserire che le nuove generazioni stavano peggio delle precedenti e che, infatti, se avessero generato lo stesso numero di figli che avevano generato i genitori, avessero risparmiato e lasciato ai figli almeno quanto i genitori avevano lasciato ad essi e fossero andati via di casa (accollandosi le correlate spese) all’et� in cui erano andati via i padri, non sarebbero pi� andati in vacanza all’estero n� avrebbero utilizzato il telefonino, n� avrebbero acquistato lo schermo piatto.

    Senza voler aderire al sistema dei valori della borghesia ottocentesca, ritratto mirabilmente ne “I Bundebrook”, si deve per� ammettere che non pu� esservi alcuna emancipazione dei ceti subalterni se essi non risparmiano? Come si colloca la critica della economia politica quando si viene a scoprire che il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo non si stava dirigendo verso il sole dell’avvenire, bens� andava al centrocommerciale con in tasca un telefonino acquistato a rate?

    Siamo certi, insomma, che la proposta di politica economica debba prevedere un aumento dei redditi da lavoro per consumare di pi�? O l’aumento dei redditi da lavoro andrebbe accompagnato con un aumento del risparmio e (anzi) una diminuzione dei consumi, costi quel che costi, anche in termini occupazionali? Si � compreso che la politica di indebitamento dei cittadini attenua il conflitto sociale e impedisce che esso sia composto con una equilibrata politica dei redditi?

  6. E’ mai possibile che nessun economista parli di mai (e dico mai) di crisi cicliche dovute al marcio e fatiscente sistema monetario nel quale siamo costretti (tutti) ad operare? Nessuno che adduca la responsabilit� di queste crisi al sistema “moneta-debito+interesse”?
    Le crisi economiche come questa sono assolutamente “naturali” quando un sistema bancario rigorosamente “privato” crea denaro da nulla (con il credito) rivolendo indietro oltre al capitale anche l’interesse,che non venendo immesso sul mercato sotto forma di denaro, chiaramente non potr� mai essere restituito insieme al capitale. Il solo modo di vederlo immesso sul mercato � quello di prenderlo “a prestito” e quindi fare ulteriore debito in un circolo vizioso che non pu� avere mai fine.
    E’ mai possibile che nessun economista parli mai di signoraggio bancario e men che meno di sovranit� monetaria da restituire al popolo che � l’unico garante per la moneta che � in circolazione e quindi ne dovrebbe essere l’unico proprietario emittente? Che non mi vengano a dire (gli economisti) del problema inflazione perch� � troppo ingenuo (per loro) pensare che ci possa essere inflazione se lo stato emettesse denaro per un’opera pubblica senza fare debito e invece no se per la stessa opera pubblica lo stesso stato chiedesse denaro a debito. Sono cos� ingenui gli economisti?

  7. E’ sempre interessante vedere come il sistema ricuce la propria credibilit�, magari dando spazio a le correnti in apparenza alternative, al di fuori del mainstream, per usare un termine di Brancaccio.
    Il sistema cerca cio� di auto-accreditarsi una nuova credibilit�, cercando di far passare per nuove le idee che prenderanno il posto delle vecchie, e per innovatori i ricercatori che indicheranno “nuove” strade da seguire.
    In realt� non c’� nessun salto di paradigma, come viene vagheggiato nella promozione dell’evento. Il sistema bancario, il vertice, la testa pensante, non permette salti di paradigmi.
    Gli economisti, (anche il 99% degli eterodossi), danno per scontato che il mondo continuer� il suo moto perpetuo, cavalcando il motore alimentato dalla moneta – debito.
    All’interno di questa trincea, tracciata da chi controlla l’emissione monetaria e l’erogazione del credito, si muove la favella dell’economista.
    Egli (l’economista) pertanto ha come spazio di manovra quello indicato da chi detta le regole del gioco (moneta=debito); possono essere idee innovative quanto si vuole, ma non usciranno mai dal quella trincea, che paradossalmente invece contribuiscono a fortificare.
    Mai invece si sente qualcuno che metta in discussione i concetti di debito, di tasso interesse, nessuno discute e propone di sovranit� monetaria in senso proprio (cio� emissione di moneta-credito).
    Come non vedere che il tasso di sconto delle banche centrali e poi quello di interesse delle banche commerciali � l’architrave della struttura che ci si propone di criticare?
    Come non vedere che il tasso di interesse � indebito perch� le banche non rinuciano a niente in realt�, ma emettono fiat money a fronte di garanzie del debitore?
    Come non vedere che il debito costringe il mondo a crescere al suo (del debito) tasso di interesse?
    Come non vedere che le crisi sono momenti di assestamento in cui il sistema tira le fila, raccoglie le idee (vedi questo convegno finanziato da un istituto bancario) e riparte di slancio?
    Come non vedere che il debito mondiale (pubblico e privato) in costante aumento erode risorse reali a vantaggio di chi tira le fila del sistema?
    (Erode le risorse reali al differenziale tra tasso di interesse e tasso di crescita, che potremmo anche rinominare “tasso di erosione”.)
    Perch� nessun convegno, che non sia organizzato dal Primit, parla o solo fa accenno a questi temi?

  8. Complimenti per l’articolo di Brancaccio, impeccabile come sempre. Una nota per l’amico Francesco Fata che ha lasciato un post sul signoraggio. Questa storia del signoraggio imperversa su internet con errori interni colossali. Francesco Fata dovrebbe sapere che un economista neoclassico non dir� mai che l’interesse sul capitale preso a prestito viene banalmente dal solo diritto proprietario sulla moneta. L’economista neoclassico dir� che la moneta � un velo, e che l’interesse sul prestito si adeguer� in equilibrio all’interesse ‘naturale’ dato da produttivit� e parsimonia. Solo la critica della teoria economica pu� scardinare questa concezione ortodossa. Consiglio agli amici del signoraggio di leggersi un poco di pi� i trattati di economia critica, prima di pensare di avere scoperto l’acqua calda.

