La moneta elettronica per la lotta all’evasione fiscale?

La moneta elettronica per la lotta all’evasione fiscale?

Moneta Elettronica | Come contrastare l'evasione fiscale? | Strumenti per combattere l'evasione fiscale?

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Il Governo Conte 2 intende “sostenere la diffusione del denaro elettronico” con varie proposte, come detrazioni (cash-back), card pubblica (Poste), la riduzione delle commissioni e la soglia sui prelievi (1.000€). Insieme all’inasprimento delle pene per i reati finanziari, sono necessari a rendere credibile la lotta all’evasione in attesa di una profonda revisione del sistema fiscale e delle possibilità investigative dell’Agenzia delle Entrate, inibite da una rigida interpretazione della Privacy, oltre che di un generale processo di aggiornamento e di revisione dell’imposizione fiscale.

Eppure una narrazione maliziosa vuole che la scelta tra denaro contante e elettronico sottenda quella tra libertà e onestà. Sono scelte impopolari, che mettono a rischio il consenso. Sicuri?

Varie rilevazioni stimano la propensione all’uso del denaro elettronico – inteso come pagamenti via carta di credito, bonifici e contactless ma non come moneta digitale – prossima al 60% della popolazione, il 7% è indeciso. Vediamo i risultati della rilevazione Isfol Plus 2016, fig. 1. La linea rossa indica lo spartiacque tra chi è stanzialmente in linea con la propensione generale: sotto quelli meno favorevoli, sopra quelli più favorevoli. Assai propensi al denaro elettronico sono le persone con un livello elevato di istruzione, i lavoratori dipendenti, chi lavora nella Pubblica Amministrazione e nelle grandi Aziende private. Più riluttanza tra chi ha livelli di istruzione più bassi, i disoccupati e i pensionati, chi lavora in proprio (imprenditore, consulente o professionista), nell’agricoltura, costruzioni e commercio. Il favore è ampio e diffuso e in linea con il dato del 2014, a riprova di quanto i tempi siano maturi e le convinzioni consolidate.

 

Fig. 1 – Incidenza persone favorevoli alla sostituzione del contate con il denaro elettronico (Occupati per settore e contratto; popolazione per istruzione, area, status lavorativo e genere).

evasione fiscale

Fonte: Isfol Plus 2016

 

“È evidente che il denaro come strumento di intermediazione non sarà cancellato, cambia solo forma, smaterializzato nella consistenza, non nel ruolo. Le prerogative del denaro elettronico devono ricalcare le caratteristiche del contante, in particolare l’utilizzo non deve rappresentare un costo” (Mandrone, 2015). Se usiamo una banconota da 100 €, questa varrà ancora cento euro dopo essere passata di mano cento volte. Se invece a ogni operazione telematica fosse applicata una commissione dell’1%, dopo cento passaggi rimarrebbero solo 37 €. Più di tanti finti alibi, il problema è la commissione sulla transizione.

Il costo del denaro contante si sostiene tramite la fiscalità generale, affinché tutti abbiano accesso al servizio, non limitando in nessun modo l’utilizzo. Deve valere pure per il denaro elettronico. Pragmaticamente le vie sono 2: o si fornisce una carta positiva senza spese ad ogni individuo (tramite Poste Italiane ovvero Cassa Depositi e Prestiti) o si rimborsano ai provider dei circuiti i costi di gestione con un sistema di concessioni (lo Stato paga l’accesso all’infrastruttura per tutti).

Dove reperire le risorse? Dal maggior gettito ottenuto grazie all’incremento delle transazioni registrate e dai costi non più sostenuti nella gestione del circolante da Stato, esercenti e consumatori: stampa, distribuzione, custodia e trasporto del denaro, bancomat (oltre 40.000), sistemi di sicurezza, assicurazioni, furti…

Vediamo alcuni dei luoghi comuni (falsi) che vengono richiamati da chi è contrario al denaro elettronico: il contante è gratis (per la Banca d’Italia costa 8 mld, 0,52% del PIL), alto rischio frodi informatiche (molto meno rispetto a rapine e scippi), limita la privacy (nessuno vedrebbe i movimenti dei conti a meno che non ci sia una indagine giudiziaria, com’è già adesso), spese compulsive (le carte hanno regolazioni qualitative – cosa si può o non si può comprare – e quantitative – limiti di spesa), gli anziani e i bambini come fanno …e poi ce la si prende sempre con i più piccoli! E come la mettiamo con i continui condoni, l’elusione, i paradisi fiscali o le multinazionali? Sono battaglie urgenti (Draghi, 2019), giuste, globali ma indipendenti dalla forma del denaro. Serve coerenza: posizioni ferme a favore dell’unione fiscale europea e contro i sistemi off-shore (gli italiani ci hanno portato 142 miliardi); far pagare le multinazionali (anche le piattaforme web) dove creano ricchezza e non dove hanno la sede legale…

