La geografia dei redditi e delle fragilità economiche nella Città metropolitana di Roma

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L’articolo analizza la distribuzione territoriale dei redditi dichiarati e delle fragilità economiche nella Città metropolitana di Roma utilizzando congiuntamente i dati IRPEF del Ministero dell’Economia e delle Finanze e quelli sul Reddito di cittadinanza. L’analisi mostra come la geografia della ricchezza e quella della vulnerabilità economica risultino fortemente correlate, evidenziando una marcata polarizzazione tra le aree centrali e benestanti e le periferie urbane e metropolitane. Il confronto con il 2019 indica che la crescita dei redditi non ha ridotto le disuguaglianze territoriali, ma tende piuttosto a rafforzarle.
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This paper examines the territorial distribution of declared incomes and economic vulnerability across the Metropolitan City of Rome by combining personal income tax (IRPEF) data from the Italian Ministry of Economy and Finance with data on the Citizenship Income scheme. The analysis shows a strong spatial correspondence between the geography of wealth and that of economic hardship, highlighting a marked polarization between affluent central areas and disadvantaged urban and metropolitan peripheries. A comparison with 2019 suggests that recent income growth has not reduced territorial inequalities but has instead contributed to reinforcing them.

Le città contemporanee sono sistemi urbani complessi in cui le opportunità economiche e le vulnerabilità sociali danno luogo a configurazioni socio-spaziali persistenti. Negli ultimi quindici anni, la ricerca ha cercato di colmare il vuoto teorico esistente tra l’economia regionale e l’analisi intrametropolitana, aprendo la strada a temi che riguardano le place-based inequality, interpretando le disuguaglianze metropolitane come risultato della concentrazione spaziale di opportunità economiche, servizi pubblici, capitale umano e dinamiche del mercato immobiliare. [1] [2]. In questa prospettiva, la geografia del reddito imponibile e quella dei beneficiari di misure di sostegno al reddito possono essere interpretate come manifestazioni complementari della stessa struttura metropolitana sottostante.

Il presente contributo prosegue il percorso di ricerca dedicato alle disuguaglianze socioeconomiche nella città metropolitana di Roma sviluppato negli ultimi anni sulle pagine di Economia e Politica. I precedenti lavori hanno riguardato l’esclusione sociale nei quartieri romani, il confronto tra Roma, Milano e Napoli, il disagio abitativo nelle aree di edilizia residenziale pubblica, le disuguaglianze digitali emerse durante la pandemia, l’evoluzione dei redditi dei romani e, più recentemente, i cambiamenti socioeconomici rilevati dai censimenti dal 1981 al 2021 [3] [4] [5] [6] [7] [8] [9]. Insieme, questi contributi hanno delineato una lettura territoriale delle disuguaglianze urbane, mostrando come reddito, istruzione, occupazione, condizioni abitative e accesso ai servizi tendano a concentrarsi secondo geografie sorprendentemente stabili nel tempo [10] [11].

L’obiettivo del lavoro è duplice. Da una parte descrivere la geografia dei redditi dichiarati dai contribuenti nella città metropolitana; dall’altra mettere in relazione tali informazioni con la distribuzione territoriale del Reddito di cittadinanza, inteso come indicatore della fragilità economica delle famiglie. La lettura congiunta di questi due indicatori consente di osservare simultaneamente dove si concentra la ricchezza e dove si manifesta con maggiore intensità il disagio sociale, offrendo un quadro più articolato delle disuguaglianze territoriali rispetto a quello ricavabile dall’utilizzo di un solo indicatore.

L’analisi assume inoltre una particolare rilevanza perché le dinamiche urbane degli ultimi decenni hanno progressivamente modificato la geografia sociale della Capitale. La crescita residenziale si è spostata sempre più oltre il Grande Raccordo Anulare e nei comuni della prima cintura, rendendo la città metropolitana un sistema territoriale fortemente integrato sotto il profilo abitativo, lavorativo e dei servizi. Per comprendere le disuguaglianze economiche di Roma, è necessario estendere l’analisi oltre i confini amministrativi del Comune e considerare l’intero spazio metropolitano come unico contesto urbano.