  9. Mi accodo ai complimenti per l’articolo e l’impegno del Prof. Brancaccio, augurandomi che l’iniziativa senese raccolga il meritato successo.

    Circa l’acqua calda del signoraggio temo che il paragone sia troppo generoso. La buccia di banana appare pi� pertinente.

    Gi� Keynes ebbe modo di analizzare il fenomeno dei monetary cranks.
    http://www.unipv.it/deontica/opere/lunghini/with.doc

    Le affermazioni dei due interventi “signoraggisti” di cui sopra, sono caratterizzate da numerosi errori. Alcune denunce, come ad esempio quella dell’eccesso di debito, sono vere, ma non sono causate dalla presunta truffa del signoraggio, n� dalla bufala della creazione di denaro da parte delle “banche”; sono causate da gravi errori, protratti a lungo nel tempo, di politica monetaria. Ecco un esempio: http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o806

    Oggi, come nel 1930, gli slanci dei monetary cranks sono dettati da grande generosit�, ma anche da scarsissima conoscenza della materia.

  10. La piaggeria, il bearsi delle proprie attitudini, conoscenze, dei propri privilegi: � questo ci� che fece in modo che i nobili si vedessero sfilare dai banchieri il trono da sotto il loro nobile sedere.
    Lo stesso errore sar� fatto dagli stessi banchieri: si sentono sicuri, cullati dalle idee confortanti (per loro…) portate avanti dagli economisti eterodossi e dai loro pi� insospettabili elogiatori. (vedi ultimi due commenti).

    L’acqua calda, se rimane patrimonio di conoscenza di un’elite, non scalder� mai i corpi della povera gente.
    Chi ammette di conoscerla e di averla gi� scoperta questa acqua calda, � doppiamente colpevole.

    Noi del Primit, e non “signoraggisti” come appena detto in modo superficiale e saccente, stiamo dando vita ad un movimento culturale-politico di cambiamento profondo, di un ripensamento generale di tutta la teoria monetaria; vogliamo essere la scintilla che accender� la giusta reazione di chi adesso non sa e non pu� sapere.
    Chi ora fa lo spiritoso ed il saccente, perder� l’occasione di dare un contributo serio a questo grande esperimento in atto.

  11. Per ora commento solo il post dell’amico Ivano Mastrelli.
    Quanto detto da Domenico D’Amico nell’ultimo post � assolutamente condivisibile ed � dimostrato proprio dal suddetto post di Ivano.
    Confondere il problema del signoraggio ed dell’eventuale “appropriarsi” della sovranit� monetaria con questioni di “economia critica, credito sostenibile o decrescita economica” dimostra proprio che chi ha scritto quel post non conosce minimamente il problema signoraggio. Ci� risulta altres� evidente dall’esposizione di concetti stracotti come ” L�economista neoclassico dir� che la moneta � un velo, e che l�interesse sul prestito si adeguer� in equilibrio all�interesse �naturale� dato da produttivit� e parsimonia” confondendo la “capacit� di produrre beni” con la “possibilit� di rimborsare monetariamente capitale+interessi” ove la moneta necessaria a pagare anche gli interessi non esiste complessivamente sul mercato.
    Mi piacerebbe confrontarmi con voi in modo serio, ma farlo anche in modo semplice, anche per chi non � un economista. L’economia dovrebbe cominciare a scendere in strada. Non sarebbe ora di finirla di relegarla nelle vostre care, tradizionali, autoreferenziali serate accademiche?

  12. Il 26 e 27 non potremo venire per ragioni di lavoro ma vorremmo sapere se metterete in streaming o su youtube la conferenza. Grazie!

  13. Saranno concetti ‘stracotti’, ma dalle cose che dici � chiaro che ancora non li hai capiti… se questi sono i vostri argomenti un Tabellini qualunque vi metterebbe in saccoccia. Andatevi a leggere un po’ di Marx, di Keynes e di Minsky. Capirete che con il vostro ‘signoraggio’ siete solo ai primordi del problema. A quel punto magari se ne riparla.

  14. Per Ivano:
    non capisco perch� continui a invitarmi a leggere questo o quell’economista. Spiegami tu perch� sarei in errore. Non ha idee tue? Non sei abituato a pensare con il tuo cervello e…soprattutto….in modo semplicemente “logico”. Io ti ho dato degli imput “logici” per cui il signoraggio privato sull’emissione monetaria � IL problema. Tu continui a citare tizio o caio. Spiega in modo semplice. Provaci. Poi ognuno si far� una sua idea!

