Una «regola aurea» per gli investimenti pubblici a tutela dell’ambiente in Europa

Una «regola aurea» per gli investimenti pubblici a tutela dell’ambiente in Europa

investimenti pubblici a tutela dell’ambiente e per contrastare il cambiamento climatico

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Come evidenzia il Patto europeo finanza-clima, un piano d’investimenti pubblici per l’ambiente stimolerebbe la crescita economica in un’ottica di sostenibilità ed equità tra le generazioni.
investimenti pubblici a tutela dell’ambiente

Nell’Unione Europea, gli investimenti pubblici a tutela dell’ambiente e per contrastare il cambiamento climatico potrebbero essere esclusi dai vincoli fiscali del Patto di Stabilità. Ulteriori finanziamenti potrebbero essere attivati, poi, attraverso la Banca Europea degli Investimenti. Come evidenzia il Patto europeo finanza-clima, un piano d’investimenti pubblici per l’ambiente stimolerebbe la crescita economica in un’ottica di sostenibilità ed equità tra le generazioni.

Nonostante le politiche espansive condotte dalla Banca Centrale Europea dal 2014, la crescita economica nell’Unione Europea rimane debole. Con tassi d’interesse prossimi allo zero, in assenza di politiche fiscali espansive, la liquidità immessa dalla BCE si è riversata nei mercati finanziari con modesti effetti sull’economia reale. La necessità d’investimenti pubblici che si affianchino alle politiche monetarie è stata sottolineata, per i paesi con basso livello d’indebitamento, anche da Mario Draghi nel suo intervento al Forum di Sintra dello scorso giugno[1].

Nel corso del 2019, anche l’economia della Germania ha subito un significativo rallentamento. In risposta, il governo tedesco ha annunciato un massiccio piano d’investimenti, parte dei quali destinati a contrastare il cambiamento climatico[2]. Tale scelta – se attuata – avrebbe un significato che va al di là delle tradizionali misure anticongiunturali.

Secondo le stime degli scienziati, nel prossimo trentennio, il cambiamento climatico produrrà enormi costi economici e sociali, minacciando la biodiversità e la vita umana in ampie zone del pianeta[3]. In Europa, i costi derivanti dal riscaldamento globale sono stati stimati in 100 miliardi di euro all’anno prevedendo, per il 2050, un aumento della temperatura di 2 gradi centigradi. Si tratta di uno scenario ottimistico, che esclude i danni all’agricoltura, alle attività produttive e la perdita di biodiversità[4].

Chiaramente, il contrasto al cambiamento climatico richiederebbe il coordinamento internazionale dei governi e l’adozione di misure per abbattere le emissioni inquinanti prodotte dall’industria e dai consumi a livello globale. La necessità di mitigare gli effetti delle attività economiche sul clima rappresenta una sfida per tutte le nazioni, ma può anche aprire delle opportunità. La riconversione industriale, l’adozione e diffusione delle fonti energetiche rinnovabili, il miglioramento dell’efficienza energetica, insieme con la ricerca che ne è alla base, genererebbero investimenti e nuova occupazione.

Nell’Unione europea, la spesa pubblica per la protezione ambientale ammonta mediamente allo 0,8% del Pil, con quote variabili tra i paesi[5]. Questa percentuale potrebbe aumentare se gli investimenti pubblici per l’ambiente venissero scomputati dal calcolo del deficit ai fini del Patto di stabilità e crescita. Per i paesi dell’Unione monetaria europea, si tratterebbe, cioè, di adottare una «regola aurea» per gli investimenti e le misure fiscali che tutelino l’ambiente e riducano le emissioni inquinanti.

La logica alla base della «regola aurea» è che alcuni investimenti pubblici – come quelli per infrastrutture – producono un flusso di redditi nel corso di più anni e ciò ne giustifica il finanziamento attraverso la creazione di debito pubblico, i cui oneri si ripartiscono tra le generazioni. La stessa logica può applicarsi ad altre spese – come quelle per l’istruzione o la ricerca – che producono un rendimento sociale nel lungo periodo[6]. Un ragionamento che vale ancor di più per gli investimenti a tutela dell’ambiente che, più di altri, determinano benefici di lungo periodo che vanno ben oltre quelli meramente monetari.

I costi ecologici, economici e sociali del depauperamento ambientale e del riscaldamento globale ricadranno sulle generazioni dei prossimi decenni. Investimenti che mitighino tali conseguenze genererebbero, dunque, benefici netti presenti e futuri. Creerebbero, inoltre, nuove infrastrutture e impianti e, dunque, redditi e opportunità d’impiego. Ciò ne giustificherebbe il finanziamento attraverso l’emissione di titoli di debito a medio-lunga scadenza.

Oltre che a livello nazionale, un piano d’investimenti ambientali potrebbe, inoltre, trovare attuazione a livello sovranazionale attraverso la Banca Europea per gli Investimenti (BEI), secondo programmi stabiliti a livello dell’Unione. Il finanziamento potrebbe avvenire con l’emissione di titoli di debito, che potrebbero rientrare nel piano di acquisti della Banca Centrale Europea nell’ambito del suo mandato[7].

Lo scomputo degli investimenti ambientali dal Patto di stabilità, e i finanziamenti attraverso la BEI, sono considerati nel parere del Comitato economico e sociale europeo sul «Patto finanza-clima», che individua le opportunità offerte dall’economia verde[8]. Pur non risolvendo il problema del riscaldamento globale, l’aumento degli investimenti a favore dell’ambiente offrirebbe all’Europa la possibilità di stimolare la crescita economica nell’ottica della sostenibilità ed equità tra le generazioni. Traslare sui nostri figli e nipoti le conseguenze del riscaldamento globale e del depauperamento ambientale sarebbe, oltre che irresponsabile, profondamente iniquo.

*Università Magna Graecia di Catanzaro

[1] Twenty Years of the ECB’s Monetary Policy. Speech by Mario Draghi, President of the ECB, ECB Forum on Central Banking, Sintra, 18 June 2019.

[2] I. Bufacchi, Berlino, braccio di ferro sul nuovo indebitamento per investimenti, il Sole 24 Ore.

[3] D. Spratt, I. Dunlop, Existential Climate-related Security Risk: A Scenario Approach, Breakthrough – National Centre for Climate Restoration, Policy Paper, May 2019.

[4] The COACCH project, The Economic Cost of Climate Change in Europe: Synthesis Report on State of Knowledge and Key Research Gaps, 2018.

[5] Eurostat, Government expenditure on environmental protection. Statistics Explained.

[6] Si veda per esempio: H. Bogaert, Improving the Stability and Growth Pact by Integrating a Proper Accounting of Public Investments: A New Attempt, Federal Planning Bureau, Brussels, Working Paper 1-16, 2016. Una proposta relativa agli investimenti ambientali era stata formulata, per esempio, dal governo italiano nel 2012.

[7] P. De Grauwe, Green money without inflation, Social Europe, 19 March, 2019.

[8] Parere del Comitato economico e sociale europeo sul «Patto europeo finanza-clima», Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, C 62/8, 15.2.2019. Per il Patto finanza-clima: https://www.pacte-climat.eu/en/

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