Gli scenari dell’euro

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La Commissione dell’Unione Europea per la prima volta in base al trattato Two Pack della UE ha revisionato la legge italiana di bilancio imponendo al governo Letta di garantire la diminuzione più rapida del deficit pubblico. E’ sempre più chiaro che Parlamento e governo italiano non decidono quasi più nulla della politica economica nazionale. I contratti di programma per attuare le cosiddette (contro)riforme strutturali prefigurano un’ulteriore cessione di sovranità nazionale verso organismi europei non eletti, e, in ultima istanza, verso i rappresentanti politici della UE che difendono gli interessi finanziari del nord Europa. Il processo è destinato ad accentuarsi. La UE intende infatti centralizzare sempre di più le politiche di bilancio dei singoli stati. La cessione di sovranità nazionale avviene però senza contropartita alcuna. La UE inasprirà una politica recessiva di tagli che colpisce i lavoratori pubblici e privati e quello che resta del welfare e del patrimonio pubblico, grazie alle privatizzazioni. La strada imposta dalla UE è incompatibile con la ripresa dell’occupazione e con uno sviluppo economicamente, socialmente e ambientalmente sostenibile. E’ una politica miope che potrebbe fare bene nel breve periodo solo alla Germania e agli altri paesi creditori (come Olanda, Finlandia e Austria).

Come uscire da questa situazione di cessione di sovranità che riguarda ormai non solo il fronte monetario ma anche la politica economica dei singoli stati? Rivedere i trattati alla base dell’euro, appare molto difficile, con questa sinistra europea debolissima (vedi anche i clamorosi flop di Francois Hollande) e con il nuovo governo tedesco CDU-SPD determinato sulla via dell’austerità. Se continuerà la politica di austerità e di “riforme strutturali” perseguita dalla UE, diventerà possibile che, come denunciato nel Monito degli economisti[1], qualche paese sia costretto a uscire dall’euro mettendo gravemente a rischio l’unione europea. La proposta che qui avanziamo mira invece a salvare la cooperazione europea restituendo agli stati la sovranità monetaria ma stabilendo anche una moneta comune europea rispetto alle altre valute internazionali, il dollaro, lo yen, ecc. Questa proposta è stata rilanciata recentemente da Frederic Lordon[2] e si basa sostanzialmente sul progetto di John Maynard Keynes relativo al Bancor[3]. Come noto, il sistema di moneta mondiale elaborato ai Keynes a Bretton Woods è stato respinto a favore del regime basato sul dollaro. Forse, settanta anni dopo Bretton Woods, il Bancor di Keynes potrebbe però salvare l’euro e la UE. La soluzione fondata sul Bancor è del resto autorevolmente proposta in Italia da Luca Fantacci e Massimo Amato[4], da Daniela Palma e Guido Iodice[5] e da Alfonso Gianni[6].

Perché occorre trovare un’alternativa a questo euro? In Italia il governo Letta-Alfano appare subordinato alla più stretta osservanza dei rigidi parametri imposti dai trattati europei; ma anche un ipotetico governo di sinistra potrebbe fare molto poco in questa eurozona a direzione tedesca. Se la sinistra non saprà proporre alternative lascerà alle destre il monopolio della protesta crescente contro i governi dell’austerità; e così verrà emarginata da un’opinione pubblica sempre più ostile a questa UE autoritaria e a questo euro che impone solo sacrifici e disoccupazione. Occorre una svolta.

Sono cinque a mio parere i principali possibili scenari a cui assegnare – secondo parametri certamente opinabili ma ragionevoli – degli indici di probabilità.

1. Scenario del crollo e del caos. L’euro potrebbe crollare quando le banche centrali, la FED americana e la Banca Centrale giapponese, e anche la BCE, ritireranno il mare di liquidità che hanno immesso nell’economia. Il crollo caotico dell’euro è un’ipotesi possibile e gli assegno il 30% di probabilità.

2. Scenario di mantenimento dell’euro e dell’austerità. In questo scenario la Germania del governo CDU-SPD riesce a imporre la sua egemonia. I governi europei si adeguano alla germanizzazione dell’Europa; la deindustrializzazione e l’immiserimento dei paesi deboli avanza ma non provoca rivolte e proteste in grado di produrre alternative politiche. Questo scenario potrebbe avere il 30% di probabilità.

3. Scenario di riforma dell’euro. La crisi precipita e, di fronte al possibile crollo di sistema, si producono riforme radicali relative alla revisione del trattato di Maastricht, del Fiscal Compact, dello statuto della BCE e il lancio degli eurobond. La Germania è costretta ad accettare politiche di condivisione dei debiti e ad aumentare i salari, la domanda interna e le importazioni. Considerando che la Merkel domina incontrastata sulla politica tedesca ed è decisa a imporre la sua politica di rigore nella UE, e che in Germania esistono vincoli costituzionali alla condivisione dei debiti europei, e che la revisione dei trattati UE sarebbe possibile solo in tempi molto lunghi e non compatibili con il precipitare della crisi, assegno a questo scenario una probabilità del 10%.