Il denaro elettronico non è un balsamo per la malvagità, però combatte l’ipocrisia, terreno di cova dell’evasione, del nero, dell’informale, dell’ingiustizia… Contrasta la concorrenza sleale (imprenditori disonesti), la contraffazione dei marchi (danno ingentissimo per l’Italia), la doppiezza che aleggia su usi e costumi vietati ma diffusi (come i 15,3 miliardi spesi all’anno in droga o i 4,1 in prostituzione), la clandestinità, lo sfruttamento, la capacità di aggirare gli strumenti di perequazione sociale (ISEE, Irpef), la corruzione, la realizzazione di provviste illecite, fughe di capitali… Tutela dai falsi professionisti, sostiene la domanda interna (il nero è consumato sul posto) ed è funzionale al mondo digitale. L’elenco completo dei vantaggi lo fa Rogoff (2017).

Alcune cautele da tenere nel breve periodo. 1) Le banche fanno affidamento sulle commissioni delle carte e una ulteriore riduzione del loro perimetro di attività economica potrebbe acuire le difficoltà di un settore già provato dall’introduzione copiosa di automazione digitale che ha ridotto l’occupazione. 2) Una quota importante di imprese fanno evasione di sussistenza per stare sul mercato e potrebbero non sopravvivere senza nero, provocando temporanee perdite occupazionali e di gettito. La selezione migliorerà il mercato (più diritti, salari, occupazione, competitività) ma richiede politiche di accompagnamento e informazione nella fase di transizione.

Il denaro elettronico surriscalda l’economia: alza i prezzi dei fattori produttivi. Dove si scaricheranno i costi? Dipende dall’elasticità (comprimibilità) dei beni e servizi prodotti irregolarmente: la domanda delle ripetizioni è forte? Quella dei raccoglitori di pomodori? Delle visite specialistiche? Della Droga?

Ma così si restringono le libertà individuali! Quando poi un bracciante o un edile muore o un bambino non ha una buona scuola o sanità tutti a recriminare. Diceva De Andrè, “E lo Stato che fa? Si costerna, si indigna, si impegna … poi getta la spugna, con gran dignità”. Il denaro elettronico è una soluzione preventiva e universale che riduce l’onere degli accertamenti, liberando risorse per il contrasto alla criminalità, a tutela delle persone e della loro libertà.

Il denaro (elettronico) è una convenzione che si alimenta con la credibilità di chi la garantisce (Stato). La questione non è tanto modificare usi millenari (frutto del cambiamento tecnologico) quanto farlo in una periodo di scarsa fiducia nelle istituzioni politiche e finanziarie. Per questo la tassa sui prelievi o la riffa degli scontrini potrebbero essere controproducenti e indispettire i cittadini onesti. Invece, le remore sugli aspetti squisitamente monetari (leve finanziarie, riserve, signoraggio): i paesi con utilizzo molto basso del contante (Svezia, UK) non hanno criticità.

L’Ocse definisce l’economic literacy “l’essere in grado di prendere consapevolmente le scelte economiche della propria vita”. Non è un invito ad omologarsi, anzi sostiene la capacità critica, l’indipendenza di giudizio, la sensibilità quantitativa: l’educazione economica è un corredo necessario nella società della conoscenza, e a fornirlo avrebbe dovuto pensarci la “strategia nazionale per l’educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale” (DL. Salva risparmio, L.15/2017).

Infatti, l’ignoranza si paga (Mandrone, 2017), poiché le persone con basse competenze finanziarie hanno commissioni più alte, ottengono prestiti a condizioni peggiori e fanno rendere meno i propri risparmi. Ricorrono sovente all’indebitamento, risparmiano meno, hanno pensioni peggiori e non diversificano gli investimenti. Sono oggetto di frodi e raggiri. La cultura economica pervade tutto: la salute, la guida, il voto, il gioco… Oggi, ben 3,5 milioni di persone sono vulnerabili poiché “propensi al rischio ma economicamente incompetenti”. Perché questi comportamenti sono un problema sociale? Sareste tranquilli a prendere la strada sapendo che 50 auto su 100 sono guidate da persone che non conoscono i segnali stradali e che 10 vanno pure forte?

