Renzi e il Mezzogiorno

Renzi e il Mezzogiorno

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Meglio tardi che mai. Da oltre venti anni a questa parte, dalla chiusura della Cassa per il Mezzogiorno e dal varo della cosiddetta “nuova programmazione” con le sue politiche di incentivazione delle “vocazioni locali”, la “questione meridionale” era divenuta solo un terreno di confronto per studiosi. Insomma, eravamo rimasti soli, parte di noi meridionalisti, a spiegare che al di fuori di una logica di programmazione economico-territoriale, di risorse adeguate e di capacità amministrative di livello europeo il divario con il Nord del Paese si sarebbe accentuato sempre più. Ora, dando credito a questa segreteria agostana del Pd, sembrerebbe finalmente che la “questione” possa essere sdoganata sul piano della politica economica. Questa pare infatti essere la principale implicazione del discorso del segretario-premier al Pd. Naturalmente, come ha commentato su twitter Antonio Polito, “chiacchiere e tabacchiere di legno il Banco di Napoli non prende in pegno”. Ma una retromarcia sarebbe ora politicamente molto difficile.

Certo, va chiarito che Renzi non ha assunto impegni precisi, e in apertura di discorso ha sottolineato che non avrebbe fatto annunci a effetto (per quanto abbia toccato anche una serie di aspetti concreti, come la nomina del commissario a Bagnoli e l’impegno a smaltire le ecoballe campane in tre anni). Eppure il senso politico del suo discorso è stato rilevante sotto almeno due aspetti. Il primo riguarda il lungo silenzio della politica economica sul Mezzogiorno. Un silenzio che Renzi, riconoscendo le responsabilità del Pd, ha attribuito essenzialmente al fatto che per molto tempo si è inseguita la Lega Nord nel dibattito intorno alla “questione settentrionale”. Una concausa, aggiungiamo noi, è stata la pessima qualità della classe politico-amministratrice meridionale di questi anni, che ha fornito la peggiore prova di sé, spesso coltivando il clientelismo e rappresentando un interlocutore non credibile. Il secondo passaggio significativo del segretario-premier si è incentrato nel chiarire che se il Sud non riparte è l’intero Paese che resta al palo: il tema della decrescita del Mezzogiorno come questione nazionale.

Possono essere considerati concetti scontati, ma che li abbia pronunciati il Presidente del Consiglio, unitamente a una agenda di lavoro che dovrebbe condurre a un masterplan entro la Legge di Stabilità, è una novità non da poco. Nel Mezzogiorno viviamo un dramma annunciato, che risponde a processi di divaricazione centro-periferia presenti sull’intera scena europea, le cui soluzioni sono note e passano in larga misura per nuove politiche industriali e infrastrutturali. Auguriamoci che la politica voglia effettivamente decidersi a prenderne atto.

(pubblicato con poche modifiche e con il titolo “Un sigillo nuovo ma pochi impegni” dal Corriere del Mezzogiorno dell’8 agosto 2015)

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