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Il Manifesto che qui pubblichiamo sottolinea l’urgenza di aprire un ampio, libero e paritetico confronto tra le diverse scuole di pensiero economico anche alla luce della grave crisi economica in corso e dei limiti palesati dall’approccio dominante neoclassico-liberista nel prevenirla, interpretarla e contrastarla. Per questa ragione, auspicando che nel dibattito che si svilupperà gli aspetti interpretativi di carattere etico-morale siano ulteriormente integrati da un’analisi delle forze reali che muovono i processi storici, la rivista “Economia e Politica” è molto lieta di aderire al Manifesto.
1. La teoria dominante è in crisi
Oggi dopo anni di atrofizzazione si affaccia un nuovo sentire al quale la scienza economica deve saper dare una risposta. La crisi globale in atto segna un punto di svolta epocale. Come in tanti hanno rilevato, oggi entrano in crisi le teorie economiche dominanti e il fondamentalismo liberista che da esse traeva legittimazione e vigore. Queste teorie non avevano colto la fragilità del regime di accumulazione neoliberista. Esse hanno anzi partecipato alla edificazione di quel regime, favorendo la finanziarizzazione dell’economia, la liberalizzazione dei mercati finanziari, il deterioramento delle tutele e delle condizioni di lavoro, un drastico peggioramento nella distribuzione dei redditi e l’aggravarsi dei problemi di domanda. In tal modo esse hanno contribuito a determinare le condizioni della crisi. E’ necessario ricondurre l’economia ai fondamenti etici che avevano ispirato il pensiero dei classici.
2. E’ urgente riaprire il dibattito economico
E’ urgente riaprire il dibattito sulle fondamenta delle diverse impostazioni teoriche presenti nel campo economico. Occorre respingere l’idea – una giustificazione di comodo per tanti economisti e commentatori economici mainstream – che esista una sola verità nella scienza economica. Occorre dare spazio alle teorie alternative – keynesiana, classica, istituzionalista, evolutiva, storico-critica nella ricchezza delle loro varianti – nell’insegnamento e nella ricerca. Occorre adeguare ai tempi i nostri strumenti, assumendo l’analisi di genere nei nostri studi. E’ necessario dare “diritto di tribuna” ad ogni nuova idea economica nel segno della libertà e del libero confronto. Le concentrazioni di potere (nelle università, nei centri di ricerca nazionali e internazionali, nelle istituzioni economiche nazionali e internazionali, nei media), come quelle che hanno favorito nella fase più recente l’accettazione acritica del fondamentalismo liberista, debbono essere combattute.
3. Un’economia al servizio delle persone
La scienza economica dev’essere intesa in modo ampio, senza definizioni unilaterali e con piena apertura all’interscambio con le altre scienze sociali. L’obiettivo della ricerca dovrebbe consistere nella comprensione della realtà sociale che ci circonda, come premessa per scelte politiche dirette a migliorare la condizione di vita delle persone e il bene comune.
4. Un metodo non più fine a se stesso
A questo fine va indirizzato l’utilizzo delle tecniche disponibili, dall’analisi storiografica a quella econometrica, dall’analisi delle istituzioni alla costruzione di modelli matematici, senza preclusione verso alcuna tecnica ma allo stesso tempo senza che la raffinatezza tecnica dell’analisi divenga un obiettivo autoreferenziale, fonte di conformismo e di appiattimento nella formazione delle giovani leve di economisti. Per questo, va favorito un confronto critico tra impostazioni e analisi diverse.
5. Una nuova agenda
Suggeriamo cinque temi – su cui promuovere studi e iniziative – che ci sembrano di particolare rilievo nella fase attuale:
a. Mercato, stato e società. Dopo decenni in cui il mercato e la sua presunta “mano invisibile” hanno invaso gli spazi dell’azione pubblica e delle relazioni sociali, è necessario pensare nuove forme di integrazione tra mercato, stato e società, con attenzione per i temi della democrazia, della giustizia, dell’etica, in un quadro di sostenibilità ambientale dello sviluppo;
b. Una globalizzazione dal volto umano. Dopo una mondializzazione dei mercati trainata dalla finanza e priva di regole, è necessario pensare a un’integrazione internazionale tra i popoli che sia democraticamente governata, che alimenti i flussi di conoscenze e di persone accanto a quelli di merci, e che promuova la cooperazione sociale anziché la feroce competizione globale.
