La politica è finita e la democrazia è una finzione

La politica è finita e la democrazia è una finzione

6
Stampa questo articolo Stampa questo articolo
CONDIVIDI
-

Il disastro economico che pervade da un capo all’altro l’Europa, la stessa crisi del modello europeo fondato sul primato e sui vincoli dell’unione monetaria, ripropongono, con maggiore vigore rispetto al recente passato, il tema della funzione della politica nelle nostre società e quello della sua autonomia rispetto agli altri poteri.

Nel secolo trascorso l’autonomia della politica si è inverata nell’esercizio collettivo di una critica dell’esistente attraverso i partiti di massa, nel conflitto tra visioni diverse, antitetiche, del mondo, tra differenti progetti di società.

Oggi i partiti, quelli di massa che abbiamo conosciuto nel corso del Novecento, non esistono più: sono stati sostituiti da simulacri di partito politico, dietro cui predominano soltanto le carriere personali dei leader ed il loro rapporto diretto con la massa elettrice, naturalmente passiva ed amorfa.

In quanto all’indipendenza di questi leader, e delle loro organizzazioni, rispetto al potere dei mercati, delle istituzioni bancarie e dei grandi gruppi industriali, è inutile dire che è inesistente: la loro è una funzione asseveratrice della ineluttabilità del modello economico in cui le nostre esistenze sono immerse.

Ogni giorno siamo inondati da notizie sull’andamento delle borse, sul rendimento dei titoli di Stato. Parole come spread, default, listini, indici, sono entrati ormai nel linguaggio corrente delle persone. Cosa c’è dietro quei numeri, chi ne determina l’andamento, nessuno però lo sa. Tutti sanno però cosa significano le misure che vengono adottate dai governi nazionali per stare dietro alle fluttuazioni dei listini della borsa e dei tassi d’interesse sul debito, perché toccano la carne viva della loro esistenza, incidono sulle loro aspettative e sul proprio futuro.

In base a questo meccanismo, mentre la speculazione finanziaria rimane anonima, impersonale, le manovre di risanamento colpiscono uomini e donne in carne ed ossa, con nome e cognome. Non solo: gli stati e i governi, la cui funzione negli ultimi vent’anni è stata sistematicamente ridimensionata in nome del libero mercato, oggi vengono chiamati a soccorrere un’economia ammorbata dagli effetti delle fraudolente bancarotte del capitalismo finanziarizzato.

Il problema, tuttavia, è che le politiche portate avanti dai governi nazionali sotto la dettatura dei centri di potere finanziario europei, lungi dal risolvere la crisi in atto, evidentemente la stanno aggravando. Quando si dice che la cura è peggiore del male. Come in molti fanno notare, ormai, i continui tagli alla spesa pubblica, figli delle dissennate politiche di austerità imposte dall’Europa, stanno avendo effetti esattamente opposti a quelli che si prefiggono: meno consumi e occupazione, più debito e speculazione. Si è innescata una spirale austerità/recessione, d’altro canto, che sta ammazzando le nostre economie, negando ogni prospettiva di futuro alle giovani generazioni.

Diciamolo più chiaramente: i parametri di compatibilità europea, da Maastricht in giù, fino a quelli imposti dai trattati sul Fiscal compact e sul Mes, in questo quadro appaiono sempre più come il cappio che stringe il collo dei paesi membri, non tanto la garanzia della loro stabilità od il presupposto del loro futuro benessere. E non c’è bisogno di evocare la Grecia per rendersene conto, basta guardare in casa propria.

E se ciò sta accadendo, è potuto accadere, è perché la “funzione politica” in Europa è ormai transitata dai governi e dai parlamenti alle burocrazie finanziare: oggi in Europa la politica economica la fa più la Bce che i governi nazionali e la stessa Commissione.

Come ha fatto correttamente osservare Mario Tronti, in suo libro intitolato La politica al tramonto, il tratto distintivo della politica moderna è stata la sua autonomia, il suo rapporto “agonico”, conflittuale, con l’economia e le sue leggi. Ma anche la sua capacità di scendere a compromessi, di trovare forme di mediazione col potere economico. Proprio quello che manca oggi, nel contesto di sostanziale esautoramento della politica da parte di organismi non democratici per definizione.

Ma chiediamoci: cos’è la politica senza conflitto? Qual è la sua funzione senza dialettica tra distinte opzioni programmatiche e visioni del futuro, senza l’appartenenza ad un campo anziché ad un altro? La risposta è semplice: né più né meno che sterile politicantismo, carrierismo, fredda amministrazione della cosa pubblica, subalternità al potere economico.

Esattamente quello che succede oggi nelle nostre società, dove, con la politica al crepuscolo, le differenze tra le varie soggettività in campo sono assolutamente fittizie, tutte facilmente ricomponibili nell’ambito della comune appartenenza al partito della conservazione dell’esistente.

