Gli extraprofitti nel settore bancario

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Recentemente il tema dei profitti finanziari e bancari è all’ordine del giorno nel dibattito mediatico a causa di una proposta di tassazione dei cosiddetti “extraprofitti” del settore bancario. Una riflessione economica intorno al tema della profittabilità bancaria sembra pertanto presentare motivi di interesse.

Recentemente il tema dei profitti finanziari e bancari è all’ordine del giorno nel dibattito mediatico a causa di una proposta di tassazione dei cosiddetti “extraprofitti” del settore bancario. Una riflessione economica intorno al tema della profittabilità bancaria sembra pertanto presentare motivi di interesse.

In sé, l’aumento delle imposte sui profitti (in generale) appare come un utile e salutare strumento per redistribuire il reddito prodotto nel Paese, anche se gli effetti dipenderanno dall’architettura con cui questa imposta sarà progettata[1]. Tuttavia, dal punto di vista della teoria economica le prime domande che l’economista dovrebbe porsi in questo dibattito riguardano la natura e l’origine degli extraprofitti bancari (al di là delle definizioni tributarie, giornalistiche e politiche). Solitamente si associa l’aumento dei tassi d’interesse con l’aumento dei profitti bancari, ma questo ragionamento non è così ovvio come potrebbe sembrare. Le banche, infatti, realizzano il loro profitto dalla differenza tra i tassi attivi sui presiti e i tassi passivi sui depositi, dati i costi non finanziari e quelli legati ai salari, nonché i proventi di diverso tipo, come commissioni su operazioni e guadagni (o perdite) in conto capitale. Quando sono stati abbassati i tassi d’interesse di policy da parte della Banca Centrale Europea (BCE), le banche hanno diminuito sia i tassi sui prestiti che quelli sui depositi; al contrario, quando sono stati alzati i tassi d’interesse di policy le banche hanno alzato i tassi sui prestiti mantenendo sostanzialmente inalterati quelli sui depositi. A parità di costi, le banche hanno avuto dunque maggiori entrate.

Come mostra chiaramente la Figura 1, i tassi attivi sono aumentati considerevolmente da giugno 2022, mentre quelli passivi sono cresciuti in misura minore (scala a sinistra): dunque il differenziale tra i tassi è aumentato dal 2022 (scala a destra).

Figura 1. Differenza tra tassi attivi e passivi

Fonte: elaborazione propria su dati Banca d’Italia – Base dati statistica. Valori in percentuale. Differenza tra “Tassi d’interesse armonizzati – prestiti alle società non finanziarie – consistenze” e “Tassi d’interesse armonizzati – depositi – società non finanziarie e famiglie – consistenze”, scala a destra.

Va osservato, inoltre, che nel periodo in cui la BCE ha adottato tassi di policy negativi molte banche europee hanno fissato tassi negativi sui depositi del pubblico. In Italia questo non è avvenuto, ma le commissioni legate alla gestione dei conti e delle operazioni a essi legate sono aumentate, dando vita a remunerazioni effettive dei depositi minori e spesso negative[2].

Data la precedente situazione di tassi d’interesse molto bassi, le banche hanno approfittato della rapidità del rialzo dei tassi di policy per aumentare il differenziale tra tassi attivi e passivi. Bisogna però tenere conto di alcune controtendenze. Negli USA, ad esempio, l’aumento dei tassi d’interesse ha comportato ingenti perdite in conto capitale per quelle banche che detenevano molti titoli emessi in precedenza (l’aumento dei tassi ha infatti causato una svalutazione dei titoli emessi in precedenza a tassi minori), provocando diversi fallimenti bancari nel corso del 2023 negli USA e in Europa (fallimento di Silicon Valley Bank e altri fallimenti concatenati)[3]. Inoltre, si aggiunga che il contesto geopolitico piuttosto instabile del 2022 ha avuto ripercussioni negative sulla profittabilità bancaria: gli effetti delle sanzioni economico-finanziarie contro la Federazione Russia hanno determinato nel 2022 per le banche italiane un ROE (Return On Equity) minore rispetto al 2021[4]. L’effetto di una variazione dei tassi di policy sulla profittabilità bancaria non è quindi scontato, ma piuttosto complesso, e dipende dal contesto economico e finanziario, nonché sociale e politico.

