Nel precedente articolo pubblicato lo scorso settembre su economiaepolitica.it, la nuova mappa di Roma: un cantiere aperto per la città che verrà [1], abbiamo ricostruito il percorso che ha portato Roma Capitale ad avviare una profonda revisione della propria geografia urbana. Un percorso avviato nel dicembre 2021 insieme ai Municipi, chiamati a individuare i quartieri “percepiti” come parti costitutive dei rispettivi territori [2], e successivamente sviluppato attraverso il lavoro di un comitato scientifico composto da università, Istat e uffici comunali, fino alla definizione di una nuova mappa articolata in 327 quartieri, 22 rioni e 104 zone funzionali. Questo lavoro è stato presentato pubblicamente il 20 ottobre 2025 presso il MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo e, a partire da quella data e fino al 20 gennaio 2026, cittadinanza e realtà organizzate hanno avuto la possibilità di partecipare attivamente al processo attraverso il portale di Roma Capitale, esplorando le mappe nel dettaglio ed esprimendo osservazioni, proposte e valutazioni sui toponimi individuati, sui confini dei quartieri e, più in generale, sulla rappresentazione della città.
Va ricordato che il lavoro illustrato a ottobre 2025 non rappresenta una versione definitiva della nuova mappa di Roma. I contributi raccolti attraverso la piattaforma istituzionale sono oggetto di analisi da parte del gruppo tecnico-scientifico, impegnato congiuntamente ai Municipi nella valutazione delle osservazioni e nel recepimento delle proposte ritenute convincenti.
Il lavoro è dunque ancora in evoluzione, destinato a essere modificato e affinato alla luce delle osservazioni ricevute di cui, in questo saggio, si propone una lettura ragionata, utile a comprendere orientamenti, criticità e domande di riconoscimento territoriale.
È in questo passaggio che la mappa, da costruzione prevalentemente tecnico-istituzionale, seppur già arricchita dal contributo di singole persone, organizzazioni sociali e testimoni privilegiati, si trasforma sulla base di un confronto che pone al centro la cittadinanza attiva, in cui è la geografia amministrativa a misurarsi con quella vissuta e non il contrario. Tradizionalmente, la definizione delle geografie urbane, dai confini amministrativi ai nomi dei quartieri, è delegata esclusivamente a tecnici e istituzioni. In questo caso, come già sottolineato, non è stato così: il percorso non si è esaurito in una suddivisione a opera di urbanisti e cartografi o in elaborazioni di statistici e data analyst ma è stato concepito fin dall’inizio come un processo aperto, destinato a svilupparsi nello scambio bidirezionale tra gli esiti dell’approccio scientifico e la percezione identitaria, riconoscendo il valore delle conoscenze diffuse e dell’esperienza quotidiana dei territori, in un vero e proprio cambio di paradigma che affianca alle fonti documentali degli esperti il senso di identità e di appartenenza delle romane e dei romani.
In questo quadro si colloca la fase di partecipazione svolta tra il 20 ottobre 2025 e il 20 gennaio 2026, durante la quale il portale di Roma Capitale ha raccolto oltre quattromila interventi di cittadine e cittadini, comitati e realtà locali. Parallelamente, si è sviluppato un dibattito più ampio, articolato in diverse forme: nel confronto diretto tra l’Ufficio “Partecipazione e Quartieri” di Roma Capitale con quasi 300 comitati di quartiere, nello svolgimento di numerose riunioni di commissioni municipali dedicate al tema, nonché nell’attenzione dei media e delle piattaforme social.
La partecipazione nei numeri
Complessivamente, attraverso il portale istituzionale sono state raccolte 4.036 segnalazioni. Di queste, 3.713 riguardano questioni relative ai singoli municipi, mentre 323 non sono riconducibili a uno specifico ambito territoriale. La distribuzione degli interventi non è uniforme: al contrario, si osserva una marcata concentrazione in alcuni municipi, segno di una diversa intensità della discussione pubblica locale e di livelli differenziati di attivazione civica.
