Riciclaggio e flussi finanziari illeciti nel capitalismo contemporaneo

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Political and social notes

Nonostante il ruolo crescente della criminalità organizzata nella società contemporanea, il fenomeno della sua espansione economica è stato a lungo ignorato da gran parte delle scienze sociali per la difficoltà di reperire dati affidabili e di evitare interpretazioni distorte ricavate dal sensazionalismo giornalistico. La crescente attenzione dell’opinione pubblica per la preoccupante diffusione della criminalità organizzata, tuttavia, spinge a utilizzare “qualunque evidenza disponibile per esplorare il collegamento tra queste attività criminali e le società e le economie in generale” (Castells, 1998: 173).

Il fenomeno mafioso non è più confinato nelle aree di origine, coincidenti con aree di sottosviluppo caratterizzate da mentalità pre-moderne, residui di antichi rapporti sociali e atavici retaggi culturali, destinati a scomparire con il procedere del progresso economico e civile, ma ha assunto una dimensione planetaria con una irresistibile capacità di condizionamento. I processi di accumulazione nati dalla violenza criminale generano flussi di denaro che alimentano i circuiti economici legali. Così indistinta la massa di denaro criminale partecipa al grande gioco degli scambi, penetrando negli interstizi della società civile, conquistando spazi e proponendosi addirittura come modello. Nessuna parte della società oggi può dirsi completamente immune da questo nuovo virulento potere.

            Negli ultimi decenni il crimine organizzato ha assunto una duplice forma: da un lato, persiste la sua funzione tradizionale di controllo del territorio come protettore ed estorsore dell’economia locale (power syndicate), dall’altro, assume caratteristiche globali, transnazionali, distaccate da ogni contesto  locale (enterprise syndicate)[1]. La linea che separa l’economia legale da quella criminale diventa sempre più debole, il pericoloso intreccio è favorito dalle attività di riciclaggio, attraverso cui i profitti ottenuti con la violenza e le attività illecite si trasformano in rispettabili e adamantini liberi capitali in movimento, alla ricerca di legittime e ghiotte occasioni di profitto.

Se la corruzione ha la funzione di permettere lo svolgimento senza interferenze repressive delle attività illegali della criminalità organizzata, parte o tutta la ricchezza ottenuta può essere reinserita nel circuito legale solo attraverso operazioni di riciclaggio (Money Laundering, nella terminologia anglosassone)[2].

Si ha una operazione di riciclaggio ogniqualvolta un dato flusso di potere d’acquisto, che è potenziale – in quanto non direttamente utilizzabile in scelte di consumo o di investimento poiché frutto di una qualunque attività illegale – viene trasformato in potere d’acquisto effettivo [3].

            Molte sono le tecniche che permettono la trasformazione del reddito potenziale illegale (Dirty Money) in reddito ripulito. Si distinguono tre fasi del meccanismo di ripulitura[4]: 1. Placement, in cui il criminale si sbarazza del denaro contante, anche di piccolo taglio, trasformandolo, per quanto possibile, in moneta scritturale, cioè in saldi attivi presso intermediari finanziari, mobilitabili mediante una molteplicità di bonifici in modo da occultare sempre di più l’origine illecita dei fondi depositati; 2. Layering, nella quale si completa l’operazione di camuffamento dei fondi raccolti illecitamente e la moneta scritturale può riacquistare la sua forma di denaro liquido, pronto per essere riutilizzato; 3. Integration, che costituisce l’ultimo e definitivo stadio di ripulitura in cui il denaro sporco viene inserito nel circuito legale divenendo potenza finanziaria effettiva. Secondo alcuni studiosi l’attività di pulitura (Money Laundering), caratterizzata dall’insieme delle operazioni che ripuliscono il denaro sporco, andrebbe distinta dall’attività di riciclaggio vera e propria (Recycling), finalizzata ad immettere i fondi illeciti lavati nel circuito economico[5].