I dati utilizzati si riferiscono a periodi differenti: i redditi IRPEF sono quelli dichiarati nel 2025 e relativi all’anno d’imposta 2024, mentre il Reddito di cittadinanza è quello erogato nel 2022, ultimo anno di piena applicazione prima della successiva riforma delle misure di sostegno. Pur riferendosi ad annualità differenti, i due dataset descrivono fenomeni strutturali che presentano una forte coerenza territoriale e permettono di ricostruire la geografia contemporanea delle disuguaglianze economiche nella città metropolitana di Roma [12] [13] [14].

Redditi e fragilità economiche nelle grandi città italiane

Nel confronto con le altre grandi città italiane Roma continua a collocarsi nelle posizioni più alte della graduatoria nazionale, con 32.501 euro di reddito medio per contribuente. È infatti al terzo posto dietro Milano (41.865) e Bologna (33.307), ma davanti a Firenze, Torino, Venezia, Genova e alle principali città del Mezzogiorno.

La crescita registrata tra il 2019 e il 2024 conferma una dinamica positiva per la Capitale, con un incremento medio di 4.696 euro per contribuente, che colloca Roma di nuovo al terzo posto dietro Milano e Bologna. Anche in questo caso, però, il dato aggregato nasconde forti differenze interne: la crescita si concentra soprattutto nei quartieri centrali e nelle aree ad alta presenza di professioni qualificate e rendite immobiliari, mentre le periferie popolari mostrano incrementi molto più deboli.

A Roma questo aumento nominale del reddito non si è tradotto in una significativa crescita reale al netto dell’inflazione, che tra il 2019 e il 2024 è stata a Roma del 16% cumulato (indice NIC), poiché prima della pandemia era di poco inferiore a prezzi costanti, con minime oscillazioni da un anno all’altro. [15]

(*) dal 2019 al 2022 il reddito complessivo non era incluso nel dataset, ma ricostruito sulla base degli scaglioni di reddito.
La geografia metropolitana dei redditi

Se allarghiamo lo sguardo oltre i confini comunali di Roma, emerge una geografia della ricchezza molto articolata. La media complessiva della Città metropolitana è di 29.710 euro per contribuente, con un aumento negli ultimi cinque anni pari a 4.298 euro. Roma, con oltre 32.500 euro di reddito medio, risulta il secondo comune più ricco dell’intera città metropolitana, preceduta soltanto da Grottaferrata, che raggiunge quasi 34mila euro. Alle spalle della Capitale troviamo Formello e Monte Porzio Catone (circa 31mila euro), Frascati e Sacrofano (circa 29mila), Ciampino, Trevignano Romano e Nemi (oltre 27mila), Santa Marinella, Manziana, Bracciano e Ariccia (oltre 26mila).

Non è difficile riconoscere una precisa geografia della ricchezza. Da una parte i Castelli Romani, che da decenni rappresentano uno dei principali territori residenziali delle classi medio-alte romane; dall’altra l’area a nord sulla Flaminia e verso il lago di Bracciano, con una forte presenza di professionisti, dirigenti e lavoratori qualificati che mantengono stretti legami quotidiani con la Capitale.

All’estremo opposto, a parte il valore bassissimo di Vallepietra (14.600 euro), piccolo comune scarsamente abitato, troviamo Percile, Licenza, Capranica Prenestina, Poli e Marcellina (19-20mila euro). Si tratta prevalentemente di comuni delle aree interne nella valle dell’Aniene e nel quadrante prenestino e tiburtino, caratterizzati da una minore presenza di attività professionali ad alta qualificazione. Va comunque tenuto conto che nelle aree rurali la specificità della tassazione dei redditi agricoli potrebbe comportare nelle dichiarazioni valori inferiori a quanto effettivamente percepito. Ma hanno redditi bassi (21-22mila euro) anche comuni popolosi della prima cintura romana oppure sui grandi assi di comunicazione, come Mentana, Lanuvio, Fonte Nuova, Zagarolo, Palombara Sabina, San Cesareo, Ardea, Artena, Cave, Valmontone e Lariano.