c. Un nuovo umanesimo del lavoro. E’ necessario ripensare il ruolo del lavoro nelle società moderne, come fonte di reddito dignitoso per tutti, di conoscenze, di relazioni sociali e come strumento di formazione ed emancipazione civile dei cittadini.
d. La riduzione delle disuguaglianze. Le differenze di reddito e di potere, tra paesi e – al loro interno – tra gruppi sociali e persone sono cresciute in modo inaccettabile ed è necessario quindi pensare ad un modello di organizzazione delle relazioni che punti realmente a ridurre le disuguaglianze sociali, territoriali, tra uomini e donne e tra le singole persone. Questo è necessario anche per individuare una credibile via d’uscita dalla crisi, che richiede un rilancio dei consumi individuali e collettivi e degli investimenti pubblici, e l’emergere di una nuova domanda da parte di paesi e gruppi che in passato erano rimasti al margine dello sviluppo e del benessere sociale.
Senza tali cambiamenti il rischio concreto è che si punti a ripristinare il regime di accumulazione neoliberista fondato sulla speculazione finanziaria, e che si alimentino per questa via crisi ulteriori ed ancora più gravi dell’attuale.
e. Uno sviluppo più equilibrato. Va favorita la transizione da una crescita quantitativa senza limiti verso uno sviluppo più equilibrato basato sulla qualità. Occorre impegnarsi per costruire degli indici alternativi al prodotto interno lordo che è inservibile e fuorviante dal momento che non riesce a rappresentare diverse attività economiche, i costi ambientali e il reale benessere della popolazione.
Associazione Paolo Sylos Labini, Critica Liberale, Sbilanciamoci.info, Economia e Politica, Associazione Rossi-Doria, Giorgio Ruffolo, Alessandro Roncaglia, Marcella Corsi, Roberto Petrini, Stefano Sylos Labini, Francesco Sylos Labini, Loretta Napoleoni, Enzo Marzo, Mario Pianta, Riccardo Realfonzo, Agostino Megale, Mauro Gallegati, Luciano Gallino, Luciano Barca, Massimo Paradiso, Giulietto Chiesa, Michele Salvati, Marcello Degni, Giovanni Vetritto, Attilio Pasetto, Stefano Zamagni , Roberto Artoni , Giovanni Scanagatta, Marco Berlinguer, Michele Macrì, Paolo Raimondi, Valeria Panzironi , Stefano Prezioso, Pierangelo Dacrema, Carlo D’Adda, Salvatore Biasco , Paolo Palazzi , Anna Giunta , Giacomo Becattini, Cristina Marcuzzo , Michele de Benedictis, Gilberto Seravalli, Bruno Jossa, Giorgio Lunghini, Massimo Livi Bacci, Stefano Fassina, Laura Pennacchi , Arrigo Opocher , Pier Luigi Porta, Mario Sarcinelli, Gaetano Sabatini, Marco Cipriano , Gianni Viaggi, Roberto Romano, Emilio Carnevali, Paolo de Joanna, Ferruccio Marzano, Cosimo Perrotta, Claudio Gnesutta, Loredana Mozzilli, Pierfranco Pellizzetti, Nadia Urbinati, Cristina Comencini, Antonella Stirati, Fabrizio Botti, Carlo D’Ippoliti, Guglielmo Forges Davanzati, Antonella Picchio, Carlo Panico, Paolo Bosi, Francesco Garibaldo
(Le firme sono disposte nell’ordine in cui sono state raccolte. Per commenti ed ulteriori adesioni clicca qui)



Michele Piano scrive:
Complimenti! Mi pare davvero opportuno sferrare un attacco agli economisti neoclassico-liberisti-bocconiani. Con la loro falsa scienza hanno occupato i media con presunti vincoli di mercato e false incompatibilità. E non hanno capito un bel nulla della crisi. E’ ora di smascherare tutta la loro inconcludezza. Ancora complimenti.