La pervasività dell’evasione e il basso senso civico alimentano comportamenti illeciti. Così molti si auto-assolvono, concedendosi una licenza etica, derubricando arbitrariamente la gravità dei reati fiscali a innocenti evasioni. Ciò confonde. Si fa tattica, usando contrapposizioni improprie (es. autonomi vs dipendenti) trasformando uno strumento di contrasto all’illecito in una scelta pro e contro qualcuno, politicizzando il “rispettare le regole” in modo eversivo. È divisivo il denaro elettronico perché bonifica un ambiente inquinato, porta luce in molte zone d’ombra della nostra società, risolve per noi quel dilemma che ci assale alle parole “con fattura o senza”.

Alcuni, a buon ragione, sostengono che la via maestra per eliminare l’evasione sia un approccio culturale (etico/morale/civile) piuttosto che una costrizione meccanica, sostenendo che diversamente si troveranno nuove vie per aggirare la legge; innescando una rincorsa senza soluzione di continuità tra tecnologia buona e cattiva, sulla falsariga del doping e antidoping. Vediamo alcuni controlli sui comportamenti positivi o di disagio sociale. Persone “favorevoli al contante” che:

  • Partecipano ad attività culturali: spesso 70% vs mai 48%
  • Fanno volontariato: spesso 59% vs mai 56%
  • Fanno manifestazioni e attività di protesta: spesso 63% vs mai 55%
  • Sono in grado di sostenere una spesa improvvisa di 300€: si 60% vs no 46%
  • Sono in grado di sostenere una spesa improvvisa di 800€: si 63% vs no 55%

Quindi pare esserci una relazione positiva tra senso civico e condizione economica buona rispetto al denaro elettronico, tuttavia il gap è contenuto: il consenso al denaro elettronico rimane alto.

Ma allora perché questo passaggio da noi va forzato, quando negli altri paesi è lasciato alla naturale evoluzione dei costumi? Dipende dalla dimensione del problema: l’Istat stima 110 miliardi di evasione e una economia non osservata pari a 192 miliardi di sommerso e 19 miliardi di attività illegali. È un farmaco ad ampio spettro che cura indirettamente alcuni effetti collaterali non trascurabili, come la piaga delle morti sul lavoro (3 al giorno nel 2019), il numero delle rapine (il 40% di quelle fatte in Europa) …

È un’opportunità unica per rilanciare l’economia e premiare le persone oneste, per avere risorse per ridurre il debito pubblico e la pressione fiscale, per fare gli investimenti (Realfonzo, 2019) e la manutenzione di cui c’è tanto bisogno… per infondere quella fiducia necessaria alla crescita, per qualificare meglio la tassazione al fine di ridurre qualche disuguaglianza.

Infine, credo ci sia anche una componente feticista: tutti avremmo voluto tuffarci come zio Paperone in un deposito di soldi o, visto il periodo, ammirare il foliage della cartamoneta.

 

*Istat, Primo Ricercatore, Economista.

Bibliografia 

Ardizzi e P. Giucca, Il costo sociale degli strumenti di pagamento in Italia, Temi Istituzionali, Banca d’Italia, 2012.

Grazzini, Verso la moneta digitale pubblica: l’audacia di Christine Lagarde e la prudenza di Mario Draghi, EconomiaePolitica, 2019.

Mandrone, La banda degli onesti che vuole il denaro elettronico, lavoce.info, 2015.

Mandrone, Il ruolo sociale dell’educazione economica, INAPP, 2017.

Realfonzo, 100 miliardi di sotto-investimento pubblico e deficit di competitività. L’Italia ha bisogno di politiche industriali, EconomiaePolitica, 2019.

K.S. Rogoff, La fine dei soldi. Una proposta per limitare i danni del denaro contante, Il saggiatore, 2017.

Vellutini, G. Casamatta, L. Bousquet, G. Poniatowski, Estimating International Tax Evasion by Individuals, WP No 76, European Commission, 2019.

Anni 2013-2016 l’economia non osservata nei conti nazionali, Statistiche Report, ISTAT, 2018

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