La distanza tra il comune più ricco e quello più povero (escludendo Vallepietra) è di 15mila euro di reddito medio per contribuente, segnalando come le disuguaglianze economiche non si fermino ai confini amministrativi di Roma ma attraversino l’intero territorio metropolitano.

Anche la crescita registrata tra il 2019 e il 2024 non è stata uniforme. I comuni più ricchi e dinamici hanno beneficiato maggiormente della ripresa economica successiva alla pandemia, con il massimo a Grottaferrata (+5.300 euro), Frascati (+5mila), Roma (+4.700), Artena (+4.600) e Monte Porzio Catone (+4.400). Altrove sono stati invece registrati incrementi molto più contenuti, in particolare Ardea e Rocca di Papa (solo +3mila euro), come anche Valmontone, Palombara Sabina, Rignano Flaminio e Cave (+3.200-3.300), confermando una geografia selettiva della crescita.

La disuguaglianza economica, misurata attraverso l’indice di Gini di concentrazione del reddito, restituisce una geografia ancora diversa. Tra i comuni più popolosi della città metropolitana, i redditi più diseguali si osservano a Roma e Grottaferrata (0,48), ossia quelli più ricchi, seguiti da Frascati e Santa Marinella (0,44), Anzio, Ariccia, Monte Porzio Catone, Bracciano e Manziana (0,42), Cerveteri, Campagnano, Nettuno, Rignano Flaminio e Ladispoli (0,41). La distribuzione del reddito è invece più uniforme (circa 0,35) nei comuni del litorale e della valle dell’Aniene caratterizzati da livelli reddituali bassi: Artena, Tolfa, Castel Madama, Cave, Subiaco, Carpineto Romano e Allumiere.

Per il Reddito di cittadinanza, a luglio 2022 l’incidenza maggiore di nuclei percettori tra i comuni più popolosi si registrava a Cave, Zagarolo, Nettuno e Ladispoli, con oltre il 7% delle famiglie residenti, seguiti da Ardea, Rocca di Papa e Cerveteri con circa il 6,5%. I valori più bassi si osservavano invece a Monte Porzio Catone (2%), Grottaferrata (3%) e, con circa il 3,5%, a Ciampino, Frascati, Colleferro e Santa Marinella. Il confronto con la distribuzione dei redditi dichiarati evidenzia una forte coerenza territoriale tra i due indicatori. Nei comuni caratterizzati da redditi medi più bassi risulta generalmente più elevata anche l’incidenza delle famiglie beneficiarie del Reddito di cittadinanza, delineando una geografia della fragilità economica che ricalca in larga misura quella dei redditi IRPEF e suggerendo come, in questi territori, il disagio economico assuma spesso un carattere strutturale piuttosto che temporaneo.

Le “Sette Rome”: le città dentro la città

Se la città metropolitana mostra differenze importanti tra i diversi comuni è all’interno di Roma Capitale che queste disuguaglianze assumono la loro forma più evidente. Da anni le nostre ricerche mostrano come Roma non possa essere interpretata come una città omogenea, ma come un insieme di territori profondamente differenti tra loro per composizione sociale, caratteristiche urbanistiche, livelli di istruzione, opportunità occupazionali e qualità della vita.

Per descrivere questa complessità abbiamo proposto la lettura delle “Sette Rome”: la città storica, la città ricca, la città compatta, la città dell’automobile, la città-campagna, la città del disagio e la città degli invisibili [16]. I nuovi dati confermano e in alcuni casi accentuano ulteriormente queste tendenze. La distanza tra la città ricca e quella storica, con un reddito complessivo medio rispettivamente di quasi 52mila e oltre 49mila euro, rimane nettissima rispetto al resto di Roma. La città compatta e dell’automobile, con circa 31mila euro, sono in linea con la media romana, mentre la città del disagio e la città-campagna si fermano intorno a 24-25mila, ai livelli di Napoli e Palermo.

Rispetto al 2019, sono proprio la città ricca e quella storica ad aver maggiormente incrementato il proprio reddito (+7.400 euro), seguite a grande distanza dalla città compatta (+4.800) e dell’automobile (+4.200), mentre il miglioramento più limitato è nella città del disagio (+3.550) e città-campagna (+3.300). È vero che tutta Roma cresce, ma i dati evidenziano come la forbice tra la città ricca e la città del disagio si sia allargata di quasi 4mila euro in cinque anni.

