Produttività e retribuzioni: i divari Nord-Sud

Produttività e retribuzioni: i divari Nord-Sud

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According to a widely held view in the South of Italy labor costs are "too high" in relation to productivity. We look at Value-added and Unit labour costs to find that this thesis has not strong empirical evidence.
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Secondo una tesi molto diffusa, nel Sud il costo del lavoro sarebbe «troppo alto» rispetto alla produttività[1]. Ciò determinerebbe disoccupazione, lavoro nero e bassi redditi. In sintesi, questa tesi può essere riassunta come segue. Nel Mezzogiorno il prodotto medio del lavoro è circa il 30 per cento più basso del Nord. Poiché il lavoro è meno produttivo, anche i salari dovrebbero essere più bassi. Ma questi, essendo fissati attraverso contratti collettivi nazionali, sono sostanzialmente uguali in tutto il paese. Quale impresa investirebbe, dunque, al Sud sapendo di dover pagare le stesse retribuzioni del Nord ma a fronte di una minore produttività del lavoro?

Per eliminare questi squilibri, bisognerebbe abbandonare la contrattazione nazionale del lavoro, sostituendola con quella decentrata a livello d’impresa o su base locale[2]. I salari al Sud diminuirebbero, allineandosi alla produttività. Ciò stimolerebbe investimenti e occupazione. Un risultato analogo potrebbe essere ottenuto riducendo il carico fiscale e contributivo sul lavoro, ma con oneri sulla finanza pubblica. La prima soluzione sarebbe più efficiente e, dunque, preferibile.

Questa tesi trova riscontro nei dati? È fondata l’affermazione secondo la quale nel Mezzogiorno le retribuzioni sono analoghe al resto del paese mentre la produttività notevolmente inferiore? L’indagine sui risultati economici delle imprese italiane nel 2015, recentemente pubblicata dall’Istat (2018), consente di dare una prima risposta a queste domande[3].

Consideriamo l’industria e i servizi non finanziari e misuriamo la produttività con il valore aggiunto per dipendente. Come mostra la figura 1, nel Mezzogiorno, la produttività è inferiore di 22 punti percentuali rispetto alla media italiana, ma anche la retribuzione per dipendente lo è (20.500 euro circa a fronte dei 25.870 del paese). Nel Nord-ovest, invece, sia la produttività, sia le retribuzioni sono di 12 punti più alte della media nazionale. Anche nel Nord-est e nel Centro i livelli delle due variabili risultano sostanzialmente allineati. In sintesi, la differenza Nord-Sud nella produttività del lavoro è analoga a quella nella retribuzione media.

Figura 1. Retribuzione e valore aggiunto per lavoratore dipendente nel 2015 – industria e servizi (Italia = 100)

Fonte: Elaborazioni su dati Istat, Risultati economici delle imprese a livello territoriale: ampliamento del dettaglio analisi, Statistiche report, 13 giugno 2018.

Consideriamo ora il costo del lavoro per unità di prodotto (CLUP). Quest’indicatore, dato dal rapporto tra retribuzione e valore aggiunto per dipendente, è una misura di competitività delle imprese di un sistema economico. Maggiore il CLUP, più elevata l’incidenza del salario sul valore della produzione realizzata da un lavoratore. Il CLUP nel settore industriale nelle regioni italiane è riportato dalla figura 2. I risultati non mostrano un chiaro divario tra Nord e Sud. Per esempio, in Sicilia, il CLUP è inferiore a quello del Piemonte e del Veneto; Basilicata e Calabria risulterebbero più competitive dell’Emilia, della Lombardia e della Toscana.

Figura 2. Costo del lavoro per unità di prodotto nell’industria nel 2015 (%)

Nota: Retribuzione per dipendente/Valore aggiunto per dipendente. Fonte: Elaborazioni su dati Istat, Risultati economici delle imprese a livello territoriale: ampliamento del dettaglio analisi, Statistiche report, 13 giugno 2018.

Risultati analoghi si ottengono quando, invece delle regioni, si considerano le province o i comuni. Usando i dati Istat citati, si osserva, per esempio, come a Bergamo e a Biella il CLUP nei settori estrattivo e manifatturiero sia considerevolmente più elevato che a Campobasso e Ragusa. Nella città siciliana, la retribuzione media nel 2015 era di 23.600 euro a fronte dei 38.875 di Bergamo (il 39 per cento in meno, mentre la produttività era di 11 punti percentuali inferiore).

Nel Mezzogiorno, il CLUP è solo dell’1,5 per cento maggiore di quello del Nord-Est. Si può osservare, poi, come la differenza nelle retribuzioni tra Nord e Sud risulti coerente con quella nel livello dei prezzi, stimata nell’ordine del 18-20 per cento[4]. In sostanza, retribuzioni medie più basse si associano con prezzi più bassi, il che tende a portare a livelli piuttosto simili il salario reale medio tra le due aree.

Ma come si spiegano queste differenze? In parte, sono spiegate dalla diversa composizione delle basi produttive delle due aree. Basti pensare al peso dell’industria manifatturiera che, nel Nord, produce circa il 20 per cento del valore aggiunto totale, mentre nel Mezzogiorno poco meno del 9 per cento. Ma anche la composizione del manifatturiero è differente. Nel settentrione sono più presenti imprese tecnologicamente avanzate, che impiegano personale specializzato con retribuzioni elevate. Nel meridione pesano di più comparti tradizionali, a minore valore aggiunto e con retribuzioni più basse. Di conseguenza, la produttività e i salari medi al Sud risultano più bassi di quelli del Nord. È senz’altro possibile che in alcuni comparti l’incidenza del costo del lavoro sia maggiore rispetto al resto del paese. Nel complesso, però, la differenza Nord-Sud nella produttività è analoga a quella nella retribuzione media.

Per tali ragioni, riferirsi al divario complessivo di produttività tra le due aree, come frequentemente accade, per affermare che al Sud il costo del lavoro è «troppo elevato», non solo ha poco senso ma è anche fuorviante. Soprattutto quando se ne traggono indicazioni di politica economica.

*Università Magna Graecia di Catanzaro

[1] Si veda Tito Boeri, Andrea Ichino, Enrico Moretti e Johanna Posch, Unintended consequences of nominal wage equality across regions, uno studio non ancora pubblicato ma oggetto di un ampio dibattito. Si veda anche: T. Boeri, Racconto di due Italie, http://www.lavoce.info/archives/51931/racconto-due-italie/

[2] È quanto, per esempio, suggeriscono gli studiosi citati nella nota precedente. Per una critica: M. Franzini, E. Granaglia, M. Raitano, Bisogna tagliare i salari nel Mezzogiorno per ragioni di equità e efficienza?, Menabò di Etica ed Economia n. 47/2016, http://www.eticaeconomia.it/bisogna-tagliare-i-salari-nel-mezzogiorno-per-ragioni-di-equita-e-efficienza/. F. Aiello, V. Daniele, C. Petraglia, Ma i contratti collettivi di lavoro andrebbero aboliti? Un commento, Opencalabria http://www.opencalabria.com/ma-i-contratti-collettivi-andrebbero-aboliti/

[3] Istat, Risultati economici delle imprese a livello territoriale: ampliamento del dettaglio di analisi, Statistiche Report, 13 giugno 2018.

[4] Cfr. N. Amendola e G. vecchi, Costo della vita, in: G. Vecchi, In ricchezza e povertà, il Mulino, Bologna, 2011, p. 437.

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