Da questo punto di vista la vicenda del governo Monti è stata proverbiale, chiarificatrice. Partiti e movimenti che per anni si sono combattuti aspramente si sono poi ritrovati insieme a comporre la maggioranza del nuovo governo dei professori. Forse perché hanno cambiato idea sulle loro vecchie posizioni? No, è tutta un’altra questione: ciò su cui per anni si sono divisi non costituiva nulla di dirimente rispetto agli attuali assetti economici e sociali, italiani ed europei. La lotta era condotta esclusivamente su un terreno che potremmo definire “politicista”: è stato un rinfacciarsi continuo di cose che, in linea generale, nulla avevano a che vedere con visioni contrapposte della realtà, con la prospettazione di diversi modelli di sviluppo per le nostre società. Per questo si sono potuti ritrovare insieme, a sostenere senza troppi sacrifici le misure proposte dal governo Monti.

Il grande tema di oggi è dunque l’autonomia della politica. Ma una politica autonoma ha bisogno, oltre che di forme organizzative adeguate e chiari punti di vista sulle questioni dirimenti dell’attualità, anche di una visione generale dei rapporti di forza in campo e di un’idea condivisa della prospettiva storica. Non sto proponendo un ritorno ad ideologie escatologiche, che andrebbero ad ingabbiare l’azione degli attori politici in visioni astratte della realtà, senza aderenza alle condizioni oggettive dell’economia e della società. No. Ciò di cui sto parlando è l’auspicio che nella nostra società possano trovare spazio, svilupparsi, nuove culture critiche della realtà, capaci di sostenere l’azione di partiti e movimenti realmente alternativi al modello capitalistico oggi dominante.

In questo senso lasciano ben sperare certe forme di movimentismo che stanno cercando di farsi strada nelle nostre società, promuovendo una critica dal basso degli attuali assetti di potere in Europa e delle folli politiche di austerità che gli stati membri stanno pervicacemente adottando. Essi, al di là delle rivendicazioni contingenti, possono contribuire a scuotere il palazzo ed un sistema politico anchilosato, ripiegato su se stesso, del tutto autoreferenziale. Possono contribuire a riformare le nostre democrazie, perché la questione dell’autonomia della politica, diciamolo chiaramente, ha molto a che fare con la loro qualità.

D’altronde sarebbe sbagliato considerare la democrazia solo un insieme di regole a presidio della libertà dei cittadini. La sua vera essenza risiede nel dare rappresentanza e forza di governo alle idee che promanano dalla società, attraverso la mediazione delle forze politiche e delle organizzazioni di massa. Cosa succede oggi nelle nostre democrazie? L’azione dei governi è realmente l’espressione della volontà popolare? Il potere decisionale risiede effettivamente nel parlamento e nei governi nazionali? Chi afferma questo dice il falso, evidentemente. La crisi della politica risiede sempre più nella sua inutilità, essendo la sua attuale funzione quella di dare il crisma dell’ufficialità e della cogenza a decisioni prese in altre sedi.

6 Commenti

  1. D’accordo, per� qualche conticino da sistemare, da noi, c’era e c’�: gli sciali, le inefficienze, la corruzione, l’evasione, le malversazioni, un apparato istituzionale-burocratico-amministrativo-normativo ridondante, farraginoso, sovradimensionato e costoso. In una situazione cos�, che ci costringe su una via virtuosa ed a rimanervici, perch� la crisi sar� lunga, il problema principale � saperlo fare con equit�.

  2. Ho letto attentamente l’articolo e, devo dire, che non lo trovo utile per aprire un dibattito di natura politica, sociale ed economica sulla situazione di crisi gravissima che attraversa il nostro paese, l’Europa e, scusate se mi permetto di dirlo, il mondo intero, le modifiche radicali, direi rivoluzionarie, dei rapporti tra i paesi cosiddetti ricchi e quelli cosiddetti poveri. Mi preme dire che, a differenza del passato le discussioni sui rapporti internazionali non si fanno pi� e spesso si dimentica che, non solo il mondo � cambiato e sta cambiando sempre pi� velocemente, ma nello stesso tempo sta emergendo con molta pi� chiarezza rispetto al passato il concetto di vita finita. Finita ovviamente nel senso che non � infinita. La terra ha un limite, quello delle sue risorse, e ancora oggi stiamo affrontando il problema della crisi semplicemente come una crisi finanziaria. Ma, se dovessimo analizzare le risorse non dal punto di vista delle sue grandezze infinite ma limitate, probabilmente riusciremo a discutere che il sistema capitalistico cos� come lo abbiamo conosciuto � imploso. Quello che noi abbiamo vissuto non riuscir� a ritornare. Il rapporto occidente-oriente ormai � talmente cambiato che il processo di cambiamento profondo rivoluzionario che sta avvenendo non potremo fermarlo. Dobbiamo convincerci che proprio perch� le risorse sono limitate e non infinite, le dobbiamo preservare dalla loro morte. Allora, mentre prima la discussione tra il capitalismo ed coloro che lo combattevano era proprio improntato sulla teoria che le risorse sono infinite, noi che abbiamo distrutto in cento anni gran parte delle risorse della terra che invece sono finite, non possiamo continuare a discutere in termini teorici come se niente sia accaduto. Una bellissima canzone di Fabrizio de Andr� diceva che dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori. Tradotto in italiano significa che i soldi non creano altro denaro, ma � il lavoro e la vita che sono lo strumento per creare il benessere. Il lavoro deve essere rimesso al centro della discussione politica. Non vorrei che pensassimo come pinocchio che piantando i sei denari regalati da mangiafuoco sia possibile veramente far crescere i pomodori, la patate, il pane, un mezzo di trasporto, la conoscenza per guardare la futuro dei giovani. Il problema che se vogliamo mangiare pomodori o patate, dobbiamo coltivare pomodori o patate. Quando nel mondo la ricchezza effettivamente prodotta diventa sempre pi� piccola come grandezza rispetto al denaro (tra vigolette virtuale) che circola nel mondo, c’� un problema che riguarda in maniera sempre pi� forte la diseguaglianza. Ma noi parliamo sempre in astratto dei problemi economici. L’economia se vista in termini matematici pu� anche tornare perch� due pi� due fa sempre quattro, ma anche quattro pi� zero fa quattro. Solo che nel primo caso abbiamo un equilibrio che non mette in discussione il proseguo della vita, mentre nel secondo caso quelli che non hanno niente muoiono, e siccome quello che ha tutto rimane da solo e non c’� pi� nessuno che gli prepara il pane, gli produce le patate ed i pomodori, muore anche lui. Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Per concludere, come ha fatto la Cgil, e il sindacato europeo, prima di tutto i lavoro.

