
Il 26 e 27 gennaio prossimi, alcuni tra i principali esponenti del pensiero economico critico si riuniranno presso l’Università di Siena per interrogarsi sugli sviluppi della grande recessione in corso, e sul futuro della teoria e della politica economica.
Il convegno è organizzato con la collaborazione di Economia e politica. Tutte le informazioni sono sul sito www.theglobalcrisis.info.
Nel 2006, chiamato ad esprimersi sui criteri di valutazione della ricerca universitaria, l’attuale rettore della Bocconi Guido Tabellini dichiarò che bisognava respingere le procedure tese a salvaguardare i filoni di ricerca alternativi al mainstream, poiché queste avrebbero finito per «proteggere sette di ricercatori in via di estinzione»[1]. Quando fu pronunciata, questa frase apparve a molti indicativa di specifici interessi accademici da difendere e da consolidare, molto più che di un giudizio spassionato sull’effettivo valore scientifico delle diverse correnti della ricerca economica. Tuttavia la sostanza della dichiarazione rifletteva l’enorme successo del paradigma dominante di teoria e politica economica, e il comprensibile desiderio dei suoi più convinti sostenitori di avvalersi di tale diffuso consenso per conquistare nuovi spazi e ulteriori riconoscimenti.
Ben pochi anni sono passati dalla controversia sulla valutazione della ricerca, eppure le cose sembrano esser cambiate sotto più di un aspetto. In particolare, dal momento in cui la crisi globale è esplosa, il clima culturale pare aver subìto un mutamento alquanto repentino. Uno dei motivi è che gli esponenti della teoria economica prevalente sono apparsi in estrema difficoltà di fronte alla grande recessione in corso. Col passare dei mesi è andato diffondendosi il convincimento che la crisi li abbia presi alla sprovvista, e che le loro proposte di politica economica abbiano addirittura contribuito ad alimentarla. In Gran Bretagna si è scomodata persino la Regina per chiedere ai massimi esponenti della London School of Economics come mai non fossero stati capaci di prevedere il tracollo. In Italia il ministro dell’Economia ha più volte ironizzato sulle difficoltà di previsione degli economisti, e li ha per questo invitati a star zitti per almeno un anno o due. Dove naturalmente per “economisti” si sono intesi sempre gli esponenti della ortodossia, coloro i quali cioè hanno lungamente dettato il verbo, sia sul versante della teoria che della politica economica[2].
Si è respirata in effetti un po’ l’aria della caccia all’untore, in questa sorta di caccia all’economista. D’altro canto va riconosciuto che le accuse che sono state lanciate in questi mesi non possono dirsi del tutto infondate. Basterà ricordare che gli economisti della blasonata voce.info hanno commentato la crisi ammettendo onestamente che «nessuno di noi redattori, dobbiamo riconoscerlo, l’aveva prevista. Molti di noi l’avevano sottovalutata»[3].
In questo mutato e forse imbarazzante scenario, Tabellini deve aver considerato opportuno porre il seguente interrogativo: «vi sarà un’altra rivoluzione nelle idee degli economisti circa i compiti della politica economica e il funzionamento della economia di mercato?»[4]. Una domanda tempestiva, bisogna ammetterlo. Ma prima che qualcuno potesse sospettare una sua conversione rispetto ai giudizi barricadieri del passato, Tabellini ha immediatamente fornito la sua risposta, la solita di sempre: «Io penso di no. Le lezioni da trarre dalla crisi, per quanto importanti, sono più circoscritte». L’idea del rettore della Bocconi, al riguardo, è che la teoria economica prevalente si occupa da tempo di tutte quelle imperfezioni e asimmetrie che contribuiscono a determinare i cosiddetti “fallimenti del mercato” e che favoriscono quindi l’insorgere dell’instabilità e della crisi. Stando a questa visione, gli economisti del mainstream dovrebbero già disporre degli strumenti concettuali necessari per spiegare la recessione e per suggerire misure in grado di fronteggiarla. Se vi sono stati errori di previsione e di valutazione della crisi, si potrà rimediare ad essi attraverso correttivi marginali, senza mettere in discussione il nucleo della dottrina economica prevalente.
A una prima lettura si potrebbe pensare che le conclusioni di Tabellini siano suffragate dai fatti. Dopotutto egli difende un corpus teorico abbastanza flessibile, dal quale si possono certo ricavare delle vere e proprie apologie del capitalismo, ma che può anche fungere da strumento in grado di cogliere i limiti dei meccanismi di mercato. Non è un caso che da questo impianto concettuale siano già emerse svariate interpretazioni della crisi, nonché indirizzi di politica economica alquanto diversi tra loro. Consideriamo ad esempio i casi di John Taylor e di Paul Krugman. Come è noto, Taylor ha attribuito le cause e il perdurare della crisi in corso al lassismo monetario e fiscale delle autorità americane, e ha per questo suggerito una strategia di uscita dalla recessione fondata sulla rinuncia agli eccessi dell’interventismo politico e sul ritorno alle severe leggi del laissez-faire. Krugman, al contrario, ha sostenuto che una politica economica troppo timida da parte del governo e della banca centrale potrebbe rivelarsi insufficiente per superare la crisi, e ha quindi invocato ulteriori espansioni monetarie e fiscali[5]. I due si situano insomma agli antipodi delle posizioni di politica economica che riescono a trovare uno spazio nelle istituzioni e sui media americani. Eppure, entrambi gli economisti possono esser fatti rientrare nel mainstream cosiddetto “imperfezionista”, talvolta definito New Keynesian o del New Consensus, che rappresenta oggi la punta più avanzata del paradigma sostenuto da Tabellini[6].
Possiamo dunque parlare di un mainstream autosufficiente, in grado di trovare grazie alla sua sola dialettica interna una valida spiegazione del tracollo economico e occupazionale al quale stiamo assistendo, ed efficaci misure per contrastarlo? In realtà da un’analisi più approfondita del dibattito di questi mesi sembra emergere una diffusa insoddisfazione verso le interpretazioni della crisi scaturite dal paradigma dominante. A questo riguardo è interessante notare che alcuni autorevoli esponenti del mainstream hanno avanzato spiegazioni della crisi sotto molti aspetti incompatibili con gli strumenti analitici da essi generalmente adoperati. E’ questo ad esempio il caso di Jean-Paul Fitoussi e di Joseph Stiglitz. In un recente intervento essi hanno sostenuto che «…la carenza di domanda aggregata ha preceduto la crisi finanziaria ed è stata causata da cambiamenti strutturali nella distribuzione del reddito. Fin dal 1980, nella maggior parte dei paesi avanzati il salario mediano è rimasto stagnante, e le disuguaglianze sono cresciute a favore dei redditi più alti […] Poiché la propensione al consumo sui redditi più bassi è generalmente più grande, questa tendenza di lungo periodo nella redistribuzione del reddito ha avuto l’effetto macroeconomico di deprimere la domanda…»[7]. E’ evidente che siamo al cospetto di una interpretazione ispirata ai tipici schemi macroeconomici di teoria critica. Ed è altrettanto palese che si tratta di una chiave di lettura di lungo periodo e strutturale, per cui sembra alquanto difficile poterla ritenere conforme alla logica dei modelli mainstream sui quali vertono le principali pubblicazioni scientifiche degli stessi Fitoussi e Stiglitz[8]. Il che, beninteso, mira solo a fare chiarezza, e non toglie merito alla scelta dei due economisti di far propria tale visione[9].