  15. Se non erro, fatta l’unit� d’italia, lo Stato si trov� davanti alcune banche “emittenti” che provenivano dagli stati dell’italia preunitaria.Esse emettevano moneta fiduciaria. La concorrenza faceva s� che esse offrissero interessi (reputati) troppo alti a chi deteneva il denaro (sic! perch� la concorrenza moderna produce un altro effetto?). Si presero provvedimenti e poi via via se ne presero altri. Fino alla nazionalizzazione e poi alla nuova privatizzazione (anche delle quote di banca d’italia).
    Ora, e mi rivolgo a Francesco Fata, non si pu� asserire che in questo secolo e mezzo non vi sia stata storia; momenti esaltanti e delusioni; conquiste e sconfitte da una parte e dall’altra.
    Se il signoraggio fosse il problema, tutta la storia che abbiamo vissuto sarebbe un nulla; un inganno; una vita “parziale”, che non ha potuto essere integrale. La costruzione dello stato unitario, la cultura idealistica, la scuola e le universit� gentiliane, la resistenza, lo stato sociale, la vita vissuta da milioni di italiaani sarebbero stati “esperienze limitate”, false in qualche modo, che noon avrebbero attinto alla vera realt� che si sarebbe avuta senza il signoraggio. Questa tesi � palesemente infantile; eppure � questa la tesi sostenuta da coloco che reputano che il signoraggio sia IL problema. Basterebbe dire che � UN problema e forse i signoraggisti sarebbero in grado di dialogare con coloro che conoscono poco questo problema e sanno ragionare (non come quei signoraggisti secondo i quali la banca non sarebbe proprietaria del denaro depositato dai correntisti).

  16. Scusate ma a me questo scivolamento sul signoraggio mi lascia perplessa. L’articolo di Brancaccio ci fa capire con chiarezza quanto imperalistico sia stato il mainstream in questi anni, e ci invita a cogliere le sue contraddizioni interne per metterlo in discussione, sia teoricamente che politicamente. Mi sembra che sia la cosa pi� urgente da fare oggi per evitare che il pensiero unico sopravviva quasi indenne a questa crisi… manuela. P.S. Convegno ‘aperto a tutti’ significa che non occorre nemmeno una procedura di iscrizione, si va e basta, giusto?

  17. Cara Manuela, hai ragione. Anche se ignorare i commenti dei due lettori che hanno posto l’accento sul signoraggio non sarebbe stato elegante.
    Peraltro, vi � il dubbio che tra le cause della crisi vi sia la enorme quantit� di crediti-debiti creati negli ultimi anni, non casualmente, bens� per precise scelte legislative: riduzione della riserva obbligatoria, che un tempo raggiungeva anche il 25%; generalizazione del sistema bancomat/carta di credito, il quale ha fatto notevolmente aumentare i depositi dei cittadini (gli stipendi sono accreditati presso le banche e dunque sono depositati e passano da un deposito all’altro quando paghiamo con bancomat e carta di credito) e con essi la quantit� di crediti/debiti creabile dal sistema finanziario; abrogazione dell’equo canone e politica di bassi tassi di interesse, che ha fatto moltiplicare assurdi mutui trentennali, eventualmente anche a tassso variabile, agevolati anche da false perizie che le banche chiedevano ai periti; promozione e tutela del credito al consumo (assurdamente tutelato pi� del credito per investimenti); promozione di rottamazioni di autovetture e quindi di altri debiti, tramite finaziamenti “finalizzati”; introduzione di carte di credito revolving; introduzione di norme volte a rendere valido il contratto di leveraged buy-out; sostituzione della millenaria fideiussione con i contratti autonomi di garanzia, anche essi reputati validi (per me sono invalidi); diffusione del leaseback, della cui validit� si deve ancora dubitare; cartolarizzazioni immobiliari; norme che hanno dichiarato inapplicabile l’art. 1933 (relativo alle scommesse) agli swap (cos� si scommette sulla entit� del debito/credito).
    Questa politica � la causa della crisi? O � una delle cause? Mi sembra che l’interrogativo debba essere preso in considerazione, almeno dalle teorie critiche.
    Nella mia attivit� professionale, ben prima che un singolo lavoratore fosse licenziato a causa della crisi, ho visto cominciare a soffrire per la crisi: 1) commercianti di automobili ai quali le finanziarie bocciavano sistematicamente le pratiche di finanziamento che fino ad allora avevano costantemente accettato; e 2) imprenditori ai quali veniva negato dalle banche il credito che fino ad allora era facilmente (anche se costosamente)elargito. Ho cos� scoperto che sono innumerevoli le imprese con debiti (per mutui, scoperti, sconto di fatture, leasing) pari all’80% del fatturato (e che non falliscono per ragioni che sarebbe lungo spiegare).
    Esiste un limite oltre il quale la creazione di crediti/debiti, che divengono enormemente superiori alla massa monetaria, conduce inevitabilmente alla crisi? Questa � la domanda che da non economista (sono un giurista) pongo a Brancaccio e che spero trovi una risposta nel convegno.

  18. Brancaccio mi ha deluso. Come si pu� organizzare un convegno critico lasciando l’intervento introduttivo ad un banchiere, o pubblicizzando il ristorante Guido, magari con pi� gusto avrebbe potuto scrivere pausa parnzo.
    Non mi aspetto molto da questo convegno di accademici. Mi spiace per Brancaccio che si sta imborghesendo.
    Chiss� forse tra poco lo vedremo canddato per il PD.
    Chiara Alderani

  19. Caro Stefano, capisco ci� che dici. Segnalo per� che sul Goodwin-box � in corso una bella discussione proprio tra Brancaccio e alcuni economisti mainstream. La trovi alla fine di questo articolo: http://www.econ-pol.unisi.it/blog/?p=1940. E’ una discussione pi� complicata perch� su quel blog ci scrivono e lo leggono soprattutto economisti, per� a mio parere leggendola si capiscono meglio i veri nodi teorici e anche politici. Ciao!

  20. Alla (al?) troll moralista che � appena intervenuta, dico che se un bel giorno scopriamo che Brancaccio ha fatto sponda coi cinesi, coi coreani e con gli Hezbollah a noi sta benissimo!!! L’importante � che porti avanti sempre le ragioni dei lavoratori, come lui sa fare. I moralisti d’accatto come te sono la feccia di quello che resta del movimento operaio (posto che tu abbia la minima idea di cosa sia stato il movimento operaio). E poi… pubblicit� a un ristorante semplicemente perch� � citato nel programma del convegno? ma tu sei pure rimbambita oltre che moralista….