Possiamo di seguito elencare i principali metodi con i quali si realizza l’operazione di riciclaggio[6]:

  1. Wire Transfers. Il bonifico bancario, reso più semplice dai sistemi di e-banking,  costituisce ancora il principale strumento che consente di spostare i fondi illeciti nel sistema bancario, movimentando le somme in diverse giurisdizioni al fine di occultare la loro origine illecita. Negli ultimi anni lo sviluppo di criptovalute (in primo luogo bitcoin) ha reso possibile transazioni completamente anonime utilizzando denaro sporco convertito in moneta criptata.
  2. Fei Ch’ien (termine cinese che significa denaro volante, conosciuto anche come Sistema Hawalla[7] in Medio Oriente, in Afghanistan e in India, come Phoekuan in Tailandia e come Black Market Peso Exchange in Sudamerica). Il denaro sporco di una organizzazione criminale estera (p. esempio cinese) viene depositato in un’agenzia di un altro paese (Italia), che esercita attività di cambio-valuta, di agente di viaggio, o di call center – e il depositante cinese riceve in cambio un certificato di deposito (detto chit, che può essere anche un segno di riconoscimento come una carta da gioco o un biglietto di lotteria). Il meccanismo è simile a quello delle lettere di cambio medievali: il certificato di deposito viene poi dato a referenti nel paese d’origine del depositante (la Cina) e presentato per ottenere il denaro liquido da omologhe agenzie cinesi senza passare per i controlli bancari. Le agenzie di denaro volante (dette anche sistemi bancari paralleli o clandestini) operano in rete mediante meccanismi di compensazione permettendo transazioni tra organizzazioni criminali che non comportano il trasferimento effettivo di somme di denaro, ma solo scritture contabili, favorendo lo scambio tra soggetti che hanno bisogno di esportare denaro e altri invece che hanno necessità di importarlo. Il costo di queste operazioni è evidentemente definito dalle sole commissioni.
  3. Smurfing. Un’unica frazione di denaro viene frazionata in molteplici operazioni di importo inferiore alla soglia fissata per l’identificazione del riciclante, in questo modo si evita il monitoraggio delle operazioni bancarie. I versamenti o le operazioni di cambio sono regolari e ripetute, effettuate presso diversi istituti bancari o, caso più frequente, attraverso la rete dei Money Trasfer (IVTS, Informal Value Transfer System), mediante i quali è possibile trasferire denaro in diverse giurisdizioni in modo rapido. Anche l’uso di carte di credito prepagate (Credit Card Advance Payment), in quanto titolo al portatore, risponde allo scopo di riciclare denaro distribuendolo su una molteplicità di supporti senza essere obbligati a dichiarare le generalità.
  4. Contrabbando di denaro contante (Cash Smuggling), i riciclanti possono evitare l’intermediazione del sistema bancario trasferendo direttamente, mediante l’uso di corrieri (i cosiddetti spalloni), i fondi illeciti in un’altra giurisdizione, dove il denaro può essere “ripulito” senza particolari difficoltà, per l’esistenza di una legislazione bancaria meno severa sull’identificazione dei depositanti[8].
  5. Gambling (gioco d’azzardo). Avvalendosi della complicità di case da gioco, i riciclanti ripuliscono il denaro comprando o ottenendo gettoni per poi cambiarli in denaro contante facendosi certificare vincite mai conseguite. Il meccanismo di riciclaggio è reso ancora più efficace quando le organizzazioni criminali acquisiscono direttamente il controllo delle case da gioco. Il riciclaggio del denaro può avvenire anche indirettamente mediante prestiti ai giocatori in difficoltà contro emissione di assegni a garanzia da parte del debitore, le somme dovute possono essere poi recuperate o attraverso il sistema legale, intascando l’assegno. Un meccanismo simile è utilizzabile per le corse di cavalli e le lotterie: in questo caso i criminali acquistano i biglietti vincenti dai titolari, anticipando subito al titolare parte della somma vinta, e poi utilizzano il titolo per ottenere la somma completa, ripulendo il denaro in modo perfettamente legale. Le organizzazioni criminali possono anche usare agenzie di scommesse sportive sotto il loro controllo puntando grandi somme su tutti gli esiti possibili di un evento sportivo in modo da assicurarsi con certezza un vincita e ripulire parte del denaro. Negli ultimi anni lo sviluppo di giochi d’azzardo on line ha fornito un ulteriore e più efficace strumento di riciclaggio.
  6. Tecnica del rimborso fiscale. Utilizzando attività legali è possibile versare somme in eccedenza all’erario per il pagamento dei debiti di imposta, attendendo poi la restituzione della somma eccedente effettuata per errore di calcolo.
  7. Tecnica delle sotto-fatturazioni all’esportazione e delle sovra-fatturazioni alle importazioni. Tale tecnica permette il trasferimento di fondi da un paese all’altro mascherato da una transazione commerciale formalmente lecita, ma che viene contabilizzata con un prezzo di fatturazione superiore, nel caso di importazione, e inferiore, nel caso di esportazione. L’importatore riesce ad esportare fondi all’estero accreditando l’eccedenza rispetto al bene acquistato in un conto presso una banca straniera, grazie alla complicità dell’esportatore straniero. L’esportatore invece otterrà una somma inferiore a quella fatturata e la differenza sarà ovviamente data dal costo dell’operazione di riciclaggio.