  3. Grande analisi. Addirittura perfetta. Tranne gli ultimi tre paragrafi. Assolutamente superficiali, quasi sciatti. Insomma la critica va bene, ma la parte finale (construens) � come appiccicata, non discende consequenzialmente da quanto la precede. Il nodo concettuale che non � sciolto sta nella parola AUTONOMIA. A un certo momento vi si fa appello, senza che vi sia uno straccio di presupposto a motivarla. Nella prima parte, essa, l’autonomia, si annichilisce, salvo poi risorgere, non si sa come, alla fine. Con ci� voglio dire che l’autonomia della politica contro l’economia, si attua solo se la politica si pone su un terreno diverso rispetto a quello della seconda. Cio� su un terreno diverso dallo scambio di equivalenti. In parole molto povere, se si tira fuori dal do ut des, o se volete dall’homo homini lupus, per situarsi su un terreno altro, innaturale, artificiale, soggettivo, che � quello della solidariet�. Ma � precisamente la scomparsa di quest’ultima che ha distrutto l’autonomia dei partiti operai. Insomma, bisognerebbe vedere se e fino a che punto lo scambio, il principio economico per eccellenza, abbia pervaso la sostanza spirituale delle persone, anche di quelle che contro lo sfruttamento giustamente si ergono. L’autonomia – ecco quel che volevo dire – � qualcosa di molto profondo, che esiste prima nei singoli soggetti e poi nelle aggregazioni e non viceversa. Essa � favorita o annichilita dalla situazione economico-sociale complessiva. Sarebbe veramente utile conoscere – e sarebbe il compito degno di una sociologia emancipatrice – a che punto �, oggi, nel nostro paese.

  4. Chiarisco ancora: esiste ancora nella societ� italiana una soggettivit� autonoma cos� forte da saper negare il proprio vantaggio egoistico in nome della giustizia e della solidariet�? E che faccia ci� non in forza di un principio irrazionale (mitologie religiose e politiche) come nel passato, ma sulla base di una visione razionale? Famiglia, gruppi, partiti, e tutte le altre agenzie di socializzazione che prima contendevano all’economia la formazione individuale, ora sono subordinate all’economia, e il principio di scambio, che una volta si fermava sulla soglia della casa, della chiesa e della scuola, adesso � onnipervadente e pu� cos� raggiungere le pi� intime fibre della personalit�. La corruzione in atto trova forse qui la sua vera ragion d’essere, ma se � cos�, anche quella in potenza dovrebbe essere straordinariamente estesa.

  5. Ragazzi ci sono dei video che girano su youtube che mostrano come vivono da signori in Germania. Abbiamo sempre pensato che la vita la fosse molto pi� cara e invece si scopre che tutto costa molto meno. Addirittura la spesa costa meno della met�.
    Ora io dico ma possibile che non ci rendiamo conto che l’Italia non esiste pi�, che i diritti civili sono stati annullati . Hanno stipendi alti e meno spese… Mi sembra chiaro che questa Europa giovi solo alla Germania.
    A mio parere � giunto il momento di separarci da loro e di creare una nostra valuta.
    Si certo svaluter�, ma porter� investitori nel nostro paese e come conseguenza una crescita occupazionale.
    Non vedo altre soluzioni .
    Non possiamo pi� nascondere la testa sotto la sabbia andare avanti in questo modo pagando per gli errori dei nostri politici incapaci e Lucchini.
    Aprire gli occhi � un dovere..

  6. Per chi non ha capito:

    La conquista del mondo passa attraverso la ricchezza che da il potere di comprare servi, armi e strutture portanti, non esiste la politica.

    Lasciate che gli Zeloti vengano a voi!

LASCIA UN COMMENTO