La riconfigurazione della catena del valore globale dei semiconduttori tra tensioni geopolitiche e imperativi tecnologici

L’industria globale dei semiconduttori è attualmente al centro di una profonda trasformazione strutturale, l’intento è quello di rendere l’intera catena del valore globale più resiliente in risposta a fattori interni, come l’impetuosa ascesa dell’intelligenza artificiale, ed esterni al mercato, come l’affermazione di un nuovo paradigma geopolitico che pone la sicurezza economica e la sovranità tecnologica al vertice delle agende governative.
Il presente articolo, aggiornato con i dati e gli eventi più recenti del periodo 2024-2025, analizza questo scenario di riconfigurazione. L’analisi aggiornata rivela che il mercato globale ha superato le previsioni, proiettandosi verso il superamento dei 700 miliardi nel 2025, una crescita quasi interamente sostenuta dalla domanda di IA. Sul fronte dell’offerta di mercato, il panorama competitivo dei grandi player è stato conseguentemente ridefinito e alcuni comparti dell’industria stanno assumendo una centralità per la crescita del settore. Le politiche industriali avviate dai paesi maggiormente coinvolti nella catena del valore, stanno generando effetti tangibili, anche a supporto degli investimenti privati in corso su scala globale, che perseguono l’obiettivo della diversificazione e del rafforzamento delle capacità in segmenti e geografie chiave. Queste iniziative pubbliche e private sono inserite in uno scenario di competizione geopolitica che sta mettendo a dura prova il modello di interdipendenza globale, caratterizzante il settore per decenni, e lo sviluppo tecnologico globale. Infine, l’aggravarsi di vulnerabilità intrinseche all’ecosistema high-tech globale rappresenta, forse, il vero limite alla costruzione di una piena resilienza dell’industria dei semiconduttori. Tra queste la principale è la carenza di talenti che potrebbe rappresentare il principale freno operativo alla massiccia ondata di investimenti in nuovi impianti di produzione.

Il Piano del mare e le Isole minori. Qualche proposta

Le Isole marittime minori italiane sono territori meravigliosi, mete di flussi turistici che portano grande ricchezza me che rischiano di creare forti divaricazioni sociali ed economiche e meccanismi di espulsione per i residenti. La sensibilità per questi problemi negli ultimi anni è andata crescendo, il Piano del mare può rappresentare uno strumento per coordinare alcune possibili soluzioni.

La corsa al riarmo: i dati e le prospettive

Secondo l’accordo siglato all’Aja il 24 giugno 2025, i paesi aderenti alla NATO (tranne la Spagna a cui è stata concessa maggiore flessibilità) sono obbligati ad aumentare le loro spese militari fino al 5% del PIL entro il 2035, ammontare suddiviso in due componenti: 3,5% destinato alla “difesa pura” (ad esempio, armamenti, ricerca e sviluppo), 1,5% destinato a investimenti più ampi nel campo della sicurezza, come la cyber sicurezza e le infrastrutture critiche (reti energetiche, telecomunicazioni). Questa scelta si inserisce nello scenario di una corsa al riarmo generalizzata e caratterizzata dall’esplosione di conflitti di lunga durata. É quindi necessario definire il quadro attuale delle spese militari, non solo tra i paesi aderenti al Patto Atlantico, cercando di evidenziare le caratteristiche dell’attuale corsa al riarmo, anche nel contesto delle scelte politiche compiute dall’Unione Europea e dei conflitti in corso in Ucraina e nel Medio Oriente. Una ricognizione preliminare dei dati, non facilmente reperibili perché dispersi in diverse fonti, è quindi necessaria per fornire un quadro oggettivo della situazione del riarmo (paragrafo 1). Occorre poi capire quali cause economiche e politiche spiegano la corsa al riarmo iniziata un decennio fa, e questo è l’oggetto del secondo paragrafo, che fornisce una rassegna critica di questa nuova fase della politica internazionale. Considerazioni finali concludono il lavoro.

The Price of Hunger: A Historical Analysis of the Financialisation of the Agri-Food System

The article analyses the role of financialisation in the global agri-food system and its impact on food accessibility and economic inequalities. Since the deregulation of agricultural derivatives markets in the United States in 2000, the massive entry of financial actors has transformed food commodities into speculative assets, exacerbating price volatility and compromising global food security, especially in low-income countries. The study adopts a critical political economy approach that integrates historical analysis with sectoral and territorial investigation, particularly on the wheat market and recent speculative and tariff dynamics. It highlights the urgent need to overcome the predatory logic of profit by promoting alternative models based on food sovereignty, agroecology and distributive justice. The paper proposes an ethical reconfiguration of the food system, centred on the concept of civil food, which values smaller supply chains and restores the central role of local communities in defining a regenerative and sustainable economy.

Il Manifesto di Ventotene per una rilettura critica dell’Europa reale

Nel Manifesto di Ventotene l’europeismo si connette in maniera indissolubile con la storia dell’antifascismo e con la lotta per l’emancipazione sociale: per questo esso deve essere difeso da coloro che ne avversano il retroterra politico e culturale, ma anche da coloro che lo utilizzano per giustificare qualunque realizzazione politica ed istituzionale del processo di integrazione. Perché l’Europa può essere il campo di battaglia in cui il compromesso tra capitale e lavoro proprio del modello democratico sociale viene sconfitto, ma anche il luogo in cui esso può salvarsi dalle tempeste della globalizzazione e della de-globalizzazione assumendo una forma sovranazionale.

Lo spread tra mito e realtà

Durante la crisi dei debiti sovrani dell’eurozona, nel 2011, la nozione di spread, inteso come differenza tra il rendimento dei BTP decennali italiani e i Bund tedeschi con analoga scadenza, divenne elemento centrale di attenzione della stampa economica e del dibattito politico nazionale, sollecitando coloro che auspicavano un vincolo esterno per la finanza pubblica italiana a stigmatizzarlo come dimostrazione palese di una percezione di insostenibilità del debito pubblico nazionale da parte dei cosiddetti ‘mercati’.

Il Codice degli Appalti dal 2017 al 2025 e la tela di Penelope

Il sistema delle regole negli investimenti pubblici – ossia l’insieme delle norme, procedure e standard che guidano l’allocazione delle risorse – è considerato un fattore cruciale per l’efficacia, l’efficienza e la sostenibilità delle politiche di investimento. Secondo la letteratura scientifica, la “buona regolazione” non è solo un presidio anticorruzione, ma una leva di crescita (North, 1990; Acemoglu & Robinson, 2012). Non a caso il rischio regolatorio è uno degli elementi più analizzati nei rating Paese (Moody’s, 2022) e il continuo cambiamento del contesto normativo di riferimento, ovvero l’incertezza del sistema delle regole, è ritenuto da più parti uno dei principali punti di debolezza nella crescita degli investimenti pubblici e quindi del sistema economico.

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