  8. Loan Back (prestito a se stesso). Somme depositate presso banche con sede in paradisi fiscali, in grado di tutelare integralmente il segreto bancario per l’origine dei fondi,  possono essere utilizzate come garanzia per ottenere prestiti da altre banche utilizzabili per investimenti immobiliari o finanziari. Nel caso di fallimento pilotato del progetto imprenditoriale finanziato, le garanzie vengono escusse facendo rientrare il denaro sporco nel circuito bancario (utilizzando creditori complici), così l’operazione di riciclaggio viene chiusa; nel caso in cui la società finanziata resta in attivo, si crea attraverso questo meccanismo una imprenditoria di origine criminale.
  9. Transazioni di immobili, opere d’arte e oggetti preziosi. I beni sono acquistati ad un valore inferiore alla somma di denaro da riciclare, in seguito i beni sono rivenduti ad un soggetto compiacente ad un prezzo pari alla somma da ripulire, in genere superiore al valore di mercato. L’acquirente evidentemente riceve la somma dalla organizzazione criminale e in cambio ottiene il bene, ripulendo in questo modo il denaro. L’acquirente compiacente deve essere un soggetto insospettabile, per il quale non sarebbe problematico disporre di un’elevata somma di denaro contante. Il costo dell’operazione è dato dall’acquisto iniziale più le altre spese connesse. Analoghe operazioni fittizie possono essere compiute anche da società di leasing. Un metodo alternativo è la partecipazione ad aste giudiziarie, mediante prestanome, offrendo prezzi superiori al valore di mercato al fine di aggiudicarsi l’immobile, che sarà poi rivenduto o servirà come bene di investimento (la minusvalenza eventuale rappresenterà il costo dell’operazione di riciclaggio). Una analoga tecnica di riciclaggio è diffusa nell’ambito dell’antiquariato e delle gallerie d’arte. In questo caso l’organizzazione criminale acquisisce il controllo di una agenzia d’arte e, una volta accumulato una notevole quantità di oggetti artistici e d’antiquariato, procede alla loro vendita in diverse case d’asta. Anche in questo caso un prestanome insospettabile riacquista i beni al prezzo più alto possibile ripulendo il denaro e ricominciando il processo. In questo caso l’unico costo che l’organizzazione sostiene per ripulire il denaro è costituito dalla commissione pagata per ciascuna operazione di vendita. Un altro canale di riciclaggio è poi l’acquisto indiretto, utilizzando prestanome compiacenti, di metalli preziosi e gioielli come beni di investimento.
  10. Costituzione di una società di copertura (Business Ownership). Il denaro sporco è re-immesso nell’economia legale acquisendo attività caratterizzate da rilevanti flussi di cassa (es. ristoranti, casinò, cambi di valuta, agenzie turistiche, strutture alberghiere) con la possibilità di fatturare operazioni inesistenti (p. es. il numero di piatti serviti in un ristorante sono difficilmente accertabili). Anche l’acquisto di società sportive, che richiedono rilevanti e continui esborsi per l’acquisto di atleti e il mantenimento di strutture, può rispondere allo stesso scopo. Infine le ristrutturazioni immobiliari e di attività commerciali richiedendo ingenti pagamenti in contanti possono essere utilizzate per ripulire denaro.
  11. Il metodo delle 2 società (o Shell Corporations). Due società controllate dalla stessa organizzazione criminale si collegano l’una all’altra come cliente e fornitore: una società ordina all’altra una fornitura (fittizia) di beni o servizi che viene fatturata fittiziamente. In tal modo la prima società può certificare con le false fatture la provenienza del denaro. Le transazioni possono essere anche reali, tuttavia il valore dichiarato in fattura è di gran lunga maggiore rispetto a quello reale. In tal caso il surplus (la differenza tra il valore dichiarato e quello reale) corrisponde al valore della somma da riciclare.
  12. Strozzinaggio e usura. Il prestito usuraio è accompagnato da garanzie reali che sono poi acquisite dalle organizzazioni criminali una volta che il debitore non riesce a far fronte ai propri impegni. Spesso l’attività usuraia viene esercitata su società finanziarie ad imprese in difficoltà, specialmente nel campo dell’edilizia, e consiste nella fornitura di un prestito costituito in parte da denaro legale e in parte da fondi illeciti. L’impresa finanziata si impegna a sottoscrivere contratti di garanzia che prevedono la vendita di beni alla società finanziaria, o l’acquisto di beni dalla stessa  o da società collegate (per esempio materiale edile). In questo modo possono essere riciclate somme consistenti di denaro.
  13. Acquisto di titoli di Stato non nominativi e investimenti in titoli all’estero. Gli investimenti vengono effettuati prevalentemente nei cosiddetti “paradisi fiscali e bancari” che si caratterizzano per una rigida tutela del segreto bancario, per le agevolazioni fiscali e procedurali, che rendono conveniente stabilirvi la sede legale di un’impresa (le cosiddette società offshore), e per l’assenza di normative internazionali sul controllo dei flussi di capitale[9].
  14. Acquisto di polizze assicurative. Il denaro sporco è utilizzato per l’acquisto di polizze assicurative, spesso accettando condizioni sfavorevoli, delle quali si chiede il riscatto anticipato, sopportando una penalità che costituisce il costo dell’operazione di riciclaggio. Gli assegni puliti ottenuti dal riscatto della polizza vengono poi depositati in banca.