  21. C’� chi vuol vedere e intraprende una strada dura di “svelamento della realt�”. E allora mette in discussione TUTTO, andando alla radice del problema.
    C’� invece chi, arrivato ad un certo punto, si ferma e pensa: non posso mettere in discussione proprio TUTTO, senn� che senso avrebbe la mia vita, la mia PROFESSIONE?

    Senza la moneta-debito la storia sarebbe stata semplicemente un’altra rispetto a quella appena riassunta.
    E’ cos� difficile da ammettere?
    Il sentiero che il mondo avrebbe intrapreso sarebbe stato completamente diverso.
    E questo senza tirare in ballo sinistra, centro o destra.
    Tutto i problemi elencati, quelli pre e post “crisi”, sono il sentiero tracciato dalla moneta-debito e dal suo padrone-creatore: il sentiero che gi� sta portando verso un maggiore controllo della situazione da parte del sistema bancario, un classico schema problema-reazione-soluzione.
    Perch� complicare le cose?

  22. Per Stefano:
    in questo secolo e mezzo c’� stata eccome storia, ci mancherebbe. Ma quello che tu poni come una ipotesi, peraltro “infantile”, per me � purtroppo la cruda e triste realt�. Tutti gli atti compiuti dall’uomo in questo secolo e mezzo (ma anche di pi�) sono stati atti “pilotati” da un sistema economico basato sulla moneta emessa a debito.
    La realt� che abbiamo vissuto non l’avremmo certo vissuta senza questa modalit� di emissione monetaria. Piuttosto con un sistema basato sulla sovranit� monetaria correttamente gestita, non ci sarebbe state fame, povert�, guerre, inquinamento, lotte politico-sociali fratricide e tanto altro.
    Definire queste tesi “infantili” vuol solo dire che non si conosce a fondo il problema signoraggio. Non basta capirne la definizione. Lo dimostra il fatto che finora nessuno ha risposto alla domanda del mio primo post: perch� gli economisti mainstream ma anche altri ritengono che una spesa o investimento statale finanziato con un debito bancario non produce inflazione mentre la stessa spesa o investimento statale finanziato con emissione monetaria statale � causa di inflazione? Eppure sempre di stampa di moneta si tratta (cartacea o elettronica)! Nel primo caso � un privato (banca) a stamparla prestandola, nel secondo sarebbe lo stato a crearla. Non penseranno mica, questi economisti, che i prestiti bancari fatti allo stato derivino da denaro gi� esistente sotto forma di depositi?! Io gia da tempo ho dimostrato che un prestito bancario non ha nulla a che fare con i depositi esistenti e men che meno con il famigerato “moltiplicatore dei depositi” quale leva finanziaria. La sintesi del mio studio sui meccanismi di erogazione dei prestiti bancari la troverete quiPer Stefano:
    in questo secolo e mezzo c’� stata eccome storia, ci mancherebbe. Ma quello che tu poni come una ipotesi, peraltro “infantile”, per me � purtroppo la cruda e triste realt�. Tutti gli atti compiuti dall’uomo in questo secolo e mezzo (ma anche di pi�) sono stati atti “pilotati” da un sistema economico basato sulla moneta emessa a debito.
    La realt� che abbiamo vissuto non l’avremmo certo vissuta senza questa modalit� di emissione monetaria. Piuttosto con un sistema basato sulla sovranit� monetaria correttamente gestita, non ci sarebbe state fame, povert�, guerre, inquinamento, lotte politico-sociali fratricide e tanto altro.
    Definire queste tesi “infantili” vuol solo dire che non si conosce a fondo il problema signoraggio. Non basta capirne la definizione. Lo dimostra il fatto che finora nessuno ha risposto alla domanda del mio primo post: perch� gli economisti mainstream ma anche altri ritengono che una spesa o investimento statale finanziato con un debito bancario non produce inflazione mentre la stessa spesa o investimento statale finanziato con emissione monetaria statale � causa di inflazione? Eppure sempre di stampa di moneta si tratta (cartacea o elettronica)! Nel primo caso � un privato (banca) a stamparla prestandola, nel secondo sarebbe lo stato a crearla. Non penseranno mica, questi economisti, che i prestiti bancari fatti allo stato derivino da denaro gi� esistente sotto forma di depositi?! Io gia da tempo ho dimostrato che un prestito bancario non ha nulla a che fare con i depositi esistenti e men che meno con il famigerato “moltiplicatore dei depositi” quale leva finanziaria. La sintesi del mio studio sui meccanismi di erogazione dei prestiti bancari la troverete qui http://www.primit.it/forum/phpBB3/viewtopic.php?f=9&t=150 se vi interessa.
    Se poi preferite continuare a nascondere la testa nella sabbia fate pure. Nel caso invece vogliate cominciare ad aprire gli occhi io o altri del primit siamo a disposizione. Ma con chiarezza e semplicit�. Tutti devono capire, non soltanto i soliti.

  23. Mitico, questo Fata… ‘lui’ ha gi� da tempo dimostrato una evidenza vecchia quanto il cucco…. questi due mi ricordano Benigni e Troisi che cercavano di spiegare il meccanismo dello sciacquone a Leonardo da Vinci. Visto che non siete capaci di aprire un libro mettetevi un bel cappuccio in testa e datevi allo spiritismo. Non so se avrete pi� fortuna ma almeno vi sarete dati un motivo per rendervi ridicoli.