Tabella 1. Distribuzione delle segnalazioni dei cittadini per Municipio
| Municipio | Segnalazioni | % |
| Roma I | 471 | 11,67 |
| Roma II | 196 | 4,86 |
| Roma III | 689 | 17,07 |
| Roma IV | 248 | 6,14 |
| Roma V | 354 | 8,77 |
| Roma VI | 119 | 2,95 |
| Roma VII | 497 | 12,31 |
| Roma VIII | 144 | 3,57 |
| Roma IX | 312 | 7,73 |
| Roma X | 120 | 2,97 |
| Roma XI | 71 | 1,76 |
| Roma XII | 132 | 3,27 |
| Roma XIII | 123 | 3,05 |
| Roma XIV | 136 | 3,37 |
| Roma XV | 101 | 2,50 |
| n.d. | 323 | 8,00 |
| Totale | 4036 | 100 |
Il dato più evidente è la maggiore partecipazione in alcuni territori: il Municipio Roma III (Montesacro–Talenti, area nord-est della città) con il 17,1%, il Municipio Roma VII (Appio-Latino, quadrante sud-est) con il 12,3% e il Municipio Roma I (Centro storico) con il 11,7% concentrano da soli circa il 40% delle segnalazioni complessive.
Al contrario, in altri municipi come l’XI (area sud-ovest) e il XV (quadrante nord) il numero di contributi risulta più contenuto, a fronte però di numerose interlocuzioni dirette, sia in forma bilaterale sia di gruppo, che hanno probabilmente compensato la minor presenza sul portale [3] [4].
Alcuni quartieri risultano particolarmente ricorrenti nel dibattito: Talenti, Acilia, Pigneto, Nomentano, Balduina, Marranella, Mandrione, Mostacciano, Torrino. In questi casi è emersa una diffusa insoddisfazione rispetto alla proposta iniziale che ha portato a modifiche rilevanti nei confini e nella denominazione dei quartieri di appartenenza.
Figura 1: Principali quartieri citati nelle segnalazioni dei cittadini.

Si tratta di aree molto diverse tra loro: quartieri storici e consolidati convivono con realtà più recenti, spesso sviluppatesi fuori o ai margini del Grande Raccordo Anulare. Questo dato segnala la presenza di veri e propri epicentri della discussione pubblica, nei quali il tema dell’identità territoriale appare più intenso e strutturato anche per un particolare attivismo dei singoli comitati di quartiere. In questi contesti la partecipazione assume la forma di un confronto collettivo sulla definizione del quartiere, dei suoi confini e del suo riconoscimento istituzionale.
Una geografia vissuta
Oltre ai numeri, ciò che colpisce di più è il contenuto dei contributi. Dall’analisi dei testi emergono, infatti, tre grandi temi.
Il primo riguarda l’identità. Molti interventi chiedono il riconoscimento dei quartieri così come sono percepiti dai residenti, spesso facendo riferimento a nomi storici o consolidati nell’uso quotidiano. Non è raro che venga rivendicata l’esistenza di un quartiere che, pur non essendo formalmente riconosciuto, rappresenta un riferimento identitario forte: una realtà che vive nella percezione dei cittadini anche quando non trova riscontro nelle rappresentazioni ufficiali.
Il secondo tema è quello dei confini. Numerose osservazioni segnalano incongruenze, propongono correzioni e ridefiniscono appartenenze, confermando come i confini dei quartieri siano spesso oggetto di negoziazione sociale e non semplicemente dati amministrativi. In questo senso, nomi e confini non sono elementi neutrali bensì strumenti attraverso cui si costruiscono identità e si definiscono inclusioni ed esclusioni.
Il terzo riguarda la distanza tra rappresentazione ufficiale e uso sociale dello spazio. Emergono con chiarezza quartieri “reali”, cioè denominazioni e articolazioni territoriali che, pur essendo consolidate nelle pratiche quotidiane di chi vive la città, non trovano riscontro nelle classificazioni amministrative. Esiste, insomma, una città invisibile che reclama riconoscimento e protagonismo, a 65 anni dal riordino complessivo della toponomastica del 1961, che individuava 22 rioni e 35 quartieri e a 49 anni dall’ultima ricognizione disponibile, quella del 1977, che suddivideva Roma in 155 zone urbanistiche. Basti pensare che, nel quadro attuale, ancora non definitivo ma ormai prossimo a esserlo, la città risulta composta da 22 rioni e 333 quartieri, delineando una Roma inedita e, per molti aspetti, ancora poco conosciuta.