Le azioni di riciclaggio di denaro alimentano una parte significativa dei flussi finanziari illeciti (illicit financial flows IFF), ovvero il trasferimento internazionale di denaro generato da corruzione, evasione fiscale e mercati illegali[10]. L’ammontare dei flussi finanziari illeciti può ovviamente essere solo stimato[11]. Limitando l’analisi ai flussi finanziari legati al traffico di droga e ad altre attività della criminalità organizzata, un rapporto di ricerca dell’United Nations Office on Drugs and Crime, risalente al 2009, li stima intorno ai 650 miliardi di dollari nel primo decennio del nuovo millennio, 1,5% del PIL mondiale e i fondi disponibili per il riciclaggio attraverso il sistema finanziario equivarrebbero a circa l’1% del PIL mondiale pari a 580 miliardi di dollari nel 2009 (UNODC, 2011: 7). Secondo altre stime (Baker, 2007) la massa di denaro illecito oscillerebbe tra 1,0 e 1,6 trilioni di dollari l’anno, una stima adottata anche dalla Banca Mondiale. La metà proverrebbe dalle economie in via di sviluppo e in transizione (si veda Schneider, 2010: 4). Tra il 1962 e il 1990 il capitale accumulato dalle organizzazioni criminali è cresciuto da 100 miliardi a 4 trilioni di dollari[12]. Nel 2020, il livello di capitale riciclato accumulato dalla criminalità organizzata è stimato pari a circa 150 trilioni di dollari (pari al PIL della Spagna nel 2015, a prezzi correnti). La tabella 1 mostra le stime del FMI sul riciclaggio di denaro a livello mondiale (dal 1996 al 2015).