Da un punto di vista economico, il saggio di profitto è una grandezza teorica di lungo periodo: la concorrenza spinge i saggi di profitto delle varie industrie intorno a un livello ritenuto normale tramite un processo oscillatorio che ha luogo nel lungo periodo[5]. Non è dunque anomalo che nel breve periodo possano verificarsi profitti minori o maggiori (extraprofitti) del livello considerato normale. Se invece questi extraprofitti fossero duraturi nel tempo, il fenomeno andrebbe indagato più approfonditamente. Tenendo in considerazione che il rialzo dei tassi è avvenuto solamente da circa un anno è difficile asserire che questo maggiore saggio del profitto sia stabile. Anzi, la cosa più probabile è che le banche aumenteranno in un prossimo futuro il tasso sui depositi della clientela, adattandolo, col tempo, alla politica monetaria della banca centrale. Il rialzo dei tassi d’interesse in sé, infatti, non dovrebbe comportare automaticamente un aumento del differenziale tra tassi attivi e passivi e dunque del saggio del profitto bancario.

Aumenti più o meno duraturi della profittabilità bancaria possono essere compresi meglio inserendo nell’analisi i rapporti di forza tra gruppi sociali, o in termini marxiani tra classi e all’interno della classe capitalistica tra sottoclassi. Il settore bancario è infatti un settore molto particolare e di importanza vitale per il sistema capitalistico. Questo sembra aver permesso in molte occasioni alle banche di realizzare e difendere extraprofitti. Questa idea è già presente nelle riflessioni di Marx sulle banche (nei Grundrisse e nel Capitale) e nell’analisi di Hilferding (Il capitale finanziario). In termini più attuali, il contrasto tra sottogruppi di capitalisti può essere immaginato tra grandi e piccoli capitali[6], seguendo gli studi di Brancaccio (Brancaccio, 2022; Brancaccio, Giammetti e Lucarelli, 2022).

La discussione politica sugli extraprofitti bancari riporta al centro del dibattito economico la domanda di una più accurata analisi del funzionamento del sistema bancario, nonché della profittabilità di questo settore. Mentre le analisi mainstream, come spesso accade, non sembrano spiegare con precisione quanto avviene[7], il conflitto tra classi e all’interno della classe dei capitalisti sembra chiarire meglio il recente aumento di profitti del settore bancario. In quest’ottica si può analizzare la lentezza nell’aggiustamento dei tassi sui depositi rispetto alla politica monetaria della BCE, ma anche le politiche stesse della BCE che hanno influito sulla profittabilità bancaria. Stato e banca centrale[8] sono infatti attori fondamentali nel dramma del conflitto distributivo. Tra il 2019 e il 2022 le banche europee hanno infatti usufruito di particolari benefici economici tramite il two tier system e le T-LTRO III a tassi negativi[9]: il two tier system ha permesso alle banche di ridurre i costi dei tassi negativi per il deposito di riserve presso la BCE, mentre le TLTRO-III hanno rappresentato nei fatti un finanziamento (a fondo perduto) della BCE verso il sistema bancario europeo. A ciò bisogna aggiungere che in Italia molti crediti effettuati nel periodo della pandemia sono stati elargiti con garanzie dello Stato[10], così da risultare piuttosto sicuri e profittevoli per le banche.

D’altronde è utile tenere a mente che l’esistenza stessa di un settore bancario privato, anziché pubblico, è parte integrante del conflitto capitale – lavoro e tra capitale finanziario e produttivo. Un settore bancario pubblico, non volto alla ricerca di profitti sempre maggiori, potrebbe essere più favorevole ai lavoratori (ed anche al piccolo capitale produttivo), a seconda delle scelte e delle decisioni compiute a livello politico[11].

Bibliografia

BCE (2020), Bollettino economico, n. 3, https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/bollettino-eco-bce/2020/bol-eco-3-2020/bolleco-BCE-3-2020.pdf .

Brancaccio E. (2022), Democrazia sotto assedio. La politica econo0mica del nuovo capitalismo oligarchico. 50 brevi lezioni, Milano: Piemme.

Brancaccio E., Giammetti R. e Lucarelli S. (2022), La guerra capitalista. Competizione, centralizzazione, nuovo conflitto imperialista, Milano: Mimesis.

CER (2022), “Rapporto Banche 2022”, n 1.