Peraltro, se consideriamo i redditi al netto dell’inflazione, pari come detto al 16% cumulato tra il 2019 e il 2024, osserviamo come nella città ricca, storica e compatta si è registrata una sia pure contenuta crescita reale, mentre nella città del disagio e città-campagna è stata nulla, e nella città dell’automobile c’è stata addirittura una riduzione del reddito reale. Le dinamiche successive alla pandemia non hanno quindi ridotto le differenze tra le diverse parti della città, ma hanno contribuito ad ampliarle, e in alcuni casi hanno persino peggiorato le condizioni economiche dei romani.

Le quattro geografie della disuguaglianza

I dati per CAP consentono di osservare come queste disuguaglianze si manifestino nel dettaglio dei singoli quartieri, con quattro geografie coerenti tra loro.

La mappa dei redditi medi per contribuente (in alto a sinistra) mostra una città divisa da una parte tra la città ricca e storica del I e II Municipio, con quasi 80mila euro, e dall’altra parte le periferie orientali del V e VI Municipio, insieme ad alcuni nuclei di edilizia residenziale pubblica in altri quadranti, con poco più di 20mila euro. Nel 2024 Parioli (00197) e Quirinale-Spagna-XX Settembre (00187) si confermano le aree più ricche della città, rispettivamente con 78.500 e 77mila euro di reddito medio per contribuente, seguiti da Pinciano-Trieste (00198) con 68mila, Prati-Borgo (00193) e Centro Storico (00186) con circa 64mila, Nomentano-Policlinico (00161), Monti-Celio (00184), Fleming-Tor di Quinto (00191), Mazzini-Della Vittoria (00195) e Flaminio-Villaggio Olimpico (00196) con 50-55mila.

All’estremo opposto si collocano ancora una volta Tor Bella Monaca-Torre Angela (00133) e Borghesiana-Castelverde-Ponte di Nona (00132) con meno di 22mila euro di reddito medio per contribuente, seguiti da Acilia nord-Dragona (00126) verso il litorale, Centocelle-Alessandrino-Quarticciolo (00171 e 00172), Torrespaccata-Torre Maura (00169) e, a nord, Labaro-Prima Porta-Santa Cornelia (00188) con 23-24mila euro. La distanza tra il CAP più ricco e quello più povero raggiunge ormai i 57mila euro per contribuente, mentre nel 2019 era di circa 50mila, il che significa che in cinque anni la forbice si è ampliata ancora di più. Nascere e vivere in un quartiere piuttosto che in un altro continua a determinare differenze enormi nelle opportunità economiche e sociali dei romani.

La mappa della variazione dei redditi medi per contribuente (in basso a sinistra) mostra che questa non è stata omogenea nello spazio urbano, negli ultimi cinque anni. Rispetto al 2019, la crescita si è concentrata soprattutto nella città ricca e nella città storica, pari a circa +10mila euro a Nomentano-Policlinico (00161), Pinciano-Trieste (00198), Parioli (00197) e Quirinale-Spagna-XX Settembre (00187), e oltre +8mila a Trastevere-Testaccio-Aventino (00153), Prati-Borgo (00192 e 00193) e Monti-Celio (00184). Sono le aree che già mostravano un reddito nettamente superiore alla media romana, ed è per questo che si è ulteriormente ampliata la forbice che le distanzia da quelle più disagiate e fragili.

Particolarmente significativa è al contrario la stagnazione dei redditi reali in diverse periferie popolari e problematiche, che da anni mostrano i maggiori livelli di disagio sociale nelle nostre analisi. La crescita è stata infatti di solo circa +3mila euro a Spinaceto-Trigoria-Vallerano (00128), Tor Bella Monaca-Torre Angela (00133), Trullo-Corviale-Ponte Galeria (00148), San Basilio-Ponte Mammolo-Casal de’ Pazzi (00156), Tuscolano-Appio Claudio (00174) e Acilia nord-Dragona (00126), e poco più a Ostia (00121 e 00122) e Borghesiana-Castelverde-Ponte di Nona (00132). Sono aumenti insufficienti a compensare l’aumento del costo della vita, che come già detto nello stesso periodo a Roma è stato del 16%.