  24. Ivano, quale sarebbe l’evidenza vecchia quanto il cucco? Vai nello specifico se ne sei capace, non ti limitare a frasi fatte che in genere si dicono quando non si hanno argomenti.

  25. sarebbe utile vedere il percorso logico che fanno i sostenitori della tesi del “signoraggio” per arrivare alle loro conclusioni.

  26. uno degli argomenti per i quali si strappano le vesti � la messa al passivo, nello Stato Patrimoniale bankitalia, delle banconote in circolazione.
    non conoscendo la differenza che passa fra Stato Patrimoniale e Conto Economico, confondono la messa al passivo con una spesa (falsa) e sostengono conseguentemente la tesi dell’incameramento in nero di tutta l’emissione monetaria, con la complicit� universale e perenne di banchieri centrali, politici, economisti, giornalisti economici, ecc..

    un altro punto saliente � il moltiplicatore bancario; avendolo frainteso pensano che la banca crei il denaro in ragione di 100 ogni 2 di deposito messo in riserva obbligatoria.
    io deposito 2, la banca li mette in riserva obbligatoria e presta 100.
    la partita doppia � ovviamente l’insieme delle partite di andata e ritorno nel corso di un campionato, fra due squadre di calcio.
    ergo … “il mancato pagamento di una rata del mutuo non � per la banca una perdita, ma un mancato guadagno” (il grande mutuo – editori riuniti).

    bisogna quindi riconoscergli un generoso slancio teso al miglioramento della condizione umana, ma con l’impellente necessit� di un corposo approfondimento teorico-pratico sia in materia macro economica che ragionieristica.

    ovviamente, anche se si definiscono frequentemente “economisti”, sono totalmente digiuni sia di economia che di ragioneria.

  27. � molto interessante l’aspetto antropologico di questa vicenda in relazione al web.
    le convinzioni anche pi� radicate non scaturiscono da dati oggettivi opportunamente elaborati e sottoposti a contraddittorio, come dovrebbe essere, ma da veti incrociati e manifestazioni intestinali pi� che cerebrali.
    chi dovrebbe avere l’autorit� per chiarire la faccenda da un lato non � riconosciuto come tale (perch� in combutta coi banchieri), dall’altro non si abbassa al livello degli interlocutori.
    questa situazione di stallo ha provocato l’espansione mediatica della bufala signoraggista, fino ad arrivare al punto, inimmaginabile, delle sortite di Storace: i responsabili economici di quell’organizzazione (politici digiuni di macro-economia e ragioneria) hanno evidentemente ritenuto possibile saltare la fase dell’ABC della materia; cos� gli errori “economici” di Ezra Pound (fatti sicuramente in buona fede) sono arrivati al secondo decennio del XXI� secolo.

    avvengono fatti analoghi in altre materie, questa volta per fini ben meno nobili: la campagna CICAP contro le medicine naturali e l’omeopatia – http://linus.net/2009/07/oppio-dei-popoli-botta-e-risposta-sullo-scientismo/
    ci� che conta non � la realt� dei fatti, ma la rivista “scietifica” che pubblica questo o quello – http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6028

  28. per lino rossi:
    vedo che lei quando critica non solo lo fa (come altri) senza andare nello specifico (ma limitandosi alla solita frasetta fatta che si pretenderebbe spiegasse la confutazione), ma lo fa anche senza capire l’interlocutore che ha davanti. Probabilmente non ha letto lo studio sull’erogazione dei prestiti da parte di una singola banca (linkato da me precedentemente) per dire che non conosciamo la ragioneria. Probabilmente � anche piuttosto digiuno dell’argomento signoraggio specie nei suoi aspetti pi� profondi per linkare un documento sulle frottole sul signoraggio del famoso gianluca garelli alias fotogian gi� da anni da noi smontato in tutte le sue parti.
    Direi anche di fare un distinguo serio su quelli che definite “signoraggisti” e noi dell’associazione Primit. I cosiddetti signoraggisti (quelli che fanno conferenze e libri a pagamento ecc.) come Della Luna/Fedrigo/Miclavez/Benetazzo si strappano le vesti per questioni di poco conto come “la messa al passivo delle banconote da parte della B.C.” oppure “la nazionalizzazione di Bankitalia”. Queste sono questioni che si, fanno parte del minestrone della truffa, ma sono assolutamente ormai irrilevanti ai fini del miglioramento della condizione umana oltre che per lo scongiurare le crisi finanziarie sistemiche e sistematiche. Questa gentaglia non ha capito o fa finta di non capire che il problema non � “di che natura deve essere la banca centrale emittente” cio� pubblica o privata o “dove deve essere appostata l’emissione monetaria nel bilancio della B.C.”. Noi del Primit invece affermiamo gi� da tempo che il problema � la “MODALITA’ ” di emissione monetaria cio� “non pi� a debito” ma “in propriet�”. Il debito pubblico non esisterebbe pi� in quanto ogni investimento pubblico sarebbe finanziato con moneta stampata dallo stato. L’inflazione non ci sarebbe in quanto l’equazione di fisher sarebbe rispettata e la tassazione ridotta al lumicino (funzionerebbe solo da equilibratore tra beni e servizi scambiati e moneta circolante).
    Per il resto, riguardo alla riserva frazionaria, si legga il mio studio e, visto che invece lei se ne intende di ragioneria, mi dica dove sono gli errori nelle scritture che ne parliamo! Ma per cortesia, un po’ di rispetto per chi la ragioneria la conosce (e pure bene) da venticinque anni!

