Gilet gialli: una lettura alla Piketty
Gilet gialli Francia | Da dove nasce il movimento dei gilet gialli in Francia? Utilizziamo il modello reddito-cultura dell’economista Thomas Piketty per comprendere le radici più profonde del movimento […]
Gilet gialli Francia | Da dove nasce il movimento dei gilet gialli in Francia? Utilizziamo il modello reddito-cultura dell’economista Thomas Piketty per comprendere le radici più profonde del movimento […]
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Il mercato residenziale italiano viene spesso analizzato attraverso due chiavi: la scarsità dell’offerta nelle aree urbane più dinamiche e la crescita dei prezzi delle abitazioni. Questa lettura coglie un aspetto reale del problema, ma rischia di oscurarne la dimensione storico-distributiva. Il presente articolo propone un’interpretazione keynesiana, corredata dall’analisi di un indicatore, studiato con metodo cliometrico, della crisi abitativa italiana come crisi di giustizia sociale e di accesso allo spazio urbano. L’Italia dispone di un ampio stock residenziale, detenuto in larga misura dalle famiglie e assunto nel secondo dopoguerra come forma di welfare patrimoniale; tuttavia, tale patrimonio è sempre meno coerente con una struttura demografica segnata dall’invecchiamento, da famiglie più piccole, dall’aumento delle persone sole e da una forte polarizzazione territoriale. Nelle città attrattive, questa rigidità si traduce in esclusione: i redditi da lavoro, quelli degli studenti e le condizioni delle fasce sociali più deboli non riescono più a sostenere il costo dell’abitare. La rendita immobiliare, le locazioni brevi, l’investimento patrimoniale e la trasformazione turistica o finanziaria dello stock residenziale producono un progressivo svuotamento sociale delle porzioni centrali e semicentrali della città. Il contributo propone inoltre un Indice di Liquidità Abitativa Sociale (ILAS), la cui prima stima nazionale sperimentale restituisce un valore prossimo a 56/100: un risultato che indica non la scarsità assoluta di case, ma l’insufficiente capacità del patrimonio residenziale di tradursi in un effettivo accesso all’abitazione. In questa prospettiva, la questione della casa non riguarda soltanto la quantità di abitazioni, ma anche il diritto alla città, la mobilità sociale, la distribuzione della rendita urbana e la domanda effettiva. La casa non è considerata solo come bene patrimoniale, ma anche come infrastruttura della riproduzione sociale e della mobilità del lavoro. L’illiquidità immobiliare segnala quindi un fallimento macrosociale: il risparmio immobilizzato e la rendita urbana sottraggono capacità di spesa, di investimento produttivo e di accesso alle opportunità, rendendo necessaria una politica pubblica della residenzialità intesa come forma di socializzazione dell’investimento.
The article analyses the role of financialisation in the global agri-food system and its impact on food accessibility and economic inequalities. Since the deregulation of agricultural derivatives markets in the United States in 2000, the massive entry of financial actors has transformed food commodities into speculative assets, exacerbating price volatility and compromising global food security, especially in low-income countries. The study adopts a critical political economy approach that integrates historical analysis with sectoral and territorial investigation, particularly on the wheat market and recent speculative and tariff dynamics. It highlights the urgent need to overcome the predatory logic of profit by promoting alternative models based on food sovereignty, agroecology and distributive justice. The paper proposes an ethical reconfiguration of the food system, centred on the concept of civil food, which values smaller supply chains and restores the central role of local communities in defining a regenerative and sustainable economy.
La spesa per consumi personali è stata la componente più dinamica della domanda aggregata negli Stati Uniti a partire dalla fine degli anni ‘70. Tra il 1951 e il 1980, il suo rapporto con il PIL è stato in media intorno al 58%, per poi crescere costantemente di 10 punti percentuali, stabilizzandosi dal 2003 al livello più elevato di circa il 68%. A partire dall’inizio della seconda metà degli anni ‘70, la crescita sostenuta della spesa per consumi personali ha compensato sia l’andamento sfavorevole della bilancia commerciale, sia il rallentamento dei consumi pubblici e della spesa lorda per investimenti (la crescita degli investimenti privati è rimasta allineata a quella del prodotto, grazie al peso in rapido aumento degli investimenti in prodotti di proprietà intellettuale che ha controbilanciato un marcato rallentamento degli investimenti in strutture e attrezzature non residenziali).
Nonostante il ruolo crescente della criminalità organizzata nella società contemporanea, il fenomeno della sua espansione economica è stato a lungo ignorato da gran parte delle scienze sociali per […]
Che cos’è il «codice del capitale»? Ormai anche nella patria del capitalismo contemporaneo, gli Stati Uniti d’America, c’è chi si interroga sulla necessità di tornare a riflettere sulla […]
Con sempre più vigore nel dibattito pubblico si discute delle ripercussioni della deflazione salariale. Il prolungamento della crisi economica, esacerbatasi per di più a seguito della pandemia, è indubbiamente uno dei motivi fondamentali che animano il confronto. Sullo sfondo della discussione diventa sempre più palese la critica generale alla teoria economica dominante che, specialmente sul tema dei bassi salari, ha impostato i propri suggerimenti di policy a buona parte dei paesi europei. In questo lavoro, partendo da un’indagine europea, si analizzerà la composizione dei redditi in Italia e si testerà la seguente ipotesi: che relazione esiste tra le diverse tipologie di salario e il reddito nazionale? Per farlo si utilizzeranno metodi di indagine empirica come l’analisi per componenti principali e modello di regressione lineare con test per l’eteroschedasticità.
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