                    Tabella 1. Stime IMF sulla moneta riciclata (in miliardi di dollari USA)

StimaMinimaMediaMassimaIncremento in %
19966001.1001.500 
20059001.5002.30036.0%
20091.2002.0002.90033.0%
20151.8002.6003.50030.0%

                       Fonte: UNODC, 2011: 19; Barone – Schneider, 2019 calcoli per il 2015

La tabella 2 mostra il flusso annuale di denaro riciclato per macroregione nel primo decennio del nuovo millennio.

Tabella 2. Ammontare annuale di denaro riciclato in miliardi di dollari (2000–2010)

 2000%2002%2005%2010%
America31337.8%32838.3%35037.7%36536.0%
Asia Pacific24629.7%25429.7%29231.5%33933.5%
Europ23027.8%23427.3%24126.0%25725.4%
Medio Oriente e Africa384.6%404.7%444.7%525.1%
Totale827 856 927 1.013 
% del PIL2.7% 2.6% 2.0% 1.690% 

Fonte: UNODC, 2011: 33; Barone – Schneider, 2019

Gran parte di questa ricchezza passa attraverso i centri finanziari offshore (offshore financial centers, detti anche Tax Havens), sostenuti dalla liberalizzazione finanziaria e dalle nuove tecnologie di trasferimento di denaro (soprattutto criptovaluta)[13]. La tabella 3 mostra la crescita dei flussi di asset privati verso gli offshore financial centers tra il 2006 e il 2011, secondo l’ultimo rapporto pubblicato dalla Global Financial Integrity Foundation.

Table 3. Attività private nei centri finanziari offshore, 2005-2011 (in milioni di dollari)

 2005200620072008200920102011Tasso di crescita tendenziale
Paesi emergenti e in via di sviluppo      1.184,5341.553,4351.937,2242.029,1992.226,0512.475,0062.646,61810.6%
Economie avanzate15.637,35819.982,65324.909,11525.338,25124.208,64625.423,27625.437,0405.0%

Fonte: Global Financial Integrity, 2015: 64

Il circuito dell’economia criminale è chiuso dagli investimenti messi a disposizione dal riciclaggio. Non esiste ancora uno studio globale su questo aspetto del fenomeno criminale, un’analisi attendibile, limitata al caso italiano, è contenuto nel rapporto Investimenti della mafia, curato dai ricercatori di Transcrime, centro di ricerca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (Transcrime, 2013). La tabella 4 mostra l’incidenza percentuale delle tipologie di investimento sul totale dei beni confiscati alle organizzazioni criminali italiane nel periodo 1983-2012.

                              Tab. 4. Percentuale degli investimenti sul totale dei beni confiscati 1983-2012

InvestimentiPeriodo 1983-1989Periodo 1990-1999Periodo 2000-2009Periodo 2010-2012
Beni Immobili  66%  63,3%  49,9%  37,3%
Aziende e titoli societari10%9,0%8,3%10,5%
Beni mobili registrati10%18,8%20,0%33,5%
Altri beni mobili14%8,9%21,9%  18,7%  

                                Fonte: Transcrime, 2013: 99

Negli ultimi trent’anni, periodo che coincide con l’espansione della criminalità organizzata, la quota percentuale degli investimenti per acquisti immobiliari si è quasi dimezzata, passando dal 66% al 37,3%. L’investimento immobiliare, un tempo privilegiato perché più semplice, è il più esposto all’attività investigativa e quindi al rischio di essere individuato e confiscato, e questo spiega il suo netto ridimensionamento. D’altra parte, per le stesse ragioni. la quota degli investimenti in beni mobili registrati (automobili, barche, ecc.), nello stesso arco di tempo, è passata dal 10% al 33,5%. La quota degli investimenti in imprese, dopo una flessione, è tornata sui livelli di inizio periodo considerato. Come chiarisce il rapporto, nel 2012 l’investimento in società a responsabilità limitata è quello maggiormente preferito (con il 46,6%), mentre le società per azioni sono presenti in misura contenuta (pari solo al 2%). La relativa facilità di costituzione e la limitazione delle responsabilità patrimoniali determinano la scelta a favore delle società a responsabilità limitata. Prevale anche la preferenza per le attività imprenditoriali a basso contenuto tecnologico (il settore  commerciale all’ingrosso e al dettaglio incide per il 29,4%; le costruzioni per il 28,8%, alberghi e ristoranti per il 10,5% e, infine, il patrimonio immobiliare per l’8,9%).