La mappa dell’indice di Gini di concentrazione dei redditi (in alto a destra) evidenzia come le maggiori disuguaglianze interne ai quartieri si osservano in centro e nelle aree benestanti, in parziale sovrapposizione con la mappa dei redditi. I valori più alti sono nel Centro Storico (00186), che registra il record con 0,64, seguito da Quirinale-Spagna-XX Settembre (00187), Parioli (00197), Prati-Borgo (00193), Pinciano-Trieste (00198), Fleming-Tor di Quinto (00191) e Trastevere-Testaccio-Aventino (00153) tra 0,5 e 0,6. È invece più basso con 0,36-0,37 sia nelle aree periferiche di Roma caratterizzate da livelli reddituali inferiori, come Settecamini-Casal Monastero (00131), Torrespaccata-Torre Maura (00169), Borghesiana-Castelverde-Ponte di Nona (00132), Acilia nord-Dragona (00126) e Centocelle-Alessandrino-Quarticciolo (00171-00172), sia in quartieri con maggiore omogeneità sociale come Cinecittà-Anagnina-Romanina (00173), Colli Aniene-Tor Sapienza-La Rustica (00155) e Tuscolano-Don Bosco (00175).

La mappa dei nuclei percettori di Reddito di cittadinanza (in basso a destra) conferma, anche all’interno di Roma Capitale, quanto già osservato per la città metropolitana: la distribuzione della misura segue molto da vicino quella dei redditi dichiarati. Le aree CAP con i redditi medi più bassi sono infatti anche quelle in cui l’incidenza del Reddito di cittadinanza risulta più elevata. A Tor Bella Monaca-Torre Angela (00133) nel luglio 2022 c’erano 4.405 nuclei percettori di Reddito di cittadinanza, pari all’8% delle famiglie residenti, per oltre 2,4 milioni di euro erogati in un solo mese, e a Borghesiana-Castelverde-Ponte di Nona (00132) 3.397 nuclei percettori, pari al 6,5% delle famiglie. L’incidenza era elevata (fino al 9% delle famiglie) anche a Settecamini-Casal Monastero (00131), Ostia nord (00121), San Basilio-Ponte Mammolo-Casal de’ Pazzi (00156) e Centocelle nord-Quarticciolo (00171). Un caso a parte sembra essere il Centro Storico, con il record di nuclei percettori (11%), che potrebbe derivare dalle residenze fittizie dei senza fissa dimora. All’estremo opposto, nei quartieri della città ricca e in parte della città compatta il ricorso al Reddito di cittadinanza era residuale, inferiore al 2% delle famiglie, in particolare a Eur-Torrino (00144), Pinciano-Trieste (00198), Prati-Borgo (00193), Trionfale-Balduina (00136), Parioli (00197), Monteverde Nuovo-Colli Portuensi (00151) e Mazzini-Della Vittoria (00195).

Roma nel confronto con Milano e Napoli

I dati per aree sub-comunali permettono di osservare la dispersione dei redditi all’interno delle grandi città italiane, confrontando in particolare Roma con Milano e Napoli, sempre secondo le aree CAP. A Roma il reddito medio per contribuente nel 2024 va dai 78.500 euro di Parioli (00197), seguito dai quartieri del centro e di Roma nord, ai 21.700 di Tor Bella Monaca-Torre Angela (00133), analogamente a gran parte delle periferie orientali.

A Milano l’andamento del reddito è ancora più netto e concentrico, con i valori più alti nei quartieri centrali e via via più bassi andando verso le periferie. Il massimo si raggiunge a Pagano-CityLife (20145) appena fuori dal centro nella zona dell’ex Fiera, con 97mila euro, quindi superiore di quasi 20mila euro rispetto al CAP più ricco di Roma. Seguono i tre CAP del Centro Storico: Sant’Ambrogio-San Lorenzo (20123, 90mila euro), Castello-Montenapoleone-Brera (20121, 85mila) e San Babila-Tribunale (20122, 74mila). Hanno poi valori tra 62mila e 68mila Dateo-Abruzzi-Romagna (20129) a nord-est rispetto al centro, De Angeli-Lotto-Portello (20149) a nord-ovest e Stazione Centrale-Repubblica (20124) a nord.