Questa e molte altre evidenze sembrano insomma segnalare una difficoltà di fondo da parte dell’approccio teorico dominante, alla cui logica paiono sfuggire i tratti salienti della crisi, e più in generale i meccanismi di riproduzione del capitalismo contemporaneo. Per questo motivo sono in molti oggi a ritenere che la grande recessione in corso dovrebbe rappresentare uno spartiacque storico anche per l’evoluzione del pensiero economico, e che dunque anziché suggerire correzioni all’approccio mainstream bisognerebbe favorire un più generale cambio di paradigma. In effetti negli ultimi mesi abbiamo assistito a una straordinaria fioritura di contributi provenienti da filoni di ricerca alternativi, e in particolare dagli approcci ispirati alla critica della teoria economica dominante. Da tali ricerche sono emerse promettenti riletture dei principali filoni del pensiero economico eterodosso, critiche serrate alle interpretazioni mainstream della recessione, nuovi schemi di analisi teorica ed empirica della crisi, brillanti approfondimenti sui processi in corso di riorganizzazione dei capitali, accurate disamine del rapporto tra riproduzione del capitale e conflitto sui luoghi di lavoro, e interpretazioni della politica economica alternative a quelle finora prevalenti. E’ sorta dunque l’esigenza di raccogliere una selezione di tali contributi, con particolare riguardo ai lavori elaborati da alcuni tra i principali esponenti del pensiero critico italiano.
Proprio a questo scopo, il 26 e il 27 gennaio prossimi, presso la Facoltà di Economia della Università di Siena, si terrà il convegno “La crisi globale. Contributi alla critica della teoria e della politica economica” (tutte le informazioni sono reperibili sul sito www.theglobalcrisis.info). Organizzata dal Dipartimento DASES dell’Università del Sannio in collaborazione con i Dipartimenti di Economia politica e di Politica economica dell’Università di Siena, e realizzata in partnership con economiaepolitica.it e con il blog Goodwinbox, l’iniziativa ha beneficiato del contributo finanziario della Fondazione Montepaschi. L’auspicio è che questo convegno, aperto a tutti, possa offrire indicazioni per una accurata retrospettiva sull’effettivo apporto dell’analisi economica mainstream alla comprensione della realtà sociale che ci circonda, e soprattutto possa favorire la riapertura di un libero confronto delle idee sui fondamenti scientifici della teoria e della politica economica contemporanea. Contro i modi abituali di pensiero e di espressione, le visioni illuminanti sommerse e dimenticate a volte ritornano.



Saverio scrive:
Molto interessante. Ma si potrà intervenire al convegno? Cordiali saluti.
guido scrive:
Complimenti per la bellissima iniziativa! Economia e politica si conferma l’unica vera rivista di riferimento per la divulgazione del pensiero economico critico! Ottimo anche l’articolo di Brancaccio!
Kugelmino scrive:
Sintomatica la giravolta di Stiglitz… A quanto pare per iniziare a capirci qualcosa i vari premi Nobel del mainstream si sono messi a rovistare nella scatola degli attrezzi dei marxisti… Dovrebbero onestamente riconoscerlo… Comunque mi fa piacere che Brancaccio dica che la interpretazione da ‘bassi salari’ non è l’unica ammissibile all’interno della teoria critica. Ho letto il programma del convegno e sono contento di leggere che ci saranno interventi ad ampio raggio anche dedicati alla caduta tendenziale del saggio di profitto.
Giuseppe scrive:
L’articolo è davvero interessante, così come l’idea del convegno sulla crisi. Un solo punto non mi è sufficientemente chiaro: quando lei dice che Krugman è comunque un esponente del mainstream; in realtà a me sembra un economista abbastanza anti-convenzionale ed insofferente verso la teoria economica dominante. Io lo riterrei molto vicino alle posizioni espresse da Akerlof e Shiller, nel loro ultimo saggio “Spiriti animali”. E le pongo una domanda: secondo lei i filoni di ricerca che poggiano sui comportamenti degli agenti economici, che sono governati oltre che dalla razionalità, anche dagli animal spirits, avranno modo di consolidarsi, o resteranno al margine delle principali discussioni accademiche?
La ringrazio anticipatamente.
Roberto scrive:
Quando Brancaccio parla di mainstream credo che si riferisca alla produzione accademica di questi autori. Akerlof vinse il premio Nobel per avere realizzato modelli di informazione asimmetrica analoghi a quelli di Stiglitz. Krugman ha vinto per avere proposto modelli neoclassici ma con rendimenti crescenti di scala. Questi economisti adesso possono anche scrivere tante cose in libertà, ma le analisi per le quali sono diventati famosi e apprezzati sono mainstream.
Stefano D'Andrea scrive:
Ottima l’iniziativa e pregevole l’articolo di Emiliano Brancaccio.
Chiedo a quest’ultimo: fermo restando che non vi è alcun dubbio che i redditi da lavoro dipendente (e invero anche autonomo, se non si avesse una enorme evasione fiscale) abbiano subito, dalla metà degli anni 80, una continua erosione, siamo certi che la domanda dei privati sia diminuita, e non invece aumentata a causa della esplosione del credito al consumo, che in Italia si è verificata, se non erro, dal 1991? Esistono dati che testimonino il calo della domanda dei consumi privati, in relazione all’aumento della produzione, negli anni 1985/2007? O il calo si è verificato soltanto negli anni 2008 e 2009? Soltanto una risposta positiva nel primo senso consentirebbe di imputare la crisi al calo della domanda.
Da parte mia, pur non disponendo di dati, credo che la domanda di beni e servizi di consumo da parte dei cittadini e finanche di quelli con reddito medio-basso negli anni 1985/2007 sia enormemente aumentata; da un lato perché sostenuta dal credito al consumo, finalizzato e non; dall’altro perché l’ideologia dominante ha condannato moralmente il risparmio (mentre la nostra Costituzione dice che “La Repubblica… incoraggia il risparmio).
Da anni mi capitava di asserire che le nuove generazioni stavano peggio delle precedenti e che, infatti, se avessero generato lo stesso numero di figli che avevano generato i genitori, avessero risparmiato e lasciato ai figli almeno quanto i genitori avevano lasciato ad essi e fossero andati via di casa (accollandosi le correlate spese) all’età in cui erano andati via i padri, non sarebbero più andati in vacanza all’estero né avrebbero utilizzato il telefonino, né avrebbero acquistato lo schermo piatto.
Senza voler aderire al sistema dei valori della borghesia ottocentesca, ritratto mirabilmente ne “I Bundebrook”, si deve però ammettere che non può esservi alcuna emancipazione dei ceti subalterni se essi non risparmiano? Come si colloca la critica della economia politica quando si viene a scoprire che il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo non si stava dirigendo verso il sole dell’avvenire, bensì andava al centrocommerciale con in tasca un telefonino acquistato a rate?
Siamo certi, insomma, che la proposta di politica economica debba prevedere un aumento dei redditi da lavoro per consumare di più? O l’aumento dei redditi da lavoro andrebbe accompagnato con un aumento del risparmio e (anzi) una diminuzione dei consumi, costi quel che costi, anche in termini occupazionali? Si è compreso che la politica di indebitamento dei cittadini attenua il conflitto sociale e impedisce che esso sia composto con una equilibrata politica dei redditi?