Nonostante la difficoltà di reperire dati affidabili, è chiaro che la ricchezza derivante da attività illecite gioca un ruolo sempre più importante nell’economia contemporanea [14]. Questa crescente e significativa importanza è in gran parte conseguenza della liberalizzazione finanziaria che ha facilitato i meccanismi di riciclaggio e di investimento della ricchezza accumulata illecitamente. Il capitale dei mercati illegali, il capitale di origine criminale, è diventato uno degli elementi caratteristici del capitalismo contemporaneo, rafforzandone la tendenza alla patrimonializzazione (Piketty, 2014) e alla finanziarizzazione (Epstein, 2005). Inoltre, la criminalità organizzata ha saputo sfruttare appieno le opportunità offerte dalla globalizzazione dei mercati e dalla struttura a rete dell’economia contemporanea (Castells, 1998). La crescita delle disuguaglianze, tipica di questa fase evolutiva dell’economia capitalista, ha rafforzato le basi del consenso sociale su cui il capitalismo criminale fonda il suo potere. In America Latina, in alcune aree periferiche dell’Europa occidentale come l’Italia meridionale, e in Afghanistan, i mercati illegali forniscono entrate che l’economia legale e ufficiale non è in grado di offrire. Gran parte della letteratura economica ha sottovalutato il fenomeno criminale ritenendolo un fattore esogeno, un fenomeno puramente parassitario. La proposta politica che ne deriva è immediata: la rimozione di questi parassiti ripristinerebbe il normale funzionamento degli efficienti meccanismi di allocazione del mercato, innescando processi di sviluppo virtuosi. Questa opinione, seppur molto diffusa, si inserisce in una visione del problema criminale fondata su una approccio economicistico, viziato da una concezione astratta che trascura, o ignora del tutto, l’esistenza di fattori storici e culturali essenziali per lo sviluppo e la persistenza delle organizzazioni criminali. Il fenomeno criminale corrisponde invece ad una logica di evoluzione del capitalismo contemporaneo, in grado di generare propri processi di accumulazione, produzione e distribuzione della ricchezza, ai quali sono aggiunti meccanismi di consenso sociale e politico. La storia recente delle organizzazioni criminali mostra che non c’è limite territoriale al processo di accumulazione e che il limite è dato dalla continua lotta per acquisire posizioni egemoniche e monopolistiche che segnano l’ascesa e la caduta dei gruppi criminali. Nonostante il tragico e violento avvicendarsi di fortune criminali, il modello di sviluppo distorto rimane immutato e si è riprodotto nei paesi dell’ex blocco sovietico, traumaticamente travolti dall’economia di mercato, nelle economie dipendenti dell’America andina e in Messico, tra immigrati cinesi e africani ai margini delle società capitaliste avanzate e negli interstizi di opportunità di profitto lasciati aperti dalla lunga depressione giapponese.

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[1] La distinzione tra power syndicate ed enterprise syndicate è stata introdotta da  Block, 1980.

[2]La normativa italiana distingue tra autoriciclaggio e riciclaggio. Secondo il codice penale (art. 648, ter.1) è colpevole del reato di autoriciclaggio, colui che “impiega, sostituisce, trasferisce, in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, il denaro, i beni o le altre utilità provenienti dalla commissione di tale delitto, in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa”. Il reato di riciclaggio riguarda invece intermediari che non sono coinvolti nel delitto che ha dato origine ai fondi illeciti (come recita l’art. 648, bis: il riciclaggio riguarda “chiunque sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo, ovvero compie in relazione ad essi altre operazioni, in modo da ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa”).