ANTONIO POLCINO scrive:
altra questione fondamentale oltre a quelli già citati nel manifesto sono le riforme istituzionali, riforma del mercato del lavoro che diano centralità al contratto di lavoro a tempo indeterminato, riforma della finanza, che porti in mano allo stato LA PRODUZIONE E LA DISTRIBUZIONE DI MONETA CARTACEA, IN MODO DA EVITARE I COSIDETTI DIRITTI DI SIGNORAGGIO, OSSIA L’UTILE DERIVANTE DALLA CREAZIONE DI MONETA CHE I SOCI DELLE BANCHE SI SPARTISCONO. SOLO COSI SI PUO’ USCIRE DALLA CRISI, A MIO MODO DI VEDERE
lino rossi scrive:
vedo che fra i firmatari c’è Giulietto Chiesa, che apprezzo molto come giornalista e come politico, ma che, dal punto di vista tecnico-economico ha dimostrato in passato di avere le idee abbastanza confuse, avendo tirato in ballo, a più riprese, la truffa del signoraggio.
potrebbe essere l’occasione buona per informarlo della buccia di banana sulla quale è scivolato, raggiungendo così lo scopo di far finalmente aprire gli occhi sia a lui stesso che alle tantissime persone che, IN BUONA FEDE, credono a quel dogma.
Gionata C. scrive:
Sottoscrivo da umile studente universitario, il manifesto qui pubblicato.
Continuate così. La rivoluzione delle scienze economiche tarda ad arrivare ed è ancora agli albori.
Avanti così.
michele vassallo scrive:
Sottoscrivo il Manifesto e mi complimento per l’iniziativa.
Un ringraziamento e un caro saluto all’ing. Lino Rossi per la necessaria e utile precisazione.
Sono d’accordissimo.
A presto.
Domenico D'Amico scrive:
Noi del Primit ci proponiamo di riaprire il DIBATTITO sopito dal sistema bancario: quello della moneta debito.
Se la moneta continuerà ad essere debito, nulla potrà mai cambiare.
Se invece la moneta tornerà proprietà dei cittadini, la storia cambierà realmente il suo corso.
Il debito è un capestro: più si va avanti, più stringe, non c’è altro da dire; il tasso d’interesse detta la velocità di questa agonia e di questo graduale appropriamento delle risorse materiali di tutti noi da parte del sistema bancario.
lino rossi scrive:
se voi signoraggisti, anzichè imporre le vostre idiozie, ragionaste correttamente, sulla base dei dati oggettivi, scoprireste che il vostro obiettivo è anche il nostro.
sono tre anni che vi chiedo di convogliare le vostre energie su un filone razionale, ma non c’è niente da fare.
la base monetaria è moneta che non indebita. (vedi De Gaulle - http://www.economiaepolitica.it/index.php/primo-piano/risate-cinesi-e-debito-pubblico-americano/)
con una corretta politica monetaria si potrebbe modulare la quantità di debito presente nella società e si potrebbe raggiungere agevolmente una condizione di equilibrio.
sono invece 30 anni che la politica monetaria è stata viceversa orientata nella direzione di creare solo moneta debito, come dite voi.
la base monetaria è stata di recente fortemente aumentata, ma non per dare impulsi all’economia reale, ma per tenere in piedi l’oligarchia finanziaria che soffoca l’economia reale.
qual’è stato il vostro contributo? nullo!!!
avete solo creato confusione, arrivando perfino a sostenere le posizioni anarco-capitaliste di Ron Paul / Rothbard.
lino rossi scrive:
invece di insultare Keynes, come avete fatto numerose volte, senza neanche comprendere il significato delle vostre tesi (si fa per dire) e le sue, fareste meglio a prendere seriamente in considerazione, finalmente, la possibilità che voi, Ezra Pound, Louis Even, Clifford H. Douglas (http://www.michaeljournal.org/LIsola.htm) ed il Prof. Auriti, abbiate preso una tremenda cantonata, come già analizzato da Keynes stesso, nel 1936. http://www.unipv.it/deontica/opere/lunghini/with.doc
Maurizio scrive:
Basta con i Giavazzi!
Sottoscrivo in pieno il Manifesto.
Cerchiamo d non banalizzare il problema del signoraggio. I “signoraggisti” sbagliano e creano confusione riponendo la loro attenzione nel signoraggio primario, che è un problema marginale visto che copre “solo” il 3% pil (Blanchard). Ma non dimentichiamo che è il signoraggio secondario (differenza tra TUS e Tan nei prestiti bancari) il vero motore di questa crisi. Basta guardare la crescita di m3 negli ultimi anni (+13% BCE) per capire come le banche abbiano premuto sull’acceleratore, grazie ad un coefficiente di riserva bancario al 2%. Hanno indebitato tutti. Con questo sistema la ricchezza è stata redistribuita a vantaggio dell’economia finanziaria.
lino rossi scrive:
“Ma non dimentichiamo … il signoraggio secondario”.
condivido la sostanza dell’intervento, ma il “signoraggio secondario” non centra nulla; esso nasce dall’errata interpretazione del moltiplicatore bancario da parte dei signoraggisti. mentre esistono varie definizioni di signoraggio, tutte vere ed usate correttamente da banchieri centrali, economisti e politici, quella del “signoraggio secondario” è bufala autentica e garantita al 100%.