Francesco Fata scrive:
E’ mai possibile che nessun economista parli di mai (e dico mai) di crisi cicliche dovute al marcio e fatiscente sistema monetario nel quale siamo costretti (tutti) ad operare? Nessuno che adduca la responsabilità di queste crisi al sistema “moneta-debito+interesse”?
Le crisi economiche come questa sono assolutamente “naturali” quando un sistema bancario rigorosamente “privato” crea denaro da nulla (con il credito) rivolendo indietro oltre al capitale anche l’interesse,che non venendo immesso sul mercato sotto forma di denaro, chiaramente non potrà mai essere restituito insieme al capitale. Il solo modo di vederlo immesso sul mercato è quello di prenderlo “a prestito” e quindi fare ulteriore debito in un circolo vizioso che non può avere mai fine.
E’ mai possibile che nessun economista parli mai di signoraggio bancario e men che meno di sovranità monetaria da restituire al popolo che è l’unico garante per la moneta che è in circolazione e quindi ne dovrebbe essere l’unico proprietario emittente? Che non mi vengano a dire (gli economisti) del problema inflazione perchè è troppo ingenuo (per loro) pensare che ci possa essere inflazione se lo stato emettesse denaro per un’opera pubblica senza fare debito e invece no se per la stessa opera pubblica lo stesso stato chiedesse denaro a debito. Sono così ingenui gli economisti?
Domenico D'Amico scrive:
E’ sempre interessante vedere come il sistema ricuce la propria credibilità, magari dando spazio a le correnti in apparenza alternative, al di fuori del mainstream, per usare un termine di Brancaccio.
Il sistema cerca cioè di auto-accreditarsi una nuova credibilità, cercando di far passare per nuove le idee che prenderanno il posto delle vecchie, e per innovatori i ricercatori che indicheranno “nuove” strade da seguire.
In realtà non c’è nessun salto di paradigma, come viene vagheggiato nella promozione dell’evento. Il sistema bancario, il vertice, la testa pensante, non permette salti di paradigmi.
Gli economisti, (anche il 99% degli eterodossi), danno per scontato che il mondo continuerà il suo moto perpetuo, cavalcando il motore alimentato dalla moneta - debito.
All’interno di questa trincea, tracciata da chi controlla l’emissione monetaria e l’erogazione del credito, si muove la favella dell’economista.
Egli (l’economista) pertanto ha come spazio di manovra quello indicato da chi detta le regole del gioco (moneta=debito); possono essere idee innovative quanto si vuole, ma non usciranno mai dal quella trincea, che paradossalmente invece contribuiscono a fortificare.
Mai invece si sente qualcuno che metta in discussione i concetti di debito, di tasso interesse, nessuno discute e propone di sovranità monetaria in senso proprio (cioè emissione di moneta-credito).
Come non vedere che il tasso di sconto delle banche centrali e poi quello di interesse delle banche commerciali è l’architrave della struttura che ci si propone di criticare?
Come non vedere che il tasso di interesse è indebito perchè le banche non rinuciano a niente in realtà, ma emettono fiat money a fronte di garanzie del debitore?
Come non vedere che il debito costringe il mondo a crescere al suo (del debito) tasso di interesse?
Come non vedere che le crisi sono momenti di assestamento in cui il sistema tira le fila, raccoglie le idee (vedi questo convegno finanziato da un istituto bancario) e riparte di slancio?
Come non vedere che il debito mondiale (pubblico e privato) in costante aumento erode risorse reali a vantaggio di chi tira le fila del sistema?
(Erode le risorse reali al differenziale tra tasso di interesse e tasso di crescita, che potremmo anche rinominare “tasso di erosione”.)
Perchè nessun convegno, che non sia organizzato dal Primit, parla o solo fa accenno a questi temi?
Ivano Mastrelli scrive:
Complimenti per l’articolo di Brancaccio, impeccabile come sempre. Una nota per l’amico Francesco Fata che ha lasciato un post sul signoraggio. Questa storia del signoraggio imperversa su internet con errori interni colossali. Francesco Fata dovrebbe sapere che un economista neoclassico non dirà mai che l’interesse sul capitale preso a prestito viene banalmente dal solo diritto proprietario sulla moneta. L’economista neoclassico dirà che la moneta è un velo, e che l’interesse sul prestito si adeguerà in equilibrio all’interesse ‘naturale’ dato da produttività e parsimonia. Solo la critica della teoria economica può scardinare questa concezione ortodossa. Consiglio agli amici del signoraggio di leggersi un poco di più i trattati di economia critica, prima di pensare di avere scoperto l’acqua calda.
lino rossi scrive:
Mi accodo ai complimenti per l’articolo e l’impegno del Prof. Brancaccio, augurandomi che l’iniziativa senese raccolga il meritato successo.
Circa l’acqua calda del signoraggio temo che il paragone sia troppo generoso. La buccia di banana appare più pertinente.
Già Keynes ebbe modo di analizzare il fenomeno dei monetary cranks.
http://www.unipv.it/deontica/opere/lunghini/with.doc
Le affermazioni dei due interventi “signoraggisti” di cui sopra, sono caratterizzate da numerosi errori. Alcune denunce, come ad esempio quella dell’eccesso di debito, sono vere, ma non sono causate dalla presunta truffa del signoraggio, nè dalla bufala della creazione di denaro da parte delle “banche”; sono causate da gravi errori, protratti a lungo nel tempo, di politica monetaria. Ecco un esempio: http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o806
Oggi, come nel 1930, gli slanci dei monetary cranks sono dettati da grande generosità, ma anche da scarsissima conoscenza della materia.
Domenico D'Amico scrive:
La piaggeria, il bearsi delle proprie attitudini, conoscenze, dei propri privilegi: è questo ciò che fece in modo che i nobili si vedessero sfilare dai banchieri il trono da sotto il loro nobile sedere.
Lo stesso errore sarà fatto dagli stessi banchieri: si sentono sicuri, cullati dalle idee confortanti (per loro…) portate avanti dagli economisti eterodossi e dai loro più insospettabili elogiatori. (vedi ultimi due commenti).
L’acqua calda, se rimane patrimonio di conoscenza di un’elite, non scalderà mai i corpi della povera gente.
Chi ammette di conoscerla e di averla già scoperta questa acqua calda, è doppiamente colpevole.
Noi del Primit, e non “signoraggisti” come appena detto in modo superficiale e saccente, stiamo dando vita ad un movimento culturale-politico di cambiamento profondo, di un ripensamento generale di tutta la teoria monetaria; vogliamo essere la scintilla che accenderà la giusta reazione di chi adesso non sa e non può sapere.
Chi ora fa lo spiritoso ed il saccente, perderà l’occasione di dare un contributo serio a questo grande esperimento in atto.
Francesco Fata scrive:
Per ora commento solo il post dell’amico Ivano Mastrelli.
Quanto detto da Domenico D’Amico nell’ultimo post è assolutamente condivisibile ed è dimostrato proprio dal suddetto post di Ivano.