  29. � indubbio che le banche prestano denaro che non hanno?

    allora con la partita doppia come la mettiamo?

    la lehman brothers � fallita per un colpo di sole?

  30. la categoria dei commercialisti naif potrebbe anche avere successo. rimane da capire, per�, se l’ufficio delle entrate sar� d’accordo con le loro tesi.

  31. il fatto di scrivere molto non significa avere molta ragione. nelle prime righe del Suo documento ci sono frasi “strane” come ad esempio questa (� indubbio che le banche prestano denaro che non hanno).

    una persona sana di mente, rispettosa del proprio tempo, ipotizza che il documento contenga altre perle ed interrompe inevitabilmente la lettura (a meno che non sia in ricerca di comicit�).

    quando si � attanagliati da un dogma non c’� niente da fare. Lei ormai ce l’ha e temo che assai difficilmente potr� liberarsene.

    � capitata la stessa cosa a questi:
    http://www.michaeljournal.org/italiano.htm
    http://www.michaeljournal.org/LIsola.htm

    auguri.

  32. lino rossi scrive:
    � indubbio che le banche prestano denaro che non hanno?
    —————–
    quindi le sta bene che prestino denaro che non hanno! E’ normale!

    lino rossi scrive:
    allora con la partita doppia come la mettiamo?
    —————–
    Che domanda �? Cosa c’entra con la prima frase? La partita doppia che spiega come fanno a prestare denaro che non hanno e come contabilizzare tale procedura l’ho spiegata a quel link citato prima. Come la vogliamo mettere? Fai tu!

    lino rossi scrive:
    la lehman brothers � fallita per un colpo di sole?
    ——————-
    Se avesse letto quello studio avrebbe capito (lei che si intende di ragioneria) che la lehman brothers � fallita perch� (tra le altre cose) ha fatto prestiti senza garanzia. In Italia perch� le banche non sono fallite? Semplicemente perch� fanno prestiti difficilmente senza garanzie. Ma la garanzia come pensate voi non serve tanto a cautelarsi in caso di mancato rimborso quanto piuttosto ad avere un credito presso la stanza di compensazione (tramite il rifinanziamento presso la B.c.) con il quale pagare all’altra banca il debito creatosi con l’emissione dell’assegno da parte del cliente. Se la banca fa un prestito senza garanzia, non ha a disposizione quel credito che gli permette di non sborsare niente di tasca propria per il prestito fatto.

    Comunque, lei ha fatto tre domande che non c’azzeccano niente l’una con l’altra. Buttate qua e l� perle di incoerenza e pretendete pure delle risposte. Mah!

  33. lino rossi scrive:

    la categoria dei commercialisti naif potrebbe anche avere successo. rimane da capire, per�, se l�ufficio delle entrate sar� d�accordo con le loro tesi.
    ———–

    Quindi lei basa il suo senso di giustizia o di morale o di correttezza delle cose su un parere di un’Agenzia delle Entrate. Se lo dice l’Agenzia allora e moralmente giusto e corretto. Complimenti.
    A tal riguardo delucido sull’appostazione al passivo della moneta circolante da parte della B.C.:
    Questa � una procedura che deriva da un concetto “ancestrale” di emissione monetaria. Secoli or sono gli orafi poi divenuti banchieri avendo in propriet� l’oro nelle casseforti, quando emettevano le note di banco prestandole, prestavano un pezzo di carta che rappresentava qualcosa che era di loro propriet�.
    Se avevano 100 di oro in cassa e prestavano 100 in note banco poteva anche essere giusto “concettualmente” appostare al passivo il prestito.
    Ma se avessero avuto 100 di oro prestando 200, avrebbero creato dal nulla i 100 che non rappresentano niente del proprio patrimonio, quindi perlomeno � scorretto appostarle al passivo visto oltretutto, che � un valore che rientrer� nelle casse della banca.
    Attualmente la copertura aurea non esiste pi� (da 39 anni) per l’emissione monetaria, quindi � per questo che � scorretto appostare al passivo la moneta circolante.
    Per l’Agenzia delle Entrate � corretto perch� la legge (tze, la legge…magari ci fosse una legge che dice questo!) lo considera corretto! Ma la morale, la giustizia e la correttezza � un’altra cosa! Smettetela di confondere le due cose.

  34. “Attualmente la copertura aurea non esiste pi� (da 39 anni) per l�emissione monetaria, quindi � per questo che � scorretto appostare al passivo la moneta circolante”

    Se Lei fossi uno studente di economia con questa frase avresti certificato la Sua piena impreparazione.

  35. Visto che per Lei sono impreparato, perch� non mi spiega perch� � inesatta la mia affermazione? Mi dia dimostrazione di quello che dice! Sempre con queste frasette buttate a casaccio! Ma per favore!

  36. Carissimo lino rossi:
    posso solo constatare da questi ripetuti post cantilenanti, che lei non ha argomenti seri da portare a suffragio delle sue patetiche tesi.
    Mentre io argomento le mie tesi con logica e documentazione, lei dimostra la sua ciclopica ignoranza con le sue tedianti nenie senza sostanza.
    Prendo atto di questo come spero ne prendano atto gli altri visitatori di questo blog. Nessuno che abbia risposto ad una sola domanda che ho fatto o abbia argomentato con rigor di logica.
    Lei � stato capace di affermare che � sbagliata l’affermazione che per l’emissione monetaria non esiste pi� la copertura aurea! Siamo al ridicolo! Ormai lo sanno pure i sassi che la moneta � stampata senza nessuna copertura aurea. Si figuri, lo sanno certamente anche i suoi tanto declamati economisti classici (ah, come si chiamano?…!”mainstream”? si..si..”mainstream!”).
    Mi faccia il piacere di andare a parlare di gossip in qualche altro blog che � meglio!
    Lei e l’economia siete due cose differenti! E’ evidente! Se ne faccia una ragione!

