Output potenziale vs piena occupazione: implicazioni per l’economia italiana di un cambio di paradigma

Nel 2024 sono state introdotte nuove regole fiscali a cui gli Stati dell’Unione Europea devono conformarsi. Tali regole, tuttavia, appaiono nella sostanza molto simili alle precedenti e non sembrano risolvere i limiti già evidenziati dall’European Fiscal Board (2019). Oltre a discutere criticamente queste nuove regole, il presente contributo testa l’effetto di una politica alternativa, orientata al raggiungimento di un basso tasso di disoccupazione, sulle principali variabili di finanza pubblica rilevanti per le valutazioni della Commissione europea. Il caso di studio riguarda l’Italia, scelta sia per il peso della sua economia sia per il ruolo paradigmatico nell’esperienza di austerità, e che, quindi, riteniamo sia meritevole di un’analisi approfondita.

La corsa al riarmo: i dati e le prospettive

Secondo l’accordo siglato all’Aja il 24 giugno 2025, i paesi aderenti alla NATO (tranne la Spagna a cui è stata concessa maggiore flessibilità) sono obbligati ad aumentare le loro spese militari fino al 5% del PIL entro il 2035, ammontare suddiviso in due componenti: 3,5% destinato alla “difesa pura” (ad esempio, armamenti, ricerca e sviluppo), 1,5% destinato a investimenti più ampi nel campo della sicurezza, come la cyber sicurezza e le infrastrutture critiche (reti energetiche, telecomunicazioni). Questa scelta si inserisce nello scenario di una corsa al riarmo generalizzata e caratterizzata dall’esplosione di conflitti di lunga durata. É quindi necessario definire il quadro attuale delle spese militari, non solo tra i paesi aderenti al Patto Atlantico, cercando di evidenziare le caratteristiche dell’attuale corsa al riarmo, anche nel contesto delle scelte politiche compiute dall’Unione Europea e dei conflitti in corso in Ucraina e nel Medio Oriente. Una ricognizione preliminare dei dati, non facilmente reperibili perché dispersi in diverse fonti, è quindi necessaria per fornire un quadro oggettivo della situazione del riarmo (paragrafo 1). Occorre poi capire quali cause economiche e politiche spiegano la corsa al riarmo iniziata un decennio fa, e questo è l’oggetto del secondo paragrafo, che fornisce una rassegna critica di questa nuova fase della politica internazionale. Considerazioni finali concludono il lavoro.

Il Codice degli Appalti dal 2017 al 2025 e la tela di Penelope

Il sistema delle regole negli investimenti pubblici – ossia l’insieme delle norme, procedure e standard che guidano l’allocazione delle risorse – è considerato un fattore cruciale per l’efficacia, l’efficienza e la sostenibilità delle politiche di investimento. Secondo la letteratura scientifica, la “buona regolazione” non è solo un presidio anticorruzione, ma una leva di crescita (North, 1990; Acemoglu & Robinson, 2012). Non a caso il rischio regolatorio è uno degli elementi più analizzati nei rating Paese (Moody’s, 2022) e il continuo cambiamento del contesto normativo di riferimento, ovvero l’incertezza del sistema delle regole, è ritenuto da più parti uno dei principali punti di debolezza nella crescita degli investimenti pubblici e quindi del sistema economico.

Trump e lo scoglio dei saldi macroeconomici settoriali

The Trump administration’s strategy to reduce the US foreign deficit by imposing tariffs on American imports is creating significant disruptions in the financial markets and in the chancelleries of US allies (former?). An analysis based on the concept of sectoral macroeconomic balances highlights a complex set of contradictions that will hardly allow the Washington government to achieve its declared objectives.

Il reddito di cittadinanza come strumento di una politica economica espansiva

The purpose of this study is to explore current issues concerning Italy’s economic conditions from an international context.
Although the topic has already been abundantly discussed, it is felt that it should be analyzed and studied not only from a legal/institutional perspective but also and above all from an economic perspective. Therefore, the present study aims to broaden the scope of research by advancing the field through the study of the RdC institution from a macroeconomic point of view, therefore considered simply as an anti-crisis fiscal policy instrument to demonstrate its effectiveness.
To do this, a whole series of macroeconomic indicators will be analyzed by means of a quantitative survey that, through a graphical representation, will highlight the economic repercussions of the Covid-19 pandemic and the role assumed in this regard by the Citizenship Income in terms of its capacity to affect the real economy. For this reason, the object of analysis will be the widening of the North-South divide that occurred following the aforementioned pandemic crisis, observing not only some of the most important macroeconomic data on the industrial and productive context of the aforementioned areas, but also and above all through the analysis of the data concerning the RdC, concerning, for example, the number of people involved rather than their place of residence.

Espansioni della domanda e partecipazione femminile alla forza lavoro: nuove evidenze empiriche

Il recente interesse per le disuguaglianze di genere, segnalato dalla crescente presenza nei dibatti politici ed economici, è certamente una novità positiva. Per quanto riguarda la narrativa economica (divulgativa e accademica), forse mai come lo scorso anno ci si è concentrati sulla problematica dell’occupazione femminile e della partecipazione delle donne alla forza lavoro, una tematica che ha anche portato l’economista americana Claudia Goldin a ricevere il Premio Nobel per l’economia.

Il regionalismo differenziato: l’inarrestabile declino dello Stato unitario e della sua vocazione sociale

La disgregazione dello Stato, sia nella sua struttura unitaria, ereditata dal risorgimento, che nella sua componente sociale, impressa dalla Costituzione repubblicana, è un processo che va avanti da decenni. La recente approvazione, da parte del Senato, del disegno di legge Calderoli sull’autonomia differenziata non rappresenta, pertanto, un elemento di discontinuità con il recente passato ma può essere letta come uno dei molteplici tasselli che contribuisce a incrinare la razionalità della costruzione statale.

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