Confondere il problema del signoraggio ed dell’eventuale “appropriarsi” della sovranità monetaria con questioni di “economia critica, credito sostenibile o decrescita economica” dimostra proprio che chi ha scritto quel post non conosce minimamente il problema signoraggio. Ciò risulta altresì evidente dall’esposizione di concetti stracotti come ” L’economista neoclassico dirà che la moneta è un velo, e che l’interesse sul prestito si adeguerà in equilibrio all’interesse ‘naturale’ dato da produttività e parsimonia” confondendo la “capacità di produrre beni” con la “possibilità di rimborsare monetariamente capitale+interessi” ove la moneta necessaria a pagare anche gli interessi non esiste complessivamente sul mercato.
Mi piacerebbe confrontarmi con voi in modo serio, ma farlo anche in modo semplice, anche per chi non è un economista. L’economia dovrebbe cominciare a scendere in strada. Non sarebbe ora di finirla di relegarla nelle vostre care, tradizionali, autoreferenziali serate accademiche?
Valentina, Lidia e Paolo scrive:
Il 26 e 27 non potremo venire per ragioni di lavoro ma vorremmo sapere se metterete in streaming o su youtube la conferenza. Grazie!
Ivano Mastrelli scrive:
Saranno concetti ’stracotti’, ma dalle cose che dici è chiaro che ancora non li hai capiti… se questi sono i vostri argomenti un Tabellini qualunque vi metterebbe in saccoccia. Andatevi a leggere un po’ di Marx, di Keynes e di Minsky. Capirete che con il vostro ’signoraggio’ siete solo ai primordi del problema. A quel punto magari se ne riparla.
Francesco Fata scrive:
Per Ivano:
non capisco perchè continui a invitarmi a leggere questo o quell’economista. Spiegami tu perchè sarei in errore. Non ha idee tue? Non sei abituato a pensare con il tuo cervello e…soprattutto….in modo semplicemente “logico”. Io ti ho dato degli imput “logici” per cui il signoraggio privato sull’emissione monetaria è IL problema. Tu continui a citare tizio o caio. Spiega in modo semplice. Provaci. Poi ognuno si farà una sua idea!
Stefano D'Andrea scrive:
Se non erro, fatta l’unità d’italia, lo Stato si trovò davanti alcune banche “emittenti” che provenivano dagli stati dell’italia preunitaria.Esse emettevano moneta fiduciaria. La concorrenza faceva sì che esse offrissero interessi (reputati) troppo alti a chi deteneva il denaro (sic! perché la concorrenza moderna produce un altro effetto?). Si presero provvedimenti e poi via via se ne presero altri. Fino alla nazionalizzazione e poi alla nuova privatizzazione (anche delle quote di banca d’italia).
Ora, e mi rivolgo a Francesco Fata, non si può asserire che in questo secolo e mezzo non vi sia stata storia; momenti esaltanti e delusioni; conquiste e sconfitte da una parte e dall’altra.
Se il signoraggio fosse il problema, tutta la storia che abbiamo vissuto sarebbe un nulla; un inganno; una vita “parziale”, che non ha potuto essere integrale. La costruzione dello stato unitario, la cultura idealistica, la scuola e le università gentiliane, la resistenza, lo stato sociale, la vita vissuta da milioni di italiaani sarebbero stati “esperienze limitate”, false in qualche modo, che noon avrebbero attinto alla vera realtà che si sarebbe avuta senza il signoraggio. Questa tesi è palesemente infantile; eppure è questa la tesi sostenuta da coloco che reputano che il signoraggio sia IL problema. Basterebbe dire che è UN problema e forse i signoraggisti sarebbero in grado di dialogare con coloro che conoscono poco questo problema e sanno ragionare (non come quei signoraggisti secondo i quali la banca non sarebbe proprietaria del denaro depositato dai correntisti).
manuela scrive:
Scusate ma a me questo scivolamento sul signoraggio mi lascia perplessa. L’articolo di Brancaccio ci fa capire con chiarezza quanto imperalistico sia stato il mainstream in questi anni, e ci invita a cogliere le sue contraddizioni interne per metterlo in discussione, sia teoricamente che politicamente. Mi sembra che sia la cosa più urgente da fare oggi per evitare che il pensiero unico sopravviva quasi indenne a questa crisi… manuela. P.S. Convegno ‘aperto a tutti’ significa che non occorre nemmeno una procedura di iscrizione, si va e basta, giusto?
Stefano D'Andrea scrive:
Cara Manuela, hai ragione. Anche se ignorare i commenti dei due lettori che hanno posto l’accento sul signoraggio non sarebbe stato elegante.
Peraltro, vi è il dubbio che tra le cause della crisi vi sia la enorme quantità di crediti-debiti creati negli ultimi anni, non casualmente, bensì per precise scelte legislative: riduzione della riserva obbligatoria, che un tempo raggiungeva anche il 25%; generalizazione del sistema bancomat/carta di credito, il quale ha fatto notevolmente aumentare i depositi dei cittadini (gli stipendi sono accreditati presso le banche e dunque sono depositati e passano da un deposito all’altro quando paghiamo con bancomat e carta di credito) e con essi la quantità di crediti/debiti creabile dal sistema finanziario; abrogazione dell’equo canone e politica di bassi tassi di interesse, che ha fatto moltiplicare assurdi mutui trentennali, eventualmente anche a tassso variabile, agevolati anche da false perizie che le banche chiedevano ai periti; promozione e tutela del credito al consumo (assurdamente tutelato più del credito per investimenti); promozione di rottamazioni di autovetture e quindi di altri debiti, tramite finaziamenti “finalizzati”; introduzione di carte di credito revolving; introduzione di norme volte a rendere valido il contratto di leveraged buy-out; sostituzione della millenaria fideiussione con i contratti autonomi di garanzia, anche essi reputati validi (per me sono invalidi); diffusione del leaseback, della cui validità si deve ancora dubitare; cartolarizzazioni immobiliari; norme che hanno dichiarato inapplicabile l’art. 1933 (relativo alle scommesse) agli swap (così si scommette sulla entità del debito/credito).
Questa politica è la causa della crisi? O è una delle cause? Mi sembra che l’interrogativo debba essere preso in considerazione, almeno dalle teorie critiche.
Nella mia attività professionale, ben prima che un singolo lavoratore fosse licenziato a causa della crisi, ho visto cominciare a soffrire per la crisi: 1) commercianti di automobili ai quali le finanziarie bocciavano sistematicamente le pratiche di finanziamento che fino ad allora avevano costantemente accettato; e 2) imprenditori ai quali veniva negato dalle banche il credito che fino ad allora era facilmente (anche se costosamente)elargito. Ho così scoperto che sono innumerevoli le imprese con debiti (per mutui, scoperti, sconto di fatture, leasing) pari all’80% del fatturato (e che non falliscono per ragioni che sarebbe lungo spiegare).
Esiste un limite oltre il quale la creazione di crediti/debiti, che divengono enormemente superiori alla massa monetaria, conduce inevitabilmente alla crisi? Questa è la domanda che da non economista (sono un giurista) pongo a Brancaccio e che spero trovi una risposta nel convegno.
Chiara Alderani scrive:
Brancaccio mi ha deluso. Come si può organizzare un convegno critico lasciando l’intervento introduttivo ad un banchiere, o pubblicizzando il ristorante Guido, magari con più gusto avrebbe potuto scrivere pausa parnzo.
Non mi aspetto molto da questo convegno di accademici. Mi spiace per Brancaccio che si sta imborghesendo.
Chissà forse tra poco lo vedremo canddato per il PD.
