I divari regionali nell’Unione Europea: l’impatto della Grande recessione

I divari regionali nell’Unione Europea: l’impatto della Grande recessione

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Between 2002 and 2015, regional disparities across EU regions diminished and absolute convergence occurred. It was mainly fostered by the Eastern European countries and regions. In the Eurozone, the great recession started in 2009 notably increased regional disparities. The impact of the recession was particularly severe in Italy.
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La riduzione delle disparità regionali nei livelli di sviluppo e nei tassi di occupazione, cioè la convergenza economica, è un obiettivo che l’Unione Europea persegue attraverso la «politica di coesione economica, sociale e territoriale»[i]. Sotto il profilo quantitativo, questa politica è una delle più importanti dell’Unione. Nel periodo 2007-2013, le risorse provenienti dai Fondi strutturali, dalla Banca Europea per gli Investimenti e dagli altri strumenti finanziari sono state pari a 355 miliardi di euro; per il ciclo di programmazione 2014-2020 ammontano a 352 miliardi[ii].

In quest’articolo esaminiamo l’andamento delle disparità nel Pil per abitante tra le regioni della UE nel periodo 2002-2015. L’analisi è condotta per le regioni dell’Eurozona e per quelle dei paesi non aderenti all’euro. I risultati mostrano come la recessione iniziata nel 2009 abbia acuito gli squilibri regionali nell’Eurozona.

La mappa della crescita regionale

Tra il 2002 e il 2015, i tassi di crescita degli Stati e delle regioni della UE sono stati molto diversi. La Figura 1 ne offre una rappresentazione immediata. Tutte le regioni dell’Est sono cresciute a tassi nettamente superiori alla media comunitaria. Al contrario, la crescita più bassa è stata registrata in Grecia, Italia e in alcune regioni francesi, spagnole e portoghesi. I dati nazionali lo confermano. Nel periodo in esame, in Lituania il Pil per abitante è aumentato, in media, del 5 per cento all’anno, in Lettonia del 4,4, in Romania e Bulgaria del 4,2, in Polonia del 3,8 per cento. In Italia e Grecia la crescita è stata negativa, rispettivamente del -0,6 e del -0,8 per cento medio annuo[iii].

Figura 1. Carta dei tassi di crescita delle regioni europee, 2002-2015.

tassi di crescita

Fonte: Elaborazioni su dati Cambridge Econometrics.

Perché vi sia convergenza è necessario che le economie più arretrate crescano a tassi maggiori di quelle più sviluppate. L’analogia è quella di una gara in cui chi parte in ritardo corre più velocemente di chi sta avanti, riducendo progressivamente la distanza. Una semplice verifica della convergenza è offerta dalla Fig. 2, che sull’asse orizzontale riporta il Pil per abitante di ciascuna regione nel 2002, e su quello verticale i tassi medi annui di crescita nel periodo 2002-2015. Il grafico mostra come tra le due variabili esista una relazione inversa: le regioni con minori livelli di reddito sono crescite più rapidamente di quelle più sviluppate. Nel periodo in esame, tra le 268 regioni della UE si riscontra un processo di convergenza assoluta.

Figura 2. Convergenza regionale nel Pil pro capite tra 268 regioni della UE, 2002-2015

convergenza

Nota: regioni NUTS 2. Fonte: Elaborazioni su dati Cambridge Econometrics.

Convergenza nella UE e divergenza in Eurolandia

L’andamento temporale delle disparità regionali può essere esaminato attraverso alcuni indicatori statistici. Uno dei più utilizzati è il coefficiente di variazione[iv]. La riduzione di quest’indicatore segnala una diminuzione delle ineguaglianze, cioè convergenza; un suo aumento, divergenza. La Figura 3 riporta il coefficiente di variazione del Pil pro capite delle regioni dell’UE. Fino al 2009, anno d’inizio della recessione in Europa, il valore dell’indicatore si riduce: le regioni convergono. Si osserva poi un aumento, che segnala una fase di divergenza. Negli ultimi due anni considerati, l’indice torna lievemente a diminuire.

Figura 3. Disparità regionali nel Pil pro capite nella UE a 28 Stati, 2002-2015

disparità

Nota: Coefficiente di variazione (indice 2002 = 100), regioni NUTS 2. Fonte: Elaborazioni su dati Cambridge Econometrics.

Per esaminare più in dettaglio le dinamiche di convergenza regionale, abbiamo suddiviso le regioni in due gruppi: quelle dell’Eurozona e quelle dei paesi non aderenti all’euro o che, nel periodo in esame, non lo avevano ancora adottato (Lituania e Lettonia sono incluse in quest’ultimo gruppo)[v]. La Figura 4 riporta l’indice di squilibrio per i due gruppi regionali. Si osserva come le regioni al di fuori dell’Eurozona abbiano avuto un processo di convergenza pressoché ininterrotto in tutto il periodo considerato. La convergenza è dipesa largamente dalla straordinaria performance dei paesi dell’Est che hanno ridotto i divari rispetto a quelli più sviluppati[vi].

Figura 4. Disparità nel Pil pro capite tra le regioni dell’Eurozona e tra quelle non aderenti all’euro, 2002-2015

disparitàpil

Nota: Coefficiente di variazione (indice 2002 = 100), regioni NUTS 2. Fonte: Elaborazioni su dati Cambridge Econometrics.