Al contrario, i CAP con il reddito medio più basso sono tutti periferici ai confini del comune, spesso con nuclei di edilizia residenziale pubblica: il minimo è infatti a Quarto Oggiaro-Roserio (20157) con poco più di 21mila euro, quindi sostanzialmente in linea con il quartiere più povero della Capitale. Tutti gli altri quartieri in fondo alla classifica superano comunque i 27mila euro, un valore che non tutti i CAP di Roma riescono a raggiungere: si tratta di Forze Armate-Bisceglie (20152), Baggio-Quinto Romano (20153), Crescenzago-Palmanova (20132), Affori-Comasina-Bovisa (20161), Barona-Gratosoglio (20142), Villapizzone-Garegnano (20156) e Forlanini-Ponte Lambro (20138).

A Napoli i valori più alti di reddito medio non raggiungono i livelli di Roma e soprattutto di Milano, e sono tipici dei quartieri collinari a ovest del centro, tradizionalmente caratterizzati dalla presenza dei ceti medio-alti. Il massimo è infatti registrato a Chiaia-Amedeo-Partenope (80121) con 52.500 euro, e oltre 49mila a Posillipo-Marechiaro-Parco Virgiliano (80123), seguiti da Vomero-Arenella-San Martino (80127 e 80129) e Mergellina-Piedigrotta-Villa Comunale (80122) con 39-43mila.

Sono invece tutti nei quadranti est e nord i CAP con i valori più bassi, peraltro inferiori rispetto ai quartieri peggiori di Roma e Milano, poiché il minimo è di circa 16mila euro di reddito medio, sia nella parte est del centro (Castel Capuano-Forcella) e Sant’Antonio Abate (80139), sia a Stazione Centrale-Porta Nolana-Zona Industriale (80142). Seguono a breve distanza con 17-18mila euro quartieri con nuclei di case popolari come San Giovanni a Teduccio-Marianella (80146), Secondigliano-San Pietro a Patierno-Scampia nord (80144), Ponticelli-Barra (80147), Chiaiano-Piscinola-Miano-Scampia sud (80145).

Il confronto tra le tre città evidenzia geografie della ricchezza molto diverse. Milano presenta i livelli reddituali più elevati e una distribuzione dei redditi che decresce in modo abbastanza regolare dal centro verso la periferia. Roma mostra livelli medi inferiori, ma una struttura territoriale più articolata, nella quale quartieri molto ricchi convivono con vaste periferie caratterizzate da redditi sensibilmente più bassi. Napoli presenta invece livelli reddituali complessivamente inferiori e una marcata polarizzazione tra i quartieri collinari occidentali e le periferie orientali e settentrionali, dove si concentrano le condizioni di maggiore fragilità economica.

Conclusioni

L’analisi conferma come le disuguaglianze economiche nella città metropolitana di Roma non possano più essere interpretate esclusivamente attraverso la tradizionale contrapposizione tra centro e periferia. La crescita urbana degli ultimi decenni ha progressivamente esteso il sistema metropolitano oltre i confini amministrativi della Capitale, trasferendo popolazione, attività economiche e nuove forme di fragilità verso i comuni della prima cintura [17] Le differenze territoriali attraversano oggi un’area urbana molto più ampia, nella quale i confini comunali risultano sempre meno significativi rispetto ai legami funzionali che connettono quotidianamente residenza, lavoro e servizi.

La lettura congiunta dei redditi dichiarati e del Reddito di cittadinanza mostra inoltre una notevole coerenza tra la geografia della ricchezza e quella della vulnerabilità economica. Le aree caratterizzate da redditi medi più elevati presentano generalmente una minore incidenza delle misure di sostegno al reddito, mentre nei territori economicamente più deboli il ricorso al Reddito di cittadinanza risulta significativamente maggiore. Si conferma quindi il carattere strutturale delle disuguaglianze territoriali già evidenziato nei nostri precedenti lavori attraverso gli indicatori di istruzione, occupazione, salute e disagio sociale.