Chiara Alderani
manuela scrive:
Caro Stefano, capisco ciò che dici. Segnalo però che sul Goodwin-box è in corso una bella discussione proprio tra Brancaccio e alcuni economisti mainstream. La trovi alla fine di questo articolo: http://www.econ-pol.unisi.it/blog/?p=1940. E’ una discussione più complicata perchè su quel blog ci scrivono e lo leggono soprattutto economisti, però a mio parere leggendola si capiscono meglio i veri nodi teorici e anche politici. Ciao!
Francesco scrive:
Alla (al?) troll moralista che è appena intervenuta, dico che se un bel giorno scopriamo che Brancaccio ha fatto sponda coi cinesi, coi coreani e con gli Hezbollah a noi sta benissimo!!! L’importante è che porti avanti sempre le ragioni dei lavoratori, come lui sa fare. I moralisti d’accatto come te sono la feccia di quello che resta del movimento operaio (posto che tu abbia la minima idea di cosa sia stato il movimento operaio). E poi… pubblicità a un ristorante semplicemente perchè è citato nel programma del convegno? ma tu sei pure rimbambita oltre che moralista….
Domenico D'Amico scrive:
C’è chi vuol vedere e intraprende una strada dura di “svelamento della realtà“. E allora mette in discussione TUTTO, andando alla radice del problema.
C’è invece chi, arrivato ad un certo punto, si ferma e pensa: non posso mettere in discussione proprio TUTTO, sennò che senso avrebbe la mia vita, la mia PROFESSIONE?
Senza la moneta-debito la storia sarebbe stata semplicemente un’altra rispetto a quella appena riassunta.
E’ così difficile da ammettere?
Il sentiero che il mondo avrebbe intrapreso sarebbe stato completamente diverso.
E questo senza tirare in ballo sinistra, centro o destra.
Tutto i problemi elencati, quelli pre e post “crisi”, sono il sentiero tracciato dalla moneta-debito e dal suo padrone-creatore: il sentiero che già sta portando verso un maggiore controllo della situazione da parte del sistema bancario, un classico schema problema-reazione-soluzione.
Perchè complicare le cose?
Francesco Fata scrive:
Per Stefano:
in questo secolo e mezzo c’è stata eccome storia, ci mancherebbe. Ma quello che tu poni come una ipotesi, peraltro “infantile”, per me è purtroppo la cruda e triste realtà. Tutti gli atti compiuti dall’uomo in questo secolo e mezzo (ma anche di più) sono stati atti “pilotati” da un sistema economico basato sulla moneta emessa a debito.
La realtà che abbiamo vissuto non l’avremmo certo vissuta senza questa modalità di emissione monetaria. Piuttosto con un sistema basato sulla sovranità monetaria correttamente gestita, non ci sarebbe state fame, povertà, guerre, inquinamento, lotte politico-sociali fratricide e tanto altro.
Definire queste tesi “infantili” vuol solo dire che non si conosce a fondo il problema signoraggio. Non basta capirne la definizione. Lo dimostra il fatto che finora nessuno ha risposto alla domanda del mio primo post: perchè gli economisti mainstream ma anche altri ritengono che una spesa o investimento statale finanziato con un debito bancario non produce inflazione mentre la stessa spesa o investimento statale finanziato con emissione monetaria statale è causa di inflazione? Eppure sempre di stampa di moneta si tratta (cartacea o elettronica)! Nel primo caso è un privato (banca) a stamparla prestandola, nel secondo sarebbe lo stato a crearla. Non penseranno mica, questi economisti, che i prestiti bancari fatti allo stato derivino da denaro già esistente sotto forma di depositi?! Io gia da tempo ho dimostrato che un prestito bancario non ha nulla a che fare con i depositi esistenti e men che meno con il famigerato “moltiplicatore dei depositi” quale leva finanziaria. La sintesi del mio studio sui meccanismi di erogazione dei prestiti bancari la troverete quiPer Stefano:
in questo secolo e mezzo c’è stata eccome storia, ci mancherebbe. Ma quello che tu poni come una ipotesi, peraltro “infantile”, per me è purtroppo la cruda e triste realtà. Tutti gli atti compiuti dall’uomo in questo secolo e mezzo (ma anche di più) sono stati atti “pilotati” da un sistema economico basato sulla moneta emessa a debito.
La realtà che abbiamo vissuto non l’avremmo certo vissuta senza questa modalità di emissione monetaria. Piuttosto con un sistema basato sulla sovranità monetaria correttamente gestita, non ci sarebbe state fame, povertà, guerre, inquinamento, lotte politico-sociali fratricide e tanto altro.
Definire queste tesi “infantili” vuol solo dire che non si conosce a fondo il problema signoraggio. Non basta capirne la definizione. Lo dimostra il fatto che finora nessuno ha risposto alla domanda del mio primo post: perchè gli economisti mainstream ma anche altri ritengono che una spesa o investimento statale finanziato con un debito bancario non produce inflazione mentre la stessa spesa o investimento statale finanziato con emissione monetaria statale è causa di inflazione? Eppure sempre di stampa di moneta si tratta (cartacea o elettronica)! Nel primo caso è un privato (banca) a stamparla prestandola, nel secondo sarebbe lo stato a crearla. Non penseranno mica, questi economisti, che i prestiti bancari fatti allo stato derivino da denaro già esistente sotto forma di depositi?! Io gia da tempo ho dimostrato che un prestito bancario non ha nulla a che fare con i depositi esistenti e men che meno con il famigerato “moltiplicatore dei depositi” quale leva finanziaria. La sintesi del mio studio sui meccanismi di erogazione dei prestiti bancari la troverete qui http://www.primit.it/forum/phpBB3/viewtopic.php?f=9&t=150 se vi interessa.
Se poi preferite continuare a nascondere la testa nella sabbia fate pure. Nel caso invece vogliate cominciare ad aprire gli occhi io o altri del primit siamo a disposizione. Ma con chiarezza e semplicità. Tutti devono capire, non soltanto i soliti.
Ivano Mastrelli scrive:
Mitico, questo Fata… ‘lui’ ha già da tempo dimostrato una evidenza vecchia quanto il cucco…. questi due mi ricordano Benigni e Troisi che cercavano di spiegare il meccanismo dello sciacquone a Leonardo da Vinci. Visto che non siete capaci di aprire un libro mettetevi un bel cappuccio in testa e datevi allo spiritismo. Non so se avrete più fortuna ma almeno vi sarete dati un motivo per rendervi ridicoli.
Francesco Fata scrive:
Ivano, quale sarebbe l’evidenza vecchia quanto il cucco? Vai nello specifico se ne sei capace, non ti limitare a frasi fatte che in genere si dicono quando non si hanno argomenti.