Nell’Eurozona, invece, dopo una fase di riduzione dei divari si registra, a partire dal 2009, una brusca inversione di tendenza. La fase di divergenza regionale coincide con la Grande recessione che, in maniera differenziata, ha colpito tutti gli Stati europei. In Grecia, Italia, Portogallo e Spagna, la recessione è stata particolarmente severa ed è stata seguita dalla crisi dei debiti pubblici. L’adozione di politiche fiscali restrittive ha aggravato gli effetti della recessione[vii].

Il caso dell’Italia è di particolare evidenza. Come mostra la Figura 5, per effetto della crisi, le disparità regionali nel Pil per abitante e, soprattutto, nei tassi di occupazione sono aumentate significativamente fino al 2014, per poi stabilizzarsi. Nel quinquennio 2009-2014, l’Italia ha perso, complessivamente, 8,7 punti percentuali di Pil. Nelle regioni meridionali la perdita cumulata di Pil è stata pari a 13,4 punti percentuali, a fronte del 7,2 del Centro-Nord. Gli investimenti pubblici si sono contratti, passando dal 3,9 al 2,3 per cento del Pil tra il 2009 e il 2014, subendo un crollo nel meridione[viii].

Figura 5. Disparità regionali nel Pil per abitante e nei tassi di occupazione in Italia, 2002-2015

disparità regionali

Nota: Coefficiente di variazione (indice 2002 = 100), regioni NUTS 2. Fonte: Elaborazioni su dati Cambridge Econometrics e Istat.

 

Crescita regionale e nazionale

I cicli economici regionali sono fortemente correlati con quelli nazionali. Fattori specifici possono influenzare la performance di ciascuna regione, ma l’andamento economico e le politiche macroeconomiche nazionali sono determinanti[ix]. Dopo la Grande recessione, le disparità regionali nell’Eurozona sono aumentate; il processo di convergenza è, invece, continuato nei paesi non aderenti all’euro. Tra le aree europee in ritardo di sviluppo esistono profonde differenze dovute a fattori nazionali. Nei paesi dell’Est, che più beneficiano delle politiche di coesione, i livelli di tassazione e il costo del lavoro sono nettamente inferiori rispetto a quelli dell’Eurozona. Alcuni di essi traggono, poi, vantaggio dalla prossimità geografica ai grandi mercati europei e dal fatto di aver conservato la sovranità monetaria[x]. Rispetto a tali fattori, molte delle regioni in ritardo dell’Eurozona – si pensi al meridione d’Italia – si trovano in una condizione di «svantaggio competitivo», acuito dal far parte di un’area economicamente integrata, ma caratterizzata da forti asimmetrie che le politiche di coesione possono solo in parte compensare.

*Università Magna Graecia di Catanzaro

[i] La convergenza regionale nella UE è oggetto di numerosi studi e di valutazioni periodiche della Commissione Europea. Cfr., per esempio, H. Goecke, M. Hüther, Regional Convergence in Europe. Intereconomics, 51(3), 2016, pp. 165-171. Commissione Europea, La mia regione, la mia Europa, il nostro futuro. Settima relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale, Unione Europea, 2017, http://ec.europa.eu/regional_policy/it/information/cohesion-report

[ii] Fonte: Commissione Europea, Introduzione alla politica di coesione dell’Ue 2014-2020, Commissione Europea, Bruxelles, 2014. I valori sono ai prezzi 2011.

[iii] Eurostat, Pil pro capite a prezzi concatenati 2010.

[iv] Per i metodi di stima: R. J. Barro, X. Sala-I-Martin, Crescita economica, Giuffrè, Milano, 1995, cap. 11. P. Monfort, Convergence of EU Regions Measures and Evolution, European Union, Regional Policy, Working papers, 01/2008.

[v] La Lettonia ha adottato l’euro nel 2014, la Lituania nel 2015.

[vi] Cfr. V. Monastiriotis, Regional growth and national development: transition in Central

and Eastern Europe and the regional Kuznets curve in the East and the West, Spatial Economic

Analysis, 9 (2), 2014, pp. 142-161.

[vii] C. L. House, C. Proebsting, L. Tesar, Austerity in the aftermath of the Great Recession, NBER Working Paper, n. 23147.

[viii] Pil a prezzi concatenati 2010 (Istat). Si veda anche: A. Giannola, C. Petraglia, G. L.C. Provenzano, Regional Convergence and the Future of Cohesion Policies in the Eu, Rivista economica del Mezzogiorno, 2016, n. 4.

[ix] Per le correlazioni tra i cicli economici regionali e nazionali si veda, per esempio, E. Bandrés, M. D. Gadea-Rivas, A. Gómez-Loscos, Regional Business Cycles Across Europe, Banco De España, Documentos Ocasionales n. 1702, 2017. Meliciani, V. (2006). Income and employment disparities across European regions: The role of national and spatial factors, Regional Studies, 40(1), 75-91.;

[x] C. Petraglia, E. Pierucci, Fu vera convergenza? Le politiche di coesione e le periferie dell’Unione, EyesReg, Vol.6, n.1, 2016, http://www.eyesreg.it/2016/fu-vera-convergenza-le-politiche-di-coesione-e-le-periferie-dellunione/

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