Infine, il confronto con il 2019 suggerisce che la crescita registrata negli ultimi cinque anni non abbia ridotto le distanze economiche tra i territori della città metropolitana. Al contrario, gli incrementi reddituali risultano generalmente più consistenti nelle aree già caratterizzate da livelli di reddito elevati, mentre le periferie urbane e numerosi comuni dell’hinterland mostrano dinamiche molto più contenute. Ne emerge un processo di crescita territorialmente selettivo, che tende a rafforzare la polarizzazione economica piuttosto che attenuarla, confermando la necessità di politiche pubbliche capaci di intervenire sulle molteplici dimensioni delle disuguaglianze metropolitane.


Nota. Da questa analisi è esclusa Ostia Antica (00119), che avrebbe un reddito medio ancora più basso, ma i cui dati non appaiono né affidabili né coerenti, risultando più del doppio di contribuenti che dichiarano redditi rispetto ai residenti. Scarica qui gli open data


Breve bibliografia

[1] OECD (2018). Divided Cities: Understanding Intra-urban Inequalities. OECD Publishing.

[2] Barca, F. (2009). An Agenda for a Reformed Cohesion Policy.

[3] Lelo, K., Monni, S., Reynaud, C., Tomassi, F. (2024), “I cambiamenti demografici nei censimenti dal 1981 al 2021: le 155 Zone urbanistiche di Roma” in economiaepolitica. Anno XVI n. 28 sem. 2.

[4] Lelo, K., Monni, S., Tomassi, F. (2024), “L’evoluzione delle disuguaglianze socioeconomiche nei censimenti dal 1981 al 2021: il caso delle 155 Zone urbanistiche di Roma” in economiaepolitica . Anno XVI n. 27 sem. 1.

[5] Lelo, K., Monni, S., Tomassi, F.  (2022), “ll reddito dei romani nel 2020, primo anno della pandemia da Covid-19” in economiaepolitica (01 July 2022). Anno XIV n. 24 sem. 2.

[6] Lelo, K., Monni, S., Tomassi, F.  (2021), “ Il reddito dei romani” in economiaepolitica. Anno XIII n. 22 sem. 2.

[7] Lelo, K., Monni, S., Puccini, E., Tomassi, F.  (2019) “Case popolari a Roma: un caso da manuale di esclusione sociale”, in economiaepolitica. Anno XI n. 17 sem. 1.

[8] Lelo, K., Monni, S., Tomassi, F. (2018) “Disuguaglianze sociali nelle città italiane”, in economiaepolitica. Anno X n. 16 sem. 2.

[9] Lelo, K., Monni, S., Tomassi, F. (2018) “Roma, periferie ed esclusione sociale”, in economiaepolitica. Anno X n. 16 sem. 2.

[10] Lelo, K., Monni, S., Tomassi, F. (2017), “Roma, tra centro e periferie: come incidono le dinamiche urbanistiche sulle disuguaglianze socio-economiche”, Roma Moderna e Contemporanea, XXV (1-2): 131-146.

[11] Lelo, K., Monni, S., Tomassi, F. (2019), Le mappe della disuguaglianza. Una geografia sociale metropolitana, Donzelli, Roma.

[12] MEF – Ministero dell’Economia e delle Finanze (2026), Statistiche sulle dichiarazioni fiscali. Analisi dei dati IRPEF. Anno d’imposta 2024, Dipartimento delle Finanze, Roma.

[13] MEF – Ministero dell’Economia e delle Finanze (2026), Nota metodologica. Statistiche sulle dichiarazioni IRPEF per comune e CAP, Dipartimento delle Finanze, Roma.

[14] INPS (2022), Osservatorio statistico sul Reddito e Pensione di cittadinanza, Roma.

[15] Roma Capitale (2026) Prezzi al consumo – comunicati mensili, Roma.

[16] Lelo, K., Monni, S., Tomassi, F. (2021), Le Sette Rome. La capitale delle disuguaglianze raccontata in 29 mappe, Donzelli, Roma.

[17] Istat (2024), Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni. Popolazione residente e dinamiche demografiche nei comuni italiani, Roma.

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