  37. si � gi� dimenticato di aver scritto questa perla?

    �Attualmente la copertura aurea non esiste pi� (da 39 anni) per l�emissione monetaria, quindi � per questo che � scorretto appostare al passivo la moneta circolante�.

    “paziente” lo sono in maniera moderata, ma sicuramente non sono nella condizione di farle vedere ci� che lei ha dimostrato di non voler vedere.

    se lei non � consapevole del senso del ridicolo delle sue posizioni, non posso farci nulla.

  38. il ridicolo della sua affermazione non sta nella “copertura aurea”, ma nel seguente passaggio: “� scorretto appostare al passivo la moneta circolante”.

    dove la vuole mettere?

    da nessuna parte?
    all’attivo?

    ci illumini! ci faccia sorridere ancora un po’!!!
    pi� scrive e pi� ci rafforza il sistema immunitario; le risate fanno sempre bene.

  39. il signoraggista puro dice che tutta la moneta dovrebbe essere emessa nella stessa maniera delle monetine metalliche.

    niente attivo e niente passivo, quindi (tutti strumenti demoniaci di peccato).

    si ricade quindi nello stallo: le spiegazioni accademiche della procedura attuale di emissione monetaria, universalmente attuata e riconosciuta, non sono accettate dal signoraggista che continua imperterrito col suo mantra.
    peccato, perch� con un po’ di impegno ed un buon libro si potrebbe risolvere lo stallo.

    la cosa pi� comica in questa vicenda � il culto della parola “signoraggio”. tutte le volte che viene pronunciata (a proposito) da un banchiere centrale o da Tremonti o da qualcun altro, il signoraggista ripete: hai visto che esiste il signoraggio?
    dopo anni di osservazione ho concluso che non resta che godersi lo spettacolo.

  40. � una passivit� principalmente per ragioni storiche, non perch� lo sia veramente. (lo dice krugman nel suo Economia Internazionale II)
    dunque, onest� vorrebbe che non la si ponesse al passivo, in quanto non si priva assolutamente di nulla la banca centrale, a parte i costi di produzione. � un’ovviet� tale
    che peraltro ormai qualunque professore di economia ammette. suvvia, almeno questa banalit�. vai di polemica sulla riserva frazionaria tanto che fai lo sbruffone. punto per punto confuta le teorie di francesco fata, che a frasi ad effetto son bravi tutti.
    te ne suggerisco un paio per quando ti giri altri forum, ok?

    per esempio: “questi signoraggisti non saprebbero distinguere una banca da un panca!”
    oppure “dopo il cristianesimo ci vorrebbe il signoraggismo, tanto per loro � come una religione!” o anche “ah! chi sa samuelson se vi leggesse quante risate!”

    a, lino rossi, ricordati sempre che chi porta avanti le cosiddette teorie sul signoraggio, non per forza hanno letto solo quelle teorie, bens� anche il buon libro di cui tanto parli,
    mankiw, blanchard, samuelson e quant’altro. per� adesso basta. vi prende per il culo
    anche galbraith nel suo libro L’Economia della Truffa. leggitelo, � un economista Galbraith, mica un pirla signoraggista.

    o leggiti Maurice Allais, per� leggilo e, non farti dire in giro che viene decontestualizzato, perch� se poi lo leggi e ti rendi conto che ci son interi discorsi sulla questione ci fai una figuraccia no? basta leggerlo.

    ad ogni modo, goditi lo spettacolo, per quanto desolante � pur sempre uno spettacolo.

  41. lino rossi scrive:
    il ridicolo della sua affermazione non sta nella �copertura aurea�, ma nel seguente passaggio: �� scorretto appostare al passivo la moneta circolante�.

    dove la vuole mettere?

    da nessuna parte?
    all�attivo?
    ————–
    Vedo che tra le sue conoscenze contabili non � contemplato il “conto economico”. Complimenti!
    Ma questo non per dirle che dovrebbe essere appostata l�, tra i ricavi. Era solo per far capire che forse lei, quando a scuola hanno spiegato il conto economico, era assente!
    Questo te lo direbbe il signoraggista. Noi del Primit diciamo che “non dovrebbe essere messa da nessuna parte” nel senso che un sistema monetario cos� strutturato non dovrebbe nemmeno esistere. Non esistendo non ci sarebbe il problema dell’appostazione in bilancio da parte di un “privato” dell’emissione monetaria.
    Io infatti ho semplicemente detto che “quantomeno” � scorretto appostarla al passivo.
    Vedo che per stefano � chiaro come il sole il motivo ma purtroppo non tutti hanno la mente scattante che vogliamo farci! Specie uno poi, che fa capire pure di essere esperto in ragioneria.
    Spieghiamo meglio:
    Se un tizio ha tra le proprie attivit� (dare dello stato patrimoniale) un bene e lo presta, questo bene non essendo pi� tra le proprie attivit� verr� “stornato” da queste attivit�, inserendolo tra le passivit�. Ci siamo? Speriamo bene!
    Ora se al posto di quel bene (che rimarrebbe tra le attivit�), io presto un pezzo di carta che “RAPPRESENTA” quel bene, io per analogia, apposto quel pezzo di carta tra le passivit� (chiaramente inserendo in contropartita un’altra attivit� che � data dal titolo di credito cedutomi a fronte di quel prestito). E’ complicato? Ci arriva la testolina?
    Quindi siccome inizialmente gli orafi/banchieri avevano l’oro in cassa (attivit�) ed emettevano banconote “rappresentanti” quell’oro in cassa, ecco perch�, come dice stefano “storicamente” sarebbe un’appostazione giusta. Nel momento in cui quest’oro non c’� pi� a garanzia dell’emissione, non c’� pi� ragione di fare un’appostazione al passivo della moneta emessa. Ora se non capisci nemmeno questo disegnino, ti consiglio di lasciar perdere perch� cominci veramente tu a far ridere!