C’è poi un altro elemento che emerge con chiarezza dall’analisi lessicale dei contributi: le parole più ricorrenti come “quartiere”, “zona”, “nome”, “parte” rimandano a un dibattito fortemente centrato sulla definizione e sul riconoscimento dei territori. Non si tratta di segnalazioni generiche ma di interventi che entrano nel merito della geografia urbana, spesso accompagnati da richieste puntuali. In altre parole, il dibattito non è affatto astratto, ma investe direttamente le identità locali, in linea con una consolidata letteratura sul rapporto tra spazio e individui che evidenzia come la denominazione dei quartieri e degli spazi della vita quotidiana contribuisca a rafforzare proprio il senso di appartenenza e l’identità territoriale [5] [6] [7].
Un altro aspetto importante riguarda le modalità attraverso cui questo confronto si è sviluppato. La discussione non si è limitata alla piattaforma istituzionale ma ha trovato ampia risonanza anche sui principali quotidiani nazionali e locali, oltre che sui social media. Le pagine e i gruppi delle community di quartiere hanno rappresentato spazi di confronto attivo, nei quali cittadini e cittadine hanno discusso nomi, confini e identità territoriali, spesso anticipando temi e contenuti poi formalizzati attraverso la partecipazione sul portale di Roma Capitale o in incontri diretti. La partecipazione online istituzionale si è dunque innestata su un dibattito già vivo e diffuso, contribuendo a strutturarlo e a renderlo più visibile.
Un cantiere aperto
Il percorso resta aperto. Le osservazioni raccolte tra ottobre 2025 e gennaio 2026 rappresentano un prezioso punto di partenza per l’ulteriore rielaborazione in corso, insieme al continuo confronto con i municipi e con gli attori territoriali, in particolare i comitati di quartiere. È proprio in questa “negoziazione” tra sapere esperto e conoscenza diffusa che si gioca la qualità del risultato finale: da un lato, la rappresentazione è indispensabile per la programmazione delle politiche pubbliche; dall’altro, il processo spinge la città a conoscersi meglio e a ridefinire sé stessa.
Per la prima volta in modo esplicito e strutturato, insomma, la nuova mappa non sarà soltanto disegnata: è già, da oltre quattro anni, oggetto di discussione, confronto, contestazione e negoziazione, in un percorso che ne ha fatto un dispositivo condiviso e costruito collettivamente, per restituire una città riconosciuta nei suoi molteplici significati e nelle sue identità.
Riferimenti bibliografici
[1] Catarci, A., Monni, S. (2025), “La nuova mappa di Roma: un cantiere aperto per la città che verrà”, economiaepolitica, Anno XVII, n. 30, sem. 2.
[2] Catarci, A., Monni, S. (2024), ”Come cambia Roma. Una analisi preliminare condotta con i municipi di Roma Capitale“, in eticaeconomia, 14 maggio 2024.
[3] Lelo, K, Monni, S., Tomassi, F. (2019) “Le mappe della disuguaglianza. Una geografia sociale metropolitana“. Donzelli Editore, Roma.
[4] Lelo, K, Monni, S.,Tomassi, F. (2021) “Le Sette Rome. La capitale delle disuguaglianze raccontata in 29 mappe”. Donzelli Editore, Roma.
[5] Tuan, Y.-F. (1977), Space and Place: The Perspective of Experience, Minneapolis: University of Minnesota Press
[6] Relph, E. (1976), Place and Placelessness, London: Pion.[7] Lewicka, M. (2011), “Place attachment: How far have we come in the last 40 years?”, Journal of Environmental Psychology, 31(3), 207–230.