Domenico D'Amico scrive:
Noi del Primit non siamo signoraggisti come banalmente dite voi.
E’ evidente che non sapete cosa facciamo, come lo facciamo e gli approfondimenti che sono sul nostro forum e nelle nostre fiere delle verità.
E’ evidente che non sapete quanto siamo lontani dai banali temi proposti dai vari sandi,della luna,benetazzo,grillo,saba etc.
Noi del Primit siamo l’unica realtà italiana che fa una lotta reale di controinformazione seria, autonoma, autofinanziata, sul tema monetario.
Le offese fatte da voi sono un evidente segno di bassezza e di superficialità intellettuale: un classico per chi non ha altri argomenti se non quello del pedissequo canale orto/eterodosso consentito dal padrone banchiere.
Non immaginate neanche l’immane lavoro che ci stiamo sobbarcando.
Informatevi, prima di pontificare.
Questo Manifesto invece mi sembra banale, troppo generalista, parole urlate al vento; manca solo il punto 6) che l’uomo sia più buono, ed era completo.
Domenico D'Amico scrive:
Ma poi il Lino Rossi di questo articolo
http://www.signoraggio.com/signoraggio_laquestionemonetaria.html
chi è ?
E’ lo stesso che parla qui?
Stefano Sylos Labini scrive:
Caro D’Amico, il Manifesto, per come lo vedo io, sta cercando di creare delle condizioni affinchè le teorie alternative a quelle del “mainstream” neoclassico, secondo cui il mercato è perfetto e infallibile, abbiano il giusto spazio e adeguata diffusione. Io credo che le voci di dissenso non erano poi così poche, ma certamente non hanno avuto molto risalto sia all’interno del mondo accademico sia nell’opinione pubblica sia a livello politico. La libertà di pensiero non ha avuto spazio nei grandi mezzi di informazione (giornali e televisione) ma ha trovato delle nicchie principalmente nei siti internet.
Credo altresì che debbano ritornare in campo concetti come programmazione degli investimenti e politiche dei prezzi e sia necessario un ruolo attivo dello Stato nella creazione e nella distribuzione della ricchezza.
Non mi sembrano cose banali e urlate al vento se riusciranno ad avere degli sviluppi anche sul piano politico.
Cordiali saluti.
Ivano Mastrelli scrive:
Questo manifesto eccede in idealismo ed è poco materialista, come dimostra pure il fatto che economia&politica lo accetta ‘con qualche riserva’, se ho capito. Però l’intento è valido. Se invece uno vuole farsi quattro risate può andare a leggere il manifesto dei ’signoraggisti’ del primit, una insuperabile fiera di immani idiozie.
Silvia Viola scrive:
Sottoscrivo con convinzione il manifesto. Desidererei tuttavia segnalare la necessita’, a mio avviso urgente e inderogabile, di portare all’ attenzione dell’ agenda politica e dei decisori la necessita’ di cambiamento di paradigma. Il rischio che vedo e’ che il cambiamento rimanga confinato all’ interno dell’ accademia, con scarse o nulle ripercussioni sulla realta’ materiale. In questo caso si verificherebbe a mio avviso il sostanziale fallimento dello spirito e delle finalita’ del manifesto.
Bernardoilpaguro scrive:
Condivido pienamente il manifesto, meno i commenti degli scalmanati dell’intelletto, del popolo dell’artereosclerosi, sempre pronto ad azzuffarsi su qualsiasi buona iniziativa con il solo obiettivo di prevaricare e di imporre il proprio punto di vista.
Ai malati dell’io ricordo un “antico proverbio”:
“Dio non ha mai ordinato a nessuno di essere stupido!”
Miriam scrive:
Ho 18 anni e da poco ho deciso che l’anno prossimo andrò a studiare economia con lo scopo di lavorare per migliorare la nostra società. In questo manifesto e altri vostri articoli ritrovo esattamente il mio ideale di economia, vi ringrazio quindi molto di aver creato questa rivista! Continuate così, perchè se l’economia non cambia siamo destinati ad un’infinita decrescita!