Domenico D'Amico scrive:
E’ un classico: quando non si hanno argomenti, si attacca il messaggero, non il messaggio.
lino rossi scrive:
un approfondimento sul signoraggio.
http://www.finanzaonline.com/forum/showthread.php?t=771153
lino rossi scrive:
un altro.
http://www.frottolesignoraggio.info/
lino rossi scrive:
sarebbe utile vedere il percorso logico che fanno i sostenitori della tesi del “signoraggio” per arrivare alle loro conclusioni.
lino rossi scrive:
uno degli argomenti per i quali si strappano le vesti è la messa al passivo, nello Stato Patrimoniale bankitalia, delle banconote in circolazione.
non conoscendo la differenza che passa fra Stato Patrimoniale e Conto Economico, confondono la messa al passivo con una spesa (falsa) e sostengono conseguentemente la tesi dell’incameramento in nero di tutta l’emissione monetaria, con la complicità universale e perenne di banchieri centrali, politici, economisti, giornalisti economici, ecc..
un altro punto saliente è il moltiplicatore bancario; avendolo frainteso pensano che la banca crei il denaro in ragione di 100 ogni 2 di deposito messo in riserva obbligatoria.
io deposito 2, la banca li mette in riserva obbligatoria e presta 100.
la partita doppia è ovviamente l’insieme delle partite di andata e ritorno nel corso di un campionato, fra due squadre di calcio.
ergo … “il mancato pagamento di una rata del mutuo non è per la banca una perdita, ma un mancato guadagno” (il grande mutuo - editori riuniti).
bisogna quindi riconoscergli un generoso slancio teso al miglioramento della condizione umana, ma con l’impellente necessità di un corposo approfondimento teorico-pratico sia in materia macro economica che ragionieristica.
ovviamente, anche se si definiscono frequentemente “economisti”, sono totalmente digiuni sia di economia che di ragioneria.
lino rossi scrive:
è molto interessante l’aspetto antropologico di questa vicenda in relazione al web.
le convinzioni anche più radicate non scaturiscono da dati oggettivi opportunamente elaborati e sottoposti a contraddittorio, come dovrebbe essere, ma da veti incrociati e manifestazioni intestinali più che cerebrali.
chi dovrebbe avere l’autorità per chiarire la faccenda da un lato non è riconosciuto come tale (perchè in combutta coi banchieri), dall’altro non si abbassa al livello degli interlocutori.
questa situazione di stallo ha provocato l’espansione mediatica della bufala signoraggista, fino ad arrivare al punto, inimmaginabile, delle sortite di Storace: i responsabili economici di quell’organizzazione (politici digiuni di macro-economia e ragioneria) hanno evidentemente ritenuto possibile saltare la fase dell’ABC della materia; così gli errori “economici” di Ezra Pound (fatti sicuramente in buona fede) sono arrivati al secondo decennio del XXI° secolo.
avvengono fatti analoghi in altre materie, questa volta per fini ben meno nobili: la campagna CICAP contro le medicine naturali e l’omeopatia - http://linus.net/2009/07/oppio-dei-popoli-botta-e-risposta-sullo-scientismo/
ciò che conta non è la realtà dei fatti, ma la rivista “scietifica” che pubblica questo o quello - http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6028
Francesco Fata scrive:
per lino rossi:
vedo che lei quando critica non solo lo fa (come altri) senza andare nello specifico (ma limitandosi alla solita frasetta fatta che si pretenderebbe spiegasse la confutazione), ma lo fa anche senza capire l’interlocutore che ha davanti. Probabilmente non ha letto lo studio sull’erogazione dei prestiti da parte di una singola banca (linkato da me precedentemente) per dire che non conosciamo la ragioneria. Probabilmente è anche piuttosto digiuno dell’argomento signoraggio specie nei suoi aspetti più profondi per linkare un documento sulle frottole sul signoraggio del famoso gianluca garelli alias fotogian già da anni da noi smontato in tutte le sue parti.
Direi anche di fare un distinguo serio su quelli che definite “signoraggisti” e noi dell’associazione Primit. I cosiddetti signoraggisti (quelli che fanno conferenze e libri a pagamento ecc.) come Della Luna/Fedrigo/Miclavez/Benetazzo si strappano le vesti per questioni di poco conto come “la messa al passivo delle banconote da parte della B.C.” oppure “la nazionalizzazione di Bankitalia”. Queste sono questioni che si, fanno parte del minestrone della truffa, ma sono assolutamente ormai irrilevanti ai fini del miglioramento della condizione umana oltre che per lo scongiurare le crisi finanziarie sistemiche e sistematiche. Questa gentaglia non ha capito o fa finta di non capire che il problema non è “di che natura deve essere la banca centrale emittente” cioè pubblica o privata o “dove deve essere appostata l’emissione monetaria nel bilancio della B.C.”. Noi del Primit invece affermiamo già da tempo che il problema è la “MODALITA’ ” di emissione monetaria cioè “non più a debito” ma “in proprietà“. Il debito pubblico non esisterebbe più in quanto ogni investimento pubblico sarebbe finanziato con moneta stampata dallo stato. L’inflazione non ci sarebbe in quanto l’equazione di fisher sarebbe rispettata e la tassazione ridotta al lumicino (funzionerebbe solo da equilibratore tra beni e servizi scambiati e moneta circolante).
Per il resto, riguardo alla riserva frazionaria, si legga il mio studio e, visto che invece lei se ne intende di ragioneria, mi dica dove sono gli errori nelle scritture che ne parliamo! Ma per cortesia, un po’ di rispetto per chi la ragioneria la conosce (e pure bene) da venticinque anni!
lino rossi scrive:
è indubbio che le banche prestano denaro che non hanno?
allora con la partita doppia come la mettiamo?
la lehman brothers è fallita per un colpo di sole?
lino rossi scrive:
la categoria dei commercialisti naif potrebbe anche avere successo. rimane da capire, però, se l’ufficio delle entrate sarà d’accordo con le loro tesi.
lino rossi scrive:
il fatto di scrivere molto non significa avere molta ragione. nelle prime righe del Suo documento ci sono frasi “strane” come ad esempio questa (è indubbio che le banche prestano denaro che non hanno).
una persona sana di mente, rispettosa del proprio tempo, ipotizza che il documento contenga altre perle ed interrompe inevitabilmente la lettura (a meno che non sia in ricerca di comicità).
quando si è attanagliati da un dogma non c’è niente da fare. Lei ormai ce l’ha e temo che assai difficilmente potrà liberarsene.
è capitata la stessa cosa a questi:
http://www.michaeljournal.org/italiano.htm
http://www.michaeljournal.org/LIsola.htm
auguri.
Francesco Fata scrive:
lino rossi scrive:
è indubbio che le banche prestano denaro che non hanno?
—————–
quindi le sta bene che prestino denaro che non hanno! E’ normale!
lino rossi scrive:
allora con la partita doppia come la mettiamo?
—————–
Che domanda è? Cosa c’entra con la prima frase? La partita doppia che spiega come fanno a prestare denaro che non hanno e come contabilizzare tale procedura l’ho spiegata a quel link citato prima. Come la vogliamo mettere? Fai tu!
—
lino rossi scrive:
la lehman brothers è fallita per un colpo di sole?
——————-
Se avesse letto quello studio avrebbe capito (lei che si intende di ragioneria) che la lehman brothers è fallita perchè (tra le altre cose) ha fatto prestiti senza garanzia. In Italia perchè le banche non sono fallite? Semplicemente perchè fanno prestiti difficilmente senza garanzie. Ma la garanzia come pensate voi non serve tanto a cautelarsi in caso di mancato rimborso quanto piuttosto ad avere un credito presso la stanza di compensazione (tramite il rifinanziamento presso la B.c.) con il quale pagare all’altra banca il debito creatosi con l’emissione dell’assegno da parte del cliente. Se la banca fa un prestito senza garanzia, non ha a disposizione quel credito che gli permette di non sborsare niente di tasca propria per il prestito fatto.