  42. non ho mai sostenuto che la politica monetaria � fatta bene. al contrario � pessima.
    Allais, Galbraith e molti altri hanno messo in evidenza molti aspetti che non funzionano dell’attuale configurazione; ma sempre attraverso argomentazioni tecnicamente corrette. Spesso invece alcuni autori (impreparati) hanno frainteso le loro tesi, storpiandole.
    Allais attacca il moltiplicatore bancario, in perfetta coerenza alle teorie della scuola alla quale appartiene, e l’economista improvvisato, appellandosi al Nobel Allais, afferma (scrive) che le banche prestano denaro che non hanno, interpretando in maniera bizzarra il moltiplicatore bancario e la riserva obbligatoria; quindi l’atto di non pagare le rate del mutuo non determina una perdita per la banca, ma un mancato guadagno.
    se tu, Stefano, ritieni che si possa migliorare l’attuale pessima politica monetaria mediante siffatti strafalcioni … accomodati. la schiera dei signoraggisti � assai ampia ed in continua espansione.

  43. Le banconote in circolazione sono, convenzionalmente, un debito talmente anomalo che per esso la banca centrale non paga interessi. E allora?
    � questo un motivo valido per dire che la procedura � errata o addirittura truffaldina?

    Nutro molti dubbi sul fatto che i “nuovi economisti” abbiamo compreso ci� che hanno letto, ammesso e non concesso che l’abbiano fatto.

  44. prova a non pagare le rate del mutuo dicendo che per la banca � un mancato guadagno e non una perdita … e poi ci racconti come ti � andata.

  45. Mass���! polemizziamo ancora un po’!
    —-
    lino rossi scrive:

    Le banconote in circolazione sono, convenzionalmente, un debito talmente anomalo che per esso la banca centrale non paga interessi. E allora?
    � questo un motivo valido per dire che la procedura � errata o addirittura truffaldina?
    ———–
    Questa tua frase dimostra che il tuo Q.I.* � molto alto (scusa per il complimento).
    Quindi per te un debito su cui non si paga l’interesse � normale!
    Per te un debito su cui non si paga l’interesse ma lo si riceve a fronte del credito dato dai titoli in contropartita � normale!
    Non solo non � truffaldino, ma non � neppure errato!
    Tu ti sei fatto di crack!
    E’ come dire che anche se la mafia ha rubato negli ultimi tot. anni 23 mld di �, ucciso 3.200 persone, fatto 70 stragi, taglieggiato 700 mila persone
    non vuol dire che sia un’organizzazione truffaldina e assassina.

    N.B. Q.I.= Quoziente di idiozia

  46. Allais attacca il moltiplicatore bancario, in perfetta coerenza alle teorie della scuola alla quale appartiene, e l�economista improvvisato, appellandosi al Nobel Allais, afferma (scrive) che le banche prestano denaro che non hanno, interpretando in maniera bizzarra il moltiplicatore bancario e la riserva obbligatoria;

    Ecco ci� che dice Allais:

    [20] Con questo sistema non sarebbe creata altra moneta eccettuata quella della Banca Centrale, e il reddito da signoraggio proveniente dalla creazione di moneta da parte della Banca Centrale sarebbe restituito allo Stato, ed esso stesso permetterebbe nelle condizioni attuali di abolire la quasi totalit� delle imposte progressive sul reddito. Vedere il mio saggio �Pour la r�forme de la fiscalit�. Una riforma tale avrebbe il vantaggio della chiarezza e della trasparenza. Oggi i redditi da signoraggio provenienti dalla creazione di moneta sono spartiti tra mani ignote, senza che nessuno possa realmente identificare chi � che ne trae profitto. Questi redditi non fanno che causare ingiustizia e instabilit� e, favorendo investimenti non realmente redditizi per la collettivit�, non fanno che causare uno sperpero di capitale. Fondamentalmente la creazione di denaro dal nulla (ex nihilo) effettuata dal sistema bancario � identica, non esito mai a dirlo per fare ben comprendere con cosa si ha a che fare, alla creazione di denaro da parte dei falsari, per questo motivo giustamente condannati dalla legge. Nel concreto essa provoca gli stessi risultati. La differenza � chi ne trae il profitto.

    creazione dal nulla. che equivale a “prestano soldi che non hanno”. poi come vuoi, portala avanti all’infinito.

  47. Marx ed Engels avrebbero messo questi signoraggisti a pulir le scarpe a Proudhon, che pure detestavano e deridevano. Piccolo-borghesi probabilmente carichi di debiti senza nessuna consapevolezza di cosa sia realmente il capitalismo. Perch� se uno pensa di poter scindere il meccanismo del capitale da quel che erroneamente vien definito signoraggio, allora si deve esser proprio scemi. Il fatto � che la madre degli utopisti perditempo � sempre incinta. Signoraggisti, andate a contare le vostre cambiali e lasciate stare il povero Allais, che avrebbe fatto bene a occuparsi di utilit� attesa invece di agitare i vostri risibili fantasmi.

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