Cingolani M. (2019), “Necessary Public Investment: The Role of Public Banks”, International Journal of Political Economy, vol. 48, n. 3, pp. 275-300.

Cresti L., Lucchese M. e Pianta M. (2020), “Una politica industriale per il dopo-pandemia in Italia”, L’industria: rivista di economia e politica industriale, n. 4, pp. 607-627.

Di Bucchianico S. e Zolea R. (2020), “Politiche monetarie con tassi di interesse negativi come soluzione alla crisi?”, Menabò di Etica ed Economia, n. 134, https://archivio.eticaeconomia.it/politiche-monetarie-con-tassi-di-interesse-negativi-come-soluzione-alla-crisi/ .

Marshall W. C. e Rochon L. P. (2019), “Public Banking and Post-Keynesian Economic Theory”, International Journal of Political Economy, vol. 48, n. 1, pp. 60–75.

Marshall W. C. e Rochon L. P. (2022), “Understanding Full Investment and the Potential Role of Public Banks”, Review of Political Economy, vol. 34, n. 2, pp. 340–355.

OECD (2020), “Supporting people and companies to deal with the Covid-19 virus: Options for an immediate employment and social-policy response”, ELS Policy Brief on the Policy Response to the COVID-19 Crisis, OECD, Paris, http://oe.cd/covid19briefsocial .

Pianta M. (2021), “Italy’s Political Turmoil and Mario Draghi’s European Challenges”, Intereconomics, vol.56, n. 2, pp. 82-85.

Pivetti M. (1991), An Essay on Money and Distribution, Londra: Macmillan Academic and Professional LTD.

Zolea R. (2022), “La BCE sta neutralizzando i tassi negativi?”, in Economia e Politica, a. 14, n. 23, sem. 1, marzo 2022, https://www.economiaepolitica.it/banche-e-finanza/la-bce-sta-neutralizzando-i-tassi-negativi/ .


[1] Nel dibattito politico alcune proposte prevedono di restituire il gettito pagato come credito d’imposta su più anni. In questo caso si tratterebbe di una sorta di prestito forzoso, piuttosto che di un’imposta.

[2] BCE, 2020, p. 71.

[3] Si veda l’intervista a Carnevali E., effettuata da Viola R., riportata su Micromega (online) del 20/03/2023 https://www.micromega.net/crisi-banche-usa-credit-suisse-e-in-arrivo-una-nuova-crisi-finanziaria-globale/ .

[4] CER, 2022, pp. 13-14. In particolare, p. 13: “[…] già nel primo trimestre 2022 i risultati sono stati più modesti rispetto al primo trimestre 2021, perché diversi grandi istituti bancari hanno cominciato a svalutare le posizioni detenute in Russia e ad accantonare risorse in previsione di possibili perdite.”.

[5] Si ripete che le definizioni giornalistiche, politiche o tributarie non interessano ai fini di questo articolo.

[6] Sembra piuttosto plausibile ipotizzare che il grande capitale sia maggiormente legato al settore finanziario. Solitamente infatti nel settore finanziario sono investiti grandi capitali.

[7] Nel modello Klein – Monti, per esempio, la profittabilità bancaria deriverebbe da un potere di monopolio delle banche che sfrutterebbero le loro maggiori capacità e conoscenze finanziarie per approfittare dell’asimmetria informativa tra soggetti in surplus e in deficit di risparmi. Al di là della concezione esogena dell’offerta di moneta, secondo questa impostazione le banche godrebbero in ogni caso di extraprofitti, in virtù del loro potere di monopolio sull’asimmetria informativa. Non è chiaro però perché l’aumento dei tassi di policy dovrebbe aumentare il loro potere di monopolio e dunque i loro (extra)profitti.

[8] Pivetti, 1991, assegna un ruolo fondamentale alla banca centrale nel conflitto distributivo.

[9] Si veda Zolea, 2022, Economia e Politica, per un approfondimento.

[10] OECD, 2020, Overview table, riga riguardante l’Italia e Banca d’Italia, 2022, p. 161.

[11] Di Bucchianico e Zolea, 2020. Per una riflessione più articolata sul tema e alcune proposte in merito si vedano Marshall and Rochon, 2019; Cingolani, 2019; Cresti, Lucchese e Pianta, 2020; Pianta 2021; Marshall and Rochon, 2022.

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