Comunque, lei ha fatto tre domande che non c’azzeccano niente l’una con l’altra. Buttate qua e là perle di incoerenza e pretendete pure delle risposte. Mah!
Francesco Fata scrive:
lino rossi scrive:
la categoria dei commercialisti naif potrebbe anche avere successo. rimane da capire, però, se l’ufficio delle entrate sarà d’accordo con le loro tesi.
———–
Quindi lei basa il suo senso di giustizia o di morale o di correttezza delle cose su un parere di un’Agenzia delle Entrate. Se lo dice l’Agenzia allora e moralmente giusto e corretto. Complimenti.
A tal riguardo delucido sull’appostazione al passivo della moneta circolante da parte della B.C.:
Questa è una procedura che deriva da un concetto “ancestrale” di emissione monetaria. Secoli or sono gli orafi poi divenuti banchieri avendo in proprietà l’oro nelle casseforti, quando emettevano le note di banco prestandole, prestavano un pezzo di carta che rappresentava qualcosa che era di loro proprietà.
Se avevano 100 di oro in cassa e prestavano 100 in note banco poteva anche essere giusto “concettualmente” appostare al passivo il prestito.
Ma se avessero avuto 100 di oro prestando 200, avrebbero creato dal nulla i 100 che non rappresentano niente del proprio patrimonio, quindi perlomeno è scorretto appostarle al passivo visto oltretutto, che è un valore che rientrerà nelle casse della banca.
Attualmente la copertura aurea non esiste più (da 39 anni) per l’emissione monetaria, quindi è per questo che è scorretto appostare al passivo la moneta circolante.
Per l’Agenzia delle Entrate è corretto perchè la legge (tze, la legge…magari ci fosse una legge che dice questo!) lo considera corretto! Ma la morale, la giustizia e la correttezza è un’altra cosa! Smettetela di confondere le due cose.
lino rossi scrive:
coi dogmi non c’è niente da fare.
lino rossi scrive:
“Attualmente la copertura aurea non esiste più (da 39 anni) per l’emissione monetaria, quindi è per questo che è scorretto appostare al passivo la moneta circolante”
Se Lei fossi uno studente di economia con questa frase avresti certificato la Sua piena impreparazione.
Francesco Fata scrive:
Visto che per Lei sono impreparato, perchè non mi spiega perchè è inesatta la mia affermazione? Mi dia dimostrazione di quello che dice! Sempre con queste frasette buttate a casaccio! Ma per favore!
lino rossi scrive:
di leggere un testo serio di economia … neanche parlarne?
si faccia coraggio! è in buona compagnia: http://www.italianiliberi.it/Edito10/banche2701.html
lino rossi scrive:
se si prendessero le Sue affermazioni e si mettessero in fila si potrebbe fare un bel numero per Zelig.
Francesco Fata scrive:
Carissimo lino rossi:
posso solo constatare da questi ripetuti post cantilenanti, che lei non ha argomenti seri da portare a suffragio delle sue patetiche tesi.
Mentre io argomento le mie tesi con logica e documentazione, lei dimostra la sua ciclopica ignoranza con le sue tedianti nenie senza sostanza.
Prendo atto di questo come spero ne prendano atto gli altri visitatori di questo blog. Nessuno che abbia risposto ad una sola domanda che ho fatto o abbia argomentato con rigor di logica.
Lei è stato capace di affermare che è sbagliata l’affermazione che per l’emissione monetaria non esiste più la copertura aurea! Siamo al ridicolo! Ormai lo sanno pure i sassi che la moneta è stampata senza nessuna copertura aurea. Si figuri, lo sanno certamente anche i suoi tanto declamati economisti classici (ah, come si chiamano?…!”mainstream”? si..si..”mainstream!”).
Mi faccia il piacere di andare a parlare di gossip in qualche altro blog che è meglio!
Lei e l’economia siete due cose differenti! E’ evidente! Se ne faccia una ragione!
lino rossi scrive:
si è già dimenticato di aver scritto questa perla?
“Attualmente la copertura aurea non esiste più (da 39 anni) per l’emissione monetaria, quindi è per questo che è scorretto appostare al passivo la moneta circolante”.
“paziente” lo sono in maniera moderata, ma sicuramente non sono nella condizione di farle vedere ciò che lei ha dimostrato di non voler vedere.
se lei non è consapevole del senso del ridicolo delle sue posizioni, non posso farci nulla.
lino rossi scrive:
il ridicolo della sua affermazione non sta nella “copertura aurea”, ma nel seguente passaggio: “è scorretto appostare al passivo la moneta circolante”.
dove la vuole mettere?
da nessuna parte?
all’attivo?
ci illumini! ci faccia sorridere ancora un po’!!!
più scrive e più ci rafforza il sistema immunitario; le risate fanno sempre bene.
lino rossi scrive:
il signoraggista puro dice che tutta la moneta dovrebbe essere emessa nella stessa maniera delle monetine metalliche.
niente attivo e niente passivo, quindi (tutti strumenti demoniaci di peccato).
si ricade quindi nello stallo: le spiegazioni accademiche della procedura attuale di emissione monetaria, universalmente attuata e riconosciuta, non sono accettate dal signoraggista che continua imperterrito col suo mantra.
peccato, perchè con un po’ di impegno ed un buon libro si potrebbe risolvere lo stallo.
la cosa più comica in questa vicenda è il culto della parola “signoraggio”. tutte le volte che viene pronunciata (a proposito) da un banchiere centrale o da Tremonti o da qualcun altro, il signoraggista ripete: hai visto che esiste il signoraggio?
dopo anni di osservazione ho concluso che non resta che godersi lo spettacolo.
stefano scrive:
è una passività principalmente per ragioni storiche, non perchè lo sia veramente. (lo dice krugman nel suo Economia Internazionale II)
dunque, onestà vorrebbe che non la si ponesse al passivo, in quanto non si priva assolutamente di nulla la banca centrale, a parte i costi di produzione. è un’ovvietà tale
che peraltro ormai qualunque professore di economia ammette. suvvia, almeno questa banalità. vai di polemica sulla riserva frazionaria tanto che fai lo sbruffone. punto per punto confuta le teorie di francesco fata, che a frasi ad effetto son bravi tutti.
te ne suggerisco un paio per quando ti giri altri forum, ok?
per esempio: “questi signoraggisti non saprebbero distinguere una banca da un panca!”
oppure “dopo il cristianesimo ci vorrebbe il signoraggismo, tanto per loro è come una religione!” o anche “ah! chi sa samuelson se vi leggesse quante risate!”
a, lino rossi, ricordati sempre che chi porta avanti le cosiddette teorie sul signoraggio, non per forza hanno letto solo quelle teorie, bensì anche il buon libro di cui tanto parli,
mankiw, blanchard, samuelson e quant’altro. però adesso basta. vi prende per il culo
anche galbraith nel suo libro L’Economia della Truffa. leggitelo, è un economista Galbraith, mica un pirla signoraggista.
o leggiti Maurice Allais, però leggilo e, non farti dire in giro che viene decontestualizzato, perchè se poi lo leggi e ti rendi conto che ci son interi discorsi sulla questione ci fai una figuraccia no? basta leggerlo.
ad ogni modo, goditi lo spettacolo, per quanto desolante è pur sempre uno spettacolo.