4. Scenario dei “due euro”: la crisi spacca l’Europa e divide i paesi deboli mediterranei da quelli forti del centro e del sud Europa. I paesi del nord e quelli del sud decidono di separarsi e di creare due nuove monete. Considerando però che anche i paesi del sud Europa sono molto disomogenei tra loro, questo scenario potrebbe avere una probabilità del 10%.

5. Scenario concordato di ritorno alle monete nazionali con euro come moneta comune. La crisi precipita e gli stati europei, compresa la Germania (la Germania non ha infatti vincoli costituzionali che le impediscono di tornare alla moneta nazionale), per non crollare sono costretti ad accordarsi per ristabilire le monete nazionali con cambi fissi aggiustabili. L’euro potrebbe però rimanere come moneta comune di fronte alle altre valute internazionali come il dollaro e lo yen. Questo scenario potrebbe avere una probabilità del 20%.

Quest’ultimo è lo scenario a mio parere più realistico e meno dannoso. I paesi più deboli potrebbero svalutare la loro moneta per riequilibrare la bilancia dei pagamenti; e i governi europei potrebbero decidere politiche espansive per uscire dalla crisi e abbassare il rapporto debito/PIL. Il recupero della sovranità monetaria è un’operazione certamente complessa che non piacerebbe alla Germania: ma è praticabile e sarebbe condivisibile dall’opinione pubblica. Ovviamente questa soluzione richiederebbe un controllo stretto dei movimenti speculativi di capitale: ma il controllo dei capitali sarebbe comunque necessario per ogni progetto di reale riforma del sistema europeo. Il nuovo sistema di Bancor europeo dovrebbe prevedere che i cambi delle monete dei singoli stati siano periodicamente rivisti tenendo conto delle variazioni di produttività e dell’inflazione di ciascun paese. La BCE si incaricherebbe di gestire una European Clearing Union, cioè una camera di compensazione per le transazioni europee (prodotti, servizi e anche investimenti) analoga alla International Clearing Union proposta da Keynes. Si stabilirebbe così un meccanismo automatico che penalizza con tassi di interesse crescenti sia i paesi con forti surplus – come la Germania – che quelli con deficit strutturali delle bilance commerciali, come i paesi del Mediterraneo. L’obiettivo è infatti di ridurre in modo significativo le posizioni creditrici e debitrici della bilancia dei pagamenti. Tendenzialmente il saldo del sistema Bancor sarebbe pari a zero. Naturalmente questo è il punto che la Germania mercantilista avverserebbe di più. Tuttavia in questo modo nel lungo periodo il commercio nell’area euro potrebbe aumentare in maniera equilibrata a vantaggio di tutti – Germania compresa – e sarebbe più facile mantenere fissi i cambi tra i paesi.

Il nuovo euro funzionerebbe come “paniere” delle monete europee. La BCE avrebbe la responsabilità di mantenere stabile il tasso di cambio dell’euro con le altre valute dei paesi extraeuropei. Un “paniere di valute” è intrinsecamente più stabile di una moneta unica e in questo senso l’euro rappresenterebbe la barriera comune di fronte alla speculazione internazionale. Questa soluzione ha un grande merito: non richiede la mutualizzazione dei debiti dei singoli stati, fermamente respinta, come noto, dalla Germania.

[1] Vedi Il monito degli economisti, Financial Times, 23 settembre 2013.
[2] Frederic Lordon, Le Monde Diplomatique-il Manifesto, agosto 2013 “Uscire dall’euro? Contro un’austerità perpetua”.
[3] John Maynard Keynes “Eutopia. Proposte per una moneta internazionale”, a cura di Luca Fantacci, et al./edizioni, 2011.
[4] Massimo Amato, Luca Fantacci, “Fine della finanza. Da dove viene la crisi e come si può pensare di uscirne”, Donzelli, 2012.
[5] Daniela Palma e Guido Iodice, Euro e monete nazionali, the best of both worlds, pubblicato da keynesblog il 26 agosto 2013.
[6] Alfonso Gianni, Micromegaonline, Tra perseverare nell’euro e uscirne, c’è una terza strada da percorrere, 3 settembre 2013, e Alternative per il socialismo N. 28.

4 Commenti

  1. una domanda:

    Ma se c’� il controllo ai movimenti di capitale (cosa vuol dire di preciso?) e la “camera di compensazione” (cosa fa di preciso?), perch� i cambi dovrebbero essere fissi? Ovvero, se vengono posti limiti al ruolo delle variabili finanziarie nella determinazione dei cambi, e se si crea un meccanismo istituzionale per controllare gli squilibri commerciali, a che serve una decisione politica sui cambi, tra l’altro affidata un organismo intergovernativo?

    grazie
    urs

  2. Insomma: al 60% l’Autore prevede la fine dell’euro cos� come lo conosciamo.

    Non � chiaro perch� proprio la fine del QE in USA/JPN dovrebbe fare crollare l’euro (scenario 1 – 30% delle probabilit�). Aumenterebbero i tassi di interesse internazionali ma USD/YEN rivaluterebbero aiutando le esportazioni europee, in un contesto, evidentemnete, di ritrovata forza dell’economia americana.

    Un cordiale saluto.
    http://marionetteallariscossa.blogspot.it/

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