Spesa in deficit, debito pubblico e mercati finanziari

This article discusses the importance of the intertemporal constraint on the government budget for financially integrated market economies, and emphasizes the need for governments to ensure the sustainability of their liabilities as a precondition for the effective use of fiscal policy for anti-cyclical purposes. The paper concludes discussing the implications of the budget constraint for Italy’s fiscal policy, including under the hypothesis of the country exiting the euro.

Acqua pubblica tra referendum e mercato

The Council of State, with the judgment no. 2481/2017, decided definitively that the tariff setting methodology for water supply used by the Italian Regulatory Authority for Electricity Gas and Water is formally correct. This decision cancels the result of the second 2011 referendum on public water service out because it says that users have to pay an interest on invested capital. How much they actually have to pay is determined by the market.

Il nuovo Accordo di Partenariato, il PNRR e le risorse disponibili

Mentre imperversa salvifico il PNRR con i suoi 235 miliardi di euro (incluso 15,6 Mrd di FSC, 30,6 Mrd di FNC e 13 Mrd di React EU) di cui 122,6 Mrd di prestiti, il nuovo Accordo di Partenariato 2021-2027 è giunto ormai alla sua versione finale. Si tratta di un documento che conclude una fase e avvia di fatto l’attuazione della nuova programmazione della politica di coesione europea, con un quadro di riferimento molto complesso e una concentrazione di risorse per lo sviluppo territoriale mai così ricco. Un quadro di opportunità rilevante con un protagonismo territoriale ulteriormente amplificato e un ruolo dei Programmi Nazionali importante in chiave di auspicata sinergia con gli interventi del PNRR. Emerge, tuttavia, anche un quadro di rischi cui prestare particolare attenzione, con una concentrazione di spesa pubblica senza precedenti, sovrapposizioni temporali di strumenti programmatici, una geografia nuova del livello di sviluppo delle regioni e performance attuative dei Programmi 2014-2020 – soprattutto in termini di efficacia – spesso non entusiasmanti

I beni pubblici tra dinamiche di mercato ed effetti sull’imprenditorialità

The paper focuses on aspects relating to the function of public goods, highlighting their importance for the proper functioning of society and the regulation of public supply in relation to market demand. After discussing the classification of goods and identifying the characteristics of public goods, with particular attention to the phenomenon of free riding and the effects of markets, the paper examines the contribution that public goods can make to business development, recognising the importance that arises from both their enhancement and their responsible, sustainable and efficient use. The work, including through a review of the literature, aims to contribute to studies on the topic discussed.

Il paper si sofferma su aspetti relativi alla funzione dei beni pubblici, rilevandone l’importanza per la corretta funzionalità della società e la regolazione della fornitura pubblica in relazione alla domanda di mercato. Dopo aver trattato la classificazione dei beni e individuato le caratteristiche dei beni pubblici con particolare attenzione al fenomeno del free riding e agli effetti dei mercati, il paper esamina l’apporto che i beni pubblici possono fornire allo sviluppo delle imprese, riconoscendo l’importanza che scaturisce sia dalla valorizzazione che dal loro utilizzo responsabile, sostenibile ed efficiente. Il lavoro, anche attraverso una disamina della letteratura, mira a fornire un contributo agli studi sull’argomento trattato.

Demografia, patrimonio abitativo e illiquidità immobiliare: una lettura keynesiana del mercato residenziale italiano

Il mercato residenziale italiano viene spesso analizzato attraverso due chiavi: la scarsità dell’offerta nelle aree urbane più dinamiche e la crescita dei prezzi delle abitazioni. Questa lettura coglie un aspetto reale del problema, ma rischia di oscurarne la dimensione storico-distributiva. Il presente articolo propone un’interpretazione keynesiana, corredata dall’analisi di un indicatore, studiato con metodo cliometrico, della crisi abitativa italiana come crisi di giustizia sociale e di accesso allo spazio urbano. L’Italia dispone di un ampio stock residenziale, detenuto in larga misura dalle famiglie e assunto nel secondo dopoguerra come forma di welfare patrimoniale; tuttavia, tale patrimonio è sempre meno coerente con una struttura demografica segnata dall’invecchiamento, da famiglie più piccole, dall’aumento delle persone sole e da una forte polarizzazione territoriale. Nelle città attrattive, questa rigidità si traduce in esclusione: i redditi da lavoro, quelli degli studenti e le condizioni delle fasce sociali più deboli non riescono più a sostenere il costo dell’abitare. La rendita immobiliare, le locazioni brevi, l’investimento patrimoniale e la trasformazione turistica o finanziaria dello stock residenziale producono un progressivo svuotamento sociale delle porzioni centrali e semicentrali della città. Il contributo propone inoltre un Indice di Liquidità Abitativa Sociale (ILAS), la cui prima stima nazionale sperimentale restituisce un valore prossimo a 56/100: un risultato che indica non la scarsità assoluta di case, ma l’insufficiente capacità del patrimonio residenziale di tradursi in un effettivo accesso all’abitazione. In questa prospettiva, la questione della casa non riguarda soltanto la quantità di abitazioni, ma anche il diritto alla città, la mobilità sociale, la distribuzione della rendita urbana e la domanda effettiva. La casa non è considerata solo come bene patrimoniale, ma anche come infrastruttura della riproduzione sociale e della mobilità del lavoro. L’illiquidità immobiliare segnala quindi un fallimento macrosociale: il risparmio immobilizzato e la rendita urbana sottraggono capacità di spesa, di investimento produttivo e di accesso alle opportunità, rendendo necessaria una politica pubblica della residenzialità intesa come forma di socializzazione dell’investimento.

Una fiscalità mission-oriented per la Blue Economy

La fiscalità agroalimentare è oggi un nodo strategico per la politica economica, dove sostenibilità, competitività e coesione territoriale si intrecciano. Nel quadro del Green Deal europeo e dell’Agenda 2030, la leva fiscale può assumere una funzione mission-oriented, orientando produzione e consumo verso modelli coerenti con gli obiettivi ambientali e sociali. Il paper analizza criticamente la fiscalità agroalimentare italiana, evidenziandone la frammentazione e la scarsa integrazione con la transizione ecologica, e propone un caso di studio sull’ostricoltura come infrastruttura ecologica. Il confronto con altri Paesi europei mostra l’anomalia italiana, che applica l’aliquota IVA ordinaria del 22% a un settore sostenibile, mentre altrove prevalgono regimi agevolati. Si propone una riforma fiscale selettiva e mission-oriented che riconosca i servizi ecosistemici prodotti dall’ostricoltura, favorendo innovazione, sostenibilità e competitività nella blue economy italiana.

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