[3] Masciandaro, 1997: 77. L’operazione di riciclaggio si caratterizza per “1) l’illegalità: l’attività di riciclaggio riguarda qualunque provento originato da azioni criminali o illegali; 2) l’occultamento: lo scopo primario di tale attività è l’occultamento della origine illecita di tali proventi; 3) la specificità: l’attività di riciclaggio viene posta in atto utilizzando uno o più intermediari finanziari o bancari, il cui comportamento può essere passivo o inconsapevole, ovvero attivo o consapevole” (Masciandaro, 2000: 125, vedi anche Masciandaro 1993).

[4] Cfr. Centorrino – Giorgianni, 1997: 53; Savona – De Feo, 1997.

[5] Cfr. Maccari, 1996.

[6] Cfr. La Gala, 2000; Savona, 2005; Unger, 2007: 195-196; per una rassegna della letteratura sull’argomento si veda Van Duyne– Harvey – Gelemerova, 2018: 183-228, Patalano, 2020.

[7]Traslitterazione anglosassone di una parola urdu che significa “fiducia”.

[8]In alcuni casi il denaro è stato riciclato inviandolo a mezzo posta a caselle postali anonime, usufruendo del servizio di fermo posta.

[9]La letteratura ha individuato diverse caratteristiche dei paradisi fiscali e bancari: 1. elevata tutela legislativa del segreto bancario; 2. tolleranza delle autorità politiche e giudiziarie verso i reati finanziari; 3.  adesione del sistema bancario a reti di pagamento transnazionali (come il sistema SWIFT, Society for World-Wide Interbank Financial Telecomunications); 4. regimi di cambio di piena convertibilità: 5. stabilità monetaria; 6. prossimità geografica ai paesi esportatori di fondi destinati al riciclaggio; 7. basso livello di corruzione; 8. regimi politici stabili e ridotta conflittualità sociale; 9. reddito pro-capite e livello di sviluppo contenuto, ma non basso; 10. insularità e dimensioni ridotte (Fiocca – Coscia, 2004: 44; Castelli – Masciandaro, 1998; Walker, 1998).

[10] Secondo l’United Nations Office on Drugs and Crime: “Un flusso di valore è considerato illecito se è generato illecitamente (ad es. originato da attività criminali o evasione fiscale), trasferito illecitamente (ad es. violazione dei controlli valutari) o utilizzato illecitamente (ad es. per finanziare il terrorismo)” (UNODC, 2020: 12). Il termine è emerso negli anni Novanta ed era inizialmente associato alla fuga di capitali. Sebbene il termine sia ampiamente utilizzato, non c’è un accordo unanime in letteratura. Vedi Aziani, 2018; Brandt, 2020 per una rassegna sui metodi di identificazione degli IFF.

[11] Diversi metodi sono stati sviluppati per identificare la quantità di denaro riciclato su scala internazionale, in particolare la stima di John Walker si basa su un modello internazionale di input-output e su un “indice di attrattività”, una serie di fattori che esprimono le opportunità e rischi (Walker, 2007). Si veda anche Unger, 2007 e in posizione critica Reuter, 2007, per una rassegna della letteratura si veda Schneider, 2010.

[12] See Reuter – Truman, 2004; Barone, et al., 2018; Barone-Schneider, 2019. 

[13] Secondo la definizione del FMI, l’OFC è “un centro in cui la maggior parte dell’attività del settore finanziario è offshore su entrambi i lati del bilancio, (ovvero le controparti della maggior parte delle passività e delle attività degli istituti finanziari non sono residenti), dove le transazioni sono avviate altrove, e dove la maggior parte delle istituzioni coinvolte sono controllate da non residenti” (FMI, 2000: 2).

[14] ” Attualmente le forme di capitalismo di maggior successo sono quelle corrotte” (Pringle, 2019: 167). Vedi anche Ruggiero, 2017.