Sui rischi dell’inflazione degli stock di ricchezza finanziaria

After the great crisis of 2007-2008, the average stock prices of financial wealth (stocks and securities) on the major stock markets have been characterized by a continuous growth that the economists are still struggling to explain. In this paper we propose an interpretation and a subsequent empirical review of the phenomenon that is based on a complete re-formulation of the quantum theory of the money. According to it, wealth stock inflation is an indirect effect of an excess of production capacity in the real economy and the associated process of creating new money.

Demografia, patrimonio abitativo e illiquidità immobiliare: una lettura keynesiana del mercato residenziale italiano

Il mercato residenziale italiano viene spesso analizzato attraverso due chiavi: la scarsità dell’offerta nelle aree urbane più dinamiche e la crescita dei prezzi delle abitazioni. Questa lettura coglie un aspetto reale del problema, ma rischia di oscurarne la dimensione storico-distributiva. Il presente articolo propone un’interpretazione keynesiana, corredata dall’analisi di un indicatore, studiato con metodo cliometrico, della crisi abitativa italiana come crisi di giustizia sociale e di accesso allo spazio urbano. L’Italia dispone di un ampio stock residenziale, detenuto in larga misura dalle famiglie e assunto nel secondo dopoguerra come forma di welfare patrimoniale; tuttavia, tale patrimonio è sempre meno coerente con una struttura demografica segnata dall’invecchiamento, da famiglie più piccole, dall’aumento delle persone sole e da una forte polarizzazione territoriale. Nelle città attrattive, questa rigidità si traduce in esclusione: i redditi da lavoro, quelli degli studenti e le condizioni delle fasce sociali più deboli non riescono più a sostenere il costo dell’abitare. La rendita immobiliare, le locazioni brevi, l’investimento patrimoniale e la trasformazione turistica o finanziaria dello stock residenziale producono un progressivo svuotamento sociale delle porzioni centrali e semicentrali della città. Il contributo propone inoltre un Indice di Liquidità Abitativa Sociale (ILAS), la cui prima stima nazionale sperimentale restituisce un valore prossimo a 56/100: un risultato che indica non la scarsità assoluta di case, ma l’insufficiente capacità del patrimonio residenziale di tradursi in un effettivo accesso all’abitazione. In questa prospettiva, la questione della casa non riguarda soltanto la quantità di abitazioni, ma anche il diritto alla città, la mobilità sociale, la distribuzione della rendita urbana e la domanda effettiva. La casa non è considerata solo come bene patrimoniale, ma anche come infrastruttura della riproduzione sociale e della mobilità del lavoro. L’illiquidità immobiliare segnala quindi un fallimento macrosociale: il risparmio immobilizzato e la rendita urbana sottraggono capacità di spesa, di investimento produttivo e di accesso alle opportunità, rendendo necessaria una politica pubblica della residenzialità intesa come forma di socializzazione dell’investimento.

Ridurre il costo del lavoro per rilanciare l’economia: una ricetta sbagliata

La letteratura economica prevalente insiste sulla riduzione del costo del lavoro come strumento di crescita e competitività. Questo lavoro ribalta questa concezione analizzando il caso italiano dagli anni ’60 ai nostri giorni. Sostiene infatti – supportato da un’analisi empirica che tiene conto delle dinamiche del sistema economico nel lungo periodo – che, al contrario, la continua riduzione del costo del lavoro ha fornito alle imprese un ampio bacino di lavoratori sottopagati, ha disincentivato investimenti e riorganizzazioni produttive e favorito la diffusione di attività a basso valore aggiunto, contribuendo al declino di crescita e produttività del Paese.

L’impatto della politica monetaria sugli investimenti residenziali

Gli ultimi decenni hanno visto l’alternarsi di vari cicli di politica monetaria, dalla fase fortemente espansiva a seguito della crisi del 2008, alla fase restrittiva a seguito del periodo inflattivo post-pandemico. Gli effetti di queste politiche non sempre hanno soddisfatto le aspettative dei policymaker, aprendo un dibattito sull’efficacia delle stesse. Studi diversi, condotti da differenti prospettive teoriche, hanno evidenziato un’ampia gamma di canali attraverso i quali la politica monetaria può influenzare l’economia (Hannsgen, 2007; Lane, 2022). Inoltre, gli effetti variano considerevolmente quando si va a scorporare il PIL nelle sue componenti, soprattutto quelle autonome, al centro del dibattito di teoria economica per quanto riguarda crescita e occupazione.

Intervento straordinario nel Mezzogiorno e modo di regolazione fordista

L’intervento straordinario nel Mezzogiorno ha rappresentato la principale forma di intervento dello Stato come soggetto di direzione, controllo e coordinamento dell’attività economica in Italia. Esso è diventato quindi, per i keynesiani, il principale emblema della concretizzazione di un’economia mista in Italia, mentre nella vulgata neoliberista esso è l’emblema dell’inefficienza dell’intervento diretto dello Stato nell’economia di mercato.
Nel paper, ai fini di una adeguata valutazione dei pregi e dei limiti dell’intervento straordinario, si fa ricorso ad alcune categorie concettuali proposte dalla Scuola francese della teoria della regolazione, applicandole all’interpretazione delle diverse fasi in cui può essere scomposta la sua parabola.

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