Francesco Fata scrive:
lino rossi scrive:
il ridicolo della sua affermazione non sta nella “copertura aurea”, ma nel seguente passaggio: “è scorretto appostare al passivo la moneta circolante”.
dove la vuole mettere?
da nessuna parte?
all’attivo?
————–
Vedo che tra le sue conoscenze contabili non è contemplato il “conto economico”. Complimenti!
Ma questo non per dirle che dovrebbe essere appostata lì, tra i ricavi. Era solo per far capire che forse lei, quando a scuola hanno spiegato il conto economico, era assente!
Questo te lo direbbe il signoraggista. Noi del Primit diciamo che “non dovrebbe essere messa da nessuna parte” nel senso che un sistema monetario così strutturato non dovrebbe nemmeno esistere. Non esistendo non ci sarebbe il problema dell’appostazione in bilancio da parte di un “privato” dell’emissione monetaria.
Io infatti ho semplicemente detto che “quantomeno” è scorretto appostarla al passivo.
Vedo che per stefano è chiaro come il sole il motivo ma purtroppo non tutti hanno la mente scattante che vogliamo farci! Specie uno poi, che fa capire pure di essere esperto in ragioneria.
Spieghiamo meglio:
Se un tizio ha tra le proprie attività (dare dello stato patrimoniale) un bene e lo presta, questo bene non essendo più tra le proprie attività verrà “stornato” da queste attività, inserendolo tra le passività. Ci siamo? Speriamo bene!
Ora se al posto di quel bene (che rimarrebbe tra le attività), io presto un pezzo di carta che “RAPPRESENTA” quel bene, io per analogia, apposto quel pezzo di carta tra le passività (chiaramente inserendo in contropartita un’altra attività che è data dal titolo di credito cedutomi a fronte di quel prestito). E’ complicato? Ci arriva la testolina?
Quindi siccome inizialmente gli orafi/banchieri avevano l’oro in cassa (attività) ed emettevano banconote “rappresentanti” quell’oro in cassa, ecco perchè, come dice stefano “storicamente” sarebbe un’appostazione giusta. Nel momento in cui quest’oro non c’è più a garanzia dell’emissione, non c’è più ragione di fare un’appostazione al passivo della moneta emessa. Ora se non capisci nemmeno questo disegnino, ti consiglio di lasciar perdere perchè cominci veramente tu a far ridere!
lino rossi scrive:
non ho mai sostenuto che la politica monetaria è fatta bene. al contrario è pessima.
Allais, Galbraith e molti altri hanno messo in evidenza molti aspetti che non funzionano dell’attuale configurazione; ma sempre attraverso argomentazioni tecnicamente corrette. Spesso invece alcuni autori (impreparati) hanno frainteso le loro tesi, storpiandole.
Allais attacca il moltiplicatore bancario, in perfetta coerenza alle teorie della scuola alla quale appartiene, e l’economista improvvisato, appellandosi al Nobel Allais, afferma (scrive) che le banche prestano denaro che non hanno, interpretando in maniera bizzarra il moltiplicatore bancario e la riserva obbligatoria; quindi l’atto di non pagare le rate del mutuo non determina una perdita per la banca, ma un mancato guadagno.
se tu, Stefano, ritieni che si possa migliorare l’attuale pessima politica monetaria mediante siffatti strafalcioni … accomodati. la schiera dei signoraggisti è assai ampia ed in continua espansione.
lino rossi scrive:
Le banconote in circolazione sono, convenzionalmente, un debito talmente anomalo che per esso la banca centrale non paga interessi. E allora?
è questo un motivo valido per dire che la procedura è errata o addirittura truffaldina?
Nutro molti dubbi sul fatto che i “nuovi economisti” abbiamo compreso ciò che hanno letto, ammesso e non concesso che l’abbiano fatto.
lino rossi scrive:
prova a non pagare le rate del mutuo dicendo che per la banca è un mancato guadagno e non una perdita … e poi ci racconti come ti è andata.
Francesco Fata scrive:
Massììì! polemizziamo ancora un po’!
—-
lino rossi scrive:
Le banconote in circolazione sono, convenzionalmente, un debito talmente anomalo che per esso la banca centrale non paga interessi. E allora?
è questo un motivo valido per dire che la procedura è errata o addirittura truffaldina?
———–
Questa tua frase dimostra che il tuo Q.I.* è molto alto (scusa per il complimento).
Quindi per te un debito su cui non si paga l’interesse è normale!
Per te un debito su cui non si paga l’interesse ma lo si riceve a fronte del credito dato dai titoli in contropartita è normale!
Non solo non è truffaldino, ma non è neppure errato!
Tu ti sei fatto di crack!
E’ come dire che anche se la mafia ha rubato negli ultimi tot. anni 23 mld di €, ucciso 3.200 persone, fatto 70 stragi, taglieggiato 700 mila persone
non vuol dire che sia un’organizzazione truffaldina e assassina.
N.B. Q.I.= Quoziente di idiozia
Stefano scrive:
Allais attacca il moltiplicatore bancario, in perfetta coerenza alle teorie della scuola alla quale appartiene, e l’economista improvvisato, appellandosi al Nobel Allais, afferma (scrive) che le banche prestano denaro che non hanno, interpretando in maniera bizzarra il moltiplicatore bancario e la riserva obbligatoria;
Ecco ciò che dice Allais:
[20] Con questo sistema non sarebbe creata altra moneta eccettuata quella della Banca Centrale, e il reddito da signoraggio proveniente dalla creazione di moneta da parte della Banca Centrale sarebbe restituito allo Stato, ed esso stesso permetterebbe nelle condizioni attuali di abolire la quasi totalità delle imposte progressive sul reddito. Vedere il mio saggio “Pour la réforme de la fiscalité”. Una riforma tale avrebbe il vantaggio della chiarezza e della trasparenza. Oggi i redditi da signoraggio provenienti dalla creazione di moneta sono spartiti tra mani ignote, senza che nessuno possa realmente identificare chi è che ne trae profitto. Questi redditi non fanno che causare ingiustizia e instabilità e, favorendo investimenti non realmente redditizi per la collettività, non fanno che causare uno sperpero di capitale. Fondamentalmente la creazione di denaro dal nulla (ex nihilo) effettuata dal sistema bancario è identica, non esito mai a dirlo per fare ben comprendere con cosa si ha a che fare, alla creazione di denaro da parte dei falsari, per questo motivo giustamente condannati dalla legge. Nel concreto essa provoca gli stessi risultati. La differenza è chi ne trae il profitto.
creazione dal nulla. che equivale a “prestano soldi che non hanno”. poi come vuoi, portala avanti all’infinito.
Francesco Fata scrive:
stefano,
lino rossi in questa discussione si è impiccato da solo.
Ivano Mastrelli scrive:
Marx ed Engels avrebbero messo questi signoraggisti a pulir le scarpe a Proudhon, che pure detestavano e deridevano. Piccolo-borghesi probabilmente carichi di debiti senza nessuna consapevolezza di cosa sia realmente il capitalismo. Perchè se uno pensa di poter scindere il meccanismo del capitale da quel che erroneamente vien definito signoraggio, allora si deve esser proprio scemi. Il fatto è che la madre degli utopisti perditempo è sempre incinta. Signoraggisti, andate a contare le vostre cambiali e lasciate stare il povero Allais, che avrebbe fatto bene a occuparsi di utilità attesa invece di agitare i vostri risibili fantasmi.